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Discussione: Donne prete

  1. #81
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    Bisogna camminare molto nel buio della notte per trovare la luce del giorno.
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    Dice il saggio:
    Una donna perfetta chi potrà trovarla?
    Ben superiore alle perle è il suo valore.

    In lei confida il cuore del marito
    e non verrà a mancargli il profitto.

    Essa gli dà felicità e non dispiacere
    per tutti i giorni della sua vita.

    Si procura lana e lino
    e li lavora volentieri con le mani.

    Ella è simile alle navi di un mercante,
    fa venire da lontano le provviste.

    Si alza quando ancora è notte
    e prepara il cibo alla sua famiglia
    e dà ordini alle sue domestiche.

    Pensa ad un campo e lo compra
    e con il frutto delle sue mani pianta una vigna.

    Si cinge con energia i fianchi
    e spiega la forza delle sue braccia.

    È soddisfatta, perché il suo traffico va bene, neppure di notte si spegne la sua lucerna.

    Stende la sua mano alla conocchia
    e mena il fuso con le dita.

    Apre le sue mani al misero,
    stende la mano al povero.

    Non teme la neve per la sua famiglia,
    perché tutti i suoi di casa hanno doppia veste.

    Si fa delle coperte,
    di lino e di porpora sono le sue vesti.

    Suo marito è stimato alle porte della città
    dove siede con gli anziani del paese.

    Confeziona tele di lino e le vende
    e fornisce cinture al mercante.

    Forza e decoro sono il suo vestito
    e se la ride dell'avvenire.

    Apre la bocca con saggezza
    e sulla sua lingua c'è dottrina di bontà.

    Sorveglia l'andamento della casa;
    il pane che mangia non è frutto di pigrizia.

    I suoi figli sorgono a proclamarla beata
    e suo marito a farne l'elogio:

    "Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti,
    ma tu le hai superate tutte!".

    Fallace è la grazia e vana è la bellezza,
    ma la donna che teme Dio è da lodare.

    Datele del frutto delle sue mani
    e le sue stesse opere la lodino alle porte della città.
    l'elogio della donna perfetta può anche essere una descrizione allegorica della sapienza personificata......

    la ricerca continua..............

    voi cosa ne dite?

  2. #82
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    Citazione Originariamente Scritto da SolConservator Visualizza Messaggio
    come da lei comandato (chieda pure ne ho a decine)

    APIONE
    Aegyptiaca, apud : Josephus, Contra Apionem, Ii, 15:
    Premesso che non ho inteso comandare niente (al limite ho voluto domandare), con il dovuto rispetto non capisco bene in che modo dei testi dell'antisemita Apione - citato dal suo avversario Flavio Giuseppe - possano avere attinenza con documenti egizi che dovrebbero datarsi attorno al XIII secolo aC.

    Insomma, non mi è chiaro, se crede mi aiuti a capire.

    B.

  3. #83
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    Citazione Originariamente Scritto da waglione Visualizza Messaggio
    E se pensiamo che la nuova morale (anche verso la donna) è scesa in terra col braille dobbiamo fingere che il mondo greco non sia mai esistito. E mi pare sinceramente chiedere troppo.
    Sono molto grato a waglione per questo intervento.

    Nel mio esempio (exempla claudicant) la parte liscia della pagina impressa in Braille non era anzitutto la cultura umana, ma la cultura di un popolo: certamente non il più avanzato, non il più raffinato, anche se unico forse ad essere attraversato da un'ansia suprema che lo incalza, lo estenua, lo divora. Ho detto che Dio è nel delta. Il delta, nel mio esempio, indica uno scarto relativo. E' ben possibile che gli ebrei, quanto al rispetto e alla valorizzazione del femminile, fossero, diciamo, a 10, e che invece i contemporanei greci fossero a 1000. Supponiamo che Gesù fosse a 500, e Alceo a 1010, rimane che il delta divino di Gesù è infinitamente maggiore al medesimo delta divino del poeta lirico.
    Insomma, Dio Pygmalion sceglie Israele, una vera Eliza Doolittle fra i popoli, una fioraia dal dialettaccio impacciato, e lo rende presentabile nella società delle genti. Presentabile, non eccelso. Ma il Professor Higgins dimostra la sua bravura proprio rendendo presentabile, in pochi mesi, la fioraia che parla con accento cockney, e non avrebbe alcun merito - né sarebbe stato per lui interessante - nel migliorare di pochissimo l'inflessione della gentildonna Grecia.

