
Originariamente Scritto da
informauro
"Aò, c'annamo a Foggia?". A Foggia?
Si, perchè per lo schema di quell'anno l'ultima partita del girone finale (all'italiana) della Coppa Italia, sarebbe stata Foggia - Roma e - avesse vinto - la Roma avrebbe alzato la Coppa.
Ora bisogna che chiarisca tre cose:
1) Io - promosso a scuola - me ne stavo tranquillamente al Lido Azzurro di Torre Annunziata, assieme agli amici di sempre, Andrea e Claudio "romanisti fino al coccige" come si diceva .. (ove poi il pertugio immediatamente contiguo, rappresentava e da sempre rappresenta il luogo dove ai cuginastri è permesso di allungare la lingua).
2) Dei miei fratelli, uno già lavorava (e si era comprato da pochissimo una Fiat 500 color aragosta, nuova fiammante); l'altro il 29 giugno - cioè il giorno della partita avrebbe festeggiato l'onomastico.
3) Mio padre (a Roma per lavoro) e soprattutto mia madre, mi avrebbero mandato a Foggia, assime ad Andrea e Claudio.........
col cacchio....!
E dunque un po' tutti e quattro (io, Pietro, Andrea e Claudio) ci eravamo rassegnati a veder la finale in un bar all'Oncino, disperando di poter in qualche modo festeggiare se non fra di noi.
Ma - come spesso, spessissimo il caso ha voluto - quando si tratta della MAGGGICA, non si sa perchè, ma un aiuto da San TIFONE arriva. Sempre.
Avvenne così che quel tarpano del mio fratellone lavoratore, perse le chiavi di casa, proprio mentre mio padre approdava in quel di Torre, con la sua FIAT 124. Ora, non si trattava di trovare un fabbro o un ferramenta per aprire la porta. No!!! Mio padre (e soprattutto mia madre) ne fece un dramma di famiglia. In sintesi obbligò mio fratello ad alloggiare da una mia zia (senza potersi cambiare né mutande, né camicia) per tre giorni. E poi saremmo andati "a vedere un po' questo sciammannone cosa ha combinato:::". Appresa questa decisione quel figlio di buona donna di mio fratello fece lo gnorri (furbo e falso, come solo lui sa essere). Io invece non ce la feci: "Aò Andre' Papà e Mamma ce porteno a Roma, artro che Foggia..."
Com'è come non è, la partita la diedero in TV. Sia chiaro, in bianco e nero!!!
Com'è e come nun è la Roma vinse 3 a 1.
E con la formazione proposta da Alessandro 83 sulla foto-ricordo. Ma che comunque ve la dico: Ginulfi, Spinosi e Carpenetti; Salvori, Cappelli e Sanarini, Enzo, Cordova, Cappellini, Capello e Peirò.
Allora?
Allora ci vestimmo da "romanista medio" come solo noi sapevamo fare:
- cappelletto della Roma,
- maglietta della Roma,
- carzoni corti (de via Sannio....)
- sandali,
- bandiera della Roma
- RAGANELLA (in legno, dipinta di giallo e rosso)
- fischietto della Roma.
E così - con l'aggiunta del tamburo de' mi fratello er tamburista, ci infilammo nella 500 rosso aragosta, nuova fiammante.
E gira de qua e gira de là, li turisti (quanta fica....!) e tutti ce chiedevano: "Aò ma chè successo?" "Comm'è, nun ce lo sai? Aamo vinto aa Coppitaglia, aò!"
E suona di qua e corri di là, imbocchiamo piazza Venezia, un giro a piazza del Collegio Romano, una strombazzata al Pantheon intorno alla fontana, e poi di nuovo indietro a piazza Venezia e su verso il Quirinale. Se non che a via IV Novembre non eravamo i soli a fa' canizza. E allora guarda de qua e fatte guardà....boom!!! Mi fratello sbatte dritto dritto drento a 'na Giulietta de li Caramba. Io -che stavo fuori dal tettuccio - mi ritrovo a baciare il parabbrezza con davanti gli occhi occhialuti e spaventati di mio fratello. (Il terzo, ovviamente pulito e compunto se n'esce senza un graffio dalla portiera e ci dice con distacco: "Dio cosa hai combinato!", ar grande - e a me "togliti di li, imbecille, non ti sarai anche fatto male?" (ma l'anima deli....).
Il guaio fu che il Caramba era de Foggia. E comm'è e comme nun è se semo ritrovati ar comando, proprio li sopra a via XXIV maggio, davanti all'obelisco der Quirinale.
Na strizza de la Madonna, te dico. Io piagnevo come 'na criatura (io piango spesso, aò), er grande tremava come 'na foja ("Stavorta finisco ar gabbio...") ed il mezzano taceva meditando il da farsi. Infatti non fece e non disse proprio nulla.
Tornammo a casa tardissimo (quegli stronzi dei Caramba non ci permisero neanche una telefonata), per la gioia di mio Padre, al quale la storia delle chiavi perse non era affatto andata giù. Mio Padre, al quale quella sera prodevano terribilmente le mani...
informauro