7 Maggio 2005
ZNet
Ossessionati dalla Siria
Farrah Hassan
Tra sei mesi, può darsi che sia necessario l'intervento divino per reindirizzare l'insensata politica statunitense in Siria. L'abrogazione delle sanzioni congressuali basate su semplici dichiarazioni, servirebbe come un cruciale inizio per ampliare il dibattito esistente su come il governo degli USA potrebbe completare, invece di far deragliare, il processo di riforma siriano così tanto necessario.
La squadra della politica estera in Medio Oriente dell'amministrazione Bush torna alla carica, questa volta con la Siria. Dopo la pubblicazione di un recente rapporto statunitense che assolve il governo di Damasco dalle accuse di possesso di armi di distruzione di massa e di appoggio al terrorismo, si potrebbe pensare che la logica suggerirebbe una revisione della politica con la Siria, ma i funzionari di Washington hanno cominciato un'altra ronda di
assedio contro questo paese.
Nell'ottobre del 2004, mentre lavoravo nel Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), vicino alle immense colonne romane in stile corinzio a largo di Palmyra (Tadmor), in un oasi alberata nel nordest di Damasco, domandai ad un giovane programmatore informatico siriano che mi accompagnava: "la preoccupano le sanzioni che gli USA hanno imposto al suo paese"? [Queste sanzioni sono contenute dentro la legge di "Responsabilità Siriana" (Syrian Accountability Act o SAA) e di "Restaurazione della sovranità libanese" (Lebanese Sovereignity Restoration Act) del novembre 2003].
Mi lanciò un sguardo interrogativo, come se io stessi delirando. "Le sanzioni sono un scherzo" dichiarò, riferendosi alle direttive promulgate l'11 maggio 2004 dal presidente George W. Bush all'interno del SAA in cui proibivano le esportazioni statunitensi in Siria. L'importo del commercio statunitense con la Siria è inferiore a 300 milioni di dollari l'anno. La SAA proibisce anche che i voli siriani entrino o abbandonino il territorio statunitense. "Da quando vola la compagnia aereo Syrian Air negli USA"?, domandò con calma, captando l'illogicità delle misure punitive della SAA: censurare Damasco per il suo "appoggio" al terrorismo, l'"occupazione" del Libano e lo "sviluppo di armi di distruzione di massa". La maggior parte dei siriani con i quali ho parlato durante l'autunno del 2004 avevano capito che le sanzioni imposte dal SAA erano relazionate più con la politica nazionale degli USA che con la loro politica estera, ma nonostante ciò ho visto un barlume di preoccupazione che un economista di Damasco denominò "l'immagine negativa che danno del nostro paese, specialmente ai turisti e agli investitori potenziali." Certamente, la maggioranza dei mezzi di comunicazione accettano senza fiatare l'immagine paria che offrono i promulgatori del SAA della Siria.
Invece di valutare l'efficacia ed il progresso nel compimento degli obiettivi che questa legge propone dopo un anno di esistenza, cioè, "mantenere sulla Siria la responsabilità dei seri problemi di sicurezza internazionale causati nel Medio Oriente", il congresso ha ricominciato ha fare della Siria il suo bersaglio. Senza nemmeno un dibattito ben informato ed ignorando i fatti probatori, i congressisti hanno accettato l'accusa che la Siria ha aggravato "seriamente i problemi di sicurezza internazionale". Tale linguaggio avrebbe più senso applicato agli USA: la violenza continuata e l'instabilità sono per i terroristi un rifugio in cui è stato trasformato l'Iraq dopo l'invasione illegale di Bush nel marzo del 2003.
Mi domando se qualche membro del congresso ha letto il rapporto finale che esonera la Siria, elaborato il 25 aprile del 2004 dall'ispettore degli armamenti del gruppo di investigazione sull'Iraq, Charles Duelfer. Gli analisti non trovarono "nessun politico, programma o funzionari di intelligence che mostrasse conoscenza diretta" che Saddam Hussein avesse presumibilmente trasportato le armi di distruzione di massa in Siria (Dana Priest, Washington Post, 26 aprile 2004). Sullo stesso tono, il New York Times di quello stesso giorno informò che il vicesegretario di stato per il controllo delle armi John Bolton aveva "esagerato" le minacce "sugli sforzi siriani di acquisire armi non convenzionali", secondo i primi funzionari di intelligence. Queste rivelazioni avrebbero dovuto costringere i membri di entrambi gli schieramenti a recitare il vecchio proverbio come un coro greco, "ingannami una volta [le ragioni per invadere l'Iraq] e la vergogna è tua. Ingannami due volte [Iraq e la politica di sanzioni alla Siria], e la vergogna è mia". Ma i membri del congresso mantennero un assordante silenzio.
