Pagina 1 di 19 1211 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 184
  1. #1
    OLTRE LA MORTE
    Ospite

    Documenti: Siria: Bashar uber alles!





    ISRAELE-SIRIA: ASSAD, TEL AVIV AFFERMI CHIARAMENTE DI VOLERE LA PACE


    (ASCA) - Damasco, 17 lug - Israele dimostri di volere veramente la pace con la Siria. E' l'invito che il presidente siriano Bashar al-Assad rivolge allo Stato ebraico, chiedendo a Tel Aviv prese di posizioni chiare e trasparenti. ''Non vogliamo incontri segreti'', ha affermato al-Assad davanti alle Camere. ''Chiediamo ai leader di Israele di affermare in maniera chiara e ufficiale il loro desiderio di pace. Vogliamo che i leader israeliani diano garanzie sul fatto che ci verranno restituite tutte le terre che ci appartengono - ha aggiunto Assad riferendosi alle Alture del Golan - ma non possiamo avviare alcun tipo di negoziato se non sappiamo quali sono le intenzioni di Israele''.

    (ANSA) - DAMASCO, 17 LUG - Il presidente siriano Bashar al-Assad, rieletto il 27 maggio in un referendum dai risultati plebiscitari, ha prestato giuramento stamani.Assad ha giurato per un secondo mandato di 7 anni di fronte al Parlamento riunito a Damasco. Ritrasmesso dalla tv, il giuramento avviene in un momento in cui Assad, succeduto al padre Hafez alla sua morte nel 2000, sembra avere il pieno controllo del paese, con i rivali isolati, un gran numero di oppositori in prigione e le pressioni internazionali ridotte.


    SIRIA: ASSAD PRESTA GIURAMENTO PER SECONDO MANDATO

    Il presidente siriano Bashar al-Assad, rieletto il 27 maggio in un referendum dai risultati plebiscitari, ha prestato giuramento stamani per un secondo mandato di sette anni di fronte al Parlamento riunito a Damasco.
    Assad è giunto intorno alle 11:00 locali (le 10:00 in Svizzera) nella sede del Parlamento nell'elegante quartiere di Salhieh, dove i 250 deputati in attesa per la cerimonia del giuramento lo hanno accolto con un lungo applauso e scandendo ripetutamente "Sacrificheremo il nostro sangue e la nostra anima per te Bashar".
    Assad, che ha ottenuto il 97,62 dei voti nel referendum presidenziale del 27 maggio in cui è stato l'unico candidato, ha quindi letto la formula di rito di fronte ad alti funzionari, dignitari e diplomatici stranieri: "Nel nome di Dio onnipotente, giuro di difendere il sistema della Repubblica democratica popolare e di rispettare la Costituzione e le leggi. Mi impegno a promuovere gli interessi del popolo e la sicurezza nazionale e a operare per conseguire i risultati della nazione araba nell'unità, la libertà e il socialismo".
    Corriere del Ticino


    AL-ASSAD: "ISRAELE RESTITUISCA LA NOSTRA TERRA"

    17 Luglio 2007

    "Siamo disponibili a riprendere il dialogo nel caso in cui Israele assuma un impegno serio per la restituzione della nostra terra", lo ha detto il dittatore siriano Bashar al-Assad in occasione del discorso d'inizio del suo secondo mandato.
    Assad vorrebbe che Israele "si impegni seriamente per la pace, fornendo assicurazioni precise sulla restituzione della nostra terra prima dell'avvio di una qualsiasi trattativa" inoltre il dittatore di Damasco ha tenuto a precisare che l'Iraq "è una lezione per chi non rispetta i diritti di questa regione" ma anche che il suo governo intende "rispettare le risoluzioni dell'Onu che riguardano la Siria denunciando tuttavia come 'la comunità internazionale non sia pero' in grado di far applicare quelle sulla nostra regione".
    http://www.loccidentale.it/node/4526

    SIRIA: BASHAR, «PRONTI A NEGOZIARE»

    (PRIMA) DAMASCO - Il presidente siriano, Bashar Assad, ha dichiarato che la Siria è disponibile a negoziare purchè Israele dimostri che vuole la pace impegnandosi a restituire le Alture del Golan. Il Presidente ha poi ricordato che i negoziati mediati dagli Stati Uniti si sono interrotti nel 2000 a causa del disaccordo sui confini dei territori da restituire. Le dichiarazioni sono state fatte da Bashar durante il giuramento al Parlamento per il suo secondo mandato. (PRIMA)


    SIRIA, AL VIA IL SECONDO MANDATO DI BASHAR AL ASSAD

    La Siria non esclude negoziati di pace con Israele. Lo ha detto il presidente Bashar Al Assad davanti ai parlamentari riuniti in occasione del giuramento per il suo secondo mandato. Damasco è pronta a ritornare al tavolo delle trattative, ma Israele "deve dimostrare - ha aggiunto - che vuole la pace" e in cambio dovrà restituire tutto il Golan.

    Nel suo discorso di poco più di un'ora, Assad ha soprattutto affrontato questioni interne, promettendo di realizzare le riforme politiche già annunciate, e si è limitato a brevi accenni alla situazione in Iraq e nei Territori palestinese, senza fare alcun riferimento alla crisi nel vicino Libano.
    Bashar al-Assad, succeduto al padre Hafez alla sua morte nel 2000, è stato rieletto il 27 maggio scorso in un referendum dai risultati plebiscitary. Euro News