    Questa però è solo una parte della risposta.
    Per quanto non sia un esperto, io amo d'amore appassionato i lirici greci, e uno dei versi che salverei dalla catastrofe atomica (e che per me è veramente divino) è quello celeberrimo di Saffo: Eros ha scosso la mia mente / come vento che giù dal monte / scuote le querce.
    Tuttavia so - per aver letto i lirici, ma anche, come credo tutti noi, per esperienza personale - che una donna può esser resa schiava del proprio incanto. Esistono strumentalizzazioni angelicate, incantate, poetiche, erotiche. Non ci sono solo le badanti del corpo, e del corpo malato. Ci sono le badanti del corpo felice ed erotizzato, del cuore, della mente, perfino dello spirito. Vi sono modi diversi dell'asservimento del femminile, di cui quello rozzo e noto è il più triste, ma lungi dall'essere il solo.
    Ecco, io vedo - perdonatemi, ma lo vedo - in quell'episodio della peccatrice, in cui - come direbbe un caro amico gesuita - una prostituta identificata fugge, inseguita, sotto il tavolo di un banchetto, e a un certo punto incontra due piedi, i piedi del Signore, e li trova non tesi. E allora prende rifugio in essi, e c'è una mescolanza di profumi, odore di carne baciata e lacrime, forse anche di quel muco che scende dalle narici quando si piange; io vedo in questo dialogo silenzioso tra i piedi non tesi di Gesù e la peccatrice in essi accolta - dialogo silenzioso, perché con la mente Gesù svela all'ospite Simone, che pure ama, chi è in quel luogo la vera prostituta -; io vedo in questa scena uno scarto assoluto. Qui, ecco, il delta non è più relativo.

    Grazie, Barsanufio

  4. #84
    email non funzionante
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    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    Premesso che non ho inteso comandare niente (al limite ho voluto domandare), con il dovuto rispetto non capisco bene in che modo dei testi dell'antisemita Apione - citato dal suo avversario Flavio Giuseppe - possano avere attinenza con documenti egizi che dovrebbero datarsi attorno al XIII secolo aC.

    Insomma, non mi è chiaro, se crede mi aiuti a capire.

    B.
    ab imis fundamentis, mi scusi, ero all'oscuro che apione fosse accusato di nazional socialismo retroattivo ante litteram, comunque, il problema non si pone, dal momento che le testimonianze storiche vertono sulla seguente e ben identificata visione duale, l'antico testamento, versus tutti gli altri.

    posidonio d'amapea
    apud diodorus 1.1. 1 5
    infatti avendo il corpo coperto di chiazze bianche e di lebbra, i giudei furono radunati e banditi dall'egitto,per purificare il paese.

    pompeo trogo
    historiae philippicae 15

    sabbath,il settimo giorno, egli aveva posto fine alla loro fame,e al loro errare,poichè erano stati "cacciati" dall'egitto per la paura del contagio.

    se vuole, posso anche conciliare ed integrare i sovraesposti scritti, con le testimonianze dirette di cheremone, manetone (sacerdote ad heliopolis) ,agatarchide,l'egiziano ecateo di abdera, gli storici accadici,e quant'altro.
    come ben avrà notato non è una questione temporale, o meramente soggettiva ( in virtù di una matematica impossibilità ) fermo restando che ognuno di noi, in maniera critica, possa accettarla o meno.

    saluti.

  5. #85
    www.michelebellingeri.it
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    Assolutamente contrario.

  6. #86
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    Citazione Originariamente Scritto da SolConservator Visualizza Messaggio
    ab imis fundamentis, mi scusi, ero all'oscuro che apione fosse accusato di nazional socialismo retroattivo ante litteram, comunque, il problema non si pone, dal momento che le testimonianze storiche vertono sulla seguente e ben identificata visione duale, l'antico testamento, versus tutti gli altri.
    posidonio d'amapea
    apud diodorus 1.1. 1 5
    infatti avendo il corpo coperto di chiazze bianche e di lebbra, i giudei furono radunati e banditi dall'egitto,per purificare il paese.
    pompeo trogo

    cheremone, manetone (sacerdote ad heliopolis) ,agatarchide,l'egiziano ecateo di abdera, gli storici accadici
    Premesso che io ho scritto antisemita e non nazional-socialista (se ogni nazionalsocialista è antisemita, non ogni antisemita è nazionalsocialista).

    Quando dicevo che Apione è antisemita, facevo una constatazione fattuale, non esprimevo un'opinione o un giudizio di valore. Se vuole un'opinione l'aggiungo volentieri: era un calunniatore. L'antisemitismo - come mi auguro che lei condivida - è per l'uomo un'odiosa malattia cronica, dalle periodiche drammatiche ricadute, e sostanzialmente si nutre di menzogne, da queste ai protocolli dei savi di sion.

    Posidonio d'Apamea, Pompeo Trogo...qui stiamo parlando di gente che ha sgambettato sul pianeta almeno un millennio dopo i "fatti" - se tali sono - di cui stiamo parlando.

    La mia domanda era (e umilmente rimane): esistono documenti egizi risalenti al periodo in cui si dice accadde l'esodo di cui parla la Bibbia. Che io sappia: no. Se ve ne sono, mi si diano i riferimenti. Io non sono certo un egittologo, magari la figlia di Papessa ci potrebbe aiutare, ma ho il sospetto che quegli egizi che cita li prenda ancora da Flavio Giuseppe. Ecco, non funziona così. Io vorrei sommessamente qualcosa che provenisse direttamente dal XIII secolo. Mi riferivo a testimonianze archeologiche.

    Grazie comunque, B.

  7. #87
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    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    Sono molto grato a waglione per questo intervento.

