Notiziario del Campo Antimperialista ... 30 settembre 2005 ... http://www.antiimperialista.org

- Dalla guerriglia alla guerra di liberazione nazionale: Documenti recenti della Resistenza Irachena: http://comitesirak.free.fr/abai/
- Campu Antimperialista Sardinnya. Gazetinu Telematicu 20/9/05http://www.antiimperialista.org/it/



Aji Ali: per il vassallo G. Fini neanche lui puo’ entrare in Italia a dire la verita’.
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Questo Notiziario contiene:


1. DECISIONE INFAME: NEGATO IL VISTO AD HAJ ALI
2. GLI HANNO RIMESSO IL CAPPUCCIO! (Iraq Libero)
3. HAJ ALI: COMUNICATO DELLA CONFEDERAZIONE COBAS
4. GUARDIAMO IN FACCIA LA VERITÁ - MANIFESTAZIONE di ROMA, domenica 2 ottobre, ore 10,00 - Aula magna università valdese
5. POST IT (BLA BLA)

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1. DECISIONE INFAME: NEGATO IL VISTO AD HAJ ALI

Non potendo dire che Aji Ali e’ un pericolo per la sicurezza nazionale; non potendo affermare che Aji Ali e’ un “seminatore d’odio”, questa volta si sono aggrappati a pretestuosi criteri amministrativi. La sostanza non cambia: il traballante governo Berlusconi- Fini- Pisanu ha imposto all’ambasciata italiana di Amman di negare il visto anche al simbolo vivente della barbarie imperialista. Sorvoliamo sugli aspetti grotteschi della vicenda (anche in questo caso l’ambasciata italiana stava procedendo alla consegna del visto, salvo fare marcia indietro all’ultimo momento per perentoria decisione di Roma) e veniamo al sodo. Quali le ragioni di questo diniego? La prima, ovviamente, e’ che questo governo, messo alle strette dopo la lettera dei 44 deputati USA (che intimava di impedire la Conferenza di Chianciano e di schiacciare il Campo, bollato, a torto, come il demiurgo di tutte le iniziative di sostegno alla Resistenza irachena), ha voluto platealmente mostrare la sua indegna sudditanza al diktat della Casa Bianca. Ma ce n’e’ un’altra. Il postafascista Fini, Ministro degli Esteri, ha utilizzato in maniera muscolare questa vicenda per atteggiarsi, dentro una coalizione sgangherata, a campione del decisionismo filo-Stati Uniti, a leader del <partito americano>.
Egli pensa, evidentemente, di trarne dei vantaggi tattici, anche in vista del ricambio alla guida della destra italiana. Staremo a vedere. Infine, non potendo illegalizzare ne’ il Campo ne’ i Comitati Iraq Libero, fallita la campagna di criminalizzazione e di ostracismo, essi hanno cocciutamente cercato di umiliarli (15 giorni di sciopero della fame!) mostrando che nulla e nessuno puo’ pensare di mutare la vergognosa politica filoamericana dell’Italia.
Quella di Fini e’ tuttavia una vittoria di Pirro. Un maggiordomo e’ pur sempre un servo, tanto piu’ ridicolo quando agisce per eccesso di zelo. Non e’ lontano, infatti, il momento in cui gli italiani cacceranno lui e la sua confraternita di lustrascarpe.
Si illude chi pensa che la vicenda di Chianciano sia svanita. E’ invece solo rimandata, di qualche mese. Non appena Berlusconi e Fini lascieranno Palazzo Chigi, gli antimperialisti porranno al nuovo governo la medesima questione: permettete ai rappresentanti del popolo iraheno che resiste di venire a dire la loro in Italia? Concederete i visti? Sappiamo bene che il <partito americano> ha molti seguaci anche a sinistra e quindi sappiamo che dovremo lottare e lavorare sodo. Ma siamo ottimisti, non solo perche’ la Resistenza avanza, non solo perche’ in queste settimane si e’ messo in moto (non solo in Italia) un movimento molto ampio a favore della Conferenza di Pace; anche perche’, sulla vicenda irachena, il centro sinistra e’ dilaniato da controversie e contraddizioni profonde che lasciano spazio all’opposizione antimperialista.
Ride bene chi ride ultimo.
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2. GLI HANNO RIMESSO IL CAPPUCCIO!
Il governo Belusconi-Fini nega il visto anche ad Haj Ali, il torturato di Abu Ghraib

Comunicato stampa dei Comitati Iraq Libero

Questa mattina, venerdì 29 settembre, Haj Ali, simbolo dei torturarti di Abu Ghraib, si è recato presso l’ambasciata italiana di Amman (Haj Ali, dopo la sua drammatica esperienza, vive infatti in Giordania) a ritirare il visto promesso e quindi partire per l’Europa. Gli è stato invece comunicato, dopo tre settimane di pellegrinaggi in ambasciata, che il visto non poteva essergli concesso.
L’ambasciata si è aggrappata al ridicolo pretesto che risiedendo Haj Ali in Giordania, essa non avrebbe la potestà di concedere il visto dato per concesso. Assurdo! Tutti sanno che il requisito della residenza nel paese di stanza dell’ambasciata (escogitato infatti all’ultimo momento) non è affatto necessario per il rilascio del visto. La decisione, esclusivamente politica, viene direttamente dai palazzi del governo di Roma, si spiega senz’altro con la volontà di rispettare l’ormai famigerato diktat americano, ma in questo caso c’è un surplus: si vuole umiliare Haj per ciò che suo malgrado rappresenta (la più umana denuncia della terribile occupazione del suo paese) e con lui il vasto movimento di solidarietà con la resistenza del popolo iracheno.
Secondo il responsabile dell’ambasciata, Haj Ali dovrebbe “semplicemente” recarsi alla rappresentanza diplomatica italiana a Bagdad, all’interno cioè della Green Zone, la fortezza americana nel cuore di Bagdad. In sostanza si arriva a chiedere al torturato di andare dai torturatori, naturalmente per ricevere un altro no o magari qualcosa di peggio.
Il governo Berlusconi-Fini ha dunque superato se stesso, impedendo ad un simbolo della brutalità dell’occupazione militare dell’Iraq di venire in Europa, dove è richiesto in decine e decine di città e da numerosi ed importanti organi dell’informazione radiotelevisiva.
E’ questa una conferma clamorosa tanto dell’arroganza del governo, quanto della sua sudditanza agli USA.
Questa vergognosa decisione, che il governo non ha avuto questa volta neppure il coraggio di assumersi politicamente, è stata resa possibile dall’altrettanto squallido silenzio sull’intera vicenda dei visti (Conferenza di Chianciano) da parte dei dirigenti del centrosinistra che non hanno mosso un dito davanti alla violazione dei diritti democratici, davanti alla negazione del diritto all’espressione del pensiero, davanti al bavaglio che oggi viene messo sulla bocca dell’uomo incappucciato ad Abu Ghraib.
Dobbiamo dunque lanciare un forte allarme democratico. Dopo aver impedito la Conferenza Internazionale per “Una pace giusta, con la Resistenza”, si vuole impedire ora che la barbarie della tortura venga denunciata in prima persona da chi l’ha subita.
A questo punto siamo arrivati, a questo non dobbiamo e non vogliamo rassegnarci.
E’ questa una battaglia non solo nostra; sempre di più è una lotta che riguarda tutti i sinceri democratici, perché qui è in gioco lo stesso diritto ad affermare la verità.
La lotta dunque continua. Già oggi stiamo avviando le procedure per richiedere il visto ad Haj Ali da altri paese europei.
Haj Ali non potrà essere in ogni caso presente all’incontro internazionale di domenica 2 ottobre a Roma, ma certo non rinunciamo al progetto del suo tour europeo, per portare in ogni angolo del continente la denuncia della mostruosa violazione dei diritti umani frutto dell’occupazione americana dell’Iraq.
Il meeting di domenica prossima a Roma sarà dunque un’occasione per una denuncia ancora più forte del dispotismo imperante in Italia, un momento di protesta contro l’attacco ai diritti costituzionali, un punto di partenza per il rilancio della lotta per avere Haj Ali in Europa, ed i visti ai legittimi rappresentanti del popolo iracheno per poter tenere quanto prima la Conferenza internazionale.

