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    Predefinito Junio Valerio Borghese e la Decima Flottiglia MAS

    http://cronologia.leonardo.it/storia...e/borghese.htm

    Junio Valerio Borghese.
    "Il Principe che fece inquietare tutti gli ammiragli del mondo"


    Il principe Junio Valerio Borghese era nato nel 1906, da nobile famiglia romana di lontane origini senesi (ultimo ramo Borghese-Torlonia); con tre cardinali, un Papa e la sorella di Napoleone (Paolina) fra i suoi discendenti. Il giovane rampollo avviato come tradizione alla carriera militare divenne nel ventennio ufficiale nella Regia Marina. Capitano di corvetta, specialista in armi subacquee, palombaro brevettato per grandi profondità. Una significativa esperienza di comando di sommergibili nella guerra civile spagnola. All'inizio del conflitto come Comandante di sommergibili ottenne, nel corso dei tre anni per alcune ardimentose missioni, una medaglia d'oro al Valor Militare come comandante della Decima Flottiglia M.A.S. (che di medaglie d'oro ne prese ventisei -di cui dieci alla memoria di "eroici italiani" che ne facevano parte; questo apprezzamento in corsivo non è di un nostalgico ma é del "nemico" inglese: Cunningham, comandante in capo della Flotta del Mediterraneo nell'ultimo conflitto mondiale).
    Dopo l'8 settembre 1943, il giorno 12, Borghese prese la sofferta decisione di restare al fianco dell'alleato tedesco, diventando subito uno dei personaggi di maggior spicco del periodo repubblichino (anche se non era mai stato fascista; alla decorazione per la medaglia d'oro rifiutò perfino la tessera; "Sono un soldato io, non un politico".)
    Tre giorni prima, mentre l'Italia viveva moltiplicata per dieci la sua "Caporetto", Borghese aveva riunito i suoi uomini: "Chi vuole rimanere resti e chi vuole andarsene, vada". Ma con lui rimasero molti giovani, gli altri non li trattenne, gli firmò il regolare congedo e li mandò a casa.
    Fu quindi uno dei primi reparti che si costituirono ancor prima da quella organizzazione statuale che prenderà poi il nome di RSI. Per uno spontaneo moto di reazione, come quando accade quando una collettività rifiuta una soluzione politica che conduce alla distruzione dei valori, non politici, ma fondamentali per la dignità dell'uomo.
    Tutti questi soldati non obbedirono infatti ad un ordine superiore (tutti in fuga) ma ognuno compì una libera scelta ("chi vuole se ne vada") in base a valutazione che trascendevano gli interessi e gli egoismi personali...Avvertirono che l'onore, l'avvenire, l'esistenza stessa della Patria restavano ormai affidati solo ed esclusivamente al coraggio ed all'iniziativa dei singoli.

    Inoltre in quel preciso istante, a parte l'ambiguo proclama di Badoglio, nel vero e proprio armistizio esistevano dei dubbi sulla sua validità; era perfino privo di certezza il valore giuridico della dichiarazione di guerra comunicata l'11 ottobre 1943 dal Governo del Sud alla Germania, giacchè tale Governo agiva non autonomamente e nell'esercizio della propria sovranità; era un "organo" delegato dalle autorità "alleate" e coi soli poteri giurisdizionali da questi assegnatigli"

    Infatti all'articolo 22 dell'" Armistizio Lungo" si affermava "il Governo e il popolo italiano...eseguiranno prontamente ed efficacemente tutti gli ordini delle Nazioni Unite".

    Del resto proprio lo stesso Badoglio confessava " Io e il mio governo siamo davvero ridotti ad essere semplici strumenti ed esecutori delle decisioni alleate" (Augenti - Martino Del Rio - Carnelutti, Il dramma di Graziani, cit.,pp 290).
    Il 16 Novembre il "governo tecnico" badogliano aveva iniziato a operare in un grave disagio morale. "...ministri comandati senza riguardo da ufficialetti inglesi e americani...un caporale inglese, se non un soldato, poteva imporsi ad un ministro italiano" (Degli Espinosa, in Il Regno del Sud, pag. 237).

    Lo stesso BADOGLIO ammetteva: "...Persino nelle province, anche il più modesto funzionario alleato poteva sospendere o neutralizzare provvedimenti adottati dalle massime autorità italiane...." (cioè lui! Ndr.)- "...Per ordine del comando supremo alleato, il governo italiano non poteva comunicare direttamente con nessuna potenza alleata o neutrale; ma doveva solo comunicare per tramite della commissione di controllo" (Augenti- Mastino Del Rio - Carnelutti, Il dramma di Graziani, pag. 281, 289).

    Sul valore giuridico del governo Badoglio ci viene in soccorso proprio lo stesso Roosevelt. Giusto tre anni prima, il 24 ottobre 1940; infatti c'era un precedente creatosi con la situazione armistiziale francese, e il Presidente così scriveva a Churchill.

    "...Secondo il Governo degli Stati Uniti, il fatto che il Governo francese affermi di essere sotto costrizione e che esso, conseguentemente, possa agire secondo la propria volontà soltanto in grado molto limitato non può in alcun senso essere considerato come una giustificazione da parte di un Governo francese che fornisse assistenza alla Germania ed ai suoi alleati nella guerra contro l'Impero Britannico. Il fatto che un governo sia prigioniero di guerra di un'altra potenza non giustifica tale prigioniero a servire il suo vincitore contro il suo ex alleato... Se il Governo francese ora permette ai Tedeschi di usare la flotta francese in operazioni ostili contro la flotta britannica, tale azione costituirà una flagrante e deliberata violazione dei propri impegni.... L'accordo tra Francia e la Germania distruggerebbe in modo assolutamente definitivo la tradizionale amicizia fra i popoli francesi e americani, eliminerebbe permanentemente ogni possibilità che questo Governo (ossia gli Stati Uniti) sarebbe disposto a dare ogni assistenza al popolo francese nelle sue difficoltà e solleverebbe un'ondata di amara indignazione contro la Francia da parte dell'opinione pubblica americana" (Loewenheim-langley Jpnas, Roosevelt and Churchill, cit., p. 117, documento n. 29).

    A posteriori è facile giudicare, ma non va dimenticato che, in quei paradossali frangenti, se gli Anglo-Americani affermavano di voler liberare l'Italia dai Tedeschi, altrettanto i Tedeschi affermavano di voler liberare l'Italia dagli Anglo Americani. E gli italiani -mentre il territorio si stava trasformando in un campo di battaglia- metà caldeggiavano per uno e l'altra metà per l'altro, "occupante".
    Spesso anche dentro la stessa famiglia. Chi scrive, da ragazzino, abitava a Chieti, a Palazzo Mezzanotte, dove il 9 settembre si rifugiarono i "nobili" "fuggiaschi" di Roma. Il giorno dopo il palazzo diventò la sede operativa di Kesselring e di Rommel per creare la Linea Gustav e fronteggiare l' 8a armata di Montgomery sul Sangro. Da Tollo alcuni parenti per sfuggire agli americani sfollarono a Chieti a casa nostra, ma poi dopo pochi giorni ( il 21 dicembre del '43) dovendo sfollare noi stessi da Chieti, la sofferta decisione fu quella se andare a nord o a sud. Andammo a sud e paradossalmente diventammo noi ospiti dei parenti a Tollo. Ma proprio nel momento (22-23 dicembre) che Montgomery aveva deciso di scatenare l'inferno. Il 24, ad Arielli-Tollo con lui celebrammo il Natale e anche il Capodanno, ma non convinse i miei nonni e zii e ce ne ritornammo a Palazzo Mezzanotte a Chieti, sede del comando tedesco, e con la presenza del più acerrimo nemico di Montgomery, cioè Rommel arrivato in quei giorni con la sua XXVI Panzer Division. Coabitammo con loro dieci mesi in attesa degli sviluppi. Le novene e le preghiere in chiesa intanto causavano perfino liti in famiglia. Chi voleva pregare per uno chi per l'altro.
    I miei nonni erano filo-fascisti, gli zii antifascisti. Io avevo 8 anni, e mi ricordo perfettamente di questi "imbarazzi" in casa.

    Torniamo all'8 settembre.

    Pochi giorni prima a Bologna, nella villa di proprietà di Luigi Federzoni, era avvenuto un ennesimo incontro italo-tedesco, al quale parteciparono, per l'Italia, i generali Roatta e Francesco Rossi e, per la Germania, il maresciallo Rommel e il generale Jodl. Durante il colloquio, assai teso, in risposta a una domanda di Jodl riguardante la verità a proposito dell'atteggiamento italiano, Roatta rispose "risentito": "Noi non siamo sassoni, non passiamo al nemico durante la battaglia". Un accenno storico fuori posto, poiché al nemico in (gran - ?) segreto c'erano già passati.

    Giorni prima, anche il maresciallo Badoglio aveva recitato ai tedeschi un altro brano della sua commedia. Fin dai giorni che precedettero il 25 luglio non volle "sporcarsi le mani" nel preparare la trappola a Mussolini; fino all'ultimo preferì fingere di non sapere, poi fu chiamato subito dopo dal Re.
    E pochi giorni prima del 8 settembre con il solito stile -cogliere tutte le occasioni ed avere sempre un'uscita di sicurezza- si comportò allo stesso modo.

    Aveva convocato il generale Enno Von Rintelen, addetto militare tedesco, e si era mostrato risentito per la sfiducia dimostrata da Berlino verso il suo Governo e in particolare nei suoi confronti, e, mettendosi la mano sul cuore, disse: "Da vecchio soldato mai verrò meno alla parola data!".