    Nel mio esempio (exempla claudicant) la parte liscia della pagina impressa in Braille non era anzitutto la cultura umana, ma la cultura di un popolo: certamente non il più avanzato, non il più raffinato, anche se unico forse ad essere attraversato da un'ansia suprema che lo incalza, lo estenua, lo divora. Ho detto che Dio è nel delta. Il delta, nel mio esempio, indica uno scarto relativo. E' ben possibile che gli ebrei, quanto al rispetto e alla valorizzazione del femminile, fossero, diciamo, a 10, e che invece i contemporanei greci fossero a 1000. Supponiamo che Gesù fosse a 500, e Alceo a 1010, rimane che il delta divino di Gesù è infinitamente maggiore al medesimo delta divino del poeta lirico.
    Insomma, Dio Pygmalion sceglie Israele, una vera Eliza Doolittle fra i popoli, una fioraia dal dialettaccio impacciato, e lo rende presentabile nella società delle genti. Presentabile, non eccelso. Ma il Professor Higgins dimostra la sua bravura proprio rendendo presentabile, in pochi mesi, la fioraia che parla con accento cockney, e non avrebbe alcun merito - né sarebbe stato per lui interessante - nel migliorare di pochissimo l'inflessione della gentildonna Grecia.

    Questa però è solo una parte della risposta.
    Per quanto non sia un esperto, io amo d'amore appassionato i lirici greci, e uno dei versi che salverei dalla catastrofe atomica (e che per me è veramente divino) è quello celeberrimo di Saffo: Eros ha scosso la mia mente / come vento che giù dal monte / scuote le querce.
    Tuttavia so - per aver letto i lirici, ma anche, come credo tutti noi, per esperienza personale - che una donna può esser resa schiava del proprio incanto. Esistono strumentalizzazioni angelicate, incantate, poetiche, erotiche. Non ci sono solo le badanti del corpo, e del corpo malato. Ci sono le badanti del corpo felice ed erotizzato, del cuore, della mente, perfino dello spirito. Vi sono modi diversi dell'asservimento del femminile, di cui quello rozzo e noto è il più triste, ma lungi dall'essere il solo.
    Ecco, io vedo - perdonatemi, ma lo vedo - in quell'episodio della peccatrice, in cui - come direbbe un caro amico gesuita - una prostituta identificata fugge, inseguita, sotto il tavolo di un banchetto, e a un certo punto incontra due piedi, i piedi del Signore, e li trova non tesi. E allora prende rifugio in essi, e c'è una mescolanza di profumi, odore di carne baciata e lacrime, forse anche di quel muco che scende dalle narici quando si piange; io vedo in questo dialogo silenzioso tra i piedi non tesi di Gesù e la peccatrice in essi accolta - dialogo silenzioso, perché con la mente Gesù svela all'ospite Simone, che pure ama, chi è in quel luogo la vera prostituta -; io vedo in questa scena uno scarto assoluto. Qui, ecco, il delta non è più relativo.

    Grazie, Barsanufio



    Capisco benissimo quello che dici e immagino che millenni fa due popoli geograficamente distanti fossero molto dissimili anche come crescita interiore e dell’anima ma -lo dico a parole mie- son convinto che ‘l’umanità rispetto alla donna’ a cui riesco a risalire in Grecia fino al sesto secolo aC e a Roma intorno al primo aC ( le uniche civiltà antiche che un po’ conosco dal punto di vista letterario) fosse presente anche altrove. Tu mi dici che tutti gli ebrei uno per uno erano delle fioraie e a questo punto ti credo perché so che leggi molto e io di testimonianze di come funzionasse la testa degli ebrei di due o tremila anni fa non ne conosco. Però conosco sommariamente l’Egitto antico, sempre che c’entri qualcosa, e suppergiù anche lì non mi pare che la donna venisse maltrattata più di tanto tant’è che per Hatshepsut ( 1400 aC. ca. ) le femministe del XX secolo si spellavano le mani. Forse parlare dei faraoni donna non serve, magari le donne comuni se la passavano malissimo, approfondirò.

    Altro ragionamento: il mio post precedente l’ho tagliato ma dicevo che la storia e la letteratura son piene di esempi di persone o più persone di cui ci vengono tramandate le idee e che ci sembrano originali e innovatrici ma che, in realtà, semplicemente rispecchiano le idee di una percentuale della popolazione e non sono affatto delle testimonianze del singolo.

    La letteratura americana offre alcuni storie di bianchi aristocratici passati per rigore morale dalla parte dei neri: si ricordano due o tre nomi ma probabilmente erano in centinania a pensarla allo stesso modo. Son sicuro che migliaia di integralisti islamici biasimino lo sterminio di massa o addirittura la morte di un singolo ma solo un paio lo affermano pubblicamente; penso che non tutti quelli di AN userebbelo come fermacarte la testa di Vladimir Luxuria.. ma nessuno lo dice nemmeno in braille .

  8. #88
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    Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge. [1-Corinzi 14, 34]

    Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. [Efesini 5, 22]

    E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.
    Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore.