  2. #2
    OLTRE LA MORTE
    Ospite

    Predefinito

    Il presidente siriano Bashar al-Assad ha ottenuto un secondo mandato di sette anni con il 97,62% dei voti. Lo ha annunciato in una conferenza stampa il ministro dell'Interno di Damasco, Bassam Abdel Majid, rendendo noti i risultati del referendum di domenica.
    Il quesito referendario chiedeva se si volesse "approvare la candidatura di Bashar al-Assad al posto di presidente della Repubblica". I siriani chiamati alle urne erano 12 milioni e piu' di 11 milioni hanno risposto si', con appena 19.653 no e 253mila schede bianche. La conferma del quarantunenne Assad, sostenuto dal partito di governo Baath che governa il Paese mediorientale dal 1963, era scontato. Nelle scorse settimana il Parlamento aveva gia' votato a favore di un nuovo mandato. Il principale gruppo d'opposizione, promotore della cosiddetta Dichiarazione di Damasco, aveva invitato al boicottaggio. Nel luglio 2000 Bashar era stato designato come candidato unico a succedere al padre Hafez, deceduto il mese prima, e aveva ottenuto il 97,29% dei voti.
    Secondo il Movimento Nazionalista Socialista Siriano, primo partito d'opposizione non riconosciuto dal regime di al-Assad: ''sono avvenuti gravi atti di intimidazione che tuttavia non hanno minato l'integrità e la sovranità di un popolo umiliato da decenni''. Continua in un comunicato la nota del movimento ''la denuncia della presenza militare nelle strade, e che il referendum è forgiato d'incostituzionalità perché avviene sotto il prolungamento della legge d'emergenza che non ha più diritto ad esistere, e che ridimensiona i diritti fondamentali'' Il movimento imputa al regime di Damasco di ''fomentare le discordie in Libano e Siria e di non denunciare, invece, le numerose violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani nei territori occupati in Palestina, come di disinteressarsi dell'occupazione del Golan da parte israeliana''. Sul fronte interno il movimento d'opposizione chiede da anni una legge che consenta il multipartitismo in Siria, auspicando che tutti i partiti possano lavorare in serenità.

  3. #3
    OLTRE LA MORTE
    Ospite

    Predefinito

    Siria: Bashar Assad ottiene un nuovo mandato con 97,62%

    29 maggio 2007 alle 12:22 — Fonte: repubblica.it
    Il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha ottenuto un secondo mandato di sette anni con il 97,62% dei voti.
    Lo ha annunciato in una conferenza stampa il ministro dell’Interno di Damasco, Bassam Abdel Majid, rendendo noti i risultati del referendum di domenica. Il quesito referendario chiedeva se si volesse “approvare la candidatura di Bashar al-Assad al posto di presidente della Repubblica”. Hanno votato 11,19 milioni, con un’affluenza di quasi il 96%, e più di 11 milioni hanno risposto sì, appena 19.653 no e 253mila sono state le schede bianche. “Gli ultimi anni hanno dimostrato la capacità di Assad di gestire gli eventi restando fedele alla causa nazionale”, ha affermato il ministro Majid alludendo al pressing Usa per Libano e Iraq.
    “La Siria ha ricevuto pressioni di ogni sorta ma è restata fedele alle sue posizioni e così è riuscita a vincere le sfide”. La conferma del quarantunenne Assad, sostenuto dal partito Baath che controlla il Paese mediorientale dal golpe del 1963, era scontato. Nelle scorse settimana il Parlamento aveva già votato all’unanimità a favore di un nuovo mandato. Il principale gruppo d’opposizione, promotore della cosiddetta Dichiarazione di Damasco, aveva invitato al boicottaggio perché non gli è stato permesso di presentare un candidato alternativo. Nel luglio 2000 Bashar era stato designato come candidato unico a succedere al padre Hafez, deceduto il mese prima, e aveva ottenuto il 97,29% dei voti. I risultati del referendum sono stati subito trasmessi al presidente del Parlamento per la proclamazione di Assad a presidente per altri sette anni.
    AGI


  4. #4
    OLTRE LA MORTE
    Ospite

    Predefinito

    ESTERI

    CRITICHE A USA PER GUERRA PREVENTIVA E A ISRAELE «NEMICO»

    Il presidente siriano Bashar al-Assad:
    «Fallito il piano Usa»

    Intervenendo al congresso dei giornalisti siriani, Assad ha accusato le forze politiche libanesi antisiriane di «istigare Israele perchè colpisca Hezbollah»

    16/8/2006


    Il presidente della Siria
    Bashar Assad al congresso
    dei giornalisti sirianiIL CAIRO. Il presidente siriano Bashar al-Assad ha sferrato un duro attacco contro i gruppi politici libanesi antisiriani, raccolti nella cosiddetta coalizione delle "Forze del 14 marzo", affermando che sono «un prodotto israeliano».

    Intervenendo al congresso dei giornalisti siriani, Assad ha accusato le forze politiche libanesi antisiriane di «istigare Israele perchè colpisca Hezbollah». Il presidente siriano ha anche affermato che Hezbollah ha vinto la battaglia militare e che «noi dobbiamo vincere la battaglia politica», in dichiarazioni pubblicate da un giornale egiziano, ma rilasciate prima dell'approvazione, da parte del Consiglio di sicurezza dell'Onu, della risoluzione per la cessazione delle ostilità tra Israele e Hezbollah.

    «DOBBIAMO VINCERE LA BATTAGLIA POLITICA»
    «La battaglia militare è stata suggellata a vantaggio della resistenza (Hezbollah, ndr) e noi dobbiamo vincere la battaglia poltica», ha detto Assad incontrando una delegazione di deputati e personalità egiziane. Il giornalista Mahmud Bakri, che ha raccolto le dichiarazioni del presidente, faceva parte della delegazione che ha visitato la Siria la settimana scorsa.


    Assad ha elogiato il capo di Hezbollah, sheikh Hassan Nasrallah, definendolo «dirigente unico nella storia della resistenza libanese».
    «Nessuno, nè nei servizi segreti israeliani nè in quelli americani, conosce le reali capacità della resistenza», ha sottolineato. «Abbiamo ricevuto offerte per abbandonare Hezbollah e Hamas (il movimento radicale palestinese che forma il governo di Ismail Haniyeh, ndr), ma le abbiamo respinte», ha proseguito il leader siriano, il cui Paese è oggetto di forti pressioni occidentali affinchè cessi di appoggiare le due organizzazioni, considerate terroristiche dagli Stati Uniti.

