…di ricino
All'armi son fascisti.
Prima che arrivi il fascismo, facciamo noi ordine e pulizia.
Per non alimentare una nuova ondata di fascismo che c'è nell'aria, costruiamoci noi, Prodi, Margherita, Ds e comunisti, un fascismetto omeopatico, una specie di vaccino, di antibiotico, inoculando nel corpo dello Stato piccole dosi di fascismo. Insomma un fascismo preventivo, politicamente corretto.
È questo il succo ideologico, psicologico, anzi psichedelico, della sortita del Maresciallo d'Italia Giuliano Amato, ministro dell'Interno.
È difficile immaginare Amato nel ruolo di braccio violento della Legge, anche se a ben vederlo dietro le lenti a mezz'occhio e dietro quei denti a mezza bocca, si indovina qualche tratto di sottile sadismo e di sofisticata tortura.
La ferocia del roditore.
Ma questa di Amato non è solo una battuta; è un programma e un sintomo che si inquadra in una svolta. Il centro-sinistra alla frutta vira verso una forma aggiornata e surreale di fascismo.
Ci sono i sindaci repressori e tolleranti zero, cioè intolleranti; c'è Veltroni in versione decisionista e cattivista; c'è l'esempio di Sarkozy e di Rudolph Giuliani, c'è la lotta ai writers, alle prostitute, ai posteggiatori abusivi.
C'è aria di manganello, si sente odor di olio di ricino nell'aria.
C'è poi l'assegno una tantum alle famiglie povere ma prolifiche che viene vagamente annunciato dal governo Prodi, come ai tempi del Duce.
C'è D'Alema agli Esteri che ripercorre la politica fascista nel Medio Oriente e verso le potenze occidentali. Altro che Fini giudeo alla Farnesina...
E non basta, c'è Fioroni il ministro della Pubblica istruzione che restaura la scuola di Bottai e di Gentile.
A differenza di Amato, lui non è fascista preventivo, è fascista consuntivo: ha visto gli effetti della scuola sessantottina, demagogica, e invoca il ritorno al passato.
Altro che le tre I, a cominciare dalla perfida Albione.
La Moratti era troppo progressista per Fioroni, troppo innovatrice; meglio disciplina e tabelline, grammatica e poesia a memoria, selezione e giro di vite.
Ha ragione, il gentiliano bottaiano Fioroni, seguace del fascismo tramite il professor Aristogitone, figura mitica inventata da Renzo Arbore alla radio negli anni in cui si è formato Fioroni.
Quando un Paese non è in grado di innovare, è meglio che torni al passato.
Onore al camerata Fioroni, ha avuto fegato.
Certo, in tutti questi casi si tratta di un fascismo non movimentista, rivoluzionario e radicale, ma conservatore, meritocratico, selettivo, contro questi pelandroni dei professori, che oggi si chiamano fannulloni, e questi panciafichisti degli studenti, che oggi si chiamano sfaticati; o questi intrusi insolenti dei lavavetri, questi clandestini dei parcheggi abusivi, queste carogne degli zingari.
Ci vuole ordine e disciplina, petto in fuori e pancia in dentro.
C'è una sentenza della Cassazione che autorizza a dare del fascista in politica.
È un'offesa se rivolta a un comune cittadino, ma a un politico no; è una valutazione polemica che rientra nel libero gioco delle opinioni.
Insomma, il fascismo ha traslocato nel centrosinistra e non possiamo che esserne felici.
Ma non vi diciamo perché, le soluzioni a vostra disposizione sono numerose e ve le lasciamo sul tavolo: perché hanno finalmente liberato il centrodestra dall'impronta fascista.
Perché il fascismo ammorba finalmente il centrosinistra.
Perché qualcuno finalmente riparla di fascismo e magari un po' lo rivaluta.
Perché lo faranno abortire e dunque scateneranno l'appetito di un fascismo migliore.
Perché fanno crollare pacchi decennali di antifascismo e di sociologia permissiva e si arrendono all'evidenza della realtà e del buon senso comune.
Sono loro gli ultimi che possono riportare in vita uno straccio di fascismo, anche se Prodi col Duce ha in comune solo la regione, Emilia-Romagna, ma non il pianeta.
Lo chiamarono Romano, come aveva fatto Benito poco prima con un suo figlio; ma le analogie finiscono al battesimo, perché poi a Romano M. spuntò il primo dentino e a Prodi spuntò il primo tocco di mortadella.
Amato invece ha conosciuto qualcuno che aveva qualche assonanza col Duce, e si chiamava Bettino, di cui è stato uno dei suoi moschettieri, o di mosche cocchiere.
L'espressione fascismo, in questo caso, può essere anche ideologicamente appropriata e giustificata. Perché non si tratta, come dicono in tanti, di una svolta di destra nel governo Prodi.
No. La destra è conservatrice o liberale, può essere perfino reazionaria; invece pretendere di essere da un verso per l'ordine e dall'altro per la rivoluzione, far convivere sotto lo stesso tetto pulsioni conservatrici con pulsioni radicali, movimentismi con quietismi, parate in piazza con partiti d'ordine, è proprio del fascismo, regime rivoluzionario e conservatore per eccellenza.
Certo, si tratta in questo caso di un fascismo disossato, caricaturale, passato da Salò ai Salumi.
Ma c'è qualcosa di fascista nel mettere insieme Di Pietro e Bertinotti, anticlericali e baciapile, corporazioni e sindacati, Stato sociale e Stato di polizia, élite e masse.
Ma con un'avvertenza: stanno scorrendo i titoli di coda del film Prodi a Palazzo Chigi e ci stanno facendo vedere fotogrammi sconnessi di una stagione che è finita quando stava cominciando.
Il fascismo, in questo caso, indica che siamo entrati nel periodo nero del regime prodista.
Amato e Fioroni, D'Alema e Veltroni col fez, io ce li vedo bene.
Marcello Veneziani su www.libero-news.it del 7 settembre 2007 pg 1
saluti




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