    Poi insistette anche con l'ambasciatore Rahn che "nulla, nei rapporti fra Roma e Berlino, era mutato". Dopo che già a Cassibile, fin dal 3 era stato firmato l'armistizio, il maresciallo, ricevendo l'ambasciatore del Reich, gli disse: "lo sono il maresciallo Badoglio, uno dei tre più vecchi marescialli d'Europa. Sì, Mackensen, Petain e io siamo i più vecchi marescialli d 'Europa. La diffidenza del Reich nei riguardi della mia persona mi riesce incomprensibile. Ho dato la mia parola e la manterrò. Vi prego di avere fiducia...". Mancavano solo poche ore al suo famoso annuncio alla radio.

    A Rastenburg, in Prussia Orientale, dove aveva il suo Quartier Generale, Hitler era furibondo. A Keitel e a Ribbentrop, convocati d'urgenza, disse con la voce alterata dall'ira: "Un RE e un maresciallo d'ltalia hanno mentito spudoratamente. Non più tardi di poche ore fa, hanno impegnato la loro parola d'onore sapendo che era falsa. Un tradimento simile non ha precedenti nella storia dei popoli. L'Italia è passata al nemico in pieno campo di battaglia!...".

    Fu l'inizio di uno dei periodi più oscuri e avvilenti della storia italiana. I responsabili, terrorizzati (ma da chi? dagli anglo-americani? o dai tedeschi?) fuggirono. L'Esercito andò in briciole. L'intera Nazione finì allo sbando. I "padri della Patria" abbandonavano i figli come "vecchie ciabatte".

    Eppure suo nonno Vittorio Emanuele II aveva affermato 1859: "La mia sorte è congiunta a quella del popolo italiano; possiamo soccombere, tradire mai! ... I Solferino e San Martino, riscattano tal volta le Novara e le Waterloo, ma le apostasie dei Principi sono irreparabili. Io potrò dunque restar solo nella grande lotta in cui la M. V. aveva cominciato per darmi la mano: ma resterò. Perocché se la M. V., forte dell’ammirazione del suo popolo, non ha nulla a fare per la riconoscenza della simpatia dell’alleanza del popolo italiano, io sono commosso nel profondo dell’anima mia dalla fede, dall’amore che questo nobile e sventurato popolo ha in me riposto; e piuttosto che venirgli meno, spezzo la mia spada e getto la mia corona come il mio augusto genitore" (Carlo Alberto, quando abdicò e parti per l'esilio nel 1849. Ndr.)

    Così descrisse Borghese quelle fatidiche ore:

    "L' 8 settembre, al comunicato di Badoglio, io piansi. Piansi e non ho mai più pianto. E adesso, oggi, domani, potranno esserci i comunisti, potranno mandarmi in Siberia, potranno fucilare metà degli Italiani, non piangerò più.
    Perchè quello che c'era da soffrire per ciò che l'Italia avrebbe vissuto come suo avvenire, io l'ho sofferto allora.
    Quel giorno io ho visto il dramma che cominciava per questa nostra disgraziata nazione che non aveva più amici, non aveva più alleati, non aveva più l'onore ed era additata al disprezzo di tutto il mondo per essere incapace di battersi anche nella situazione avversa. Non ci si batte solo quando tutto va bene"

    " Anch'io, in quei giorni del settembre 1943, fui chiamato ad una scelta. E decisi la mia scelta. Non me ne sono mai pentito. Anzi, quella scelta segna nella mia vita il punto culminante, del quale vado più fiero.
    E nel momento della scelta, ho deciso di giocare la partita più difficile, la più dura, la più ingrata. La partita che non mi avrebbe aperto nessuna strada ai valori materiali, terreni, ma mi avrebbe dato un carattere di spiritualità e di pulizia morale al quale nessuna altra strada avrebbe potuto portarmi."

    Sempre stato molto autonomo dalla gerarchia militare, la sua abilità di comandante ed il grande carisma che aveva Borghese, lo portarono ad essere l'unico punto di riferimento di quell'esercito che si era ricostituito; con uomini che in lui avevano piena fiducia, al punto tale di venire più volte in contrasto con i gerarchi della neonata R.S.I., gelosi del suo potere fatto solo di prestigio e non di osceno servilismo; gelosi! forse temendo anche qualche intrigo per destituire Mussolini. Da parte sua Borghese poteva però contare (ma perchè lo temevano anche loro - di esempi ve ne sono - come la difesa dell'Istria con accordi segreti proprio con il Governo del Sud) sulla fiducia dei tedeschi e l'ammirazione e grande rispetto di uno dei più influenti ammiragli di Hitler: il comandante in capo della marina del Reich, Doenitz. Ma anche dello stesso Cunningham comandante della Flotta del Mediterraneo, cioè il "nemico".
    Le ardimentose imprese di Borghese facevano ormai parte dell'immaginario collettivo di tutti i marinai del mondo, nemici o alleati, perchè erano azioni di grande audacia.
    L'ultima impresa Borghese non ebbe tempo di portarla a compimento; ed era clamorosa! Un attacco al porto di New York.
    Arriviamo alla disfatta. Al fatidico 25 aprile di Milano. Anche qui (e lo potrebbe fare) Borghese non fugge, non scappa, non abbandona i suoi 700 uomini alla caserma di piazzale Fiume. Con Pavolini e con altri gerarchi che stanno mettendosi in viaggio verso Como e il confine, è perfino sprezzante: "io non scappo, io mi arrendo, ma alla mia maniera" e se ne ritorna in caserma. Alle 15 del pomeriggio del giorno dopo a Milano, Borghese riunisce tutti i suoi uomini, ufficiali e marinai, ed è di poche parole. "La Decima non si arrende, nè scappa; smobilita solo". Fa suonare tre squilli di tromba per onorare i camerati caduti, fa consegnare ai suoi uomini sei mesi di paga, li scioglie dal giuramento (si fa così !!) e dà il rompete le righe.
    Sono presenti i comandanti Mario Argenton e Federico Serego del Cvl; in accordo con gli alleati garantiscono libertà di movimento e l'immunità a tutti i suoi uomini. Poi Borghese si consegna volontariamente. Viene affidato ai comandanti partigiani Sandro Faini e Corrado Bonfantini che lo nascondono a Milano fino al 11 maggio. Poi viene sottratto alla giustizia milanese (con troppi esaltati giustizieri in circolazione) e viene scortato a Roma dal capitano Carlo Resio e da James Angleton dei servizi segreti e da un influente americano: l'ammiraglio Wheeler Stone, governatore militare in Italia. Un uomo influente che si era innamorato di una giovanissima nobile romana, che poi sposò nel '47 nonostante trenta anni di differenza. Ambizioso di nobiltà, fu in questo caso provvidenziale per Borghese per riparare a Roma, prima ospitato nel campo di concentramento di Cinecittà, poi trasferito al penitenziario di Procida in attesa di giudizio.

    Dopo essere stato degradato e imprigionato, il processo intentato a Borghese, si concluse il 17 febbraio 1949 con una condanna a dodici anni per "collaborazionismo" ma per nessuna colpa grave.
    Gli fu riconosciuto il suo valoroso passato, le attività svolte per salvaguardare le industrie e i porti del Nord e per la difesa della Venezia Giulia che era stata concordata (questo pochi lo sapevano) con il Governo del Sud. Gli furono così condonati nove anni.
    Scarcerato dopo la sentenza per i tre anni trascorsi in carcere, Borghese aderisce al MSI e ne diventa persino presidente onorario nel 1951. Ma giudicandolo troppo debole all'azione, abbandona il partito e nel 1968 fonda il Fronte Nazionale, con l'aspirazione di creare uno Stato forte, disciplinato, forse fatto di veri "comandanti" come lui e non di mezze tacche che poi vedremo. Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 (vedi anno 1970) tentò un (fantomatico) colpo di stato alla guida di un gruppo di fedeli. A seguito del fallito golpe, ricercato dalla polizia, si rifugiò in Spagna dove morì, a Cadice, il 26 agosto 1974, anche se dal 1973 la giustizia italiana aveva già revocato l'ordine di cattura (ma della giustizia italiana Borghese non si fidava: "non mi fregano più!").

    In Italia ci rientrerà solo morto, per essere sepolto nella cappella di famiglia, nella basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma.




  2. #2
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    Onore a Junio Valerio Borghese!

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    Dio e Po***o
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    Onore Alla X° Flottiglia Mas !
    Memento Audere Semper !!!

  4. #4
    SMF
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    la Decima dalle origini
    Decima Flottiglia MAS, Vittoriosa già sul mare, ora pure sulla terra per l'Onore d'Italia

    Alzi la mano chi non ricorda quando l'insegnate di storia, decide per l'interrogazione a sorpresa, e guardandovi quasi beffardo chiede: "Raccontami di D'Annunzio, e della Beffa di Buccari!"

    Eh si, ci siamo passati tutti, o quasi. Pochi però ricordano che i piccoli natanti utilizzati in quella particolare azione erano dei MAS, motoscafi armati di due siluri e modificati in modo da superare silenziosamente le difese dei porti austroungarici. Qui tracceremo la storia di uomini e donne che ripresero, per mare e per terra, lo spirito di quegli incursori notturni: ed allora facciamo un pò di storia, partendo dal principio.