    [Colossesi 3, 18]
    ..Perchè i giudici invece di applicare la legge la interpretano

  9. #89
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    Se si ha pazienza e voglia di approfondire e di non fermarsi ad una lettura fondamentalista della Bibbia, consiglio questo stralcio di Ecclesiogenesi di Boff (scusate la lunghezza). La terza obiezione mi pare che risponda alla questione biblica:

    Non ci sono argomenti teologici determinanti contro l'ordinazione della donna, ma solo disciplinari.
    Nella presentazione degli argomenti e dei testi della Scrittura, la teologia fu in genere poco critica.
    Si fondava sul fatto che c'erano solo uomini come sacerdoti con funzione ministeriale.
    E questo fatto era ritenuto indiscutibile. Di conseguenza si verificò una interpretazione ideologica della tradizione e una lettura tendenziosa dei testi della Scrittura. Tale prassi è sostenuta ancor oggi, anche da teologi di un certo nome. Non è sufficiente ricorrere semplicemente a ciò che affermano le Scritture e la Tradizione. Esiste a questo riguardo una questione ermeneutica. Come dobbiamo leggere la Scrittura e la Tradizione? Esse consentono ai stabilire un fatto dogmatico e di diritto divino oppure dipendono anche da un contesto culturale e teologico? Esprimono in modo adeguato il contenuto del messaggio cristiano per ogni sviluppo della storia oppure sono un'incarnazione temporanea e circostanziale del grande avvenimento del messaggio cristiano di uguaglianza, di fraternità e di superamento di tutte le barriere spersonalizzanti tra gli uomini, affermate in nome di Dio?
    Il messaggio cristiano non si esaurisce in un semplice decorrere della storia. Esso avrà sempre i suoi limiti e perciò sarà sempre suscettibile di superamento, di miglioramento e di correzione. La Chiesa stessa riconobbe come uno dei segni dei tempi moderni la rivendicazione da parte delle donne di uguaglianza di diritto e di fatto con gli uomini (GS 9,227).
    Ciò non potrà o anche dovrà essere un luogo ermeneutico che ci permetterà di esprimere un giudizio critico sul passato ammettendo i suoi limiti? Con questo criterio ermeneutico analizzeremo gli argomenti classici ancor oggi sostenuti in certi ambienti teologici.

    a) Prima obiezione: la fedeltà storica: Gesù era uomo e non donna
    Conferendo il sacerdozio soltanto agli uomini, si dice, la Chiesa perpetua il ricordo che il sacerdozio deriva da Cristo che fu storicamente un uomo concreto e sessuato. Il sacerdote maschio agisce "in persona Christi", rappresenta nell'aspetto visibile e sacramentale della Chiesa, Cristo-Capo, cioè la persona concreta di Gesù Cristo, origine della nostra salvezza.
    A queste affermazioni obiettiamo con le seguenti riflessioni:
    è un fatto contingente che il Salvatore sia stato un uomo. Gesù stesso non avanzò nessun principio teologico da questo fatto. E mai sottolineò questa differenza. Anzi, contrariamente a ciò, quando si rivolgeva al pubblico, insisteva perché fossero superate le divisioni tra gli uomini. Escludeva proprio il fattore biologico e sessuale nell'annunciare l'uomo nuovo. "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre"(Mt 12,48-50).
    San Giovanni ha intuito la novità del messaggio cristiano che fa gli uomini essere figli di Dio: "A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati" (Gv 1,12-13). Con questa frase Gesù supera i limiti del giudaismo come religione fondata su fattori razziali. Il cristianesimo certamente non potrà tollerare, come principio dogmatico, che in esso si affermi, per quanto riguarda i ministeri, un fattore di ordine sessuale.
    Con Gesù Cristo si inaugurò una nuova solidarietà tra gli uomini, per cui "non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù" (Gal 3,28).
    Fare appello alla mascolinità di Cristo per giustificare il privilegio del sacerdozio ministeriale maschile non è altro che portare in campo una semplice dimensione fisica che non ha nulla a vedere con la fedeltà storica verso Gesù. Non è a questo livello che tale fedeltà deve essere collocata.
    Se questa motivazione dovesse avere valore, allora non comprenderemmo perché i sacerdoti non dovrebbero essere non soltanto maschi come Gesù, ma anche giudei come Gesù o meglio galilei come Gesù. Perché il Nuovo Testamento che fu scritto nella 1ingua greca, perché la Chiesa che parlava ufficialmente il greco e in seguito il latino e oggi le lingue parlate di tutto il mondo non osservarono la fedeltà storica nel Gesù storico, ma abbandonarono la lingua parlata da Gesù, l'aramaico, e si liberarono dai costumi, dalla religione e dalla cultura del giudaismo? L'argomento della fedeltà storica complica la questione più che chiarirla.
    Ciò che fa sì che qualcuno rappresenti Cristo non sono fattori di carne e di sangue, ma la dimensione della fede e l'adesione a Cristo e alla sua Chiesa. Che fino a oggi nella Chiesa abbiano avuto accesso al sacerdozio ministeriale soltanto uomini è dovuto non al fatto che Cristo era uomo, ma ad altri fattori di ordine storico e sociologico.