Alla sezione "Ritrovamenti" del SAA, il congresso ha incluso ora la discutibile attestazione del vicesegretario Bolton del 6 maggio 2002 in cui si afferma che "è da tempo che la Siria possiede un programma di guerra chimica", come se le sue parole supponessero una prova inconfutabile. Anche la legge citava la dichiarazione di Bolton secondo la quale la "Siria possiede una riserva dell'agente nervino Sarin ed è impegnata nella ricerca e lo sviluppo dell'agente nervino VX, ancora più tossico e persistente." Il rapporto Duelfer assolveva la Siria, ma un anno prima i promotori del SAA avevano escluso sistematicamente dalla discussione i dettagli più significativi sulle recenti relazioni tra Siria e USA. Successivamente all'11 settembre 2001, la Siria ha fornito agli USA importante materiale di intelligence sulle attività terroristiche di Al Qaeda e li aiutò a prevenire un attacco terroristico contro il quartiere generale della V flotta della marina statunitense in Bahrain. Il 30 aprile del 2003 il Dipartimento di Stato, che aveva collocato la Siria nella "lista dei terroristi", confermò tutto questo affermando che "il governo della Siria ha cooperato significativamente con gli USA ed altri governi stranieri contro Al Qaeda, i Talebani ed altre organizzazioni ed individui terroristici" (rapporto "Patterns of Global Terrorism"). Alla luce delle scoperte di Duelfer e delle accuse esagerate di Bolton che imputavano alla Siria lo sviluppo di armi mortali, il congresso dovrebbe mettere in dubbio la necessità di mantenere le sanzioni, poiché la Siria è stata ufficialmente assolta dalle accuse per le quali è ritenuta responsabile: aiutare l'insurrezione irachena e nascondere le armi di distruzione di massa irachene. Dopo il ritiro delle truppe e degli ufficiali di intelligence dal Libano il 26 aprile, anche l'altra richiesta del SAA che chiedeva alla Siria di porre fine all'occupazione del paese è stato esaudita. Nonostante questa realtà, il congresso continua faticosamente con la sua campagna contro la Siria. La nuova ragione per attaccare la Siria viene da una congressista repubblicana nata a Cuba, Ileana Ros-Lehtinen, che sembra essere ossessionata nel mantenimento delle sanzioni economiche da utilizzare come un mezzo comprensibile di cambiare i regimi totalitari e facilitare le democrazie. Da decenni lei effettivamente difende le politiche aggressive contro il "regime terroristico di Cuba".
Ros-Lehtinen ebbe un ruolo principale nell'approvazione del Cuban Democracy Act nel 1992, che inaspriva il già esistente embargo degli USA contro Cuba; come la legge Helms Burton del 1996 che restrinse ancora di più i commerci con Cuba. Meno conosciuto è il disturbo ossessivo-coercitivo per attaccare la Siria (Obsessive-Compulsive Syria Bashing Disorder, OCSBD), di cui soffre Ros-Lehtinen, una diagnosi comune in Capitol Hill che normalmente trova origine nelle correnti finanziarie delle contagiose lobbies israeliane. Insieme ai suoi compagni di malattia, come il rappresentante democratico di New York, Elliot Engel, questi congressisti persistono nel promuovere una legislazione contro la Siria, traendo casualmente profitto dalla generosità israeliana per questo atteggiamento. In realtà, il rapporto di Washington sugli affari del Medio Oriente menzionò Engel come uno dei dieci destinatari più importanti dei fondi PAC durante il 2004. Tra il 1 gennaio 1978 e il 30 giugno 2004, ha ricevuto un totale di 135.918 dollari. Ros-Lehtinen ha incassato invece 40.000 dollari dalla stessa fonte per le elezioni 2003-2004. Da parte sua, il comitato americano israeliano degli affari pubblici (AIPAC) faceva la propria parte cercando di convincere una maggioranza di congressisti e senatori a "sanzionare la Siria per il suo continuo appoggio al terrorismo" (AIPAC "Working to Secure Israel" del 5 settembre 2002).