    Nell'occasione di eventi bellici l'uomo ha sognato di realizzare dei mezzi piccoli ed economici, ma armati ed operanti in modo tale da affondare grandi navi senza la necessità del confronto diretto fra le flotte. Il sogno si realizza all'inizio del XX secolo, con i sommergibili. Allo scoppio della prima guerra mondiale, per combattere questi incursori un cantiere navale veneziano, lo SVAN, fornisce alla Regia Marina il primo MAS (Motobarca Armata Svan)( D'Annunzio interpreterà la sigla con il motto "Memento Audere Semper" ) Che cos'era il MAS ?: un motoscafo armato di cannone da 57mm, 3 mitragliatori e bombe antisommergibile destinato a scorrazzare sui mari in velocità ed agilità, abbastanza piccolo da non costituire bersaglio facile da colpire ma sufficientemente armato per provocare seri danni ai suoi avversari subacquei. Venne così costituita, in seno alla Regia Marina, la prima squadriglia MAS ove la sigla però si muta Motoscafo Anti Sommergibile; un ruolo tipicamente difensivo per un mezzo economico nella costruzione e nell'impiego. Il C.V. Costanza Ciano intuisce ben diverse possibilità per queste veloci imbarcazioni, e riesce ad armarle con due siluri. Che abbia visto giusto lo si vedrà nel giugno 1918, quando Luigi Rizzo, con un solo lancio, affonda al largo di Premuda la corazzata Szent Istvan. Ma Ciano, e l'ammiraglio Paolo Thaon di Revel, sviluppano ulteriormente la loro idea.

    I MAS subiscono ulteriori adattamenti che li rendono idonei a forzare i porti avversari. Ossia, navigando lentamente ed in modo silenzioso, si infilano dentro le basi navali avversarie senza farsi scorgere, superando le ostruzioni e riuscendo a non attrarre l'attenzione dei posti di guardia. È nato un nuovo modo di guerreggiare per mare, quello degli assaltatori. I buoni risultati conseguiti nel 1916 fanno in modo che l'anno successivo si studino mezzi non più adattati, come erano i MAS, ma appositi: i primi mezzi d'assalto. All'arsenale di Venezia si provano imbarcazioni a remi e scafi elettrici, dotati di cingoli per superare le ostruzioni. C'è anche un medico militare, il dottor Raffele Paolucci, che si allena a nuotare in acque fredde per lunghe distanze e trainandosi dietro un galleggiante. Nei suoi piani, questo rimorchio simula una carica esplosiva da applicare alla carena della nave avversaria. A Venezia compie i suoi esperimenti anche il Cap. G.N. Raffaele Rossetti; con un operaio militare, di nome Sanna, ha pensato ad un siluro navigante a pelo d'acqua, giudato da un operatore, con a prua delle cariche esplosive da attaccare, grazie ad un magnete, sulle lamiere della nave nemica. Infine il Ten. G.N. Belloni prende in esame, per la prima volta, le operazioni subacquee, pensando a degli incursori trasportati da un sottomarino entro il porto nemico, e che vi fuoriescano sott'acqua per attaccare i possibili bersagli. Nella Grande Guerra solo alcuni di questi mezzi sono provati, con alterno successo. Il miglior risultato lo consegue la "Mignatta", il siluro a lenta corsa inventato da Rossetti. Egli stesso, con Raffaele Paolucci, la notte del 1° novembre 1918 forza il porto di Pola, e riesce ad attaccare una testata esplosiva sotto la corazzata Viribus Unitis. Quindi i due, stremati e scoperti, sono catturati e trasferiti a bordo della stessa unità avversaria. Poco dopo l'ordigno esplode, e la nave affonda. Ma non basta; la mignatta, senza più controllo, prosegue il suo moto sino ad arrestarsi sotto il piroscafo Wien, esplodendo e colando a picco pure questo involontario bersaglio. Il dopoguerra fa dimenticare i mezzi e le tecniche nuove per quasi quindici anni. Nel 1935, per la probabilità di un conflitto con la Gran Bretagna, riprendono gli studi e le proposte. Due ufficiali di Marina, Teseo Tesei ed Elios Toschi, partono dalla mignatta per realizzare un mini sommergibile, con equipaggio di due uomini e propulsione elettrica, armato con una testata esplosiva amovibile, da appendere alle alette antirollio dell'unità scelta come bersaglio. Il nuovo mezzo viene chiamato, per motivi di riservatezza, siluro a lenta corsa. Le sue scarse doti di manovrabilità gli guadagnano il nome con cui è più famoso: Maiale. Lo stesso anno la neonata 1ª Flottiglia MAS è incaricata di organizzare i Mezzi d'Assalto della Regia Marina. Nel 1936 l'Amm. Aimone di Savoia-Aosta inventa gli MTM (Motoscafi da Turismo Modificati), dei barchini veloci con la prua imbottita da 300Kg di esplosivo. Il pilota si lancia ad una velocità di 30 nodi verso il bersaglio, eiettandosi poco prima della collisione assieme ad un galleggiante. Lo scafo, al contatto con la fiancata, è tagliato in due da piccole cariche esplosive. Ad otto metri di profondità detona quella principale. La famiglia dei Mezzi d'Assalto si arricchisce così di un terzo componente oltre ai MAS ed agli SLC.

    Poco dopo, iniziano a Livorno, sotto la guida dell'ingegner Belloni, le esperienze dei Guastatori Subacquei, i Gamma, che marciando sul fondo marino debbono trasportare un ordigno sin sotto le navi avversarie. Con lo scoppio del 2° conflitto mondiale i Mezzi d'Assalto iniziano la loro carriera operativa, in particolare dei Maiali, trasportati presso gli obiettivi da sommergibili come lo Scirè, comandato da un "certo" T.V. Junio Valerio Borghese, che diverrà successivamente il Comandante della Xª MAS. Nell'estate del 1940 una spedizione nel porto di Suda (Creta) porta 6 MTM ad affondare l'incrociatore pesante inglese York e a danneggiare la petroliera Pericles. Sorte diversa ottiene l'operazione "B.G.3" su Gibilterra il 15 maggio 1941. Qui la missione è più volte tentata con esito negativo, per una serie di inconvenienti e di contrordini.

    Nel marzo del 1941 La 1ª Flottiglia MAS diviene la Xª Flottiglia MAS, un'organizzazione segreta destinata a sperimentare ed usare le nuove armi d'assalto, con Borghese al comando dei mezzi subacquei. Il nome è scelto nel ricordo della Decima Legione, prediletta dall'imperatore Giulio Cesare. Nel luglio del 1941 arriva il disastro con l'operazione "Malta2", progettata in grande stile con l'impiego di MAS, MTM e SLC, per l'attacco al porto della Valletta.


    Gli inglesi infatti, oltre che avere installato uno dei primi prototipi di radar nella base, sono in grado di decifrare i messaggi in codice della marina tedesca grazie alla cattura, avvenuta qualche mese prima, di un sommergibile germanico nel cui interno era custodita la macchina decodificatrice "Enigma". Quel sommergibile era stato considerato, dallo stato maggiore tedesco, affondato senza possibilità di recupero, e solo negli anni 70 venne rivelata la verità. Il suo immediato ricupero da parte degli alleati permise loro di primeggiare sui mari per gran parte del conflitto. L'attacco a Malta prende il via il 25 luglio 1941 e trova l'avversario in allarme; il fuoco sui mezzi italiani lascia sul mare 15 morti, 18 prigionieri ed affonda 2 MAS, 2 SLC e 8 MTM. Dopo questa esperienza negativa avviene una riorganizzazione della Decima, dalla quale nasce, per l'intuizione del Com. Eugenio Wolk, una nuova specialità : i "nuotatori d'assalto" o uomini "Gamma", subacquei sprezzanti del pericolo che a nuoto si incaricano di collocare esplosivo sotto le chiglie delle navi nemiche.

    Di lì a poco una nuova missione giunge al successo, è la "B.G.4": obiettivo Gibilterra, data il 20 settembre 1941. Gli SLC affondano 2 navi cisterna (la "Fiona Shell" e la "Denbydale") e la motonave "Durban", ed è di nuovo vittoria. Il culmine della gloria viene raggiunto il 18 dicembre 1941 nel porto di Alessandria; l'impiego degli SLC porta al serio danneggiamento della petroliera "Sagona" e di due importanti corazzate, la "Valiant" e la "Queen Elizabeth". I danni impediranno alle navi di rivedere il mare prima della fine del conflitto. Lo stesso Churchill affermerà : "L' Inghilterra ha perso, con la perdita delle navi affondate, la supremazia della flotta in Mediterraneo; prepariamoci a subirne le conseguenze". In tutto il 1942 si susseguono diverse missioni con ottimi risultati, molte con il coinvolgimento degli uomini "Gamma". Il 1° maggio 1943 Junio Valerio Borghese assume il comando dell'intera Xª Flottiglia MAS. Poi arriva il tragico 8 settembre 1943. Se l'armistizio porta le forze armate terrestri ed aeree italiane allo sbando più totale, per la Marina la cosa è diversa. Le navi da battaglia, gli incrociatori, il grosso della flotta è ancora in piena efficienza. E queste navi si consegnano senza combattere ad un avversario divenuto improvvisamente amico. È una resa senza condizioni, mascherata col nome di armistizio. Una bella figura di marinaio, il comandante Carlo Fecia di Cossato, si ucciderà per questo, lasciando in una lettera alla madre, testimonianza di sentimenti condivisi da moltissimi altri marinai. I tedeschi intanto calano dal nord, catturano e disarmano intere divisioni rimaste senza ordini, occupano di fatto l'Italia. Nelle basi della Decima tutto rimane normale. Il comandante Borghese apprende casualmente dell'armistizio. Dopo aver cercato invano ordini, ed aver superato una gravissima crisi morale, decide che continuerà a combattere a fianco dell'alleato tedesco, e con i colori italiani. Quando la Kriegsmarine lo contatta, egli offre la propria alleanza alle sue condizioni e la ottiene con un trattato, siglato il 14 settembre, che permette alla Decima di continuare a combattere al fianco della Germania battendo bandiera italiana, con le proprie uniformi, con propria disciplina ed una relativa, ma ampia, autonomia. Questo ancora prima che si potesse pensare alla nascita della Repubblica Sociale Italiana. Borghese in quei primi giorni non pensa ad altro che a ricostruire il piccolo reparto d'assalto capace, con pochi mezzi, di colpire duro. Accade però qualcosa che lo costringe a rivedere i suoi piani. A La Spezia affluiscono sempre più numerosi volontari per arruolarsi. La fama della formazione, il suo desiderio di combattere per l'onore d'Italia, senza marchi e neppure sponsor politici, fanno in modo che in poco tempo tutte le scuole per le varie specialità navali siano di nuovo attive. Intanto arriva anche buona parte del battaglione Nuotatori Paracadutisti: è una forza d'elité della Marina, madre degli attuali incursori ed allora paragonabile forse solo all' SBS britannico. La Decima diventa anche una forza terrestre. I volontari giungono a ritmo serrato, e alla fine dell'ottobre 1943 nasce un primo battaglione di fanteria di marina, il Maestrale. Un mese dopo viene formato il secondo, il Lupo.

