Ricevo e volentieri inoltro.
"credo che ormai non sia più rinviabile una meditata analisi dell’attività del governo di centro-sinistra, dopo oltre un anno di lavoro. Non mi riferisco soltanto alle linee generali dell’attività politica, ma proprio ad una valutazione dell’azione governativa, dagli aspetti legislativi a quelli politici, con un’attenzione anche all’organizzazione del lavoro amministrativo.
La Costituzione della Repubblica Italiana - apparentemente ancora in vigore - dedica alcuni articoli al funzionamento del governo, e, all’interno di questi, ci sono le norme che regolano il funzionamento dell’organo cardine della funzione di governo, il Consiglio dei Ministri. Nella sua splendida concisione, la Costituzione del 1948 assegna ai singoli ministri la responsabilità degli atti dei dicasteri a loro affidati, mentre il Consiglio nel suo complesso risponde solidarmente degli atti collegiali .
Nella costituzione materiale di questo paese, tuttavia, predomina una strana figura ibrida, a metà tra il commentatore politico e il tassista in possesso della ricetta giusta su tutto lo scibile umano, che potremmo convenire nel chiamare il “dichiaratore”. Una funzione che è sconosciuta nella Costituzione, ma che inspiegabilmente imperversa nella politica italiana.
Beninteso, la libertà di parola è sacra in Italia, come dispone l’articolo 21. Tuttavia, nessuna disposizione di legge, e nessuna plausibile ragione logica, prescrivono che l’unica attività degli uomini di governo debba essere quella di rilasciare interviste e dichiarazioni. Il secondo governo Prodi passerà probabilmente alla storia - oltre che per qualche buon provvedimento, che i suoi ministri si guardano bene dal pubblicizzare - per essere stato l’unico i cui componenti si sono rivolti la parola soltanto a mezzo stampa.
Ora, sarebbe sommamente ingiusto imputare solo ad alcuni ministri l’abitudine suicida di criticare ogni parola dei colleghi. È un malcostume così diffuso che diventa difficile circoscriverne la portata. Purtroppo, il governo Prodi è anche il più numeroso della storia d’Italia. L’intreccio perverso tra l’ampiezza numerica dei suoi ranghi e la mancanza della benché minima autodisciplina verbale rende la compagine più simile ad una colossale riunione di condominio, con i suoi stupidi duelli inconcludenti e le proverbiali intemperanze verbali, che al governo di un paese moderno.
Dopo questa breve premessa, tuttavia, non si può eludere una spinosa questione. Il ministro guardasigilli, per esempio, l’ottimo Clemente Mastella, svolge il doppio ruolo di importante ministro e di segretario politico del suo partito. Nello stessa posizione si trova Pecorario Scanio. Entrambi appartengono, senza ombra di dubbio, al novero dei ministri più impegnati a parlare di chiunque e di qualsiasi cosa. Si tratta però in tutti e due i casi di uomini politici che si stanno anche dedicando, spesso con energia - anche se non sempre ben diretta - ai temi loro affidati dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio. Non ci stanno facendo un favore: stanno soltanto rispettando la Costituzione della Repubblica, che li obbliga ad occuparsi della materia di loro competenza (vedi art. 95).
Esiste peraltro un altro genere di uomo politico nel governo Prodi. Il sottosegretario Cento, pur avendo trascurato di lavorare alla politica economica di questo paese, cosa per cui è pagato profumatamente, è riuscito ad appoggiare tre manifestazioni contro il governo, a rilasciare decine di dichiarazioni critiche con i suoi colleghi o con il governo nel suo complesso, nonché a difendere pubblicamente gli ultras dagli strali dell’opinione pubblica dopo l’assassinio del commissario di polizia a Catania nel febbraio scorso. Ogni commento sarebbe fiato sprecato.
Il caso del ministro di Rifondazione Comunista è più complesso. Ne parlo soltanto perché, caro ......, una volta mi hai detto che giudichi Ferrero il migliore ministro che l’Italia abbia mai avuto. Una frase sorprendente, non fosse altro perché è al lavoro da poco tempo. È probabile che in questo tuo giudizio lusinghiero abbia influito il fatto di appartenere alla stessa area culturale. Il mio parere è invece che sia frutto di un equivoco grave sulla funzione che la Costituzione assegna al ministro. Che non è quella di fare l’opposizione antagonista al governo dall’interno del Consiglio dei Ministri. Né quella di esporre le posizioni generali del suo partito, spesso contrapposte a quelle dei suoi colleghi, all’uscita di ogni riunione. Deve - dovrebbe - dirigere un pezzo dell’aministrazione pubblica. Compito forse meno romantico rispetto a quello di spaziare a piacimento tra la protesta contro le basi americane e quella contro le centrali a carbone o eoliche, la lotta alla TAV e le rivolte contro gli inceneritori; tutte attività senz’altro più ricche di poesia.