Comitati IRAQ LIBERO 29 settembre 2005


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3. HAJ ALI: COMUNICATO DELLA CONFEDERAZIONE COBAS


ABU GHRAIB: SILENZIO SULLE TORTURE

Questo è l’ordine del governo Berlusconi/Fini, che, dopo aver negato in estate il visto d’ingresso in Italia ad esponenti della resistenza irakena, ora ha reiterato il divieto nei confronti di Haj Ali, l’uomo incappucciato e con gli elettrodi attaccati agli arti, simbolo delle torture perpetrate dall’esercito Usa contro gli irakeni nel carcere di Abu Ghraib.
Haj Ali era stato invitato in Italia dal Comitato Irak libero per raccontare in un giro di conferenze ed assemblee la propria esperienza delle torture subite nelle carceri controllate dai militari Usa.
Ad Haj Ali è stato negato il visto, regolarmente richiesto, dall’ambasciata italiana ad Amman, città ove si è rifugiato dopo il terribile “soggiorno” nel carcere di Abu Grhaib, con il risibile e falso pretesto secondo cui, per ottenere il visto, è necessaria la residenza nel paese ove avviene la richiesta.
In realtà per il governo Berlusconi/Fini, sempre più servo degli occupanti Usa e sempre più invischiato nella guerra d’aggressione al popolo irakeno, la popolazione italiana non ha il diritto di ascoltare l’agghiacciante testimonianza di chi ha dovuto sopportare sulla propria pelle le peculiari caratteristiche della “democrazia” Usa.
E’ vero che le foto delle torture ampiamente praticate nel carcere di Abu Grhaib (e non solo) hanno fatto il giro del mondo, ma permettere a chi ne è stato vittima di rendere diretta testimonianza di tutto questo è veramente troppo per il nostro “democratico” governo. Ora è meglio che cali il silenzio sulle nefandenzze di cui è capace l’imperialismo Usa, difensore, in nome della civiltà occidentale, della libertà e dei diritti umani.
Quanto poi alla stragrande maggioranza dell’”opposizione” di centrosinistra, che, pure, proprio se è costretta, dichiara che è necessario porre fine alla guerra in Irak e ritirare le truppe italiane, anche in questo caso il silenzio è d’oro; d’altra parte è troppo impegnata nelle primarie e guai ad incrinare i nostri rapporti di fedele alleanza/sudditanza con gli Usa.
I signori della guerra, i signori della tortura, i loro portaborse, adesso gongolano e s’illudono di aver tappato la bocca ad Haj Ali e aver ridotto al silenzio un popolo martoriato e il movimento contro la guerra.
Però si sbagliano di grosso.
Deve partire immediata la mobilitazione perchè la voce di Haj Ali arrivi direttamente anche al popolo italiano, perchè dobbiamo riprenderci collettivamente la parola e rilanciare la lotta contro la guerra e per il ritiro immediato delle truppe dall’Irak.
ROMPIAMO IL SILENZIO!
DIRITTO DI INGRESSO E DI PAROLA IN ITALIA PER HAJ ALI !
CONFEDERAZIONE COBAS, 30 ottobre 2005

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4. GUARDIAMO IN FACCIA LA VERITÁ
MANIFESTAZIONE - ROMA, domenica 2 ottobre, ore 10,00 - Aula magna università valdese
via Pietro Cossa 40 (zona P.zza Cavour) - fermata metropolitana Lepanto linea A

Il governo italiano, negando ad alti esponenti della società civile irachena di venire in Italia col pretesto che essi sarebbero "seminatori d'odio" e una "minaccia per la sicurezza nazionale", ha impedito che si svolgesse la prevista Conferenza di Chianciano.