    Assad, che nell'aprile 2005 ha ordinato il ritiro delle truppe siriane dal Libano dopo anni d'occupazione, se l'è presa con le "Forze del 14 marzo", la maggioranza antisiriana nel Parlamento libanese, sostenendo che fanno parte del «piano israeliano». A suo avviso, Israele ha lanciato l'offensiva in Libano «per salvare le Forze del 14 marzo» dopo il loro «fallimento» nel far applicare la risoluzione 1559 dell'Onu, che chiede il disarmo di tutte le milizie in Libano, tra cui Hezbollah.

    Il Presidente, che all'inizio di agosto aveva chiesto alle truppe siriane di prepararsi meglio ad ogni eventualità, ha ribadito che Israele pagherebbe un «pesante tributo» se decidesse di entrare in guerra con la Siria. Ieri Damasco aveva detto di «appoggiare» la decisione del governo libanese di approvare all'unanimità la risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza dell'Onu, pur «rammaricandosi profondamente che il Consiglio di sicurezza non abbia considerato Israele responsabile della sua aggressione barbara contro civili innocenti e le sue distruzioni delle infrastrutture in Libano, che costituiscono crimini di guerra».



    Home page / Esteri
    P.I.00486620016 | Copyright 2007 | Credits | Per la pubblicità | Scrivi alla redazione | Siti partner

  5. #5
    OLTRE LA MORTE
    Ospite

    Predefinito

    La primavera di Bashar el Assad

    Dopo un lungo isolamento internazionale e una grave crisi economica, per la Siria si aprono nuovi orizzonti: Damasco è tornata protagonista in Medio Oriente

    The Economist

    Nonostante sia considerata da molti la pecora nera della comunità internazionale, di recente la Siria sembra particolarmente in forma. Automobili nuove intasano le strade di Damasco, dove le vetrine traboccano di oggetti di lusso e i prezzi degli immobili di pregio sono raddoppiati negli ultimi due anni. L'economia, che tra il 1999 e il 2004 era cresciuta a ritmi bassissimi, nel 2006 ha fatto segnare un balzo in avanti del 5 per cento. Anche i leader siriani, a lungo isolati dai colleghi arabi e occidentali, hanno riguadagnato la scena: i rapporti con Iraq e Turchia sono migliorati, si è rafforzata l'alleanza con l'Iran e il presidente Bashar el Assad è riuscito a riavvicinarsi all'Arabia Saudita.

    Recentemente a Damasco sono arrivate due delegazioni del congresso statunitense e l'alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, Javier Solana, che ha avuto parole tranquillizzanti per la leadership siriana. Assad, inoltre, potrebbe presto rientrare nel giro dei negoziati israelo-palestinesi, mentre nel nuovo quartetto di stati arabi moderati (Egitto, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti) già si parla di una possibile inclusione della Siria.

    Fino a poco tempo fa la situazione del paese era molto diversa. Con l'invasione statunitense in Iraq, Damasco si è trovata ai confini un altro esercito ostile oltre a quello di Israele. Negli ultimi quattro anni Washington ha imposto delle sanzioni, ha ritirato il suo ambasciatore e ha cominciato a finanziare l'opposizione in esilio, mentre Bruxelles si è rifiutata di ratificare un accordo di libero scambio raggiunto nel 2004, condannando la Siria a essere l'unico paese mediterraneo senza accesso privilegiato ai mercati europei. Anche in Libano, per anni feudo di Damasco, dopo l'assassinio dell'ex premier Rafiq Hariri nel 2005 è esplosa una rivolta che ha costretto le truppe siriane a un umiliante ritiro.

    All'interno le cose non andavano meglio. Secondo molti osservatori, l'esaurimento delle riserve petrolifere rischiava di prosciugare la principale fonte di reddito del paese. La perdita di un importante partner commerciale come l'Iraq e di uno sbocco naturale per la forza lavoro siriana, il Libano, potevano portare alla bancarotta. Assad, un novellino della politica arrivato al potere per diritto dinastico, era ogni giorno più debole, le riforme promesse stentavano a prendere piede e l'opposizione si rafforzava.


    I rapporti con Iraq e Libano

    Oggi le cose sono cambiate anche se alcuni problemi del passato sono ancora irrisolti: disoccupazione e corruzione gravano sull'economia mentre il presidente è guardato con diffidenza da buona parte della comunità internazionale. Ma la sua tenacia e l'assoluta intolleranza verso ogni forma di dissenso cominciano a dare i primi frutti.

    I nuovi successi di Assad sono dovuti all'incompetenza dei suoi nemici, a un intelligente lavoro diplomatico e ad alcune circostanze fortunate. La guerra in Libano della scorsa estate, per esempio, ha finito per rafforzare il peso politico di Hezbollah, il principale alleato siriano nel paese dei cedri. Anche l'opposizione all'invasione dell'Iraq ha giocato a suo favore. Spaventati dal caos e dalle violenze etniche a Baghdad, oggi sono pochi i siriani pronti a barattare la loro dittatura laica con l'anarchia dell'Iraq. La Siria sta recuperando anche il ruolo tradizionale di via d'accesso alla Mesopotamia. Appena oltre la frontiera con l'Iraq ci sono enormi giacimenti di gas naturale e il percorso più comodo per esportare il petrolio iracheno passa per i porti siriani. Nel frattempo, mentre gli alti prezzi del greggio compensavano il calo delle esportazioni, la scoperta di nuovi giacimenti di gas e petrolio ha allontanato l'ipotesi di un esaurimento delle riserve.

    Forse, però, la più grande soddisfazione per Assad è sapere di poter sopravvivere ai suoi nemici. Il presidente francese Jacques Chirac - che si era impegnato in prima persona per dimostrare il coinvolgimento siriano nell'omicidio Hariri - sta per uscire di scena. E così anche il premier britannico Tony Blair. Assad, invece, potrebbe essere al suo posto anche dopo l'addio di George Bush alla Casa Bianca.

