
Originariamente Scritto da
informauro
In vacanza vengo regolarmente trascinato a dibattere su argomenti triviali, troppo spesso incentrati su fatti di cronaca.
Mi hanno incuriosito tuttavia i dubbi di un caro amico di Lecco che annota da anni con minuziosa precisione i più tremendi omicidi italici. Chiariamo subito che si tratta di un imprenditore : NON è un criminologo.
Tuttavia già da anni ha abbandonato la pista mafio-ndrangheta-camorrista, in quanto casi monotoni e privi ormai di qualsiasi fascino(....). Le conclusioni a cui è arrivato sono in sintesi:
- i serial killer in particolare, già nel Lazio e nelle Marche non esistono;
- si ammazza più al Nord che al Sud;
- i fatti del Nord attirano la cronaca molto più che gli omicidi del Sud.
Ora effetivamente un "filo rosso" scorre da anni, palesato ed ingrandito forse dal dilagare dei media. Ma bisogna pur ammettere che il serial Killer che uccideva sulla tratta Genova-Milano; il piccolo Samuele; il caso di Erika ed Omar (che avevo del tutto rimosso dalla mente - probabilmente per via dei problemi che incomincio ad avere con mia figlia....); la strage di Erba, l'omicidio nel Parco di Padova, il caso di Garlasco, le prostitute nascoste nei sacchi dell'immondizia, gli zii idem, la mamma simil-pin-up modenese (che mi era completamente sfuggita), il figlioletto in lavatrice ed alri fatti che ora non ricordo, non è che siano avvenuti in Sicilia, non sono colpa della camorra.
Insomma c'è qualcosa di profondo che divide il Nord dal Sud, dove per esempio non ha mai colpito il bombarolo veneto.
E non mi spiego cosa.
Non sarebbe male se qualcuno mi fornisse una tesi approfondibile.
informauro