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    the dark knight's return
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    qui raccoglieremo tutte le magagne del calcio...è aperto a tutti


    Il sacro terrore di un nuovo processo alla Juve

    Mentre la Procura di Napoli critica le condanne ridicole della giustizia sportiva, parla di una Cupola che imperversava da anni e di un Moggi taroccatore anche nel 2005-2006, la parola d'ordine è: "Facciamo finta di niente!"

    Cobolli Gigli, presidente della Juve del Nuovo Corso
    Sabato, 14 Luglio 2007
    Incredibile ma vero: col tacito assenso di tutti, nel pianeta-calcio è in atto una vera e propria riscrittura del codice di giustizia sportiva. Il principio ispiratore è: “Mai più sanzioni per i fatti di Calciopoli”. Mentre i sostituti procuratori napoletani, Narducci e Beatrice, si rendono protagonisti dei seguenti accadimenti: 1) proposta di rinvio a giudizio per 37 personaggi (molti dei quali eccellenti) del calcio italiano, la maggior parte dei quali accusati di “associazione a delinquere”; 2) invito rivolto all'Ufficio Inchieste ad indagare sui nuovi, scottanti documenti emersi dalla loro indagine e subito messi a disposizione di Borrelli; 3) aperta critica delle sentenze all'acqua di rose con cui la giustizia sportiva ha chiuso i suoi processi di calciopoli, celebrati nell'estate 2006; 4) la convinzione raggiunta, e apertamente espressa, che la Cupola di malaffare facente capo ai 6 personaggi dell'Ave Maria (leggi: Moggi, Giraudo, Mazzini, Bergamo, Pairetto e De Santis) abbia taroccato non uno, ma un numero assai superiore di campionati; mentre tutto questo accade, dicevamo, il calcio italiano fa quadrato, chiama tutti a raccolta e col soccorso di tutte le sue componenti – Palazzo, club, addetti ai lavori, mass-media – si riscopre Monolite. Non scalfibile. Inattaccabile.
    Ora che lo choc della Juventus in B è superato; ora che Nostra Signora è rientrata a corte accompagnata – nientemeno – che da due paggi d'eccellenza come Napoli e Genoa; ora che il Paese del Bengodi è pronto a riaprire i battenti, non sia mai che arrivi qualcuno a rovinare questa ritrovata aria di festa. Le salamelle stanno sfrigolando sulla griglia come nemmeno alla più riuscita Festa dell'Unità. E la gente aspetta solo di sentirselo dire: “Che la festa cominci!”.
    E allora? E allora niente paura! Ci sono due giudici che riaffermano l'immagine di un mondo del calcio marcio dal tetto alle fondamenta, due giudici che dicono, chiaro e tondo, che la Premiata Ditta “Moggi & Company” ha truccato le carte del calcio per chissà quanti anni, ben prima della stagione 2004-2005 e con sforo – già accertato – nella stagione 2005-2006? Okay, l'importante è non perdere la calma. E stupire la gente con piroette ed effetti speciali.
    Prendete la “Gazzetta dello Sport”: che per tutti è – da sempre - la Bibbia dell'appassionato. Per l'appunto. All'indomani delle 37 richieste di rinvio a giudizio della Procura di Napoli, in un articolo a firma del vicedirettore Ruggiero Palombo (il primo a scrivere – il 22 aprile del 2006 – che sul calcio italiano stava per abbattersi il ciclone dello scandalo-Calciopoli), a pagina 2 si legge testualmente: “Sul fronte della giustizia sportiva la questione arbitrale resta predominante perché c'è un campionato da salvaguardare. Il prossimo. Juventus, Fiorentina, Reggina, Milan e Lazio hanno già pagato il loro prezzo e questa estate dovrebbe toccare (penalizzazione in serie B) al Messina. Altri capitoli e altri campionati, complici le utenze riservate che Moggi ha continuato a dispensare fino alla primavera del 2006, finiranno presto o tardi sotto la lente dei magistrati napoletani, ma questo potrà al massimo coinvolgere uomini (arbitri e dintorni) e non club”.
