
Originariamente Scritto da
Massimiliano Gallo su "Il Riformista"
In mancanza del consueto giallo dell'estate (la povera ragazza uccisa a Garlasco è stata oscurata dalla strage di Duisburg e dalla temuta crisi economica) e in attesa che i leader politici concludano le loro vacanze, in soccorso dei giornalisti accorre il segretario dei Radicali Rita Bernardini che ieri mattina, in un accesso di magnanimità nei confronti della categoria, ha lanciato l'osso.
«Mi chiedo come mai attorno ai palazzi della politica, nel centro di Roma, la lingua che si parla sempre più nei locali, nei bar e nei ristoranti, è il napoletano. Si tratta di ingressi recenti, di persone che hanno speso centinaia di migliaia di euro per ristrutturare negozi che non erano certo mal messi, anzi. Alcuni sono stati riammodernati tre volte in tre anni, sempre con arredi extra-lusso. Basta farsi un giro tra Torre Argentina e Sant'Eustachio e vedrete che ci sono molti locali che sono stati rilevati, non so se dalla camorra. La cosa, da cittadina, mi insospettisce. Non capisco perché lo stesso sospetto non venga ai magistrati. La mia impressione è che qui attorno ci sia un riciclaggio dei guadagni provenienti dal mercato dalla droga».
Apriti cielo. L'ondata di indignazione è tanto ampia quanto bipartisan. E imbarca sia il rifondarolo Gennaro Migliore sia Paolo Cirino Pomicino, senza lasciarsi sfuggire Alessandra Mussolini e tanti altri, ivi compreso l'ex presidente del Napoli Corrado Feriamo che tiene a ricordare le origini partenopee del capo dello Stato. Tutti, in soldoni, accusano Rita Bernardini di superficialità, di dolosa generalizzazione e soprattutto di razzismo (anche se lei non ha mai detto che tutti i napoletani sono camorristi). Come fa il presidente della commissione Vigilanza della Rai, Mario Landolfi che si chiede: «Bernardini avrebbe manifestato analoghe preoccupazioni se avesse ascoltato nei pressi della Camera dialetti diversi da quello napoletano?». Ed è proprio auesto il punto. E inutile prendersi in giro, o nascondere la testa sotto la sabbia: Napoli non è Milano. Il dialetto lombardo non avrebbe destato le stesse curiosità, a noi sembra la cosa più ovvia dei mondo. Non è certo stata la Bernardini ad aver scoperto, ieri mattina, la camorra e il riciclaggio su grande scala del denaro sporco in attività commerciali.
Né tantomeno è colpa sua se le cronache quotidiane di Napoli sono da anni un interminabile bollettino da far west, o se le immagini della città sommersa dall'immondizia hanno fatto il giro del mondo. E vero, la segretaria dei Radicali ha parlato, per quel che ne sappiamo, senza citare un solo elemento di fatto e questo non va bene. Ma è altrettanto vero che Rita Bernardini non è un magistrato: dice la sua e se ne assume la responsabilità. Molto più inconcepibile ci sembra questa levata di scudi, quest'orgoglio partenopeo ferito che sa un po' di posticcio, come se non ci fosse più voglia di parlare di camorra, o di mafia o di 'ndrangheta. Ieri, su queste colonne, all'indomani della strage di Duisburg Antonio Ghirelli ha posto una questione non secondaria: possibile che la nostra classe politica non si renda conto che al Sud la malavita organizzata crea danni ben più gravi di qualsiasi legge sul mercato del lavoro, si chiami essa Biagi o Treu?
Non è un caso se la dichiarazione più ragionevole porta la firma di un comico, Francesco Paolantoni, che ha così commentato le parole di Rita Bernardini: «Sono per non generalizzare perché è molto facile farlo. La mia preoccupazione, però, è che sia diventato troppo facile farlo perché ci siamo messi in condizione che ciò accada. Il cattivo esempio a Napoli è ormai dilagante. Invece di limitarci solo a criticare, dovremmo impegnarci affinché vengano meno non solo i luoghi comuni, ma anche le condizioni che hanno consentito la loro creazione».