    Questo successo e l'autonomia di Borghese (conviene sottolinearlo, la formazione da lui comandata è ufficialmente alleata della Kriegsmarine, quasi fosse una nazione sovrana), proprio mentre la RSI cerca di racimolare uomini per le sue Forze Armate, portano ad una serie di scontri e tentativi di inglobamento. Gli uomini della Decima si sentono dei rivoluzionari, e vi si oppongono sfiorando il colpo di stato. Lo stesso Borghese è arrestato a Brescia, nel febbraio del 1944; ma dopo pochi giorni è rilasciato, e la sua Decima può cominciare la seconda fase di espansione. Ma perchè la Decima è rivoluzionaria? Gli uomini che vi sono accorsi si danno delle regole semplici. Sono lì per l'onore, e coscienti per la gran parte di combattere una guerra persa. Ma vogliono perderla bene, e rinunciando a molti orpelli propri della tradizione militare. Una sola divisa per ogni occasione, ed uguale per tutti, come uguale per tutti è il cibo. Promozioni, solo per merito di guerra. Disciplina autoimposta ma semplice: chi diserta, ruba, saccheggia o commette violenza è passato per le armi. In quei primi mesi l'atmosfera nei battaglioni e nei reparti ricorda molto quella dei soviet, o dei kibbutz. Ed intanto, continuano a giungere giovani da tutta Italia. Nel febbraio 1944 gli alleati sbarcano ad Anzio; la Decima ha il battesimo del fuoco per mare e per terra. Fiumicino ospita una base "segreta", peraltro nota all'avversario perché segnalata da un bandierone enorme, da cui ogni notte i piccoli MTM e SMA (dei motoscafi siluranti con un equipaggio di due persone) partono per gli agguati alla flotta nemica. Molti di questi gusci di noce sono distrutti dal fuoco dell'avversario, qualcuno colpisce. La sproporzione di forze è grossa, ma lo spirito delle azioni è legato ad una frase pronunciata dal comandante Salvatore Todaro: "L'importante non è affondare una nave che il nemico può ricostruire. L'importante è dimostrare al mondo che ci sono degli italiani disposti a rischiare la vita, e se necessario a perderla, per schiantarsi con l'esplosivo contro la nave nemica. Perché per noi la morte in battaglia è una cosa bella, profumata". Questa frase ispira anche lo stemma della formazione: uno scudetto portato con orgoglio al braccio, dove un teschio sorridente tiene tra i denti una rosa. Intanto a marzo il battaglione Maestrale, ribattezzato Barbarigo, entra in linea a Nettuno. Milleduecento ragazzi, poche armi, e tanto coraggio. Lo dicono i loro avversari, gli incursori della First Special Service Force, il miglior reparto speciale alleato della seconda guerra mondiale. Il Barbarigo a Nettuno tra morti, feriti e dispersi subisce circa il 50% di perdite. Nasce un nuovo tipo di eroismo per la Decima, passata in pochissimi giorni da piccolo gruppo scelto di assaltatori (circa 3-400 persone) ad un completo e sfaccettato apparato militare di oltre 18.000 persone. Ma perché così tanti giovani si presentano per l'arruolamento volontario? Come mai questo non succede e non succederà né per l'esercito della R.S.I. né per il ricostituendo Regio Esercito al Sud?

    Guardiamo più in dettaglio a quelli che sono gli scopi della Decima Flottiglia M.A.S. dopo l'8 settembre. Borghese ha scelto di rimanere in armi non tanto per favorire l'alleato tedesco, ma per difendere l'Onore d'Italia di fronte al tradimento perpetrato dal Re Vittorio Emanuele III e dal suo stato maggiore nei confronti degli accordi presi. Così scriverà lo stesso Borghese ripensando alla sua scelta : "In ogni guerra, la questione di fondo non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o di morire; ma di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore. Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà. La resa ed il tradimento bollano per secoli un popolo davanti al mondo."

    Sono finiti i tempi del "vincere e vinceremo", questo lo sanno tutti, ma i volontari vedono nella Decima il mezzo per riscattare il proprio paese dalla vergogna, andando al fronte a combattere contro quelli che per 3 anni sono stati i nemici, e lo devono rimanere, pur nella consapevolezza che la vittoria è oramai un lontano miraggio.

    Lo stesso Eisenhower darà ragione a questi uomini scrivendo dopo la fine del conflitto : "La resa dell'Italia fu uno sporco affare. Tutte le nazioni elencano nella loro storia guerre vinte e guerre perse, ma l'Italia è la sola ad aver perduto questa guerra con disonore, salvato solo in parte dal sacrificio dei combattenti della R.S.I.."

    Un'altra peculiarità della Decima Flottiglia M.A.S. è l'apoliticità. L'iscrizione a qualsiasi partito è vietata per i marò, dato che si combatte per il proprio paese e non per un leader politico, un'ideologia od un partito. Borghese manderà nelle Brigate Nere un veterano di Nettuno, Rinaldo Dal Fabbro, solo perché si fregia del distintivo di squadrista. E Dal Fabbro capirà, ed andrà a morire al fronte col battaglione d'assalto Forlì. In questo reparto si uniscono volontari appartenenti alle fedi politiche più disparate, compresi quelli nati in famiglie di storico orientamento socialista. Un' esempio per tutti: la terza compagnia "Volontari di Francia" aggregata al Battaglione Fulmine. La formano figli di emigrati, rientrati in patria per difendere l'onore del paese dei propri padri. Ed in molti casi erano dei fuoriusciti politici, ribelli al regime fascista. Nell'autunno del 1944 tocca al Btg. Lupo essere schierato sul fronte del Senio; e i suoi marinai lo giudicano un premio. Poi lo raggiungono gli NP e il Barbarigo. Il Lupo starà in linea per lunghi mesi, contrastando al meglio delle sue possibilità la pressione del nemico e non dimenticandosi mai i principi alla base della Decima. Cosa vogliamo dire con questo ? Ecco un esempio : un giorno, al di là delle trincee sul fiume, un gruppetto di reclute inglesi inesperte passeggia allo scoperto, senza rendersi conto del pericolo, e qualche decina di metri più in là stanno gli uomini della Decima in armi. Un marò, imbracciato il suo M.A.B., spara un raffica in aria: i malcapitati, spaventati, riguadagnano posizioni sicure. Perchè ? Ha sbagliato mira? Come ha potuto non centrare un bersaglio così semplice? Così ha risposto quel marò ad un suo compagno "sarebbe stato facile colpirli, ma ho pensato che anche loro avevano una madre che li aspettava". Con questo non si vuole dire che la Decima praticava la non violenza, ma dimostrare che la forza contro avversari leali era usata solo quando strettamente necessario; colpire quei giovani che non stavano partecipando al fuoco sarebbe stato contrario al codice d'Onore di quel marò e di molti altri come lui.

    Non solo questi reparti partecipano alla guerra contro gli alleati anglo americani, è tutto il resto della divisione Decima ad essere schierato a fine '44 sul fronte orientale, per arginare la spinta sempre più insistente delle truppe titine del IX Corpus, e tentare di proteggere la popolazione italiana, spesso trattata barbaramente da queste ultime.

    In questo settore la Decima affronta un problema sentito da più parti, comprese alcune formazioni partigiane ed il governo del sud. Per salvaguardare queste terre ed i suoi abitanti, si arriva anche a progetti combinati fra le due Italie, del nord e del sud, come il famoso "Piano De Courten", che prevede una collaborazione nord-sud attraverso l'intermediazione della Decima, e dovrebbe portare allo sbarco di truppe regie nel triestino per rinforzare la difesa della zona. Od ancora alla trattativa con la brigata partigiana "Osoppo", per la nascita di di un reparto misto Decima-Osovani da impiegare attivamente a difesa della frontiera e dei territori orientali. Delle due iniziative purtroppo nessuna si concretizza. Ma la notizia delle trattative basta a scatenare la strage di Porzus, in cui è decimato lo stato maggiore della Brigata Osoppo. ( tra gli uccisi figura anche il fratello di Pier Paolo Pasolini).

