I FALSI MITI SULL’IMMIGRAZIONE
L’immigrazione è una risorsa per la nostra economia……
Per giustificare l’adozione di politiche volte ad incentivare una immigrazione incontrollata nel nostro Paese, alcuni ricorrono spesso a ragioni di carattere etico-morali, da una parte e, dall’altra, a motivazioni di carattere economico. Tuttavia, ad un esame più approfondito che vada al di là delle mere dichiarazioni di principio, entrambe le tesi risultano prive di alcun fondamento.
Anzitutto, per quanto riguarda il primo aspetto, ossia le ragioni etico-morali che giustifichino un ingresso incontrollato di extracomunitari nel nostro Paese, è la realtà stessa delle abitazioni o delle condizioni di vita della maggior parte degli immigrati che si trovano in Italia, a dare una risposta ai fautori di tale tesi. Chi non ha lavoro o chi non fa fortuna spesso deve accontentarsi di condizioni di vita ai margini della tollerabilità umana, si pensi solo al numero degli immigrati costretti a vivere
nello stesso appartamento o addirittura in baraccopoli abusive.
Dunque confutata la prima tesi, passiamo ora all’analisi relativamente alla sostenibilità della seconda, ossia alle ragioni di tipo economico.
Uno dei tormentoni della sinistra è che l’immigrazione è necessaria, soprattutto per la nostra economia che ha fame di manodopera per lavori che gli italiani ormai non vogliono più esercitare.
Dunque, sempre secondo la sinistra, l’immigrazione è una risorsa ed una ricchezza per il nostro
Paese tanto che indispensabile e del tutto legittima appare dunque l’apertura indiscriminata delle nostre frontiere, onde consentire a “tutta questa ricchezza” di poter liberamente entrare nel nostro Paese.
Ma ciò corrisponde alla realtà?
A tale domanda ha cercato di dare risposta un famoso economista, Robert Rowthorn del King’s College di Cambridge1, ex di estrema sinistra, il quale, dopo numerosi studi e sulla base di analisi scientifiche, è giunto alla conclusione che non vi è alcuna valida giustificazione economica alla immigrazione selvaggia.
Innanzitutto, secondo l’economista, giungono nei nostri paesi non i lavoratori qualificati ma
principalmente manodopera poco istruita e povera. Si tratta dunque di gente ancora più indigente
rispetto alla popolazione domestica e che se trova impiego perché disposta ad accettare salari molto
più inferiori alla media, lo fa pertanto a discapito della popolazione locale più bisognosa. Le statistiche dimostrano infatti che l’immigrazione porta a minor impiego per il lavoratori locali, soprattutto quelli meno specializzati. Ma anche il mito che gli immigrati fanno lavori che i “nostri”
disdegnano di fare è falso: la realtà è che appunto accettano retribuzioni molto più basse. Dunque il
fenomeno immigratorio più che altro tende a far saltare il delicato equilibrio del mercato del lavoro,
a tutto danno degli italiani più indigenti.
Viene inoltre sopravvalutato il contributo fiscale degli immigrati. Gli immigrati non qualificati, che
sono quelli che in prevalenza giungono nel nostro Paese, costano molto di più di quello che fruttano
in tasse. Tale situazione è destinata a degenerare in quanto, proprio per effetto dei ricongiungimenti
familiari, il numero di manodopera non qualificata tende ad aumentare sempre più.
La presenza di extracomunitari, secondo altri studi, comporta anche un aumento degli affitti e del
costo della vita e dunque, anche sotto questo altro aspetto non ne deriva nessun beneficio di fatto
per la popolazione autoctona. Si pensi ancora che è stato calcolato che in Europa in media 100
immigrati equivalgono alla perdita di 83 posti di lavoro locali.
Si dice ancora che in Italia nel 2005 gli immigrati hanno dato un contributo al Pil di quasi 87
miliardi, il 6% del totale.
1 Da Libero del 02.09.2006 pag. 19
2
In verità, accanto a queste cifre non si citano mai invece i costi sociali dati dal fenomeno
immigratorio: eppure una loro esatta conoscenza e confronto consentirebbe una reale valutazione
della eventuale utilità del fenomeno medesimo. Dunque occorrerebbe considerare il prezzo per la
popolazione locale in termini di tasse per servizi erogati a favore di immigrati, occupati e disoccupati.