    b) Seconda obiezione : Gesù Cristo scelse solo uomini come apostoli e non donne.
    Può significare questo fatto che era volontà esplicita di Gesù Cristo - e perciò di diritto divino - che nessuna donna potesse avere autorità apostolica e che pertanto fosse un soggetto inabile per il ministero sacerdotale? Di tale supposizione non vi è nessun indizio nel messaggio di Gesù e nella Chiesa primitiva. Il sacerdozio e l'apostolato di ufficio nella Chiesa costituiscono (semplicemente) una funzione sociale.
    L'attuazione di questa funzione varia secondo la società e l'ambiente culturale. Come abbiamo prima considerato, al tempo di Gesù, nonostante tutte le libertà affermate come principio a favore della donna, era semplicemente impossibile che una donna svolgesse una funzione religioso-sacerdotale. Lo affermava anche l'Ambrosiaster (autore ignoto di un commento alle tredici lettere di San Paolo nel secolo IV): "al tempo di Gesù non vi era nessuna donna preparata a questo compito". Se non le era concesso di conoscere la legge, come poteva spiegarla? Se nemmeno poteva apparire in pubblico ed entrare con pieno diritto nella sinagoga, come poteva esercitare una funzione sociale e religiosa?
    In queste condizioni, ben comprendiamo come Gesù e gli apostoli non abbiano ammesso le donne come testimoni del Risorto e di conseguenza non siano state incorporate nel collegio apostolico. Certamente si deve a questo fatto che la prima testimonianza scritta sulla risurrezione (1Cor 15,3) non nomini le donne come testimoni delle apparizioni del Signore risorto come fanno posteriormente i Vangeli. Le loro prove, per quell'epoca, non sarebbero state accettate perché non avevano valore giuridico.
    Non vogliamo discutere qui della posizione sociale e religiosa della donna, ma, date le condizioni ambientali, ci domandiamo: chi poteva rappresentare ufficialmente, in quella situazione culturale, Gesù Cristo e la sua causa?
    Soltanto gli uomini. Però questo non significa che Gesù e la Chiesa primitiva fin da principio e per sempre così avessero stabilito in modo definitivo. Tirare tali conclusioni con simili ragionamenti urterebbe contro la più elementare ermeneutica e si metterebbero in rilievo, dando loro un valore assoluto, frasi o situazioni separate dal loro contesto vitale che è dato dalla cultura socio-religiosa dell'epoca.
    Se qualcuno volesse insistere affermando che Gesù disse soltanto agli apostoli nell'ultima cena "Fate questo in memoria di me" e che con tale affermazione non includeva le donne, allora dovremmo domandarci: Cristo intendeva soltanto consacrare il pane e il vino oppure in senso più ampio, chiedeva di celebrare il memoriale della sua morte come sacrificio comprendendo anche l'atto di mangiare e bere, la preghiera comunitaria e la celebrazione della Cena dell'unità dei fratelli? Se la seconda alternativa è quella vera, ciò vorrà dire che soltanto gli uomini possono celebrare la Cena e che le donne quindi ne resterebbero escluse?