Il PRC ha meno ministri di quelli che gli spetterebbero in base alla sua forza parlamentare. Il fatto è stato interpretato come un riequilibrio rispetto all’importante carica riservata al suo leader Bertinotti. Ma che non spiega tutto. La sensazione è che Rifondazione abbia voluto schivare un lavoro pratico, che comporta anche dei seri rischi, e che Prodi abbia giudicato saggio “neutralizzare” la carica antogonista del PRC affidando al suo unico ministro un compito vago. Con il risultato perverso che Ferrero è in sostanza un disoccupato di lusso, ed ha talmente tanto tempo a disposizione da riuscire a destabilizzare l’intero impianto della politica del governo. Anziché “frazionare il rischio”, Prodi lo ha moltiplicato.
In una delle sue frequentissime interviste, Ferrero arrivò ad ingiungere a Prodi di ascoltare il clamore assordante che arrivava dalla piazza, in quell’occasione dalla manifestazione contro l’amplimento della base di Vicenza. Il risultato di quella brillante operazione fu la crisi lacerante del governo Prodi, che per mettere insieme una nuova maggioranza dovette cooptare anche il neonato partitino di Follini. In un’intervista ancora più sfortunata, Ferrero arrivò ad accusare i Comuni di cinismo ed insensibilità per non voler risolvere il problema dei rom, “perché gli zingari fanno perdere voti”. La documentata reazione dei sindaci non si è fatta attendere. I fondi stanziati dal ministero sono insufficienti, dicono. Il giorno dopo - secondo il copione Berlusconi - Ferrero fa marcia indietro, ed ammette che i fondi sono scarsi e che le sue accuse erano infondate. Ma è una buona occasione per scoprire che l’Italia è sottoposta a procedura di infrazione dalla Commissione Europea, perché non ha recepito una direttiva contro la discriminazione razziale. Il ministro della Solidarietà Ferrero, sempre pronto ad almanaccare su tutto e su tutti, voleva che qualcun altro risolvesse con mezzi insufficienti l’unico problema tra i tanti che effettivamente compete a lui, cioè l’integrazione razziale. C’è da capirlo. Tra un’intervista e l’altra, non è facile trovare il tempo per lavorare.
Se esaminiamo l’attività del ministro dei Trasporti Bianchi, designato dal PDCI, apprendiamo che rappresenta con puntualità le posizioni del suo partito in Consiglio dei Ministri, ma che si sta anche occupando dei temi specifici assegnati al suo ministero. Alitalia, sicurezza stradale. Con tutti i rischi - in termini di popolarità - che comporta la spiacevole ma ineludibile attività di confrontarsi con i fatti. Rischi che evidentemente Ferrero non corre.
La mia proposta, per tentare di trasformare il condominio Prodi-Ferrero in un autentico governo della Repubblica, si articola in quattro punti:
1. Abolizione del Ministero della Solidarietà Sociale, con assegnazione delle poche competenze ad esso affidate al ministero degli Interni e al ministero della Sanità.
2. Nomina di Ferrero a ministro della Sanità, e sostituzione di Amato con altro ministro designato da Rifondazione Comunista che abbia il solo requisito di essere incensurato.
3. Riduzione del numero dei sottosegretari da 107 a uno per ogni ministero con portafoglio. Il che equivale a dividere il loro numero per cinque.
4. Divieto assoluto per i sottosegretari di rilasciare interviste, se non per illustrare provvedimenti adottati. Per i ministri stessa regola, con l’eccezione di quelli che sono anche segretari di partito. Se Rifondazione vuole un dichiaratore nel governo, deve essere Giordano a fare il ministro dell’Interno.
Come vedi, caro ......, tra le mie proposte manca il divieto di partecipare a manifestazioni piazza contro il il governo di cui si fa parte. Sia perché mi sembra la più elementare delle ovvietà, sia perché l’applicazione di quei quattro punti lo renderebbe un divieto superfluo. Se fosse ministro della Sanità, Ferrero sarebbe il primo a non voler andare alle manifestazioni in cui i disobbedienti gridano slogan contro “Damiano servo dei padroni”. Per la semplice ragione che qualcuno potrebbe chiedergli perché manifesta anziché occuparsi delle liste d’attesa per le visite specialistiche. Adesso invece ci va o aderisce, il che fa lo stesso. Perché ce n’è di tempo libero, in Italia.
In conclusione, caro ......., non sono sicuro che Ferrero sia il miglior ministro della storia d’Italia. Per la semplice ragione che omette sostanzialmente di svolgere il compito che gli affida la Costituzione. Magari si presenta bene in televisione, ha un eloquio sobrio nella forma, non perde facilmente la calma. Ma è un po’ poco: perché è un ministro, non un presentatore. Quando al governo servirà una velina, te lo faremo sapere.
Con affetto,
......"
Ed infine, quoto.
informauro




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