    Per chi non avesse capito: secondo la Gazzetta, anche se la Procura di Napoli ha appurato che Moggi ha inquinato, oltre al campionato 2004-2005, anche il campionato 2005-2006, distribuendo ai suoi affiliati – designatori, arbitri, dirigenti federali, addetti ai lavori - schede telefoniche non più svizzere, ma del Liechtenstein - perché meno facilmente intercettabili - di fatto alterando la regolarità di un'altra stagione, la sola conseguenza che potrebbe derivarne, dopo un eventuale processo sportivo, è la condanna di “uomini (arbitri e dintorni), e non di club”. Frase che citiamo testualmente. Domanda: perché? Hanno forse riscritto il codice di giustizia senza avvisare? Strano. Fino a ieri ci avevano detto che la sanzioni inflitte a club e tesserati per gli orrori della stagione 2004-2005 non sarebbero stati rivisti anche in caso di emersione di nuovi orrori commessi nella stessa stagione: questo perché le condanne inflitte a Moggi e alla Juventus, a tesserati e club coinvolti, dovevano ritenersi sanzione cumulativa di un modo di agire illecito protrattosi, in vario modo, nell'arco di un'intera stagione.
    Molto bene. Ma il 2005-2006? Come direbbe Di Pietro: che ci azzecca il campionato 2005-2006 col campionato 2004-2005? Per capirci: Mettiamo il caso di un uomo condannato per omicidio, poniamo a 30 anni, perché ha ucciso – per l'appunto – un'altra persona. A processo concluso, e a sentenza emessa, si scopre che quest'uomo non è un semplice assassino, ma un serial killer; e che di persone non ne ha uccise solo una, ma diverse: ammettiamo 6 o 7. Secondo voi, che fa la giustizia? Non lo porta più alla sbarra perché sul suo conto è già stato celebrato un processo ed è già stata emessa una condanna? E le nuove vittime? E i famigliari delle nuove vittime? Converrete anche voi che se non siamo nel Paese delle Banane, l'omicida verrà portato in aula, una seconda volta, per rispondere dei nuovi crimini e sottoporsi a un nuovo giudizio. E ci mancherebbe altro: non siete d'accordo?
    Questo in un paese serio. Ma il pianeta-calcio, si sa, è un carrozzone fatto a modo suo. E a bordo di questo sgangherato carrozzone, dove si viaggia sempre in gita-premio, può capitare appunto di leggere, sul più autorevole foglio sportivo, che sì, è vero, Moggi forse ha falsato un altro campionato, il 2005-2006, che è stato quindi – al pari del 2004-2005 - un Grande Tarocco. Ma niente paura: i club non subiranno conseguenze. Perché? Non si sa. C'è un motivo? Non importa. Hanno riscritto le regole. No. E allora? E allora va bene così.
    Mica male, non vi sembra? Per gli adoratori del Monolite, insomma, l'importante è che la Grande Festa del ritorno della Juve in serie A non subisca intoppi, non subisca ritardi. E se Narducci e Beatrice, i piemme della Procura di Napoli, escono allo scoperto criticando duramente le sentenze “annacquate” della giustizia sportiva, sempre la “Gazzetta dello Sport”, e sempre Ruggiero Palombo (giornale di sabato, pagina 6) sono già lì, pronti a bacchettarli, e a puntualizzare: “Purchè non si voglia pensare alla Juventus in C2 e alla serie B per tutti gli altri club coinvolti. Col palese rischio di buttare via, insieme all'acqua sporca, anche il bambino”.
    E allora okay, teniamoci il bambino. Ma non spaventiamoci se poi, come in “Rosemary's baby”, alla fine si scopre che il pupo era - nientemeno - che il figlio di Satana.