    (Traduzione di Internazionale)

  6. #6
    OLTRE LA MORTE
    Ospite

    Predefinito

    Bashar Al Assaddi Luciano Sampietro
    La scorsa settimana ho scritto dell’Iran, ma, secondo il Veggente, un altro paese dovrebbe avere un ruolo determinante nel prossimo futuro e precisamente la Siria. Della Siria in questi tempi si parla e si scrive poco. Dopo il minaccioso avvertimento di Bush, che l’ha accusato di dare asilo al terrorismo di matrice islamica, il presidente siriano Bashar Assad ha adottato un profilo riservato e discreto, ben distante dai minacciosi proclami contenuti nel suo discorso di insediamento del 16 luglio 2000 nella carica di presidente e dalle accese parole contro Israele in occasione della visita di Giovanni Paolo II a Damasco.
    La Siria, dopo la morte di Hafez Assad nel giugno 2000, ha conosciuto profondi cambiamenti: Bashar Assad, laureato in medicina e specializzato in oculistica, è, tra l’altro, un grande esperto di informatica, tanto da essere stato anche presidente della società di stato siriana che sta portando rapidamente il paese a una radicale modernizzazione in tal senso. All’interno, tuttavia, regna solo in apparenza un sistema democratico, essendo al potere ormai da oltre trent’anni il partito Baath, cioè il medesimo che aveva sostenuto in Iraq Saddam. A partire dal 1999, inoltre, Bashar aveva cominciato a preparare la successione al proprio padre, gravemente ammalato e non più lucido: molti ministri furono eliminati con processi scaturiti da una tangentopoli siriana; lo zio di Bashar Rifaat, che aspirava a succedere al fratello e aveva costituito una sorta di esercito personale, si vide costretto a emigrare rapidamente in Europa per evitare di finire sotto processo per tradimento, nel mentre nei posti chiave Bashar ha posto parenti e soprattutto correligionari alawiti, professanti una religione che, pur appartenendo all’alveo islamico, è ritenuta eretica dagli ortodossi.
    Bashar, all’atto della sua elezione, aveva liberato numerosi prigionieri politici, che, a distanza di poco tempo, sono stati nuovamente arrestati e rinchiusi in carcere. Sul piano internazionale, la Siria ha ottenuto un clamoroso risultato divenendo membro del Consiglio di Sicurezza dell’O.N.U., nonostante la protesta israeliana, nel mentre numerosi sono i legami che il giovane presidente va tessendo non solo con l’Iran e gli altri paese arabi, ma con la stessa Turchia, una cui delegazione economica è stata accolta proprio di questi giorni con tutti gli onori da parte del primo ministro siriano Utri.
    Bashar, per allontanare le minacciose nubi che si addensavano all’orizzonte dopo gli avvertimenti di Bush, di recente aveva manifestato l’intenzione di riprendere il negoziato con gli israeliani, salvo poi opporre il silenzio alla richiesta americana di dimostrare la propria buona volontà espellendo dal suo territorio tutte le componenti terroristiche islamiche e palestinesi.
    Nostradamus, nella sua opera prevede l’avvento di un capo politico di tale carisma, da riuscire a mettere insieme tutte le forze dell’Islam e scatenare una terribile guerra nella quale dovrebbe perfino soccombere la Chiesa Cattolica:
    Quartina V,25:
    <UL>
    <I style="mso-bidi-font-style: normal"><FONT face=Verdana color=#99ffcc size=2><B>Principe Arabo, Mars, Sol, Venus, Leone,

  7. #7
    OLTRE LA MORTE
    Ospite

    Predefinito

    Documento originale The Obsession with Syria
    Traduzione di Massimiliano Caruso



    7 Maggio 2005
    ZNet
    Ossessionati dalla Siria

    Farrah Hassan




    Tra sei mesi, può darsi che sia necessario l'intervento divino per reindirizzare l'insensata politica statunitense in Siria. L'abrogazione delle sanzioni congressuali basate su semplici dichiarazioni, servirebbe come un cruciale inizio per ampliare il dibattito esistente su come il governo degli USA potrebbe completare, invece di far deragliare, il processo di riforma siriano così tanto necessario.


