...ballare da sola
Mannaggia a Feltri. Se il direttore di Libero fosse stato zitto, forse oggi a Gubbio non ci sarebbe nessuna scuola. Invece, ci ritroveremo a discutere del futuro di Forza Italia e del centrodestra italiano, come se davvero in Forza Italia ci fosse bisogno di una scuola tipo le leggendarie Frattocchie comuniste. Ma Forza Italia non è il partito comunista. Dicevo di Feltri e di Libero. Quello di strutturare Forza Italia alla stregua di un partito tradizionale era stato un cavallo di battaglia di questo giornale. Di più: era uno dei consigli preferiti di Feltri al Cavaliere. «Faccia un partito. Lo organizzi sul territorio», esortava il diretur. E quello l'ha preso in parola. Senza troppa convinzione, va detto. Caro Berlusconi, Feltri è pentito. Gli ho parlato: non lo dirà più. Forza Italia andava bene così com'era all'inizio. Un partito leggero. Aperto. Perdoni l'azzardo: invertebrato. Figurarsi se nel Duemila la gente ha ancora voglia di strutturarsi in un partito. Di militare come si faceva un tempo. Quando i partiti erano veri, c'erano le sezioni, le si frequentava per davvero. E si parlava pure. Quante soluzioni, le sezioni avevano trovato sulla fame nel mondo, sulla pace, sulla morale della politica, sui rapporti con l'America o con l'Unione Sovietica (a seconda dei punti di vista). Porca miseria, c'erano talmente tante risposte che alla fine sono mancate le domande. In questo scenario uscirono Bossi e il Berlusca. La Lega e Forza Italia. Proprio perché la gente non aveva più domande da porre: voleva solo risposte. Anzi, le esigeva senza troppa chiacchiera filosofica. Domande banali, del tipo: perché paghiamo così tante tasse senza avere in cambio strade, treni, scuola, sanità e sicurezza proporzionali ai balzelli versati? La filosofia rimase così a sinistra. Per poco, perché come l'attualità dimostra anche i compagni hanno cambiato volto e si sono stufati anch'essi dei dibattiti. Gli zingari sono diventati scomodi, gli stranieri un po' meno amici e un tantino più fetenti. Quanto ai soldi, non fanno poi così schifo: il portafoglio pieno l'ha sdoganato anche Veltroni. Restano in piedi solo le feste dell'Unità; non fosse altro per le piadine, per i concerti con le grandi star (ammetto: una volta andai anch'io alla festa nazionale del Pds per sentire gli U2 dal vivo. Chiedo scusa ma o Silvio ci mette una pezza oppure lo rifarei), per le lotterie e per i giri di liscio. A che serve allora una scuola di politica? Anzi, ci vado ancora giù più piatto: a che serve un partito vecchia maniera, ortodosso, strutturato quando è entrato in crisi il rapporto tra cittadini e partito? Girerò i miei dubbi ai diretti interessati, i quali mi dovranno convincere del perché Forza Italia si deve sbattere più di tanto per fare un partito vero quando ha già Silvio Berlusconi. Nei partiti veri si fanno i congressi, le correnti, le riunioni e si può persino mettere in minoranza il segretario. Non occorre che vada avanti col ragionamento... Conosco l'obiezione. Alle comunali, alle provinciali e alle regionali Silvio Berlusconi non c'è. Vero, ma non ci si può porre il problema dopo quindici anni. Se finora qualche azzurro è entrato in consiglio comunale, in giunta e magari s'è pure accomodato sulla poltrona di sindaco vuol dire che la barca va. E, come si dice: finché la barca va, lasciala andare. Mi convincano che dopo Silvio Berlusconi ci sarà ancora Forza Italia e il centrodestra, e allora comincere mo il dibattito. Berlusconi aveva superato tutto questo fin da subito: ghe pensi mi. Praticità imprenditoriale, in salsa meneghina. Dissero che era un partito "di plastica". Embé, che male c'è a essere un partito di plastica, cioè leggero? Il Partito democratico cos'è se non di plastica, per di più riciclata? Nel '94, la politica stava svoltando verso il bonapartismo democratico, verso le leadership forti. I partiti di massa stavano tramontando. Scendendo in campo, Berlusconi s'inventò un partito fondato sui club, scartando correnti, sezioni e smaronamenti vari. Perfetto. Leader reale, partito virtuale. Il partito "open" era in anticipo coi tempi. Nel '94 Forza Italia girava attorno al nome di Berlusconi: era il primo caso di partito fatto a immagine e somiglianza del suo leader. Ora lo fanno tutti: Casini, Fini, Rutelli, Prodi, Veltroni, Mastella, Di Pietro. Guardate i simboli e mi darete ragione. Se dunque Forza Italia era in anticipo sui tempi già nel '94, perché complicarsi la vita nell'anno di grazia 2007? Pazienza, ormai la frittata è fatta e a Gubbio ci andiamo. Per parlare di futuro e di future leadership. Quindi anche della... Brambilla. So che l'argomento fa venire l'orticaria ai dirigenti azzurri, ma che ci possiamo fare noi? Hanno voluto la bicicletta? Ora pedalino. Evitando buche, ostacoli e scivolose chiazze d'olio. Tanto, Berlusconi ne resta fuori. Che gliene importa? Per Silvio, Gubbio è una convention come mille se ne è sciroppate negli anni di Publitalia. Nella scuola di Gubbio Silvio non fa il preside: è l'insegnante bona con la minigonna che attira i ragazzi fino al primo banco. Silvio fa e Silvio può disfare. Forza Italia vuole diventare grande? Stia attenta che il Grande Capo non decida di ricominciare dal '94. In fin dei conti, un partito democratico lui non l'ha mai chiesto...
Gianluigi Paragone in prima pagina su
www.libero-news.it del 7 settembre 2007
saluti




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