    (P.S. Come diceva Celentano: “Si fece una grande festa / da fare girar la testa / si fecero dei banchetti / scoppiarono i mortaretti / per tutti ci fu un sorriso / che giorni di paradiso...”)




    (Paolo Ziliani)

    http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=274&sezione=1

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  2. #2
    the dark knight's return
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    Carlo Petrini (Monticiano, 29 marzo 1948) è un ex calciatore italiano.
    Noto attaccante degli anni Sessanta e Settanta, ha militato in diverse squadre italiane, tra le quali il Milan di Nereo Rocco, il Torino, la Roma di Liedholm, il Bologna.
    La biografia di Petrini è stata attraversata da molti episodi bui e controversi, in particolare in merito allo scandalo del calcioscommesse del 1980, quando Petrini fu uno dei pochi calciatori a pagare con una pesante squalifica che decretò praticamente la fine della sua carriera professionistica.

    Nel fango del dio pallone" [modifica]
    Nel 2001 uscì tra il silenzio della stampa sportiva nazionale la sua autobiografia "Nel fango del dio pallone" (Kaos Edizioni), in cui raccontava i suoi trascorsi nel mondo del calcio. Il libro denunciò in particolare la pratica del doping che era già allora dilagante: Petrini scrisse di esservi ricorso più volte con la complicità dei medici sportivi. Ma è l'intero sistema-calcio che viene messo sotto accusa, con le partite già decise in anticipo dalle stesse società, i pagamenti in nero, l'estrema bassezza morale del "calciatore tipo". I fatti sono riportati con grande precisione e vissuti in prima persona. Il libro, nonostante la censura operata dai più letti quotidiani sportivi nazionali, ha riscosso molto successo, basato essenzialmente sul "passaparola". Petrini è diventato da allora un personaggio scomodo, pericoloso, perché racconta tutto quello che «nel calcio si fa ma non si deve dire».

    Altri libri [modifica]

    In seguito Petrini ha scritto e pubblicato un altro libro, "Il calciatore suicidato", sempre nel 2001, dove viene fatta luce sulla misteriosa morte di Donato Bergamini, calciatore del Cosenza, trovato morto nel 1989 accanto ad un camion. La vicenda fu all'epoca subito archiviata come suicidio, ma l'attenta indagine di Petrini mostra come in realtà si sia trattato dell'ennesimo trucco per infossare una verità scomoda per il dorato pianeta-calcio. Ma anche questo libro non solo non ha fatto riaprire l'inchiesta dalla magistratura, ma è stato ancora una volta ignorato dai media. Petrini, sempre fedele alla sua esperienza di testimone, ha pubblicato anche altri libri sempre inerenti al doping, alle partite falsate, come " I pallonari", "Senza maglia e senza bandiera", "Scudetti dopati". Nel 2006 è uscito "Le corna del diavolo", libro quest'ultimo, dove vengono evidenziati i motivi politici dell'acquisto del Milan da parte di Silvio Berlusconi.

    L'impegno nella società civile [modifica]

    Negli anni, Petrini ha continuato a raccontare, mostrandosi preoccupato in particolar modo per il dilagare delle pratiche dopanti tra i giovanissimi. Egli ha affermato: «Una recente indagine ha dimostrato che un adolescente su tre è disposto a fare uso di sostanze illecite pur di raggiungere il successo nel mondo del calcio. La cosa ancora più inquietante è che il 10% di loro si dichiara ‘pronto a morire per uso di questo sostanze’, pur di assomigliare al proprio idolo sportivo».
    L'eco delle denunce dell'ex-calciatore toscano, malgrado l'ostracismo della stampa, non è passato sotto silenzio tra le persone: oltre al successo della autobiografia, sono sempre di più gli incontri in cui Petrini è invitato per raccontare la sua esperienza. Inoltre, una compagnia teatrale ha trasportato la vicenda biografica del "Nel fango del dio pallone" in teatro in tutto il Nord Italia ed in Toscana, riscuotendo un vasto consenso di critica e di apprezzamento della società civile.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_P...8calciatore%29

  3. #3
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    Procedimenti giudiziari a carico di Silvio Berlusconi