    La squadra della politica estera in Medio Oriente dell'amministrazione Bush torna alla carica, questa volta con la Siria. Dopo la pubblicazione di un recente rapporto statunitense che assolve il governo di Damasco dalle accuse di possesso di armi di distruzione di massa e di appoggio al terrorismo, si potrebbe pensare che la logica suggerirebbe una revisione della politica con la Siria, ma i funzionari di Washington hanno cominciato un'altra ronda di
    assedio contro questo paese.
    Nell'ottobre del 2004, mentre lavoravo nel Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), vicino alle immense colonne romane in stile corinzio a largo di Palmyra (Tadmor), in un oasi alberata nel nordest di Damasco, domandai ad un giovane programmatore informatico siriano che mi accompagnava: "la preoccupano le sanzioni che gli USA hanno imposto al suo paese"? [Queste sanzioni sono contenute dentro la legge di "Responsabilità Siriana" (Syrian Accountability Act o SAA) e di "Restaurazione della sovranità libanese" (Lebanese Sovereignity Restoration Act) del novembre 2003].
    Mi lanciò un sguardo interrogativo, come se io stessi delirando. "Le sanzioni sono un scherzo" dichiarò, riferendosi alle direttive promulgate l'11 maggio 2004 dal presidente George W. Bush all'interno del SAA in cui proibivano le esportazioni statunitensi in Siria. L'importo del commercio statunitense con la Siria è inferiore a 300 milioni di dollari l'anno. La SAA proibisce anche che i voli siriani entrino o abbandonino il territorio statunitense. "Da quando vola la compagnia aereo Syrian Air negli USA"?, domandò con calma, captando l'illogicità delle misure punitive della SAA: censurare Damasco per il suo "appoggio" al terrorismo, l'"occupazione" del Libano e lo "sviluppo di armi di distruzione di massa". La maggior parte dei siriani con i quali ho parlato durante l'autunno del 2004 avevano capito che le sanzioni imposte dal SAA erano relazionate più con la politica nazionale degli USA che con la loro politica estera, ma nonostante ciò ho visto un barlume di preoccupazione che un economista di Damasco denominò "l'immagine negativa che danno del nostro paese, specialmente ai turisti e agli investitori potenziali." Certamente, la maggioranza dei mezzi di comunicazione accettano senza fiatare l'immagine paria che offrono i promulgatori del SAA della Siria.
    Invece di valutare l'efficacia ed il progresso nel compimento degli obiettivi che questa legge propone dopo un anno di esistenza, cioè, "mantenere sulla Siria la responsabilità dei seri problemi di sicurezza internazionale causati nel Medio Oriente", il congresso ha ricominciato ha fare della Siria il suo bersaglio. Senza nemmeno un dibattito ben informato ed ignorando i fatti probatori, i congressisti hanno accettato l'accusa che la Siria ha aggravato "seriamente i problemi di sicurezza internazionale". Tale linguaggio avrebbe più senso applicato agli USA: la violenza continuata e l'instabilità sono per i terroristi un rifugio in cui è stato trasformato l'Iraq dopo l'invasione illegale di Bush nel marzo del 2003.
    Mi domando se qualche membro del congresso ha letto il rapporto finale che esonera la Siria, elaborato il 25 aprile del 2004 dall'ispettore degli armamenti del gruppo di investigazione sull'Iraq, Charles Duelfer. Gli analisti non trovarono "nessun politico, programma o funzionari di intelligence che mostrasse conoscenza diretta" che Saddam Hussein avesse presumibilmente trasportato le armi di distruzione di massa in Siria (Dana Priest, Washington Post, 26 aprile 2004). Sullo stesso tono, il New York Times di quello stesso giorno informò che il vicesegretario di stato per il controllo delle armi John Bolton aveva "esagerato" le minacce "sugli sforzi siriani di acquisire armi non convenzionali", secondo i primi funzionari di intelligence. Queste rivelazioni avrebbero dovuto costringere i membri di entrambi gli schieramenti a recitare il vecchio proverbio come un coro greco, "ingannami una volta [le ragioni per invadere l'Iraq] e la vergogna è tua. Ingannami due volte [Iraq e la politica di sanzioni alla Siria], e la vergogna è mia". Ma i membri del congresso mantennero un assordante silenzio.
    Alla sezione "Ritrovamenti" del SAA, il congresso ha incluso ora la discutibile attestazione del vicesegretario Bolton del 6 maggio 2002 in cui si afferma che "è da tempo che la Siria possiede un programma di guerra chimica", come se le sue parole supponessero una prova inconfutabile. Anche la legge citava la dichiarazione di Bolton secondo la quale la "Siria possiede una riserva dell'agente nervino Sarin ed è impegnata nella ricerca e lo sviluppo dell'agente nervino VX, ancora più tossico e persistente." Il rapporto Duelfer assolveva la Siria, ma un anno prima i promotori del SAA avevano escluso sistematicamente dalla discussione i dettagli più significativi sulle recenti relazioni tra Siria e USA. Successivamente all'11 settembre 2001, la Siria ha fornito agli USA importante materiale di intelligence sulle attività terroristiche di Al Qaeda e li aiutò a prevenire un attacco terroristico contro il quartiere generale della V flotta della marina statunitense in Bahrain. Il 30 aprile del 2003 il Dipartimento di Stato, che aveva collocato la Siria nella "lista dei terroristi", confermò tutto questo affermando che "il governo della Siria ha cooperato significativamente con gli USA ed altri governi stranieri contro Al Qaeda, i Talebani ed altre organizzazioni ed individui terroristici" (rapporto "Patterns of Global Terrorism"). Alla luce delle scoperte di Duelfer e delle accuse