Dopo il massacro del giorno di San Valentino in cui perse la vita il primo ministro libanese Rafiq al Hariri, voci americane, europee e perfino arabe (incluse Arabia Saudita ed Egitto) si unirono per chiedere al presidente Bashar Al Assad di accelerare il programma di ritiro delle truppe siriane dal Libano, di fronte all'isterica opposizione libanese. Quando le notizie dell'assassinio arrivarono agli Stati Uniti, l'opportunista Ros-Lehtinen difese le dure sanzioni contro Damasco la "terrorista". Sebbene gli autori dell'orribile attentato rimangono ancora nell'ignoto, la congressista non ebbe esitazioni nell'accusare la Siria di terrorismo internazionale. Ironicamente, nel 1989 la sua isterica posizione antiterrorista si ammorbidì quando fece pressioni sul suo caro presidente George H. Bush per respingere l'ordine di deportazione a carico del terrorista condannato Orlando Bosch, la mente dell'attentato del 1976 contro l'aereo di linea della compagnia aerea Cubana (insieme al suo compagno anticastrista e terrorista Luis Posada Carrilles) che provocò la morte di 73 passeggeri e membri dell'equipaggio, oltre a numerose altre azioni terroristiche. Nonostante ciò, Ros-Lehtinen non sembra preoccupata per queste contraddizioni. L'8 marzo presentò la legge 1141, conosciuta come "Lebanon and Syria Liberation Act" per cercare di "inasprire le sanzioni contro il governo della Siria, stabilendo un programma per appoggiare e sostenere la transizione verso un governo scelto democraticamente e la restaurazione della sovranità e della democrazia nel Libano". Come il precedente SAA, la nuova legge reiterava le accuse alla Siria di collegamenti terroristici e di detenere un arsenale di armi di distruzione massa. Condannava anche Damasco per l'occupazione del Libano, con le truppe siriane che avevano iniziato la ritirata finale in base ai termini stipulati nella risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Ancora più allarmante, ed in sintonia con la dottrina di estensione della democrazia attraverso interventi illegali da portare a termine nel secondo mandato del presidente Bush, la legge "Lebanon and Syria Liberation Act" autorizza "l'assistenza e qualsiasi altro appoggio a individui e organizzazioni non governative indipendenti che sostengono la transizione verso un governo democratico in Siria, eletto liberamente e riconosciuto internazionalmente". (Section 202, H.R. 1141). Invece di cercare di comprendere la realtà siriana, l'amministrazione Bush ha lanciato quello che è divenuto un modello allarmante di condotta interventista. Come fecero i neocons con gli iracheni residenti negli USA, così hanno fatto i funzionari di Bush coltivando relazioni con i membri siriani dell'opposizione politica che si trovano negli Stati Uniti (Washington Post, 26 marzo 2005). Nel marzo scorso, Elizabeth Cheney, lo "zar" della democrazia del dipartimento di stato, si riunì col siriano-americano Farid Ghadry, presidente del Partito Riformista della Siria, che memore della propria posizione di Bush sull'Iraq, difende apertamente un cambiamento di regime come unico mezzo per introdurre la democrazia, mantenere il rispetto della legge e stimolare le riforme economiche. Come riassume l'ultimatum sulla pagina web ufficiale del partito (
http://reformsyria.org) "o la Siria cambia strada o la strada verrà cambiata per la Siria".
Un messaggio per i siriani! Il professore Murhaf Jouejati dell'università George Washington, ha affermato che questo partito è "quasi sconosciuto in Siria" (Washington Post, 26 marzo 2005) cosa che anche io posso confermare. Non c'è nessuno che nei circoli di potere di Washington ricordi come una volta abbracciò il malversatore Ahmed Chalabi e il suo Congresso Nazionale Iracheno che nella stanza di guerra del vicepresidente Dick Cheney convinsero i neocons che gli iracheni avrebbero dato il benvenuto all'invasione? Le lezioni non si imparano se entrano in conflitto con le convinzioni ideologiche. La Siria si è ritirata dal Libano e ha rinnovato la cooperazione sui difficili problemi del terrorismo (incluso le discrepanze siriane sulla definizione israeliana e statunitense dell'ala politica di Hizbullah come una "organizzazione terroristica") il controllo di armi e la democrazia. La risposta degli USA continua a basarsi sulla coercizione, come suggerisce l'ultima legge "Lebanon and Syria Liberation Act". Lo scorso novembre andai ad una festa di ritrasmissione delle "elezioni" nel centro culturale americano di Damasco, che durò fino all'alba con il candidato democratico, John Kerry, che ammise la sconfitta. Mi