I diktat lanciati, prima di Verona, dalle colonne de La Stampa e del Corriere della Sera da parte di Gad Lerner e Arrigo Levi a Gianfranco Fini per il suo "accreditamento" nel pantheon della democrazia non possono che lasciare perplessi. Fini, secondo costoro, avrebbe dovuto chiedere perdono non solo agli ebrei ma a tutto il popolo italiano (se non all'universo intero) per ciò che non aveva commesso, vale a dire le leggi razziali del fascismo.Ora, che quelle leggi siano state un errore lo si è detto e ridetto migliaia di volte, prima di Fiuggi. Per cui o certa intellighentzia non legge e non sente, o sotto c'è dell'altro. E' evidente l'intento esorcistico di attribuire ai soli fascisti duri-e-puri, che dal Ventennio finirono nella RSI, la responsabilità della politica antisemita, salvando così in blocco gli antifascisti diventati tali solo dopo il ribaltone del 25 luglio.E allora occorre rinfrescare la memoria su ciò che certi maitres-à-penser scrivevano a proposito dei loro consanguinei e affini.Il dott. Arrigo Levi, ad esempio, ci dica che ne pensa del massimo campione del laicismo progressista, Voltaire, che, scrivendo degli ebrei, li definiva "popolo ignorante e barbaro, che unisce la più sordida avarizia alla più detestabile superstizione e all'odio incrollabile per tutti i popoli che li tollerano e li fanno arricchire".L'ex-lottacontinuista Gad Lerner ci esterni il suo pensiero su Proudhon, capostipite dell'anarco-socialismo, che considerava gli ebrei un pericolo sociale, oppure ci parli dell'antisemitismo dell'ebreo Mordechai, in arte Carlo Marx.Il prof. Toaff ci commenti un po' ciò che scriveva un certo Giovanni Spadolini su Italia e Civiltà del 15 febbraio 1944 (cioè sei anni dopo le leggi razziali), quando lamentava che il fascismo avesse perso "a poco a poco la sua agilità e il suo dinamismo rivoluzionario, proprio mentre riaffioravano i rimasugli della massoneria, i rottami del liberalismo, i detriti del giudaismo".L'adorabile signora Tullia Zevi ci parli dell'onesto Zaccagnini, che nel 1939 (un anno dopo le leggi razziali) pubblicava su Santa Milizia, periodico della federazione fascista ravennate, ben tre articoli in cui si denunciava il grave rischio "di un'eccessiva dilatazione dei confini razziali", poichè l'Italia la si salvaguardava "non confondendosi o mescolandosi con le altre genti".In cattedra possono salire anche i superstiti del socialismo casereccio. Sul problema dell'antisemitismo dovrebbe tenere conferenze l'ex Ministro della Giustizia Giuliano Vassalli, che nel marzo 1939 (dopo le leggi razziali) partecipava a Vienna al Convegno di collaborazione giuridica italo-tedesca, il cui documento conteneva il solenne impegno "di difendere i valori della razza con l'assoluta e definitiva separazione degli elementi ebraici dalla comunità nazionale".Il quotidiano dell'ebreo De Benedetti, dal canto suo, dovrebbe riportare qualche scritto del suo ex-direttore Scalfari su Roma Fascista, quando nel 1942 (quattro anni dopo le leggi razziali) Barbapapà sparava a zero su tutti coloro che non condividevano "il nostro nazionalismo" e la "guerra-rivoluzione".Se fosse ancora in vita, il regista di sinistra Luciano Salce ci avrebbe sicuramente spiegato la necessità di "razzialmente, epurare i popoli da elementi allogeni e disintegratori del valore di razza, per formare gruppi etnici e compatti", come scriveva in una monohgrafia presentata al Convegno dei GUF del 1941 (tre anni dopo le leggi razziali).Sul piano della teologia politica, inoltre, il sempiterno Amintore ci potrebbe narrare di quando il professor Fanfani scriveva che era necessaria una politica razziale che sancisse la "separazione dei semiti dal gruppo demografico nazionale" poiochè "per la potenza e il futuro della nazione gli italiani devono essere razzialmente puri".Del resto, l'altro cavallo di razza della DC, il defunto Aldo Moro, non era certo da meno del politico aretino, visto che in quegli anni, sotto gli effetti della probabile lettura del saggio di De Gobineau su L'ineguaglianza delle Razze umnane, andava affermando che "la razza è l'elemento biologico che, creando particolari affinità, condiziona l'individuazione del settore particolare dell'esperienza sociale, che è il primo elemento discriminativo della particolarità dello Stato".E come possiamo tralasciare il defunto Ruggero Orlando che su Azione Coloniale, alla fine deglio Anni Trenta, auspicava "l'assoluta solidarietà fra il regime fascista e il Reich nazionalsocialista", affermando che l'Italia "assolutamente non può non sposare, pere ragioni di giustizia sociale e di difesa civile, le rivendicazioni della Germania di Hitler".Bazzecole, comunque, in confronto al furore antiebraico del democratico Vittorio Gorresio che si estasiava dinnanzi alla Hitlerjugend, sottolineando che "così pregano gli ariani piccoli, ora che, dissipato il fumo del rogo ove furon arsi i venticinquemila volumi infetti di semitismo, l'atmosfera tedesca è più limpida e chiara".Il razzismo antiebraico degli attuali antifascisti fu tra le cause maggiori dell'emarginazione dell'ebraismo fascista, che fu un fenomeno ben più consistente di quanto si immagini. Basti pensare che, prima ancora della Marcia su Roma, gli squadristi ebrei furono ben 746, cifra più che ragguardevole se si tiene conto che allora la comunità israelita era inferiore alle 50.000 unità.Del resto chi non ricorda che uno dei capisquadra milanesi, Finzi (poi sottosegretario di Mussolini e, in seguito, fucilato alle Fosse Ardeatine) era ebreo? E che della stessa razza erano i fondatori del Fascio giuliano, i fratelli Forti? E che ebreo era lo squadrista Renzo Ravenna, per oltre quindici anni potestà di Ferrara? Ed ebreo era il generale Levi, come ebreo era Alberto Liuzzi, medaglia d'oro alla memoria nella Guerra di Spagna?Il rabbino Toaff lo sa che il suo giornale Israel scriveva, il 27 ottobre 1932, che "dopo dieci anni di regime fascista, il ritmo spirituale della vita ebraica in Italia è più intenso di prima"? La gentile Tullia Zevi è al corrente che migliaia di ebrei devono la loro vita esclusivamente all'aiuto dei fascisti come Mezzasoma, Giorgio Pini, Tuminetti, Guido Leto (capo dell'OVRA), Perlasca (decorato dallo Stato di Israele), Giovanni Pelatucci (morto in un lager tedesco) e Luigi Sangermano?Egregi signori Levi, Zevi ecc., un fatto è certo. Se i citati ex filo-nazi dell'antifascismo non avessero mutato casacca il giorno dopo il Gran Consiglio, avrebbero fatto il possibile per mandarci tutti, i fascisti antirazzisti e gli spadoliniani "detriti del giudaismo", a risiedere in Germania. A Mathausen, probabilmente.




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