esagerate di Bolton che imputavano alla Siria lo sviluppo di armi mortali, il congresso dovrebbe mettere in dubbio la necessità di mantenere le sanzioni, poiché la Siria è stata ufficialmente assolta dalle accuse per le quali è ritenuta responsabile: aiutare l'insurrezione irachena e nascondere le armi di distruzione di massa irachene. Dopo il ritiro delle truppe e degli ufficiali di intelligence dal Libano il 26 aprile, anche l'altra richiesta del SAA che chiedeva alla Siria di porre fine all'occupazione del paese è stato esaudita. Nonostante questa realtà, il congresso continua faticosamente con la sua campagna contro la Siria. La nuova ragione per attaccare la Siria viene da una congressista repubblicana nata a Cuba, Ileana Ros-Lehtinen, che sembra essere ossessionata nel mantenimento delle sanzioni economiche da utilizzare come un mezzo comprensibile di cambiare i regimi totalitari e facilitare le democrazie. Da decenni lei effettivamente difende le politiche aggressive contro il "regime terroristico di Cuba".
    Ros-Lehtinen ebbe un ruolo principale nell'approvazione del Cuban Democracy Act nel 1992, che inaspriva il già esistente embargo degli USA contro Cuba; come la legge Helms Burton del 1996 che restrinse ancora di più i commerci con Cuba. Meno conosciuto è il disturbo ossessivo-coercitivo per attaccare la Siria (Obsessive-Compulsive Syria Bashing Disorder, OCSBD), di cui soffre Ros-Lehtinen, una diagnosi comune in Capitol Hill che normalmente trova origine nelle correnti finanziarie delle contagiose lobbies israeliane. Insieme ai suoi compagni di malattia, come il rappresentante democratico di New York, Elliot Engel, questi congressisti persistono nel promuovere una legislazione contro la Siria, traendo casualmente profitto dalla generosità israeliana per questo atteggiamento. In realtà, il rapporto di Washington sugli affari del Medio Oriente menzionò Engel come uno dei dieci destinatari più importanti dei fondi PAC durante il 2004. Tra il 1 gennaio 1978 e il 30 giugno 2004, ha ricevuto un totale di 135.918 dollari. Ros-Lehtinen ha incassato invece 40.000 dollari dalla stessa fonte per le elezioni 2003-2004. Da parte sua, il comitato americano israeliano degli affari pubblici (AIPAC) faceva la propria parte cercando di convincere una maggioranza di congressisti e senatori a "sanzionare la Siria per il suo continuo appoggio al terrorismo" (AIPAC "Working to Secure Israel" del 5 settembre 2002).
    Dopo il massacro del giorno di San Valentino in cui perse la vita il primo ministro libanese Rafiq al Hariri, voci americane, europee e perfino arabe (incluse Arabia Saudita ed Egitto) si unirono per chiedere al presidente Bashar Al Assad di accelerare il programma di ritiro delle truppe siriane dal Libano, di fronte all'isterica opposizione libanese. Quando le notizie dell'assassinio arrivarono agli Stati Uniti, l'opportunista Ros-Lehtinen difese le dure sanzioni contro Damasco la "terrorista". Sebbene gli autori dell'orribile attentato rimangono ancora nell'ignoto, la congressista non ebbe esitazioni nell'accusare la Siria di terrorismo internazionale. Ironicamente, nel 1989 la sua isterica posizione antiterrorista si ammorbidì quando fece pressioni sul suo caro presidente George H. Bush per respingere l'ordine di deportazione a carico del terrorista condannato Orlando Bosch, la mente dell'attentato del 1976 contro l'aereo di linea della compagnia aerea Cubana (insieme al suo compagno anticastrista e terrorista Luis Posada Carrilles) che provocò la morte di 73 passeggeri e membri dell'equipaggio, oltre a numerose altre azioni terroristiche. Nonostante ciò, Ros-Lehtinen non sembra preoccupata per queste contraddizioni. L'8 marzo presentò la legge 1141, conosciuta come "Lebanon and Syria Liberation Act" per cercare di "inasprire le sanzioni contro il governo della Siria, stabilendo un programma per appoggiare e sostenere la transizione verso un governo scelto democraticamente e la restaurazione della sovranità e della democrazia nel Libano". Come il precedente SAA, la nuova legge reiterava le accuse alla Siria di collegamenti terroristici e di detenere un arsenale di armi di distruzione massa. Condannava anche Damasco per l'occupazione del Libano, con le truppe siriane che avevano iniziato la ritirata finale in base ai termini stipulati nella risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
    Ancora più allarmante, ed in sintonia con la dottrina di estensione della democrazia attraverso interventi illegali da portare a termine nel secondo mandato del presidente Bush, la legge "Lebanon and Syria Liberation Act" autorizza "l'assistenza e qualsiasi altro appoggio a individui e organizzazioni non governative indipendenti che sostengono la transizione verso un governo democratico in Siria, eletto liberamente e riconosciuto internazionalmente". (Section 202, H.R. 1141). Invece di cercare di comprendere la realtà siriana, l'amministrazione Bush ha lanciato quello che è divenuto un modello allarmante di condotta interventista. Come fecero i neocons con gli iracheni residenti negli USA, così hanno fatto i funzionari di Bush coltivando relazioni con i membri siriani dell'opposizione politica che si trovano negli Stati Uniti (Washington Post, 26 marzo 2005). Nel marzo scorso, Elizabeth Cheney, lo "zar" della democrazia del dipartimento di stato, si riunì col siriano-americano Farid Ghadry, presidente del Partito Riformista della Siria, che memore della propria posizione di Bush sull'Iraq, difende apertamente un cambiamento di regime come unico mezzo per introdurre la democrazia, mantenere il rispetto della legge e stimolare le riforme economiche. Come riassume l'ultimatum sulla pagina web ufficiale del partito (http://reformsyria.org) "o la Siria cambia strada o la strada verrà cambiata per la Siria".