In verità gli iracheni sarebbero venuti non solo a spiegare le ragioni della Resistenza contro l'occupazione, ma ad invitare l'Italia a cambiare strada seguendo una politica di pace.

Il fatto è che Berlusconi, Fini e C. obbediscono a Sua Maestà Bush il quale, attraverso un ultimatum firmato da 44 parlamentari del Congresso USA, intimò a Roma, già a fine giugno, di proibire la prevista Conferenza.

In un colpo solo sono stati così calpestati la sovranità italiana, la Costituzione, la libertà di pensare diversamente da chi vuole trascinarci nell'abisso della "guerra di civiltà".

Non gli italiani sono infatti terrorizzati, ma solo il governo, poiché non vuole far loro conoscere la verità su quanto sta accadendo in Iraq: che non c'e' alcuna pacificazione; nessuna stabilizzazione democratica; che i crimini compiuti dalle truppe occupanti e dai loro squadroni della morte (che cinicamente si cerca di addossare alla Resistenza ) continuano più efferati di prima.

Verso la Conferenza Internazionale - Per i visti ai fratelli iracheni - Per il ritiro delle truppe d’occupazione -Con la Resistenza popolare -Per una pace giusta nel rispetto della sovranità nazionale

Presiedono:
Fausto SCHIAVETTO Comitati Iraq Libero - John CATALINOTTO, International Action Centre, USA – Stelios AGOUTOGLU, Lega Internazionale dei Popoli in Lotta ILPS - Wilhelm LANGTHALER, Campo Antimperialista

Intervengono inoltre:
Awni al KALEMJI, portavoce dell’Alleanza Patriottica Irachena - Kawthar al KUBAYSI, moglie di Abduljabbar, segretario dell’Alleanza Patriottica Irachena, sequestrato dall’esercito USA il 4 settembre 2004 - Abdulhaleem KANDIL, rappresentante di Kifaya, Egitto – Leonardo MAZZEI, portavoce dei Comitati Iraq Libero - Roberto GABRIELE, per i sette scioperanti della fame - Gianni VATTIMO, Filosofo - Giovanni FRANZONI, Comunità Cristiana di Base di S. Paolo - Hamza PICCARDO, Segretario nazionale dell’Unione delle Comunità Islamiche – UCOII - Domenico LOSURDO, Filosofo - Marina BIGGIERO, Confederazione Cobas - Vainer BURANI, Avvocato difensore di attivisti islamici – Alessandro LEONI – Cpn Rifondazione Comunista - Aldo BERNARDINI, Professore di diritto internazionale - Georges LABICA, Filosofo, Francia - Jan MYRDAL, Scrittore, Svezia.

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5. POST IT (BLA BLA)

Riceviamo da un compagno e non commentiamo:

«Già che ci sono volevo farvi notare la finezza concettuale di un "post-it" rifondarolo: quello che recita: "Voglio combattere le guerre di Bush".
Le ipotesi sono tre: 1. la tipografia, di proprietà di Magdi Allam, ha sabotato la produzione dei manifesti eliminando la parola "CONTRO", che avrebbe reso la frase "Voglio combattere CONTRO le guerre di Bush"; 2. Dimenticanza; 3. Ardito strategemma per pararsi il culo quando, al governo, non faranno nulla per fermare la politica imperiale u$a: potranno dire "ma noi abbiamo detto alle primarie che vogliamo combattere le guerre di Bush"! E a casa mia, e dello Zanichelli, "combattere la guerra" non vuol dire esservi contrario, vuol dire parteciparvi..
Eh, Fausto Fausto.. ;-)
Andrea»