    c) Terza obiezione. San Paolo affermò che le donne non possono parlare nella Chiesa. Come potranno perciò presiedere alla parola e all'eucaristia?
    Ci sono tre testi di San Paolo che entrano in questione: 1Cor 11,5: "Ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo (marito)".
    1Cor 14,34-35. "Come in tutte le comunità dei fedeli le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea".
    1Tm 2,11-12: "La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, ne di dettare legge all'uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo".
    I testi citati sembrano talmente chiari da esimerci dal discutere sul problema dell'accesso della donna al sacerdozio. La questione sarebbe risolta da San Paolo: se essa non può insegnare, tantomeno consacrare.
    Isolati dal loro contesto, i testi potrebbero arrivare a queste conclusioni, essi però devono essere interpretati secondo i criteri di quella società in cui la donna non godeva nessun diritto pubblico.
    San Paolo viveva in tale cultura; egli rispecchia la situazione del suo tempo, e non poteva essere diversamente. Derivare da tale cultura una norma valida per ogni tempo, sarebbe bloccare la storia, il che significa distruggerla o negarla.
    La fede cristiana trascende il tempo. Essa però è sempre inserita nelle particolarità di un'epoca, con le sue coordinate di significato storico, con i suoi costumi, con le sue leggi e i ruoli dei vari gruppi umani. La fede non interviene a sacralizzare tali espressioni, essa si inserisce in esse, senza però confondersi con esse. Per questo bisognerà sempre fare distinzione fra fede e teologia, tra messaggio cristiano e la sua espressione sociale, tra cristianesimo e la sua incarnazione dentro un determinato e limitato universo linguistico e culturale. Queste distinzioni, nel caso della posizione della donna nella Chiesa, hanno un loro peso e carattere indispensabile di necessità, se vogliamo capire le finalità fondamentali del cristianesimo che non sono affatto quelle di sacralizzare determinate espressioni culturali.
    Passiamo ora all'analisi dei passi citati:
    Il primo testo di 1Cor 11,5 non comporta difficoltà. In esso Paolo concede alla donna contrariamente alla tradizione giudaica, il diritto di profetizzare nella comunità. Però dovrà farlo secondo le norme che allora dovevano essere dettate dal decoro e dal buon senso. Oggi esse non avrebbero alcun significato perché nessuna donna usa più il velo per il culto.
    E ancora. Paolo svolge il suo discorso in maniera che per noi oggi non ha nessun carattere costringente: "Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l'uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere?" (1Cor 11,14). Tale asserzione, come pure altre che si riferiscono alla donna, dipende da un modo di pensare che non deve e non può essere più valido per noi, soprattutto in un mondo, come l'attuale, in cui gli uomini portano con vanto i capelli lunghi. E ciò non è proprio un'offesa alla natura umana.
    Il secondo testo di 1Cor 14,34-35 presenta due possibilità di interpretazione esegetica. La prima, che oggi pare abbia più peso, afferma che i versetti che si riferiscono alla donna sono un'interpolazione di un giudeo-cristiano. Gli argomenti sono tenuti in molta considerazione. L'avvertimento interrompe il discorso di Paolo che sta trattando dell'ordine nella comunità, cioè quando si deve parlare e quando si deve tacere nella comunità. Avverte particolarmente i profeti. Lasciando da parte il testo riferito alle donne, giacché la sua posizione fu risolta nel capitolo 11, troviamo una sequenza logica e normale con il testo successivo: (v. 31) Tutti infatti potete profetare, uno alla volta, perché tutti possono imparare ed essere esortati. (v. 32) Ma le ispirazioni dei profeti devono essere sottomesse ai profeti. (v. 33) Perché Dio non è un Dio di disordine ma di pace. ( Si omette il testo riferentesi alle donne: versi 34-35). Forse la Parola di Dio è partita da voi? O è giunta soltanto al voi? Chi ritiene di essere profeta o dotato di doni dello Spirito deve riconoscere che quanto scrivo è comando del Signore.
    Come si può notare, l'ordine logico è rigorosamente osservato, se ammettiamo l'interpolazione.
    Essa pare plausibile per un ordine testuale. L'espressione "Chiesa dei Santi " è un'espressione tecnica delle comunità giudeo-cristiane, in cui la donna secondo la legge mosaica, doveva rimanere in silenzio durante le riunioni cultuali.
    Di fronte a ciò, non si può attribuire a Paolo questo avvertimento proibitivo, perché non dobbiamo supporre che l'apostolo nella stessa lettera si contraddica con se stesso: prima dà ordine di parlare (1Cor 11,5) e poi di tacere (1Cor 14,34).
    Il secondo tipo di esegesi non si presta per una discussione sull'autenticità paolina del testo del cap.14, che porta il titolo: Norme pratiche: che tutto si faccia per edificare (v.26. cfr. v. 3.4.5.12.17). In questo contesto non si afferma soltanto che le donne devono tacere in chiesa (1Cor 14,34: taceant in Ecclesia), ma pure che colui che ha il dono delle lingue ugualmente se ne deve stare in silenzio (taceat in Ecclesia) a meno che non sia presente un interprete (v. 28). Quando qualcuno in una comunità riceve una rivelazione, parli pure, ma il profeta taccia (v.30: taceat). Ora in questo contesto di ordine e disciplina anche la donna deve restare in silenzio, a meno che il suo intervento non serva per l'edificazione di tutti. Senza dubbio non dobbiamo ammettere che Paolo voleva che sempre le donne tacessero nelle comunità, perché non possiamo onestamente supporre che un discorso delle donne in una comunità sia sempre negativo per l'edificazione.
    In questo senso non risulta sia intenzione di Paolo determinare una proibizione come principio.
    Rimane il terzo testo di 1Tm 2,11-12: ...La donna deve restare in silenzio ...Non concedo a nessuna donna di insegnare. Le parole sono di per sé molto chiare.
    Ma proprio per questo motivo tali parole possono ricevere un'interpretazione ideologica per giustificare una situazione protrattasi fino ai giorni nostri. Se oggi le donne potessero parlare come loro spetterebbe (già lo possono fare, e ancor più di quanto lo fanno), questo testo non sarebbe visto come impedimento e disobbedienza all'avvertimento di Paolo.
    Aggiungiamo semplicemente: dobbiamo cercare di capire Paolo, o uno dei suoi discepoli, autore della lettera, nel contesto di discriminazione generalizzata nei confronti della donna. Infatti è proprio questo che si verifica nel testo successivo a quello che ordina il silenzio delle donne. In esso si dice tassativamente: Alla stessa maniera voglio che facciano le donne, con abiti decenti, adornandosi di pudore e riservatezza, non di trecce e ornamenti d'oro, di perle o di vesti sontuose, ma di opere buone, come conviene a donne che fanno professione di pietà. (1Tm 2,9-10) Oggi lasciamo perdere questo "voglio" tassativo di Paolo perché comprendiamo che le sue parole non possono essere usate per finalità di convenienze cosmetiche inventate dalla rivelazione e dall'ispirazione.
    Perché la teologia insiste tanto sul silenzio delle donne e non si preoccupa del loro decoro esterno?
    Non è perché il passo di 1 Tm 2, 11-12 si presta a giustificare ideologicamente uno status religioso a cui solo uomini possono avere accesso? E ancora più. Questa stessa lettera ordina che per la consacrazione di un vescovo deve essere scelto un uomo che abbia una sola donna (1Tm 3,2) ... e che mantenga i suoi figli sottomessi e in grande onestà (3,4).
    Dove esiste ciò nella Chiesa? Se oggi un uomo sposato, come avviene nella Chiesa Brasiliana, per ipotesi fosse consacrato vescovo secondo i riti e le intenzioni canoniche, la Chiesa considererebbe valida questa consacrazione. Se fosse una donna la riterrebbe invalida forse proprio in riferimento al testo di 1Tm 2,11-12.
    Per quale ragione la Chiesa non segue anche oggi le prescrizioni molto chiare a riguardo delle vedove contenute in 1Tm 5,3-16?
    La risposta è semplice e universalmente accettata: perché nella nostra società le vedove occupano una funzione religiosa e sociale diversa da quella del tempo degli apostoli. Quali vescovi oggi potrebbero ripetere ciò che si afferma in 1Tm 6,1: "Quelli che si trovano sotto il giogo della schiavitù, trattino con ogni rispetto i loro padroni, perché non vengano bestemmiati il nome di Dio e la dottrina". Agli oppressori moderni la Chiesa non ripeterà questo testo, perché essa sa che il messaggio in esso contenuto è condizionato dall'ambiente dell'epoca in cui la schiavitù costituiva un dato di fatto intoccabile. Come cerchiamo di interpretare questi brani nel significato ermeneutico di allora, nello stesso modo dobbiamo interpretare il testo che si riferisce alla posizione della donna, a meno di voler alimentare l'ideologia dello status ecclesiale. Si tratta quindi non di un jus divinum, ma semplicemente di un jus ecclesiasticum suscettibile di riforme.

    d) Quarta obiezione: nella tradizione della Chiesa mai esistettero sacerdotesse e neppure la madre di Cristo lo fu.
    È un dato concreto che la tradizione non parla mai di sacerdotesse. Ci sono accenni a diaconesse che ricevevano il ministero, soprattutto a partire dal secolo IV, per mezzo di un'ordinazione fatta con l'imposizione delle mani e che appartenevano alla gerarchia ecclesiastica. Non soltanto si occupavano della pastorale del battesimo delle donne, ma era loro concesso anche di leggere l'Epistola e il Vangelo, portare la stola, distribuire la comunione. Il rito dell'ordinazione corrispondeva, nel secolo XI, esattamente all'ordinazione dei diaconi 23. Ci sono accenni a sacerdotesse cristiane tra i Priscilliani, però questo è espressamente contestato dal Sinodo di Nimes (394). Il papa Gelasio in una lettera ai vescovi dell'Italia Meridionale nell'anno 494 condanna gli abusi da parte di certe donne "che prestano servizio all'altare e che compiono tutto ciò che è strettamente riservato agli uomini".
    Qui non si tratta di diaconesse, bensì di veri ordini maggiori. Tuttavia questa prassi non fu mai accettata. La tradizione della Chiesa riservò alla donna tale trattamento che risale fin dalle origini. Non si facevano altre discussioni al riguardo, ne da parte delle donne era portato avanti nessun tipo di rivendicazione.
    Haye van der Meer che studiò dettagliatamente la dottrina della tradizione su questo tema concludeva: "In nessun luogo in tutta la letteratura della patristica a riguardo del sacerdozio della donna troviamo riflessioni che per motivi essenziali negano il sacerdozio alle donne. Troviamo espressioni del genere: gli apostoli non inviarono in missione nessuna donna. Maria non battezzò Gesù; la donna fu sedotta; la donna istruì una sola volta l'uomo (nel Paradiso) e ciò fu causa di perdizione; Paolo lo vietava...". Neppure Maria era sacerdote ...; non ricevette il sacramento dell'Ordine né esso avrebbe senso per lei perché possiede un sacerdozio superiore a quello dei sacerdoti ordinati. Come corredentrice e mediatrice essa fu sempre considerata e venerata come sacerdote " eminentiori modo". Poiché Maria era portatrice di un sacerdozio ben superiore a quello dei ministri della Chiesa, non può essere addotto tale fatto come argomento per escludere le donne dal sacramento dell'ordine. Per Maria non è una diminuzione il fatto di non aver celebrato l'eucaristia. Essa fece molto di più di questo: era la Madre di Dio; educò e offrì il suo Figlio e insieme a lui divenne causa della nostra salvezza.

    Conclusioni: ciò che rimane è un costume e non una tradizione dottrinale.

    Dalle riflessioni fatte fin qui possiamo dedurre le seguenti affermazioni:

    a) Dal punto di vista dell'ermeneutica e dell'esegesi non ci sono argomenti scritturistici determinanti che escludano la donna dall'ordine sacerdotale.
    b) La tradizione non porta nessun principio teologico fondamentale che giustifichi la prassi attuale di conferire il sacerdozio solo agli uomini. Si può affermare con sufficiente chiarezza che tale prassi è dovuta a uno sviluppo storico sociologico. La donna però un po' alla volta prese coscienza della sua parità di diritti con l'uomo, distruggendo le barriere discriminatorie che furono erette anche nel cristianesimo. L'esclusione della donna dal sacerdozio rifletteva la sua condizione di inferiorità nella società stessa.
    c) Si tratta quindi non di una tradizione dottrinale, ma del sopravvivere di un costume millenario, costume che può essere suscettibile di trasformazioni in seguito alla nuova coscienza della dignità della donna e della collaborazione che essa può dare nella Chiesa.
    Così concludeva il card. Daniélou: "Nulla di decisivo fu contrapposto a un'eventuale ordinazione delle donne; lo studio della questione può quindi proseguire...".
    d) In base a questa nuova riflessione sulla condizione della donna, la Chiesa luterana ormai da più di quindici anni conferisce l'ordine ministeriale alle donne.
    Nello stesso modo anche la Chiesa anglicana, anche se con maggiori riserve. Nel 1971 Sally Jane Priesand, superando una tradizione millenaria, fu consacrata rabbino a Cincinnati.
    Nella Chiesa cattolica vi sono religiose che assunsero in alcune regioni tutte le funzioni sacerdotali tranne quella di consacrare e confessare. È già un grande passo in avanti. Fin dove potremo arrivare?