    Un messaggio per i siriani! Il professore Murhaf Jouejati dell'università George Washington, ha affermato che questo partito è "quasi sconosciuto in Siria" (Washington Post, 26 marzo 2005) cosa che anche io posso confermare. Non c'è nessuno che nei circoli di potere di Washington ricordi come una volta abbracciò il malversatore Ahmed Chalabi e il suo Congresso Nazionale Iracheno che nella stanza di guerra del vicepresidente Dick Cheney convinsero i neocons che gli iracheni avrebbero dato il benvenuto all'invasione? Le lezioni non si imparano se entrano in conflitto con le convinzioni ideologiche. La Siria si è ritirata dal Libano e ha rinnovato la cooperazione sui difficili problemi del terrorismo (incluso le discrepanze siriane sulla definizione israeliana e statunitense dell'ala politica di Hizbullah come una "organizzazione terroristica") il controllo di armi e la democrazia. La risposta degli USA continua a basarsi sulla coercizione, come suggerisce l'ultima legge "Lebanon and Syria Liberation Act". Lo scorso novembre andai ad una festa di ritrasmissione delle "elezioni" nel centro culturale americano di Damasco, che durò fino all'alba con il candidato democratico, John Kerry, che ammise la sconfitta. Mi unii ad alcuni compagni che erano impegnati in una conversazione casuale, ritraendomi con schifo quando sentii un funzionario dell'ambasciata proporre che "gli USA organizzano le elezioni in Siria per istruire il governo di Assad su ciò che significa avere un sistema di due partiti ed una democrazia." La sua ipocrisia mi ricordava quella di Ros-Lehtinen, o quello del presidente Bush la cui rielezione sconvolse, ma non sorprese, la maggioranza dei miei colleghi di lavoro ed amici siriani che poterono soltanto esclamare "che dio ci aiuti". Tuttavia, Bashar al-Assad non sta aspettando la salvezza di Dio. L'analista politico siriano Sami Moubayed dice che Damasco ha già risposto alla nuova provocazione legislativa creando "un nuovo partito Ba'ath che rompe con il monopolio dei partiti socialisti sulla politica Siriana" ("I ba'athisti siriani perdono le redini", Asia Times, 26 aprile 2005) che il presidente svelerà in giugno. La maggioranza dei siriani con la quale ho parlato hanno detto: "era ora, grazie a Dio"! Fin dai primi anni 70, il partito Ba'ath della Siria è diventato quasi un sinonimo del nome Assad (il giovane Bashar assunse il potere nel luglio 2000 poco dopo la morte di suo padre, Hafed Al-Assad, che ha governato in modo autoritario dal 1970). Nei mercati, i ristoranti, le università e le case private, la gente manifestava preoccupazione su questo fatto. "Non possiamo avere un presidente che non venga dalla famiglia Assad? Sono stanco di vedere foto di Bashar e suo padre dappertutto", commentava una donna di mezza età chiamata Hanan.
    Bashar, istruito dai britannici, spinse inizialmente per liberalizzare l'economia tradizionalmente protezionistica della Siria e per aprire il suo spazio politico. Liberò 600 prigionieri politici e permise lo sviluppo di gruppi di discussione politica. Durante i primi sei mesi della cosiddetta "Primavera di Damasco", leader civili e democratici espressero la speranza di poter partecipare in maniera significativa nella società siriana dominata dal partito Ba'ath. Ma la vecchia guardia all'interno del governo di Assad, insieme alla corruzione e all'eccessiva burocrazia, soffocò il ritmo delle riforme che Assad aveva iniziato nel 2000-2001.
    Anche così, gli studenti universitari, professori, economisti, tassisti e altri con i quali conversai davanti ad aromatiche tazze di caffè di cardamomo, desideravano più riforme procedurali in Siria, incluso il pluralismo politico, la libertà di espressione e quella di associazione, senza però mai esitare sul fatto che queste riforme dovevano "riflettere la nostra cultura, senza che si immischino né gli USA né nessun altro paese straniero". Hanno ricordato il dolore per il vicino Iraq e la persistente repulsione davanti agli abusi commessi dai "combattenti della libertà" statunitensi nella prigione di Abu Ghraib. In un paese dove il tasso di disoccupazione sta oggigiorno intorno al 20 percento, la libertà di desiderio completa la definizione siriana di "democrazia." In un duro contrasto, i funzionari statunitensi rimangono ancorati alle loro strutture ideologiche senza nessuna prova di sostegno. Molti di loro provengono dalle lobbies e fonti pro-israeliane. Washington sembra inoltre incline ad ignorare l'intelligence che potrebbe facilmente ottenere dai siriani informati, specialmente quando si tratta di esportare democrazia di stile statunitense verso uno dei restanti regimi "disubbidienti". Per esempio, McDondald's, un simbolo onnipresente dell'ordine economico corporativo globale, non è ancora presente in Siria. Invece gli archi dorati, i minareti di smeraldo, i neon accesi che adornando le moschee di Damasco, soprattutto sunnite, dominano la vista panoramica della città nella notte dalle alture del monte Qassyun.
    Tra sei mesi, può darsi che sia necessario l'intervento divino per reindirizzare l'insensata politica statunitense in Siria. L'abrogazione delle sanzioni congressuali basate su semplici dichiarazioni, servirebbe come un cruciale inizio per ampliare il dibattito esistente su come il governo degli USA potrebbe completare, invece di far deragliare, il processo di riforma siriano così tanto necessario.