unii ad alcuni compagni che erano impegnati in una conversazione casuale, ritraendomi con schifo quando sentii un funzionario dell'ambasciata proporre che "gli USA organizzano le elezioni in Siria per istruire il governo di Assad su ciò che significa avere un sistema di due partiti ed una democrazia." La sua ipocrisia mi ricordava quella di Ros-Lehtinen, o quello del presidente Bush la cui rielezione sconvolse, ma non sorprese, la maggioranza dei miei colleghi di lavoro ed amici siriani che poterono soltanto esclamare "che dio ci aiuti". Tuttavia, Bashar al-Assad non sta aspettando la salvezza di Dio. L'analista politico siriano Sami Moubayed dice che Damasco ha già risposto alla nuova provocazione legislativa creando "un nuovo partito Ba'ath che rompe con il monopolio dei partiti socialisti sulla politica Siriana" ("I ba'athisti siriani perdono le redini", Asia Times, 26 aprile 2005) che il presidente svelerà in giugno. La maggioranza dei siriani con la quale ho parlato hanno detto: "era ora, grazie a Dio"! Fin dai primi anni 70, il partito Ba'ath della Siria è diventato quasi un sinonimo del nome Assad (il giovane Bashar assunse il potere nel luglio 2000 poco dopo la morte di suo padre, Hafed Al-Assad, che ha governato in modo autoritario dal 1970). Nei mercati, i ristoranti, le università e le case private, la gente manifestava preoccupazione su questo fatto. "Non possiamo avere un presidente che non venga dalla famiglia Assad? Sono stanco di vedere foto di Bashar e suo padre dappertutto", commentava una donna di mezza età chiamata Hanan.
Bashar, istruito dai britannici, spinse inizialmente per liberalizzare l'economia tradizionalmente protezionistica della Siria e per aprire il suo spazio politico. Liberò 600 prigionieri politici e permise lo sviluppo di gruppi di discussione politica. Durante i primi sei mesi della cosiddetta "Primavera di Damasco", leader civili e democratici espressero la speranza di poter partecipare in maniera significativa nella società siriana dominata dal partito Ba'ath. Ma la vecchia guardia all'interno del governo di Assad, insieme alla corruzione e all'eccessiva burocrazia, soffocò il ritmo delle riforme che Assad aveva iniziato nel 2000-2001.
Anche così, gli studenti universitari, professori, economisti, tassisti e altri con i quali conversai davanti ad aromatiche tazze di caffè di cardamomo, desideravano più riforme procedurali in Siria, incluso il pluralismo politico, la libertà di espressione e quella di associazione, senza però mai esitare sul fatto che queste riforme dovevano "riflettere la nostra cultura, senza che si immischino né gli USA né nessun altro paese straniero". Hanno ricordato il dolore per il vicino Iraq e la persistente repulsione davanti agli abusi commessi dai "combattenti della libertà" statunitensi nella prigione di Abu Ghraib. In un paese dove il tasso di disoccupazione sta oggigiorno intorno al 20 percento, la libertà di desiderio completa la definizione siriana di "democrazia." In un duro contrasto, i funzionari statunitensi rimangono ancorati alle loro strutture ideologiche senza nessuna prova di sostegno. Molti di loro provengono dalle lobbies e fonti pro-israeliane. Washington sembra inoltre incline ad ignorare l'intelligence che potrebbe facilmente ottenere dai siriani informati, specialmente quando si tratta di esportare democrazia di stile statunitense verso uno dei restanti regimi "disubbidienti". Per esempio, McDondald's, un simbolo onnipresente dell'ordine economico corporativo globale, non è ancora presente in Siria. Invece gli archi dorati, i minareti di smeraldo, i neon accesi che adornando le moschee di Damasco, soprattutto sunnite, dominano la vista panoramica della città nella notte dalle alture del monte Qassyun.
Tra sei mesi, può darsi che sia necessario l'intervento divino per reindirizzare l'insensata politica statunitense in Siria. L'abrogazione delle sanzioni congressuali basate su semplici dichiarazioni, servirebbe come un cruciale inizio per ampliare il dibattito esistente su come il governo degli USA potrebbe completare, invece di far deragliare, il processo di riforma siriano così tanto necessario.
Documento originale
The Obsession with Syria
Traduzione di Massimiliano Caruso
Farrah Hassen, laureata in scienze politiche all'Università Cal Poly Pomona, è stata tra i produttori del documentario del 2004 "Syria: between Iraq and a hard place", con Saul Landau. Recentemente ha lavorato per due mesi nel programma di sviluppo delle Nazioni Unite in Siria. Può essere contattata all'indirizzo: FHuisClos1944@aol.com