    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


    Vai a: Navigazione, cerca
    Alcuni dei procedimenti giudiziari a cui Silvio Berlusconi è stato sottoposto si sono conclusi con una sentenza definitiva che ha riconosciuto la colpevolezza dell'imputato, per reati quali corruzione semplice, falsa testimonianza e falso in bilancio. In altri procedimenti Silvio Berlusconi è stato invece assolto nel merito, oppure le indagini sono state archiviate. Tre inoltre sono ancora in corso, uno dei quali risale al 1991 ed è in corso all'estero. Nei processi in cui è stato riconosciuto colpevole di reato con sentenza definitiva non è stato tuttavia condannato, grazie ad amnistia, attenuanti generiche causanti prescrizione, e nuove norme che hanno modificato il reato di falso in bilancio, approvate dal suo stesso governo.
    Su tutti questi procedimenti giudiziari esiste un acceso dibattito.
    Berlusconi ed i suoi sostenitori affermano che questi processi sono basati su teoremi senza alcun riscontro di prove, e costituiscono una persecuzione giudiziaria orchestrata delle toghe rosse, ossia da magistrati vicini ai partiti e alle ideologie di sinistra, che utilizzerebbero illegittimamente la giustizia a fini di lotta politica. Ritengono che alcuni processi - poi terminati con l'assoluzione di Berlusconi, quali quelli per tangenti alla Guardia di Finanza e il processo Sme-Ariosto - abbiano avuto grande rilevanza politica, influendo pesantemente sul dibattito politico in Italia a danno di Berlusconi stesso. [1] [2]. I sostenitori di Berlusconi affermano inoltre che Berlusconi è uscito a testa alta da tutti i processi, pienamente scagionato da ogni accusa. Su tale affermazione vi è un vivace dibattito fra chi considera il proscioglimento per non doversi procedere a causa di intervenuta prescrizione come un'ammissione di colpevolezza e chi, invece, evidenzia come a fronte di numerosissimi processi nessuna corte abbia mai effettivamente irrogato alcuna pena.
    I critici di Berlusconi sostengono invece che i processi sono iniziati ben prima della scesa in campo, che se non fosse entrato in politica sarebbe finito in bancarotta o in prigione[3], e che proprio grazie alle "leggi ad personam" varate dal suo governo ha evitato di essere condannato; e riguardo all'accusa sulle "toghe rosse", essi sostengono che Berlusconi, rispetto ad altri imputati, è stato fortunato nel vedersi riconoscere le attenuanti generiche dai giudici, cosa che ad esempio non è avvenuta per Cesare Previti, imputato per una stessa vicenda[4].

    Elenco riassuntivo [modifica]

    Sentenze di non doversi procedere [modifica]


    Prescrizione del reato dovuta alla concessione di attenuanti [modifica]

    La Corte di Cassazione ha affermato che "[q]ualora l'applicazione della causa estintiva della prescrizione del reato sia conseguenza della concessione di attenuanti, la sentenza si caratterizza per un previo riconoscimento di colpevolezza dell'imputato ed è fonte per costui di pregiudizio" (Cass. pen., sez. IV, 21 maggio 1996, n. 5069).
    Di seguito le sentenze che ricadono in tale categoria:
    • Lodo Mondadori, corruzione semplice
    • Caso All Iberian 1, 23 miliardi di Lire di tangenti al PSI di Craxi
    • Caso Lentini, falso in bilancio (attenuanti generiche e nuova legge intervenuta)
    Intervenuta amnistia [modifica]
    • Falsa testimonianza P2
    • Terreni Macherio, imputazione per uno dei due falsi in bilancio
    Sentenze di assoluzione [modifica]
    • Caso All Iberian 2 - falso in bilancio (assolto perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato)
    • Sme-Ariosto 1 - imputazione su vendita Iri, corruzione giudiziaria
    • 4 Tangenti alla Guardia di Finanza (assolto per non aver commesso il fatto)
    • Medusa cinematografica, falso in bilancio (assolto in quanto per la sua ricchezza potrebbe non essere stato al corrente dei fatti contestati)
    • Sme-Ariosto 2, falso in bilancio
    • Sme-Ariosto 1 - imputazione su due versamenti a Renato Squillante, corruzione giudiziaria (assolto per non aver commesso il fatto, assolto perché il fatto non sussiste)
    • Terreni Macherio, imputazione per appropriazione indebita, frode fiscale, e uno dei due falsi in bilancio
    • Telecinco: violazione della legge antitrust spagnola, frode fiscale e altri reati
    Procedimenti archiviati [modifica]
    • Consolidato Fininvest, falso in bilancio (prescrizione raggiunta in base alla nuova legge sul falso in bilancio)
    • spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest
    • traffico di droga
    • tangenti fiscali Pay-tv
    • Stragi 92-93, concorso in strage
    • Concorso esterno in associazione mafiosa assieme a Marcello Dell'Utri, riciclaggio di denaro sporco
    Procedimenti in corso [modifica]
    • Diritti televisivi, falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione indebita;
    • Mazzette a David Mills, corruzione giudiziaria.
    Dettagli sui procedimenti [modifica]


    Traffico di droga [modifica]

    Nel 1983 la Guardia di finanza, nell'ambito di un'inchiesta su un traffico di droga, aveva posto sotto controllo i telefoni di Berlusconi. L'indagine non accertò nulla di penalmente rilevante e nel 1991 fu archiviata.