    Documento originale The Obsession with Syria
    Traduzione di Massimiliano Caruso
    Farrah Hassen, laureata in scienze politiche all'Università Cal Poly Pomona, è stata tra i produttori del documentario del 2004 "Syria: between Iraq and a hard place", con Saul Landau. Recentemente ha lavorato per due mesi nel programma di sviluppo delle Nazioni Unite in Siria. Può essere contattata all'indirizzo: FHuisClos1944@aol.com

  8. #8
    OLTRE LA MORTE
    Ospite

    Predefinito

    SIRIA, IL GIOVANE ASSAD TENTA LA RIFORMA 6/6/05

    Si apre oggi a Damasco il decimo congresso del partito Baath. Bashar dovrebbe indicare la sua via ai cambiamenti. Ma l'opposizione è scettica

    Paola Caridi
    Lunedi' 6 Giugno 2005
    I paragoni si affastellano uno sopra l’altro, quando si prova a capire cosa potrà dire e fare Bashar el Assad, aprendo oggi a Damasco il decimo congresso del partito Baath. C’è chi pensa al giovane presidente come a un possibile Gorbacev. E chi, addirittura, tira fuori dal cilindro Deng Xiao Ping. Quale che sia il paragone più vicino a Bashar, è certo che il presidente siriano è oggi in una situazione ben più delicata di quanto fossero, ai loro tempi, Gorbacev e Deng. La riforma dall’alto che il giovane Assad vuole intraprendere, insomma, sembra più l’ultima spiaggia per un regime che riceve pressioni da tutti i fronti, piuttosto che una via realmente praticabile per transitare la Siria verso un modello democratico più simile a quello proposto dall’Occidente. Ed evitare, soprattutto, che le pressioni americane si trasformino in una riedizione del crescendo contro Saddam Hussein.
    Bashar è solo, anche nella riforma. Per sua stessa scelta, però, visto che ai veri riformatori non è stato dato poi tanto spazio. E quel poco di spazio, peraltro, chi ha potuto se l’è conquistato con le unghie e con i denti. Come Ayman Abdel Nour, il più famoso riformatore baathista nonché autore della newletter più letta dall’opposizione (quindicimila invii quotidiani per email di All4Syria, nonostante il lungo inseguimento stile “guardie e ladri” intrapreso dalle autorità siriane che hanno cercato di bloccare il sito e la stessa newslettera elettronica). Abdel Nour la sua piccola battaglia l’ha vinta, per far parlare anche al congresso i riformatori che pure albergano tra i quadri del Baath. Più di questo, però, nulla, e le ultime mosse del regime di Bashar hanno fatto comprendere che spazio per un’iniziativa più profonda di riforma interna – per ora – non c’è.
    Le speranze dell’opposizione in una nuova “primavera di Damasco”, in una Jasmine Revolution, per esempio, sono state bruciate dagli arresti compiuti negli ultimi giorni. Simbolici, soprattutto, gli arresti che hanno riguardato il gruppo Atassi, e che sono stati solo mitigati con il successivo rilascio di alcuni dei suoi aderenti. Il gruppo Atassi aveva creato una piattaforma di dialogo con i Fratelli musulmani siriani, rendendo pubblico un documento della dirigenza dell’Ikhwan all’estero. Un passo decisamente importante, visto che aderire al più importante movimento islamista dell’area significa – a Damasco – rischiare la pena capitale. Un passo in linea con quello che molti fronti per la riforma stanno facendo nel mondo arabo, nel tentativo di cooptare l’islamismo moderato, impegnarlo nella definizione di una piattaforma democratica, trasformarlo in una sorta di “democrazia cristiana” versione musulmana.
    La repressione del regime baathista, però, ha subito spento qualsiasi speranza. Così come, sul fronte interno curdo, è successo con il caso ancora controverso della morte dello sceicco Mohammed Mashuuq al Khasnawi: ucciso per motivi criminali, secondo la versione ufficiale; torturato e ucciso mentre era agli arresti, secondo altre fonti. Di certo, la sua morte non migliora i rapporti con una comunità, come quella curda, che invece Bashar voleva blandire con la concessione della cittadinanza ad almeno 100mila persone.
    Eppure, dicono molti esponenti dell’intellighentsjia riformatrice di Damasco, Bashar avrebbe avuto tutto da guadagnare da un’atteggiamento meno chiuso verso l’opposizione. Perché il fronte per la riforma è tanto stanco del regime quanto lo è delle pressioni crescenti da parte americana. Nessuno, tra gli oppositori di Damasco, dà importanza a uomini come Farid Ghadri, esule negli USA e capo del Partito della Riforma, bollato come l’Ahmad Chalabi siriano.
    Il timore, da parte degli osservatori, è che però Bashar risponda al crescente isolamento solamente con un’operazione cosmetica. Che, cioè, i cambiamenti sbandierati saranno troppo graduali per riuscire a curare il malato siriano, un regime politico e socioeconomico in apnea. I punti nodali saranno, sembra, risolti a metà. Per esempio il pluralismo dei partiti: dalle indiscrezioni della vigilia si sa che altri partiti saranno ammessi, ma solo se non avranno caratterizzazioni etniche o religiose. Nessuna concessione ai Fratelli musulmani, insomma.
    Svolta a metà anche quella che si prevede per l’economia di mercato, che sarà inserita nel programma, pur mantenendo nel programma del Baath il termine socialista. Il tentativo è cioè quello, arduo, di salvaguardare le classi meno abbienti e, allo stesso tempo, consentire finalmente alla borghesia di Damasco e Aleppo di volare. E portare moneta buona in Siria.
    Più vivace, invece, dovrebbe essere la situazione sui nomi e suoi volti della nuova dirigenza baathista. Nonché sul nuovo governo che dovrebbe nascere dopo il congresso. Dai nomi si capirà, cioè, se Bashar riuscirà a ringiovanire e riformare il Baath, o se i cambiamenti saranno solo di facciata. E di breve respiro.

    Leggi l'articolo a p.7 del Riformista



  9. #9
    legione muti
    Ospite

    Predefinito Baas

    Tread interessante, grazie ad Oltre la Morte, ma sono del parere, come molti eroici patrioti del Baas iracheno, che Assad e la sua cerchia siano baasisti (baathisti) solo formalmente........il vero BAATH è l'ala civile irachena del partito guidata dal Presidente Saddam Hussein e che ora sta guidando con altre componenti l'unica legittima Resistenza antiamericana, ossia quella irachena.
    L'ala militare del Baas - di cui ha fatto parte la famiglia Assad - non si è mai distinta per l'azione continua, radicale antisionista a differenza di quella civile irachena che dell'antisionismo e del supporto totale alla Resistenza Palestinese ne ha fatto una bandiera operativa.

  10. #10
    OLTRE LA MORTE
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da legione muti Visualizza Messaggio
    Tread interessante, grazie ad Oltre la Morte, ma sono del parere, come molti eroici patrioti del Baas iracheno, che Assad e la sua cerchia siano baasisti (baathisti) solo formalmente........il vero BAATH è l'ala civile irachena del partito guidata dal Presidente Saddam Hussein e che ora sta guidando con altre componenti l'unica legittima Resistenza antiamericana, ossia quella irachena.
    L'ala militare del Baas - di cui ha fatto parte la famiglia Assad - non si è mai distinta per l'azione continua, radicale antisionista a differenza di quella civile irachena che dell'antisionismo e del supporto totale alla Resistenza Palestinese ne ha fatto una bandiera operativa.

    L'ala militare del Baath e' quella che mantiene a Damasco basi della Resistenza (Hamas, FPLP, FDPLP) e anche ...uffici del Baath iracheno. Son stato chiaro?

    Heil Bashar!

    LABBAIKA BASHAR!
    SIRIA UBER ALLES!

 

 
Pagina 1 di 19 1211 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Italia uber alles
    Di Marximiliano nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 09-08-13, 15:30
  2. Documenti: Siria: Bashar uber alles!
    Di OLTRE LA MORTE nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 12-08-07, 03:46
  3. Uber Alles
    Di Bastiacciu vivu nel forum Destra Radicale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 12-06-07, 01:06
  4. Uber alles!
    Di Cyrano nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 26-09-02, 22:16
  5. Uber Alles
    Di GEORGE (POL) nel forum Fondoscala
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 20-07-02, 12:51

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito