Il regista: «La prima scena che girerò sarà quella dei killer che sparanO in chiesa»
Lizzani: un film su don Peppino Diana
«Eroe normale, ucciso perché si era schierato dalla parte dei più deboli»
(Ansa)
MILANO—Chi è don Peppino? La domanda risuonò forte nella navata deserta della chiesa di San Nicola, a Casal di Principe. La messa sarebbe dovuta cominciare da lì a poco, ma di qualcuno che somigliasse a un prete neanche l’ombra. Don Giuseppe Diana era infatti ancora in sacrestia, vestito con gli abiti borghesi che era solito indossare. «Sono io don Peppino », disse avanzando e guardando dritto i due uomini che, lo intuì certo, non erano lì per confessarsi. Difatti estrassero le pistole. Quattro colpi, tutti a segno: due in testa, uno in faccia, uno nella mano, alzata nel vano tentativo di proteggersi. Don Diana, parroco di un paesino campano dominio del clan dei casalesi, morì così, a 36 anni, il mattino del 19 marzo 1994, festa di San Giuseppe, il suo onomastico. «Ucciso perché aveva scelto di essere prete nel vero senso della parola, schierato dalla parte dei più deboli contro il racket e lo sfruttamento degli extracomunitari. Un uomo di fede che ha sfidato la camorra a mani nude, un esempio di una normalità eroica, uno dei personaggi tra i più significativi del Novecento italiano», lo definisce Carlo Lizzani, regista con la passione per la storia e la cronaca dei nostri anni, ora deciso ad arricchire la sua galleria di grandi ritratti con un film proprio su don Peppino Diana. «Ci tengo così tanto che, per scavalcare le solite trafile, ho deciso di stringere i tempi e diventare produttore di me stesso. Mestiere che conosco bene, visto che come produttore ho fatto esordire i fratelli Taviani, Marco Ferreri, ho realizzato con Godard Vangelo 70... Stavolta al mio fianco ci sarà Progetto Immagine di Elio e Maurizio Manni, con cui ho già realizzato la fiction su Maria Josè».
Quello su don Diana nasce invece come film per il grande schermo. Inizio delle riprese dopo l’estate, sceneggiatura scritta da Nicola Badalucco, storico collaboratore di Lizzani. «E conto sulla supervisione di Roberto Saviano e dell’associazione Libera, nata in nome di Peppe Diana per lottare contro le mafie», aggiunge il regista. Ma chi interpreterà don Diana? «Non dovrò faticare, per un ruolo così un attore farebbe carte false... Non mi interessa cercare somiglianze, don Diana non era un volto così noto. Però vorrei qualcuno dai tratti mediterranei, bruno, sui 40 anni. Ho in mente tre nomi, Alessandro Gassman, Pierfrancesco Favino, Massimo Ghini». Di sicuro la prima scena che girerà sarà l’ultima. «Quella dell’uccisione. La girerò in "soggettiva", tutto visto dai killer che si preparano a colpire. Voglio avere subito la "scena madre" per presentarla con la sceneggiatura ai distributori e dare così un assaggio di quel che sarà il film. Una nuova formula di promozione. Invecchiando non mi stanco di sperimentare nuove strade», assicura l’85enne regista. «La vicenda di don Diana è emblematica per metter a fuoco uno dei nodi centrali di quella malavita incistata che frena e paralizza tutto il Mezzogiorno e dilaga, attraverso vie finanziarie, anche nel Nord. Contro quelle prepotenze e connivenze malavitose così radicate da sembrare inevitabili, Giuseppe Diana si batte e paga con la vita. Senza mai considerarsi un eroe. Diceva: "Non c’è bisogno di essere eroi, basterebbe ritrovare il coraggio di avere paura, il coraggio di fare delle scelte, di denunciare"».
Giuseppina Manin
01 aprile 2009
http://www.corriere.it/spettacoli/09...4f02aabc.shtml
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Don Peppino Diana, un eroe normale, un martire della Chiesa fu ucciso dai camorristi del clan dei casalesi per aver scritto una lettera a tutti i parroci del territorio interessato dal disumano dominio della camorra.
Il documento diffuso a natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana da don Peppino Diana e dai parroci della forania di Casal di Principe
“PER AMORE DEL MIO POPOLO”
Siamo preoccupati
Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.
Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.
Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.
La Camorra
La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.
I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.
Precise responsabilità politiche
E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.
La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.
Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.
Impegno dei cristiani
Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno.
Dio ci chiama ad essere profeti.
- Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);
- Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);
- Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);
- Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5)
Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che é la fonte della nostra Speranza.
NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO
Appello
Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”
Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa;
Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26).
Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.
Forania di Casal di Principe (Parrocchie: San Nicola di Bari, S.S. Salvatore, Spirito Santo - Casal di Principe; Santa Croce e M.S.S. Annunziata - San Cipriano d’Aversa; Santa Croce – Casapesenna; M. S.S. Assunta - Villa Literno; M.S.S. Assunta - Villa di Briano; SANTUARIO DI M.SS. DI BRIANO )




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