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E' però probabile che l'atman negato da Buddha non sia l'atman definito dall'advaita vedanta. Nel Buddhismo infatti l'atman corrisponde all'IO, non al Sè.
Citazione:
"Ātman is an essence of things that does not depend on others; it is an intrinsic nature. The non-existence of that is
selflessness".
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Bodhisattvayogacaryācatuḥśatakaṭikā
http://en.wikipedia.org/wiki/Atman_(Buddhism)
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a proposito dell'"idea buddista dell'Anatman, l' assenza del Se" riportata da Patto:
credo si possa dire che il Buddha abbia negato la realtà assoluta del Se in quanto io empirico, e anche a qualunque altro livello, anche quello ultraterreno e universale proposto dalle filosofie e religioni, ritenedoli tutti in definitiva solo dei gradi di realtà, non assoluti ma relativi e soggetti a continuo divenire, dei costrutti in definitiva. ma non ha negato una realtà ultima. se altri pensatori (es. Shankara, ma non solo indiani) l'hanno tutto sommato oggettivata, chiamandola Brahman o Atma, ecc., ma comunque dichiarando che erano solo concetti per indicare la Realtà in se al di là dei concetti, il Buddha l'ha solo chiamata con un nome che cercava di evitare qualunque oggettivazione e concettualizzazione di essa: nirvana, cioè estinzione, estinzione del relativo e delle realtà non assolute, compresi quindi i vari io/sè.
il fatto che poi successivamente sia stata comunque concettualizzata anche troppo (è il nulla, è un paradiso, è la pace dei sensi, ecc., ecc...) è un altro discorso...
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Citazione:
Originariamente Scritto da
Chakra
La corretta distinzione fra "io" e "sè" risolve molte apparenti contraddizioni del Buddhismo.
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Citazione:
Originariamente Scritto da
carthusian
Sì, ma l'Uno in quanto Uno non è "in rapporto" con nulla, e nemmeno con se stesso in quanto Uno, perchè già sarebbero due cioè l'Uno e la coscienza che l'Uno ha (è) di se stesso. In un contesto di Unità assoluta non c'è posto nemmeno per l'illusione in quanto o l'illusione è l'Uno stesso (ma un Uno che "diviene" illusione non è tale) o l'illusione è "altro" dall'Uno ( e dunque l'Uno non è realmente Uno). Non se ne esce, accidenti....
L'Uno è un termine simbolico che rappresenta l'Essere..e allora nasce dallo Zero Metafisico..che rappresenta il Brahman e l'Inqualificato...
Zero Metafisico inteso come assenza di qualificazioni.. e non assenza di quantità..che sarebbe lo zero matematico..
Il termine migliore per connotare il Brahman..è Infinito o Zero..e non l'Uno..in quanto Uno è un termine riferito sempre all'Essere..e alle filosofie e religioni che non vanno oltre l'Essere..Basti pensare all'ontologia del roveto ardente ..con io sono colui che è...che nell'induismo è il Brahman Qualificato..o Ishwara..ma non il Supremo Brahman Inqualificato o Nirguna..
Per uscire però dalle diverse simbologie del linguaggio..fondamentale per gli studi di metafisica è il libro di Guenon..Gli stati moltelplici dell'essere..
praticamente risolve tutte le questioni lasciate aperte dalla filosofia occidentale..
Se per esempio al termine Uno sostituisco quello di Infinito..ecco che si risolve il problema tra l'Uno e i molti..in quanto nell'Infinito per definizione deve esistere tutto..anche se al suo livello..
Ecco che allora lo Zero Metafisico si afferma nel'lUno o nell'Essere..pur rimanendo infinito e quindi inqualificato..esistendo le qualificazioni ad un livello che non lo possono far mutare o divenire..un livello quindi illusorio o inesistente rispetto al Principio..che non ne è toccato..
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in definitiva, Uno-senza-secondo, come dicono alcuni Maestri.
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No, in definitiva Uno con un secondo non oppositivo. Se l'Uno fosse semplicemente tale ed in quanto tale negazione del molteplice se ne deduce che tale Uno sarebbe a sua volta negato da ciò che nega (il molteplice appunto). Ma l'Uno (nemmeno quello del neoplatonismo, ancora preso nell'ontoteologia) per essere davvero tale deve non solo comprendere in sè la risoluzione di ogni contraddizione ma altresì ciò che contraddice la risoluzione in Uno di ogni contraddizione. Ovvero la propria stessa im-possibilità...
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Citazione:
Originariamente Scritto da
carthusian
Sì, ma l'Uno in quanto Uno non è "in rapporto" con nulla, e nemmeno con se stesso in quanto Uno, perchè già sarebbero due cioè l'Uno e la coscienza che l'Uno ha (è) di se stesso. In un contesto di Unità assoluta non c'è posto nemmeno per l'illusione in quanto o l'illusione è l'Uno stesso (ma un Uno che "diviene" illusione non è tale) o l'illusione è "altro" dall'Uno ( e dunque l'Uno non è realmente Uno). Non se ne esce, accidenti....
E' molto importante potersi liberare anche dell'"Uno". Infatti, la via dello Zen, per esempio, non estingue la dualità per affermare un monismo, ma realizza la vacuità (ku soku ze shiki shiki soku ze ku; la vacuità diviene i fenomeni e i fenomeni diventano vacuità).
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Citazione:
Originariamente Scritto da
Chakra
Non esiste nessun IO e nessun Sè che possano essere sostanziati nel buddhismo, esiste solo l'interdipendenza o coproduzione-condizionata.
I termini convenzionali di IO e Sè, spesso designano l'uno il sè relativo, convenzionale; l'altro il Sè universale ovvero la Vacuità per il buddhismo.
Quindi, un Sè, che non ha nulla di antropocentrico ed è cosmologico.
Non esiste nulla, per il buddhismo, che abbia natura propria.
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Citazione:
Originariamente Scritto da
yume9
in definitiva, Uno-senza-secondo, come dicono alcuni Maestri.
A questo "Uno-" qui, bisogna dargli un calcio e buttarlo via...è come salire in cima ad un palo alto trenta metri e fare ancora un passo...
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per quel che intendo io, Uno senza secondo è chiaramente solo un concetto per indicare la Realtà non oggettivabile, concetto che comunque non nega la molteplicità, la pone solo come grado di verità. esempio sempliciotto ma che a me piace molto: la mente non è fatta di tante cose, è unica, e se nei sogni appare molteplice, questa molteplicità non è né un nulla (perchè sempre mente è) né una molteplicità contrastante l'unicità della mente (che non si "frantuma" davvero, nei sogni).
si, il Buddismo non ha mai voluto definire una Realtà soggiacente al relativo, ma non l'ha neanche negata: di positivo c'è che non si rischia di rimanere invischiati nei concetti che servirebbero solo ad indicarla, ma è bene non cadere nel rischio di sostituire questa non concettualizzazione di ciò che è al di là dei concetti/relativi con altri concetti come "nulla", vuoto, vacuità, se non anch'essi come indicazioni per aiutare l'intuito/buddhi, non quindi come affermazioni di ciò che c'è "al di là" dell'estinzione del relativo.