Meno male che ci sono i mafiosi a ricordarci, ogni tanto, che la mafia esiste.
Perché, se dipendesse dai politici, con giornali e tv al seguito, la Procura nazionale antimafia sarebbe già stata riconvertita in Procura nazionale antilavavetri.
Ma Cosa Nostra è una cosa seria e non ci sta a farsi scavalcare da un pugno di "vulavà" armati di spugnetta.
Così, di tanto in tanto, ci fa sapere che la mafia è viva e lotta insieme a noi.
Quasi a sollecitare lo Stato a combatterla almeno un po', per rendere più competitiva la partita, ma anche per regalare ai picciotti qualche emozione e un pizzico di allenamento.
L'altro giorno i boss han fatto l'ultimo tentativo per farsi notare dallo Stato
(prima di mettersi a lavare i parabrezza delle auto ai semafori)
hanno spedito da Milano al carcere di Opera due cartoline illustrate con la foto dello stadio San Siro e indirizzate a Riina e Provenzano, con il recapito volutamente sbagliato
("via Borsellino")
la data del 20 luglio
(il giorno dopo la strage di via d'Amelio)
e un saluto inequivocabile:
"La pace è finita".
Siccome la posta dei boss è controllata, l'autore delle missive sapeva che sarebbero state intercettate dal Dap.
(cioè dal governo, cioè dallo Stato che la mafia dovrebbe combatterla)
Ma forse la scelta dell'illustrazione
(lo stadio di San Siro)
è un pensierino anche per il Cavaliere, che quello stadio calca a domeniche alterne con il suo Milan.
Già il 22 dicembre 2002 Cosa Nostra usò un altro stadio, quello di Palermo, per issare uno striscione a caratteri cubitali con scritto:
"Uniti contro il 41 bis. Berlusconi dimentica la Sicilia".
Un inquietante promemoria di possibili promesse tradite.
Tantopiù che qualche mese prima, il 12 luglio 2002, in videoconferenza dal carcere dell'Aquila, il boss Leoluca Bagarella, cognato di Riina, prese la parola dinanzi alla Corte d'assise di Trapani e lanciò un messaggio ai politici che non mantengono le promesse:
"A nome di tutti i detenuti ristretti all'Aquila, sottoposti all'articolo 41-bis,stanchi di essere strumentalizzati, umiliati, vessati e usati come merce di scambio dalle varie forze politiche, informiamo la Corte che dal 1° luglio abbiamo iniziato una protesta civile e pacifica con la riduzione dell'ora d'aria...
Tutto ciò cesserà quando le autorità preposte dedicheranno più approfondita attenzione alle problematiche che questo regime carcerario impone...
I medesimi lamentano il modo in cui il ministro della Giustizia proroga di 6 mesi in 6 mesi il regime particolare del 41 bis...
aggirando legge e l'art. 3 della Costituzione.".
Subito dopo, la protesta si estese al carcere di Ascoli, quello di Riina.
E qualcuno alla Procura di Palermo propose di imbottire di cimici le celle dei boss coinvolti, per sapere dalla loro viva voce qualcosa di più preciso sui politici che usano la mafia come merce di scambio e poi tradiscono gli impegni.
Ma l'allora procuratore Grasso non ritenne urgente la misura e la dispose soltanto diversi mesi dopo, quando i boss ormai parlavano d'altro.
In compenso il governo si affrettò a stabilizzare con legge ordinaria il 41-bis, gabellandolo per un colpo mortale alla mafia: in realtà, si agevolava oggettivamente il compito dei boss al 41-bis, che poterono chiedere
(e spesso ottenere)
la revoca dell'isolamento, prima pressochè impossibile quando
(come spiegava egregiamente Bagarella)
la misura era temporanea e veniva rinnovata di 6 mesi in 6 mesi.
Ora Cosa Nostra torna a farsi sotto.
Con quali obiettivi?
Il "papello" col programma politico della mafia, consegnato da Riina nei primi anni 90 a misteriosi (?) referenti politici, chiedeva sei cose.
Quattro delle quali
(depotenziare i pentiti, addolcire il sequestro dei beni, chiudere le supercarceri di Pianosa e Asinara, svuotare il 41-bis)
sono cosa fatta.
Ne restano due: la revisione delle condanne definitive per i boss e l'abolizione dell' ergastolo.
Della prima si occupa un ddl dell'on.avv. Pecorella
(che piace anche a parte dell'Unione)
alla seconda lavora la commissione per la revisione del Codice penale al ministero della Giustizia.
Forse sarebbe il caso che qualcuno dicesse qualcosa di preciso.
Senza, beninteso, distogliere un briciolo di tempo ed energie dalla guerra ai terribili lavavetri.
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