    Dichiarazioni sulla P2 [modifica]

    Il numero di tessera della P2 assegnata al Cavalier Berlusconi è: tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, data di affiliazione 26 gennaio 1978 [1][2].
    Nella relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2 si legge: "...alcuni operatori (Genghini, Fabbri, Berlusconi) trovano appoggi e finanziamenti al di la’ di ogni merito creditizio...". Le due grandi banche, infatti, che danno credito a Berlusconi sono la Banca Nazionale del Lavoro e il Monte dei Paschi di Siena, dove durante gli anni ‘70 la P2 è più attiva. Il Monte dei Paschi concede tra il ‘70 e il ‘79 70 miliardi di mutui fondiari a Berlusconi a tassi fra il 9 e il 9,5%.
    Il 10 Aprile 1978 Berlusconi inizia una collaborazione come editorialista sul maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, proprio quando la loggia P2 acquisisce, come dice la commissione parlamentare d’inchiesta "il controllo finanziario e gestionale del gruppo Rizzoli".
    Interpellato su Licio Gelli, Berlusconi risponde: "...Anch’io come 50 milioni di italiani, sono sempre in curiosa attesa di conoscere quali fatti o misfatti siano effettivamente addebitati a Licio Gelli. Anni di inchieste sono serviti solamente ad offrire alle varie fazioni politiche un terreno di lotta e di calunnie facile quanto strumentale."
    La corte d'appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole di aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito della sua iscrizione alla P2 ed ha applicato l'amnistia, stabilita nel 1990, chiesta dal Procuratore generale. La Corte di Cassazione nel 1991 conferma la sentenza.

    Tangenti alla Guardia di finanza [modifica]

    Berlusconi è accusato di aver pagato tangenti a ufficiali della Guardia di finanza. In primo grado è condannato a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti contestate. In appello la Corte riforma la sentenza di primo grado concedendo le attenuanti generiche. Ciò fa scattare la prescrizione per tre tangenti; per la quarta (Telepiù) Berlusconi viene assolto in quanto le prove addotte vengono ritenute insufficienti (art. 530 c. 2 c.p.p.). La Cassazione, nell'ottobre 2001, conferma le condanne per i coimputati di Berlusconi (Berruti, Sciascia, Nanocchio e Capone), ma assolve Berlusconi.

    Processo All Iberian 1 (tangenti a Bettino Craxi) [modifica]

    Nel 1998 la sentenza di primo grado lo condanna a due anni e quattro mesi per i 23 miliardi versati tramite il conto All Iberian a Bettino Craxi. La sentenza di Appello (secondo grado) sancisce che il reato è estinto per prescrizione e che «per nessuno degli imputati emerge dagli atti l'evidenza dell'innocenza». La sentenza definitiva (terzo grado, 22 novembre 2000, Corte di Cassazione) conferma la sentenza d'appello, e condanna Berlusconi al pagamento delle spese processuali. Ecco un estratto della sentenza definitiva:
    Le operazioni societarie e finanziarie prodromiche ai finanziamenti estero su estero dal conto intestato alla All Iberian al conto di transito Northern Holding [Craxi, ndr] furono realizzate in Italia dai vertici del gruppo Fininvest spa, con il rilevante concorso di Berlusconi quale proprietario e presidente. [...] Non emerge negli atti processuali l'estraneità dell'imputato
    Processo All Iberian 2 (falso in bilancio) [modifica]

    Berlusconi è stato indagato per la rete di 64 società e conti offshore del gruppo Fininvest che, secondo l'accusa, ha finanziato operazioni quali la scalata di societa quotate in Borsa (Standa e Rinascente), senza informare la Consob; ha aggirato le leggi antimonopolio tv in Italia e in Spagna, acquisendo il controllo di Telepiù e Telecinco; ha pagato tangenti a partiti politici (come quella di 23 miliardi di lire per Craxi di cui sopra). La rete occulta della Finivest-ombra avrebbe spostato, tra il 1989 e il 1996, fondi neri per almeno 2 mila miliardi di lire. L'accusa per Berlusconi è di falso in bilancio. Il 26 settembre 2005 i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano hanno assolto Silvio Berlusconi e gli ex manager Fininvest Ubaldo Livolsi, Giancarlo Foscale e Alfredo Zuccotti dall'accusa di falso in bilancio, in quanto il fatto non costituisce reato: la riforma del diritto societario del 2001, approvata quindi dal Governo Berlusconi II, richiede per il reato di falso in bilancio una querela di parte.