I costi dell’immigrazione gravano inoltre quasi interamente sulle spalle delle amministrazioni
comunali, o meglio dei cittadini che devono pagare tasse municipali più alte. Difatti, non si dimentichi, che agli stranieri sono garantiti servizi sociali, abitazioni popolari, insegnanti e scuole,
esenzioni dai ticket sanitari, buoni libro e buoni scuola, servizio di mensa e trasporto alunni. Ed
anche i nidi comunali sembrano diventati appannaggio degli extracomunitari: nelle liste di attesa i primi posti sono sempre occupati da genitori extracomunitari tanto che quelli dei bambini italiani sono obbligati, oltre al pagamento delle tasse, al pagamento di nidi privati.
Ad oggi le amministrazioni comunali, secondo una rilevazione del Formez, spendono solo a favore
degli immigrati circa il 3% delle proprie risorse.
Altro mito da sfatare è che il calo della nostra popolazione implica bisogno di immigrati, poiché
questi ultimi fanno figli che in futuro pagheranno le nostre pensioni. Anzitutto non si capisce perché invece, a parità di costi, non sia più logico incentivare la popolazione locale a fare più figli
promuovendo le opportune politiche sociali in tal senso. Comunque, è stimato che entro due
generazioni anche gli immigrati smetteranno di procreare, per gli stessi motivi che spingono ora le
famiglie autoctone a privarsi di un maggior numero di figli, e comunque anche loro invecchieranno.
Divenuti vecchi saranno anch’essi un costo sociale per tutta la comunità, che dovrà pagare loro
anche la pensione.
Cosa accade in Olanda, Francia, Gran Bretagna e Spagna
Qualcuno ha dunque avanzato l’idea che uno Stato debba “scegliere” l’immigrazione anziché
“subirla” passivamente, come capitato finora.
Questa è stata la scelta della Francia che ha approvato una legge2 secondo cui devono essere le
ambasciate e i consolati francesi all’estero a vagliare le domande di soggiorno. La risposta è
subordinata alla conoscenza da parte del candidato della lingua francese ed altresì all’obbligo di
firmare un “contratto di integrazione” in cui l’immigrato si impegna a rispettare le leggi e i valori
fondanti della società francese. Si pensi che solo nel 2006 sono entrati in Francia circa 160mila
stranieri non comunitari, di cui solo il 6% per ragioni di lavoro, mentre l’80% per motivi di
carattere familiare, ossia per effetto di ricongiungimenti.3
In Gran Bretagna, dopo gli attentati del 7 luglio 2005 compiuti da “cittadini inglesi” immigrati di
seconda generazione, i permessi di lavoro devono ora essere approvati dal Ministero dell’Interno
ed è anche qui necessaria la dimostrazione da parte dell’immigrato della conoscenza della lingua
inglese e degli usi locali.
Dal 15 marzo 2006 anche chi vuole recarsi in Olanda per ragioni di lavoro o familiari deve pagare
una tassa di 350 Euro all’ambasciata o al consolato olandese del proprio paese e sostenere un esame
di integrazione civica, che consiste in una prova di lingua e cultura olandese. In tal modo il
candidato, se supera positivamente la prova, può ottenere un permesso di soggiorno temporaneo ma
per il rinnovo è necessario fare un ulteriore esame di approfondimento che valuti la conoscenza
della lingua e dei costumi olandesi.
Ma anche nella Spagna di Zapatero si è registrato un giro di vite verso l’immigrazione incontrollata:
recentemente il Premier ha dichiarato di non voler più procedere a sanatorie di massa e che tutti gli
irregolari (circa 800 mila) verranno quanto prima rimpatriati nei loro paesi di origine.
2 Di iniziativa del Ministro degli Interni Nicolas Sarkozy, il quale sostiene che il rispetto delle leggi francesi e la
padroinanzna della lingua sono una strada obbligata ed il rimedio più efficace contro razzismo e xenofobia.
3 Il Sole 24 Ore del 18.05.2006, pag. 9
3
Cosa accadrà in Italia e in Padania……
Dunque, mentre negli altri Paesi si stanno avviando politiche di controllo del fenomeno
immigratorio, diversamente in Italia il Governo Prodi continua a proporre ed avanzare leggi che
consentano una immigrazione incontrollata. Per ottenere l’ingresso nel nostro Paese non viene
richiesto nulla, né conoscenza della lingua, della cultura, delle leggi, né una formazione
professionale, tanto che oggi l’Italia ha una delle realtà immigratorie più dequalificate
dell’Occidente. 4
Secondo le stime del Sole 24 Ore, gli stranieri presenti in Italia erano 1.6 milioni nel 2000 e sono
diventati 3.6 nel 2006. Circa il 4,8% della popolazione italiana è rappresentata dagli stranieri
regolari. Date queste cifre, in Europa siamo al terzo posto, dopo Germania e Francia, per numero di
immigrati regolari.
La maggior parte del fenomeno si concentra al Nord (59% della presenza straniera), dove maggiori
sono le opportunità di lavoro, mentre tale percentuale si riduce al Centro (27%) ed ancora di più al
Sud (14%).
Sempre in Italia, la comunità più numerosa è quella albanese (13,2%), segue quella marocchina
(12,3%) che ha perso il primato del 2001 come comunità più numerosa.
Gli stranieri rappresentano il 9% della forza lavoro, di cui il 49,1% è impiegato nel settore dei
servizi, 44,8% nell’industria e 5,9% nell’agricoltura.5
L’Italia insieme alla Spagna è il paese in cui il fenomeno è cresciuto di più, di pari passo con i
connessi problemi sociali quali quelli legati alla criminalità, come furti, rapine, droga e
prostituzione.
Sul fenomeno immigratorio nel nostro Paese avrà molto peso anche la nuova proposta di legge del
Governo Prodi sui DICO (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) approvato dal
Consiglio dei Ministri l'8 febbraio 2007. Tra le pieghe del provvedimento vi è infatti una norma che
sembra spalancare le porte ad una immigrazione selvaggia ed incontrollata. Recita infatti l’art. 6 che
“Il cittadino straniero extracomunitario o apolide, convivente con un cittadino italiano e
comunitario, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, può chiedere il rilascio di un permesso
di soggiorno per convivenza.”
Scenari futuri per le amministrazioni comunali
Il Governo Prodi ha poi annunciato che intende smantellare la legge Bossi-Fini, ma una
legislazione più permissiva non farà altro che rendere il nostro Paese più gradito ai Paesi interessati
dai flussi migratori e diventerà meta sempre più di continui sbarchi di clandestini.
Ma saranno soprattutto i comuni le principali vittime di una legislazione in materia di immigrazione
eccessivamente permissiva, in quanto sono più vicini e sensibili alle modificazioni del tessuto
sociale.
A tale proposito è possibile citare come esempio la riforma avanzata dall’attuale Governo di sinistra
in materia di cittadinanza per renderci conto degli effetti devastanti a livello locale di simili
iniziative legislative.
La proposta di legge di riforma della cittadinanza, se dovesse essere definitivamente approvata,
porterebbe, secondo le previsioni del Viminale, ad un raddoppio, se non ad una triplicazione delle
domande di cittadinanza, la cui acquisizione comporterebbe di per sé automaticamente agli stranieri
il diritto di voto illimitato valido non solo per le elezioni amministrative.
Il bacino elettorale dunque si allargherà e la Sinistra pensa, ingenuamente, di potervi attingere, ma
non sarà assolutamente così, come dimostrano altre realtà.6 A tale proposito si invita a leggere
4 Corriere della Sera del 23.06.2006, pag. 44
5 Il Sole 24 Ore del 16.12.2006, pag. 12
4
quanto già esposto nella scheda “Voto agli Stranieri” sul caso della città olandese di Rotterdam. I
“nuovi cittadini italiani”, soprattutto mussulmani, conquistato il diritto di elettorato passivo,
costituiranno nuove formazioni politiche soprattutto a carattere religioso che si presenteranno
autonomamente alle competizioni elettorali. Dunque ci saranno partiti sunniti o sciiti, i cui membri
cominceranno a sedere nelle Camere del nostro Parlamento. Per prima cosa, è logico credere,
modificheranno alcune nostre leggi, onde adeguarle alle loro esigenze ed alla loro cultura, come ad
esempio istituiranno il giorno di riposo al venerdì, il giorno di festa in occasione delle principali
festività religiose, l’ora di Corano nelle scuole, oppure proporranno la rimozione del crocefisso
nelle scuole e negli ospedali mentre aumenteranno la possibilità di costruire moschee. Questo a
livello nazionale, a livello locale si pensi che in alcuni comuni la maggioranza della popolazione
potrebbe diventare di fede mussulmana. Questi “nuovi cittadini”, organizzatisi in partiti locali,
costituiranno la maggioranza anche nei consigli comunali, tanto che se finora sono stati i comuni i
più strenui baluardi contro il proliferare delle moschee, diventerà in tali nuove condizioni molto più
facile edificare nuovi edifici di culto islamico.
L’Italia, ma soprattutto la Padania, ove abbiamo visto che la concentrazione di immigrati è più alta,
rischia davvero nel giro di pochissimi anni, e vorrebbero senza quasi che ce ne accorgessimo, di
cambiare radicalmente volto.
Milano, 15 febbraio 2007 Dott.ssa Susanna Anvar
Settore Giustizia
http://www.padaniaoffice.org/pdf/scu...migrazione.pdf
6 La Padania del 05.08.2006 pag. 1


Rispondi Citando