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    Innanzitutto, io non ritengo affatto "Fondamentalista" la mia lettura della bibbia, quantomeno non se per "fondamentalista" si intenda una lettura che si prefigga fin da principio lo scopo di dimostrare, anche forzandone a dismisura la lettera, la veridicità di una interpretazione piuttosto che di un altra. In questo senso sono piuttosto certi cattolici, ad essere fondamentalisti. Sono invece io il fondamentalista, qualora per fondamentalismo si intenda il semplice dare importanza ai significati primari della bibbia laddove essa parla in maniera schietta e senza parabole o simbologie, e dare importanza a tali significati primari almeno quanto ai presunti sottintendimenti simbolici ai quali solitamente si giunge attraverso un percorso dai tratti molto fantasiosi e dalla meta alquanto sfocata.

    Sul fatto che la giustificazione del mancato sacerdozio per le donne risieda nella mascolinità di Gesù, è sicuramente una delle ipotesi più assurde, se non altro perchè a seguire questo orientamento a nessuno dovrebbe essere concesso il sacerdozio se non ai nati in palestina, nè più alti nè più bassi di Gesù, con lo stesso colore dei capelli eccetera.

    Riguardo alla frase di Cristo "non c'è più nè uomo nè donna", se anch'io non volessi soffermarmi sul significato apparente della frase, e se diventassi così meno "fondamentalista", potrei accusare voi di fondamentalismo, poichè ad una lettura più attenta all'interno del contesto di riferimento vediamo proprio come Gesù attribuisca alla propria influenza, proprio per magnificarla, la proprietà di rendere tutti uguali davanti al signore, elencando tutta una serie di rapporti di subordinazione che sono indiscutibilmente tali nella vita terrena: nè schiavo (subordinato) nè libero (sovraordinato), nè uomo (sovraordinato) nè donna (subordinato) seppur nei limiti nazionalistici tipici anche di Cristo, che non si spinge nel rendere "eguali" che greci e giudei, ma escludendo tutti gli altri popoli, compresa la Cananea che Cristo si rifiuta inizialmente di aiutare paragonando tutti i cananei a dei cani, compresa ella che gli aveva già dimostrato grande fede e devozione.

    La mascolinità sia di tutti i sacerdoti biblici che di tutti gli apostoli non può ovviamente essere la radice diretta della discriminazione sessuale del sacerdozio. sia la mascolinità imperante in tutti i ruoli chiave della bibbia (tranne che ovviamente quando per un uomo era impossibile partorire Gesù) sia la mascolinità imperante ancora oggi nel sacerdozio sono entrambe non delle cause ma degli effetti di una causa ben più profonda e antica, vale a dire il brodo primordiale di patriarcalismo esasperato e di maschilismo assoluto entro il quale nacquero e crebbero le culture creatrici di certe religioni e le religioni stesse.

    Per decine, centinaia di volte il vecchio testamento è esplicito quanto più non potrebbe essere sulla indiscussa sottomissione diretta della donna e della moglie rispetto all'uomo e al marito. E per altre migliaia di volte riserva punizioni esemplari e capitali alle donne mentre il destino dell'uomo che compia la stessa azione è quasi sempre una ammenda oppure non viene menzionato affatto, senza che accada mai, neppure una volta, un peccato per il quale il solo maschio debba essere punito, e senza che mai, neppure una volta, venga citata la parola "uguaglianza" nelle 2000 pagine della Bibbia.

    Entro un contesto del genere, come potevano i profeti essere donne? come poteva Gesù essere donna? e come avrebbe potuto Gesù, pur con le sue straordinarie gesta innovative, arrivare a fare addirittura apostoli donna? e come potrebbe la chiesa oggi, che di quella cultura originaria è espressione ufficiale, e che dai frutti di quella cultura trae inspirazione (la bibbia) ordinare donne al sacerdozio o comunque, anche nel caso lo concedesse, non mantenere netta e visibile una serie di subordinazioni della donna rispetto all'uomo in un messaggio simbolico di indiscutibilità di tale subordinazione?

    Io non condanno la chiesa per questo e anzi la ritengo una delle poche scelte coerenti con i testi sacri, ovviamente grazie al fatto che essere coerenti con sacre scritture che ti danno il potere è molto più facile che essere coerenti con quelle che vorrebbero toglierti il potere.
    ..Perchè i giudici invece di applicare la legge la interpretano

 

 
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