    Del ciclo operativo nel goriziano restano i sacrifici del Battaglione Fulmine a Tarnova della Selva, ove per tre giorni resiste, arroccato nel paesino, all'attacco del IX Corpus con una proporzione 200 uomini contro oltre mille appoggiati dall'artiglieria; del Battaglione Sagittario accerchiato a Casali Nemci, e liberato dagli NP che caricano allo squillo di una tromba; del Barbarigo che a Chiapovano resiste e ripiega incolume all'assalto di forze almeno doppie delle sue. Di questi e di altri eroi, degli altri battaglioni e dei reparti naviganti che portarono a termine con successo molte azioni contro la flotta alleata nel Tirreno, oggi nessuno parla più. Perché la Decima era formata da rastrellatori, almeno ufficialmente. Già, perché si deve ora aprire un capitolo importante nella storia della Decima Flottiglia M.A.S. : la sua partecipazione alla guerra civile. Una cosa pensiamo sia stata chiarita finora, la Decima non è una forza politicizzata e non viene creata né per fornire manovala0nza ai tedeschi, né per ridare vita ad un governo fascista. Semmai, opera dove possibile, di concerto con la Regia Marina del sud, ed invitiamo a leggere gli ampi resoconti dei colloqui ed incontri segreti avuti, nelle opere del comandante Sergio Nesi e del guardiamarina Bertucci. I suoi fini strategici sono la difesa dei territori orientali, delle grandi strutture industriali e dei porti italiani. Obiettivi, vale la pena ripeterlo, stabiliti assieme ad agenti venuti dal sud; perseguibili, ed in parte raggiunti, proprio grazie all'autonomia ed all'efficienza della Decima. La Decima vuole combattere al fronte per l'Onore d'Italia, ma purtroppo si ritrova coinvolta, suo malgrado, nella guerra civile. Espressamente create per contrastare il movimento partigiano sono altre forze militari o paramilitari, come la Guardia Nazionale Repubblicana, le Brigate Nere, il CARS, il COGU. La Decima Flottiglia M.A.S nel vortice della guerra fratricida tra compatrioti ci si ritrova involontariamente. Ma vuole la Decima combattere contro i partigiani ? Sino all'estate del 1944 decisamente no, e successivamente solo per quanto è necessario a garantire la sua sicurezza, e con molte eccezioni, come è per le citate trattative con l'Osoppo, avvenute fra il settembre ed il dicembre del 1944. Quando la Decima è costretta a prendere l'iniziativa di operazioni antiguerriglia, il Comandante Borghese permette, a chi non è d'accordo, di chiedere il congedo, con regolare saldo della retribuzione. In pochi se ne vanno, e molti restano nella convinzione che non avrebbero comunque operato inutili rastrellamenti e rappresaglie; sbagliando solo in parte. In qualunque località la Decima si rechi, il primo tentativo è sempre quello di contattare i vertici partigiani locali per stabilire un reciproco patto di non belligeranza; "la Decima è qui perché sta attendendo di andare al fronte, quindi se voi non sparate a noi, noi non vi spareremo", questo è il senso degli accordi proposti, e raggiunti con successo in molte zone. E c'è chi si scandalizza nel vedere partigiani e marinai discutere pranzando in una trattoria: succede in Val d'Aosta, nell'estate del '44. Oppure nel sentire che un disertore, colpevole di furto, è stato condannato e giustiziato da una formazione mista di marinai e partigiani; questo capita in Piemonte, nel settembre del 1944. Questa è la norma, con le sue eccezioni. La guerra civile non conosce pietà. Devono però essere ricordati tutti i morti, come gli undici uccisi ad Ozegna, dove il C.C. Bardelli, comandante della Divisone Decima, mentre tenta di raggiungere un'accordo con i partigiani locali, è ucciso senza pietà assieme a parte della sua ridotta scorta. O la cinquantina di NP massacrati a Valdobbiadene nel maggio 1945, dopo essersi arresi a formazioni partigiane. Od ancora i marò del distaccamento di Torino, ammazzati a Sommariva Perno.

    Qui ci ferma la pietà, per gli uni e gli altri. Ricordiamo le parole di John Donne: "Nessun uomo è un'isola, chiusa in se stessa, ogni uomo è parte del continente, una parte del tutto. Se una zolla è strappata dal mare, l'Europa è più piccola, così come il promontorio, la casa del tuo amico, la tua stessa casa: la morte d'ogni uomo mi diminuisce, perché io sono parte dell'umanità, e quindi non chiedere mai per chi suona la campana; essa suona per te. ".

    La Decima non è stata una forza atta alla crudele repressione quotidiana, senza rispettare anziani, donne e bambini, come si è scritto dalla fine della guerra ad oggi. Molti sono i marò uccisi dopo la fine della guerra, quando deposte le armi su formale promessa partigiana di aver salva la vita, vengono seviziati e trucidati e le loro salme fatte sparire, dopo aver resa impossibile la loro identificazione. Il codice internazionale di guerra considera delitti tali esecuzioni. Ma gli autori vengono esaltati come eroi della resistenza. Il Comandante Borghese, a Milano nel momento cruciale della fine della guerra, esce in divisa per le strade della città. Non fugge, e viene processato. Passa in prigione alcuni mesi prima del processo che gli viene fatto. Viene degradato per aver collaborato con i tedeschi, ma nessuna altra colpa gli viene attribuita. E' costretto ad andarsene quando la giustizia "ingiustizia" vuole imprigionarlo per un supposto e ipotetico "golpe". Muore in esilio.

    La Decima è stata in realtà una formazione costituitasi sulle fondamenta eroiche di un gruppo di arditi assaltatori, con l'intenzione di combattere per i proprio paese e la salvaguardia del suo prestigio.

    Purtroppo la storia la scrivono i vincitori, ma questo non può impedire che dopo ben 55 anni, piano piano, la verità ed il rispetto per questi Italiani che scelgono di perdere una guerra per espiare una vergogna non loro, ritorni alla luce del giorno.

    Emilio Maluta, Marino Perissinotto, Karl Voltolini.

    fonte: http://www.decima-mas.net/storia/storia.html


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    Onore Al Comandante Junio Valerio Borghese!

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    Due marò impiccati dai partigiani, al primo
    sono state amputate le gambe prima dell'esecuzione finale


    la guerra civile, revisionismo o verità?
    Leggendo gli scritti di questo sito, o semplicemente entrandovi, non poche persone ci hanno subito accusato di fare "negazionismo", "revisionismo" o addirittura "apologia"; in realtà non è così. In queste pagine si parla della storia della Decima Flottiglia M.A.S. così com'è veramente stata, forse è per questo che a molti la cosa non può piacere. Analizziamo queste definizioni dall'ultima : "apologia". Non ci pare proprio di inneggiare a passati regimi o lanciare appelli alla ricostituzione di formazioni politiche di altri tempi, anche perché la Decima, lo ribadiamo, era una formazione completamente apartitica.

    Perché combatteva la Decima dopo l'8 settembre? Per salvare l'Onore d'Italia, compromesso da un cambio di barricata repentino e tanto azzardato da lasciare uomini, mezzi e territorio in balia degli eventi, con le conseguenze che poi, inevitabilmente si sono verificate. Così migliaia di giovani sono accorsi, non tanto per combattere contro altri italiani, anzi quella era considerata una cosa da evitare in tutti i modi, anche se poi è successo, ma vedremo il perché ed il percome. "Negazionismo" e "revisionismo", nei pochi libri di testo ove viene menzionata la Decima lo è a sproposito, con facili ed inopportuni aggettivi quali "famigerata" e similari, quasi si volesse definire come "male" tutto ciò che ha fatto parte della R.S.I. e come "bene" chi combatteva sull'opposto fronte. Ma è vero tutto questo? Ci stiamo arrampicando sui vetri per negare l'evidenza della storia scritta da alcuni storici con la S maiuscola o forse la verità è stata, in questi decenni, deformata a favore di alcuni?

    Riprendiamo con il nostro stile, facciamo storia.
    Scrive Mario Bordogna, nel libro "Junio Valerio Borghese e la Decima Flottiglia M.A.S.": "Alla stazione ferroviaria di Valmozzola, piccolo centro della provincia di Parma, il 12 marzo 1944 un gruppo di partigiani fermava un treno in transito facendo scendere tutti coloro che indossavano una divisa militare. Tra questi, due ufficiali del Lupo (il battaglione della Decima che si era costituito il 10 gennaio al comando del capitano di corvetta De Martino). I due ufficiali, Parlotti e Pieropan, erano in breve licenza. Messi al muro con altri otto militari (tra cui due carabinieri) furono uccisi a colpi di mitra. La loro colpa? Indossavano l'uniforme dell'Esercito italiano della R.S.I.." Commenta il Comandante Borghese nel dopoguerra: "L'epilogo di questo tragico episodio costituì uno dei capi d'imputazione al processo intentato contro di me dopo la fine del conflitto. Il colonnello Luigi Carallo, comandante del reggimento del quale facevano parte i due guardiamarina uccisi, dopo l'eccidio ebbe pronta reazione : ricercò i responsabili e li catturò. Su otto, sette, rei confessi, il 17 marzo furono passati per le armi. Che cosa si può dire a un comandante di reparto che viene a conoscenza del fatto che alcuni suoi uomini sono stati massacrati, non durante il combattimento ma in una vile imboscata? Si era in guerra e Carallo seguì le spietate leggi di guerra."

