Chi tradisce i risparmiatori? Il gestore che non batte neanche la performance del BoT? O chi invece cerca extra-rendimenti assumendo maggiori rischi e snaturando così la natura del fondo? L'esplosione del caso Bnp Paribas – che all'interno di strumenti di liquidità (per definizione quasi privi di pericolo) aveva inserito strumenti legati ai rischiosi mutui subprime Usa – non è certo isolato e rende la domanda più che mai attuale.
BoT irraggiungibile, o quasi. Sotto l'aspetto dei risultati la questione è abbastanza chiara: il rendimento del BoT resta più delle volte una chimera per i gestori dei fondi obbligazionari e di liquidità italiani. Se si guardano gli indici Fideuram, il testa a testa è impietoso per le categorie obbligazionario euro governativi a breve termine e liquidità area euro, che dal 2000 in poi – come si legge nella tabella – escono sempre sconfitte dal titolo di Stato a 12 mesi (al netto della ritenuta fiscale e reinvestito ogni anno). Soltanto gli obbligazionari a medio/lungo termine riescono in media a spuntarla a 5 e a 7 anni, ma a causa dei rialzi dei tassi d'interesse restano irrimediabilmente in coda alla classifica sulla distanza di uno e tre anni. E se anche il confronto BoT-fondi obbligazionari e monetari è forse poco ortodosso per i «puristi» del risparmio gestito, resta però sempre l'amara constatazione che il più delle volte un risparmiatore avrebbe fatto meglio ad acquistare i «Buoni» che ad affidare il denaro a una gestione professionale.
Spese pazze. Tra i principali imputati di questa disfatta, più che le capacità dei gestori finiscono i costi dei prodotti. Eccessivi e spesso difficili da giustificare quando si parla di obbligazionario o monetario, come si legge nell'articolo della pagina a fianco. Un esempio? Scorrendo la classifica di rendimento nella categoria liquidità euro troviamo agli ultimi posti Euromobiliare Tesoreria e Azimut Garanzia, cioè due dei fondi più costosi in assoluto con un Ter (Total expense ratio, indicatore sintetico degli oneri che gravano sul patrimonio del fondo) rispettivamente dello 0,94% e dello 0,91%. In testa, forse non a caso, si trova invece Anima Liquidità, il meno caro con il suo 0,19% di spese, così come Leonardo Monetario Euro primeggia a 3 anni fra gli obbligazionari a breve termine e contemporaneamente ha costi ridotti (0,42%) rispetto alla concorrenza.
Attenti ai migliori. Senz'altro più delicata è invece la questione legata alla classificazione del prodotto di investimento. Nell'ultimo anno, per esempio, American Express Currency Alpha Plus Absolut Return è la migliore tra le Sicav estere inserita nella categoria liquidità area euro e a disposizione della clientela retail italiana: con un rendimento del 9,28% (al lordo del 12,5% delle imposte) è però a ben vedere più di un semplice fondo monetario. Infatti è sufficiente un'occhiata al prospetto informativo per far emergere che la Sicav, oltre a investire in titoli a breve termine investment grade espressi in euro, utilizza anche strumenti finanziari derivati su valute diverse. Un investimento lecito, certo, e di sicuro ben segnalato al risparmiatore attraverso la parola currency (valuta) nella denominazione del prodotto. Peccato che la gestione delle monete non sia proprio nel Dna di un fondo liquidità e comporti l'assunzione di rischi maggiori.
Tanto è vero che c'è disaccordo anche su come classificare questo prodotto: per Assogestioni, l'associazione che riunisce le Sgr italiane, il fondo AmEx rientra appunto nella categoria liquidità area euro. Per Cfs rating, società di consulenza del settore, è invece un flessibile. «Il Currency Alpha Plus Absolute Return non è un fondo flessibile – tiene a precisare Giobatta Michelazzo, responsabile Italia della distribuzione di American Express – ed è stato inserito fra i liquidità area euro perché non esiste una categoria currency». Grande confusione, insomma, anche fra gli addetti ai lavori. E i piccoli risparmiatori (per ora) stanno a guardare.


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