    Letto così tutto acquista una sua logica seppur nella crudeltà delle logiche di un conflitto, che portano alla morte di 17 uomini in totale. Ma non sempre, anzi praticamente mai, gli episodi vengono circostanziati in questo modo, anzi, sembra quasi che un misterioso "vuoto temporale" cancelli alcune parti e quindi venga ad essere esaltato il solo epilogo. Cosa pensereste se leggeste solamente : "Il colonnello Carallo, a seguito di un rastrellamento, ordinò la fucilazione di sette partigiani"? Eppure è questa la sostanza dell'accusa fatta a Borghese durante il processo, sarà lui a dover riportare alla luce il perché di quelle esecuzioni. Ma facciamo un passo indietro, la Decima non vuol combattere contro altri italiani, i giovani volontari necessitano di un serio addestramento prima di recarsi al fronte, quindi vengono trasferiti in Piemonte, in Valle d'Aosta ed in Toscana con questa finalità.
    La prima preoccupazione di Borghese è di evitare scontri con connazionali, per questo prende i provvedimenti che cita nell'udienza dell'8 novembre 1948 del processo che lo vede imputato: "Detti al colonnello Carallo precise istruzioni:
    1°: evitare ad ogni costo ogni contrasto;
    2°: ignorare i problemi di politica locale;
    3°: dedicare ogni energia all'addestramento del personale per renderlo idoneo a raggiungere il fronte;
    4°: far conoscere tali direttive in tutto il territorio. Vennero affissi in tutte le località manifesti che recavano le seguenti parole : "Non preoccupatevi se sono arrivati in questa zona reparti forti di 10.000 uomini. Lasciateci stare e non vi toccheremo perché il nostro compito non è di combattere contro di voi ma di addestrarci alla guerra contro gli anglo-americani".
    Nessuno della Decima, quindi, molestò i partigiani né i partigiani molestarono noi. Questa specie di accordo si poté mantenere fino a quando altri dolorosi episodi non vennero a turbare l'armonia delle cose." Aggiungiamo che i vennero anche organizzati dei voli per il lancio di volantini su diverse zone. Insomma, la Decima rinnova il suo rifiuto alla guerra civile e fa tutto il possibile per restarne fuori, tanto da arrivare ad essere accusata di "sabotaggio della guerra" da parte della Platzkommandantur di Aosta, alla quale Borghese aveva risposto : ".....(la Decima n.d.r.) operazioni antipartigiane non ne faceva perché la truppa era dislocata nella zona non con funzioni di polizia ma in addestramento per il fronte...". A "turbare l'armonia delle cose" arrivò il tragico 8 luglio 1944, quando ad Ozegna cadde in un vile attentato il comandante del Btg. Barbarigo Bardelli.

    Come questo avvenne è degno di nota, anche perché potrebbe sembrare strano ad un "neofita" che coloro i quali gli sono sempre stati dipinti come dei "santi" possano realmente compiere determinati atti. Bardelli era alla ricerca di un uomo della Decima fuggito con la cassa del battaglione, ritrovatosi a contatto con dei partigiani tentò di avviare un pacifico dialogo, come era riuscito già più volte alla Decima, per chiarire il motivo della sua presenza in quel luogo. Erano pochi i marò che lo accompagnavano, e Bardelli decise addirittura di far loro deporre le armi in segno di non belligeranza, la risposta dei partigiani in quel momento fu il fuoco. La salma del comandante fu ritrovata in seguito in uno stato penoso, con i denti d'oro strappati e cosparsa di letame, a dimostrazione inequivocabile dei metodi di alcuni partigiani. Troverete i dettagli di quest'episodio nelle pagine sul battaglione Barbarigo (La Struttura - Fanteria di Marina - Btg. Barbarigo), ma in questa sede è bene precisare alcune cose:
    1) Il capo partigiano artefice dell'episodio era un tal "Piero Piero";
    2) Cosa fece immediatamente la Decima dopo la sparatoria ? Per questo ci aiuta una diretta testimonianza di Borghese : "Il colonnello Carallo, nella sua azione per rintracciare il Piero, risalendo le vallate del Canavese, si era scontrato con altre formazioni partigiane che ovviamente opponevano resistenza. Per evitare che la nostra azione si allargasse, in occasione di un'ispezione che feci nella zona, pensai di riunire i vari capi partigiani e spiegare loro le nostre motivazioni. E così avvenne. A Locana, presso il comando di Carallo, ci furono due incontri. Le riunioni erano molto serene. Seduti intorno a un tavolo, presiedevo ed offrivo il caffè. Espressi i motivi per i quali stavamo ricercando il Piero e trovai i capi partigiani, tutti, del nostro avviso, e cioè che egli dovesse essere considerato e trattato come un malfattore e non come un soldato. Questo potrebbe sembrare inverosimile, Borghese che in un comando della Decima dialoga prendendo un caffè con dei capi partigiani, ma la vera storia è questa. Quello che spesso non mancò da ambo le parti fu il rispetto e la volontà di trovare accordi.

    Piero Piero però non si riuscì a rintracciare, ed altri attentati colpirono gli uomini della Decima dopo quello di Ozegna, una bomba in un tram a La Spezia, l'agguato di Valmozzola del quale abbiamo già parlato ed altri piccoli episodi. Più che mai la Decima si vide costretta a prendere una decisione : mantenere la scelta di non combattere contro altri italiani, subendo passivamente assalti e soprusi da chiunque, o difendersi rendendo sicure le zone ove la Decima si trovava?
    Scrive Borghese : "L'8 agosto 1944 convocai a Ivrea gli ufficiali di tutti i battaglioni. Fu una grossa assemblea. E agli ufficiali, oltre 300, tenni un breve discorso. Dissi che la situazione ci obbligava a difenderci contro gli attacchi dei partigiani; non potevamo garantire la sicurezza delle nostre caserme sorvegliandone solo le mura. Dovevamo essere certi che per dieci chilometri attorno non vi fosse il nemico. Ma per avere questa certezza dovevamo controllare la zona circostante. Dissi infine che se qualche ufficiale non riteneva di poter partecipare a queste azioni di difesa era libero di tornare a casa. Su trecento ufficiali presenti solo quindici mi chiesero di essere congedati. Tra di loro alcuni erano i migliori, ma li lasciai ugualmente liberi. L'essere stati costretti alla guerra civile ci addolora oggi, come ci dispiacque e ci addolorò allora, ma chi combatteva contro l'Italia e contro l'Europa era nostro nemico."
    Ecco il momento, ed il perché, dell'entrata della Decima nella guerra civile. Sempre in quest'occasione verranno distribuite agli ufficiali delle "cartoline voto" ove dare il proprio parere rispetto alla questione posta da Borghese, quelle stesse cartoline che qualcuno utilizza come prova che la Decima si gettò in questa brutale mischia fin dal principio......... un altro esempio dei "buchi neri" che costellano la storiografia ufficiale.

    Da agosto 1944 in poi non cessarono gli attentati alla Decima (scrive Borghese : "Non passava giorno che non ci pervenisse notizia di qualche caduto, e non passava giorno che la Decima non fosse calunniosamente accusata di fatti nefandi."), ma non si fermò neppure la volontà di raggiungere accordi per evitare inutili spargimenti di sangue. Scrive Borghese sempre a questo proposito : "Sempre più convinto che la situazione richiedesse una più stretta collaborazione tra tutti, che la guerra civile non facesse altro che il gioco degli occupanti, anglo-americani o tedeschi che fossero, mi adoperai, ogni volta che se ne presentò l'occasione, per raggiungere una possibile intesa con gli uomini che combattevano dall'altra parte della barricata. Quando mi furono richiesti, non rifiutai mai incontri con i capi partigiani. Ricevetti i capi delle bande con le quali erano in corso scontri in Piemonte per raggiungere un reciproco e possibilmente incruento "modus vivendi". Compilai un manifesto che feci affiggere in tutti i paesi, i borghi, i villaggi della valle di Locana, Lanzo e Costa, in cui assicuravo che ogni partigiano che avesse deposto le armi non sarebbe stato né giustiziato né fatto prigioniero né inviato in Germania, ma sarebbe potuto tornare a casa, oppure, su sua richiesta, essere arruolato nei battaglioni volontari di lavoratori del genio militare italiano. Questo bando venne immediatamente ritirato dalle autorità governative e mi procurò serie noie con Mussolini che citò il fatto nel corso d'una riunione del consiglio dei ministri come prova del mio "eccessivo spirito di iniziativa ed autonomia"."
    Questo l'animo di Borghese e dei suoi uomini, i risultati? Ne parla sempre lo stesso comandante : "Nell'alto comasco avevamo trovato un'amichevole via d'intesa con la banda del capitano Ricci sui seguenti punti:
    1° Rispetto e non attacco reciproco;
    2° La banda avrebbe mantenuto l'ordine pubblico nella zona evitando fatti di sangue, furti e saccheggi da parte di chiunque;
    3° La Decima avrebbe fornito in cambio viveri e medicinali.
    Ma raramente questi accordi avevano lunga durata e totale effettuazione sia per la carente autorità dei capi sia per la scarsa disciplina dei gregari. Ad esempio, il capitano Ricci, vero e leale combattente, fu passato per le armi da un'altra banda, pochi giorni dopo aver stipulato gli accordi con la Decima." Quindi gli accordi si portano a termine, ma spesso altri, non approvandoli, pensano a porvi fine con metodi discutibili come nel caso sopra citato e come per il più tristemente famoso eccidio di Porzùs, del quale parleremo nell'approfondimento sulla Venezia Giulia.

    Merita un piccolo approfondimento la vicenda di Ferruccio Nazionale, impiccato con al collo un cartello recante la scritta "Aveva tentato con le armi di colpire la Decima". Quest'immagine, molto cara a chi vuole gettar fango sulla formazione di Borghese, risente di uno dei soliti "buchi neri" : perché Nazionale fu impiccato? Forse non lo leggerete mai, ma quest'uomo aveva tentato di uccidere un cappellano della Decima, durante la celebrazione della S. Messa, con una bomba a mano........ cosa aggiungere su un così vile tentativo? Solo la pietà per una persona che da allora non è più tra noi.

    Altra cosa che non leggerete mai è la reazione di Borghese a quest'episodio : "Non un partigiano doveva essere passato per le armi senza regolare condanna da parte di appositi tribunali : i colpevoli, dopo la cattura, dovevano essere consegnati alle normali autorità di PS per il regolare prosieguo delle pratiche giudiziarie. Mai, e in nessun caso, il comando della Decima ha ordinato che i reparti si facessero giustizia da sé, anche se talvolta questo era difficile da ottenersi per le scellerate azioni con cui i reparti stessi venivano provati animandone gli uomini di sdegno e facendo loro mordere il freno.". Vi invitiamo, dopo questa lettura, a rivedere i vostri libri di storia, o altre fonti quali il sito dell'A.N.P.I. (che trovate nella nostra pagina dei Controlinks in "Il Sito"), e verificare quali siano le circostanze riportate e come esse siano documentate. Certamente non vogliamo ribaltare l'equazione in vigore a tutt'oggi, tanto da portare il "male" a diventare bene e viceversa, né far passare la Decima come un gruppo di "boy-scouts", qualche testa calda vi era anche agli ordini di Borghese, primo fra tutti il Ten Bertozzi sul quale però le testimonianze "interne" sono pochissime e quindi non siamo in grado di affrontare un corretto confronto sul suo operato, ma da qui a generalizzare ci vuol ben altro.
    A questo proposito nemmeno la resistenza italiana, che tanto rivendica un ruolo primario nella guerra di "liberazione" così come il massimo candore delle sue vesti, può dichiarasi estranea ad atti più che discutibili. Per quello che riguarda la Decima il bilancio è notevole, riporta Borghese : "Oltre 500 furono gli uomini della Decima caduti sotto il piombo partigiano", ma non è tutto qui. Ricordate la foto di Ferruccio Nazionale poco sopra? E' un'immagine che per ogni storico che si rispetti grida allo scandalo, peccato però che del marò nella seguente fotografia, al quale sono state amputate le gambe prima dell'impiccagione, nessuno parli.

    Che un cartello valga più di un'amputazione così grave? Purtroppo non è stato l'unico a subire sevizie prima della morte, anzi forse è stato uno dei più fortunati.

    A metà 1944 vediamo prendere forma questa circolare:

    "Testo della circolare 574 (da originale riprodotto a pagina 209 del libro "Per l'Onore d'Italia" di Nino Arena, edizioni CDL)

    C.V.L. COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE Ia DIV. AUT. VAL CHISONE - A. SERAFINO
    COMANDO

    Segreto

    Ogg. Disposizioni sul trattamento da usarsi contro il nemico

    Al Com.te Brigata M. Albergian E.I. Al Com.te Brigata Val Dora

    Ricevo e trasmetto le disposizioni avute dal C.V.L. nei riguardi del nemico. Gli appartenenti alle Brigate Nere, alla Folgore, Nembo, Xa Mas e tutte le truppe volontarie sono considerati fuori legge e condannati a morte. Uguale trattamento sia usato anche ai feriti di tali reparti trovati sul campo. Abituato a non discutere gli ordini che ricevo non tollererò nessuna infrazione al riguardo.
    I Com. di Brigata diano disposizioni ai loro uff. e così via in merito. Di tale trattamento sono esclusi gli Alpini della M.R. AD ECCEZIONE DEGLI Uff. superiori e dei volontari. In caso che si debbono fare dei prigionieri per interrogatori ecc. il prigioniero non deve essere tenuto in vita oltre le tre ore.

    IL C. DI DIVISIONE

    Marcellin

    (timbro tondo ad inchiostro con la scritta 1° DIV. ALP. AUT. VAL CHISONE C.V.L. - COMANDO)"

    Ma come, si ordinava di fucilare anche i feriti in barba a tutti i trattati internazionali? Qualcuno ci ha contestato l'uso di questa circolare affermando che era un atto pressoché dovuto dopo alcune impiccagioni di partigiani della zona. Ma quello che ci chiediamo è : se il tuo nemico si comporta incivilmente questo vale da autorizzazione a fare altrettanto? O meglio : puoi accusare, a posteriori, il tuo avversario se ti sei comportato nello stesso modo?

    Queste sono le piccole-grandi verità del nostro paese sacrificate sull'altare dell'intoccabilità dei vincitori. Ma andiamo oltre. Piero Operti, partigiano del quale abbiamo già pubblicato alcuni scritti, scrive in una lettera aperta al Presidente della repubblica Einaudi:

    ".....dire che agli ultimi di novembre del 1943, in un incontro avvenuto nel caffè della stazione di Monchiero tra Maurizio, (Parri) capo della resistenza a fianco di Longo, e un generale dell'Esercito, allora capo delle forze clandestine armate del Piemonte per investitura del C.L.N. regionale, Maurizio, suggerendo al Generale i criteri della lotta, gli disse che bisognava "fare del rumore" e spiegò che per rumore intendeva due cose: primo, ammazzare fascisti e tedeschi isolati onde provocare ogni volta l'impiccagione di persone del luogo e quindi alimentare nelle popolazioni l'odio contro gli uni e gli altri; secondo, far saltare dei ponti senza preoccuparsi se interessassero o non le comunicazioni degli occupatori, ma allo scopo di provocare altre rappresaglie e di approfondire nel popolo il senso drammatico dell'ora vissuta anche dove non erano giunte le rovine dei bombardamenti - dire tutto questo costituisce vilipendio ?E' un minuscolo ritaglio di verità storica."

    dal libro "Lettere aperte" di Piero Operti, a pag. 165 Lettera indirizzata al Presidente della Repubblica Einaudi.

    Avete letto? Ora pensate, ad esempio, alle Fosse Ardeatine.............

    Non vogliamo dilungarci eccessivamente su questo, chiunque lo legga può capire come realmente operavano alcune bande partigiane anche e soprattutto perché si tratta della testimonianza, o forse è meglio dire della confessione, di uno di loro. La nostra unica speranza è che fonti ufficiali, come per esempio il sito dell'A.N.P.I., facciano chiarezza su questi episodi, senza lasciarsi andare a facili accuse di vilipendio alla resistenza per non dare risposte.

    Ultimo argomento da trattare : le rappresaglie. Queste vengono dipinte come uno strumento di esclusiva matrice "nazifascista", ma chi l'ha detto che solo i tedeschi o gli italiani della R.S.I. usassero questo sistema? E che fossero "illegali"?
    In un pezzo pubblicato su "Il Borghese" del 21 febbraio 1988 troviamo alcune interessanti informazioni: "Ora, su questo punto delle rappresaglie in tempo di guerra è bene parlare chiaro, una volta per tutte. Il problema, del resto, fu già lungamente dibattuto al momento del processo per l'attentato di via Rasella e la conseguente strage delle Fosse Ardeatine; processo nel quale si riconobbe la legittimità della rappresaglia in tempo di guerra, tanto è vero che Kappler fu condannato non tanto per il massacro in sé, quanto per aver fucilato un numero di ostaggi superiore al rapporto di uno a dieci fissato dal Comando. Nell' "Estratto della sentenza di Norimberga" si legge : "Il Tribunale di Norimberga che giudica un gruppo di alti ufficiali dell'Esercito germanico imputati di 'crimini di guerra' ...... ha stabilito che nessun crimine può essere attribuito agli imputati per l'uccisione di membri delle forze della Resistenza. Era l'unico modo in cui un Esercito poteva difendersi............................Le leggi consentono l'uso di prendere ostaggi e ucciderli per assicurare il mantenimento dell'ordine. Non è nostro compito modificare il già esistente diritto internazionale, ma soltanto applicarlo"" ........................... "Il generale Clark, a Strasburgo, ad esempio, ordinò che per ogni soldato americano ucciso fossero fucilati cinque prigionieri, oltre a tutti i guerriglieri ed a tutti i favoreggiatori arrestati. Ad Annecy, per un solo soldato americano ucciso vennero fucilati ottanta prigionieri tedeschi. Nell'Alta Savoia, i francesi fucilarono anche loro ottanta prigionieri tedeschi, soltanto perché si disse che alcuni cosacchi inquadrati in unità germaniche a Lione avevano ucciso "qualcuno". A Soldin, i sovietici applicarono un rapporto di centoventi ostaggi uccisi per ogni russo morto. A Gorezin, gli americani arrivarono al rapporto di duecento a uno. I tedeschi, con il loro rapporto di dieci ostaggi per ogni soldato morto, furono quelli che si tennero più bassi; Montgomery, che a Bendasi applicò questo rapporto ai danni degli italiani, fu tra gli inglesi l'unico ad applicare la stessa regola dei tedeschi.

    Qual'era l'obbiettivo di questo approfondimento ? Arrivare alla conclusione che in una guerra civile non ci sono santi né demoni, ognuno combatte per un'ideale e per questo può arrivare anche a degli estremi. Quello che non ci trova e non ci troverà mai d'accordo è che una sola delle due parti si elegga, a conflitto terminato, a giudice....... delle sole colpe altrui, nascondendo le proprie ed imponendo una logica di parte quale unica e incontestabile verità storica per tutte le generazioni future.

    Scrive ancora Operti nella stessa lettera sopra citata: "Sennonché per gli italiani amanti del vero esiste un pregiudiziale ostacolo a parlare di quel periodo, del quale la legge vieta di fare la storia, consentendo solo il panegirico o la denigrazione. Dire, ad esempio, tutta la verità sui corpi combattenti della Repubblica Sociale costituisce "apologia del fascismo", e dire tutta la verità sui partigiani - ossia fautori della parte o partito quali furono i socialcomunisti, mentre a chi intese lottare per la patria spetta il nome di patriota, e con tale scrupolo lessicale impiego i due termini - costituisce "vilipendio della Resistenza". Perciò circolano soltanto mezze verità, verità monche e ritoccate. I partigiani commisero un errore reclamando una legge che li rendesse intoccabili"

    Siamo i primi a dichiarare che non tutti i partigiani fossero delinquenti ed assassini, gradiremmo però la stessa valutazione non solo per la Decima ma per tutte le forze della R.S.I..

    Siete d'accordo? Speriamo di sì.




    Ringraziamo Mario Bordogna per averci gentilmente autorizzato a riprendere dal libro "J.V. Borghese e la Decima Flottiglia M.A.S." tutte le citazioni del Comandante ed alcuni suoi commenti riportati in questo pezzo.



    fonte: http://www.decima-mas.net/storia/guerraciv.html

  7. #7
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    l'inno della Decima Flottiglia M.A.S.

    Quando pareva vinta Roma antica
    sorse l'invitta Xª Legione;
    vinse sul campo il barbaro nemico
    Roma riebbe pace con onore.
    Quando l'ignobil otto di settembre
    abbandonò la Patria il traditore
    sorse dal mar la Xª Flottiglia
    e prese l'armi al grido "per l'onore".
    Decima Flottiglia nostra
    che beffasti l'Inghilterra,
    vittoriosa ad Alessandria,
    Malta, Suda e Gibilterra.
    Vittoriosa già sul mare
    ora pure sulla terra
    Vincerai!
    Navi d'Italia che ci foste tolte
    non in battaglia ma col tradimento
    nostri fratelli prigionieri o morti
    noi vi facciamo questo giuramento.
    Noi vi giuriamo che ritorneremo
    là dove Dio volle il tricolore;
    noi vi giuriamo che combatteremo
    fin quando avremo pace con onore.
    Decima Flottiglia nostra
    che beffasti l'Inghilterra,
    vittoriosa ad Alessandria,
    Malta, Suda e Gibilterra.
    Vittoriosa già sul mare
    ora pure sulla terra
    Vincerai!


    La "Xª Legione" citata nella prima strofa fù il corpo scelto del dittatore romano Giulio Cesare, famoso per la sua fedeltà al comandante ed a Roma, sceso in campo nella guerra civile per affrontare Pompeo fino a sconfiggerlo dopo aver attraversato il Rubicone.
    Risulta naturale il paragone con la Decima Flottiglia M.A.S., rimasta fedele all' alleanza dell'asse anche dopo l'armistizio dell' 8 settembre 1943.

    Pare che la musica sia stata ripresa da un brano popolare francese e riadattata allo scopo.

    fonte: http://www.decima-mas.net/storia/inno.html

  8. #8
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    il trattato del 14 settembre 1943

    La Spezia, 14-9-1943
    1) La Xª Flottiglia M.A.S. è un'unità complessa appartenente alla marina militare italiana, con completa autonomia nel campo logistico, "organico", della giustizia e disciplinare, amministrativo;

    2) E' alleata delle Forze Armate germaniche con parità di diritti e doveri;

    3) Batte bandiera da guerra italiana;

    4) E' riconosciuto a chi ne fà parte il diritto all'uso di ogni arma;

    5) E' autorizzata a ricuperare e armare, con bandiera ed equipaggi italiani, le unità italiane trovantisi nei porti italiani; il loro impiego operativo dipende dal comando della Marina germanica;

    6) Il Comandante Borghese ne è il capo riconosciuto, con i diritti e i doveri inerenti a tale incarico.

    Berninghaus
    Capitano di Vascello

    J.V. Borghese
    Comandante



    E' da notare l'ampia fiducia tedesca che traspare dal trattato nei confronti della Decima, specie in un momento come quello in oggetto nel quale le FF.AA. italiane venivano viste dall' ex-alleato come un vero e proprio nemico.

    Tale fiducia derivava dal rispetto per la Decima creatosi negli anni precedenti sulla base delle operazioni svolte e sull'affidabilità ed abilità del comandante Borghese.

    fonte: http://www.decima-mas.net/storia/trattato.html

  9. #9
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    il decalogo della Decima


    DIO - PATRIA - FAMIGLIA siano i principi della tua esistenza.

    Se dai la tua parola, sia essa come Vangelo. Non accettare compromessi e non sarai compromesso.

    Difendi la Patria contro qualsiasi invasore. I suoi confini sono intangibili e per essi lotta fino all 'estremo sacrificio.

    In pace o in guerra sii leale, onesto e laborioso per sentirti fiero di essere italiano.

    Rispetta te stesso - Rispetta gli altri - Sarai rispettato.

    Non mancare di parola e non tradire. Non assalire alle spalle: morte e nemico si guardano in faccia.

    La disciplina ti sia di guida: saper ubbidire e' saper comandare.

    La tua parola vola, il tuo esempio trascina.

    Il tuo pensiero, la tua azione, la tua volontà siano coerenti alla difesa della dignità e dell 'onore della Patria.

    L 'appartenenza alla DECIMA sia con fierezza il tuo orgoglio.


    fonte: http://www.decima-mas.net/storia/decalogo.html

  10. #10
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    l'Onore secondo la Decima M.A.S.

    Dall'opuscolo che riporta il dibattito Erra-Sannucci per il CENTRO STUDI PANTHEON

    Il dr. Sannucci, Presidente della Associazione Combattenti della Decima Mas, inizia dicendo:
    "Credo che il tema assegnatomi sia stato scelto perché fu il simbolo della nostra battaglia. In suo nome combatterono e morirono migliaia di giovani volontari.
    .................................................. ............................................
    Oggi le guerre si fanno per dispute territoriali o etniche o religiose.
    Noi la facemmo per un principio morale, l'onore
    .................................................. ............................................
    Nel termine "ONORE" c'è tutto: la disciplina, il coraggio, il rispetto per le istituzioni, l'amor di Patria, l'osservanza delle severe leggi di guerra...................................era un dovere d'onore per il comandante della nave che rimanesse sul ponte di comando, mentre la nave affondava, affinché non cadesse in mano del nemico............................................ ......................................
    Prima dell'otto settembre (1943) i soldati italiani combatterono valorosamente su tutti i fronti, in Russia, in Albania, in Africa settentrionale e orientale......................................... ....................
    Un esempio di amor di Patria fu quello di Bir el Gobi. Truppe italiane e tedesche erano avanzate sul territoria nord libico verso l'Egitto. Giunte in prossimità di Alessandria incontrarono la resistenza delle forze anglo-americane che, dotate di armamenti superiori, li costrinsero a ripiegare.
    Tra i reparti italiani c'era la Legione Giovani Fascisti..............
    Scavarono postazioni nella sabbia del deserto. Resistettero strenuamente, la maggior parte cadde: persero la vita circa 500 ragazzi.................
    Quei ragazzi combattevano per l'ONORE: in quel momento quel lembo di deserto era la Patria.
    .................................................. .................................................. ................................................
    Un altro esempio: il Battaglione Nuotatori Paracadutisti della Decima aveva addestrato ujn suo reparto per missioni nelle retrovie nemiche...........
    Alcuni furono catturati dagli inglesi e fucilati a S.Maria Capua Vetere..........il maggiore inglese addetto alle esecuzioni era molto turbato da dover giustiziare quei giovani ...........................
    e, tramite una professoressa che traduceva, cercò di convincerli a ripudiare la bandiera, dicendo che se lo facevano potevano aver salva la vita.
    Chiesero di consultarsi da soli. Parlarono e decisero di morire piuttosto che rinnegare la Patria.
    Andarono alla fucilazione cantando.......................................... ......
    Tutto questo patrimonio di eroismi che ogni nazione avrebbe custodito con orgoglio nello scrigno dei valori patrii è stato escluso dalla storia del combattentismo italiano per fare posto alla guerra più vergognosa per una nazione: la guerra civile.........................................
    E non possiamo dimenticare le istituzioni del paese che, con il re in testa, seguito dal maresciallo Badoglio, comandante delle forze armate, dai generali, ammiragli, alti funzionari erano scappati a mettersi sotto le ali prottetive del nemico...................................
    Il Com.te Carlo Fecia di Cossato, che aveva ubbidito all'ordine della resa, ebbe una crisi di coscienza e si uccise lasciando il testamento noto a tutti.
    I ragazzi della R.S.I. ritennero che l'unico modo per tentare di salvare la dignità nazionale fosse quello di seguitare a combattere e a perdere la guerra a fianco del vecchio alleato.
    Era una scelta coerente con la legge dell'ONORE militare.
    I combattenti alleati apprezzarono la nostra scelta di seguitare la guerra con l'alleato, e che l'avessimo fatto indossando una divisa............................................ ................
    E quando ci arrendemmo ci concessero l'onore delle armi. Che cos'è questo onore?
    Al momento della resa è d'obbligo abbandonare le armi. Il comandante dei vincitori, in segno di stima e di fiducia, ci concesse di tenerle fino a quando raggiumgemmo il campo di concentramento..... Adesso siamo in amichevole corrispondenza con soldati americani che combatterono
    contro di noi a Nettuno e su altri fronti.
    Da queste testimonianze venute da varie fonti riteniamo poter dedurre che combattemmo rispettando i principi dell'onore.

    Ma c'è una prova che riteniamo determinante per un giudizio sulla nostra scelta. Nella Decima combatté la compagnia dei Volontari di Francia. Si fecero onore nella battaglia a Selva di Tarnova contro gli slavi che volevano occupare Gorizia. Ebbero molti caduti.
    Questa compagnia era costituita da figli di italiani espatriati in Francia, molti per motivi di antifascismo.
    La disfatta ingloriosa della propria Patria colpì dolorosamente i cittadini italiani all'estero..Quei ragazzi decisero di venire in Italia a combattere.
    Nella loro scelta per l'onore non presero in considerazione gli italiani che si erano uniti agli alleati e tanto meno quelli della resistenza.

    VENNERO DA NOI.

    fonte: http://www.decima-mas.net/storia/onore.html

 

 
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