    Caso Lentini [modifica]

    Berlusconi è stato rinviato a giudizio per il versamento in nero di una decina di miliardi dalle casse del Milan a quelle del Torino calcio, 'in nero', per l’acquisto del calciatore GianLuigi Lentini. Nel contratto ufficiale depositato alla Lega Calcio si indicava il prezzo di 18 miliardi e mezzo di lire, ma altri 10 miliardi 'in nero' sarebbero stati pagati all'allora presidente della società granata Gianmauro Borsano. Circostanza ammessa dallo stesso Borsano e verificata attraverso lo svolgimento di rogatorie con la Svizzera. Il dibattimento di primo grado si è concluso con la dichiarazione che il reato è prescritto, grazie alla nuova legge della cdl sul falso in bilancio.

    Medusa cinematografica [modifica]

    Berlusconi è accusato di comportamenti illeciti nelle operazioni d'acquisto della società Medusa cinematografica, per non aver messo a bilancio 10 miliardi. In primo grado è condannato a 1 anno e 4 mesi per falso in bilancio. In appello, assoluzione con formula dubitativa, confermata in Cassazione.

    Falso in bilancio nell'acquisto dei terreni di Macherio [modifica]

    Berlusconi è accusato di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio per l’acquisto dei terreni intorno alla sua villa di Macherio. In primo grado è assolto dall'appropriazione indebita e dalla frode fiscale. Per i due falsi in bilancio contestati scatta la prescrizione. In appello è confermata l'assoluzione per i due primi reati; è assolto per uno dei due falsi in bilancio, per il secondo si applica l'amnistia.

    Lodo Mondadori [modifica]

    Berlusconi era accusato (assieme a Cesare Previti, Attilio Pacifico, Giovanni Acampora e Vittorio Metta) di concorso in corruzione in atti giudiziari (art.319 ter del codice penale), per aver pagato i giudici di Roma in modo da ottenere una decisione a suo favore nel Lodo Mondadori, che doveva decidere la proprietà della casa editrice.
    Il giudice dell'udienza preliminare Rosario Lupo ha deciso l'archiviazione del caso, con formula dubitativa. La Corte d’appello, su ricorso della procura, decide nel giugno 2001 che per Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione semplice, e non quello di concorso in corruzione in atti giudiziari; in primo grado Cesare Previti è stato condannato, mentre per questo stesso episodio Berlusconi, grazie alla concessione delle attenuanti generiche, ha ottenuto la prescrizione del reato di "corruzione semplice" (poiché risale al 1991 e la prescrizione, con le attenuanti generiche, scatta dopo 7 anni e mezzo) ed ha evitato la condanna.
    I giudici della quinta sezione della Corte d'Appello hanno infatti ritenuto che nei confronti di Silvio Berlusconi è ipotizzabile il reato di "corruzione semplice", e non quello più grave di "corruzione in atti giudiziari",in quanto non sono stati provati i provvedimenti giudiziari oggetto della corruzione. Hanno inoltre confermato la concessione delle attenuanti generiche, dalle quali consegue la prescrizione per la riduzione dei termini di legge. La Corte di Cassazione ha infine confermato la sentenza d'Appello.
    Ecco un estratto della sentenza definitiva:
    Il rilievo dato [per concedere le attenuanti generiche] alle attuali condizioni di vita sociale ed individuale del soggetto [Berlusconi è nel frattempo diventato Presidente del Consiglio, valutato dalla Corte come decisivo, non appare per nulla incongruo Si veda anche: articolo de La Repubblica Ed inoltre: "MONDADORI, STORIA D’UNA SENTENZA COMPRATA" di Marco Travaglio

    Processo SME [modifica]

    Per approfondire, vedi la voce Processo SME.
    Berlusconi è accusato di aver corrotto i giudici durante le operazioni per l'acquisto della Sme. Rinviato a giudizio insieme a Cesare Previti e Renato Squillante. Il processo di primo grado si è concluso con condanne per Previti e Squillante, dopo che la Cassazione ha respinto la richiesta di spostare il processo a Brescia o a Perugia, per legittimo sospetto, reintrodotto appositamente per legge nell'ottobre 2002. Un'altra legge, il "lodo Schifani", votata nel giugno 2003, ha imposto la sospensione di tutti i processi a cinque alte cariche dello Stato, tra cui il presidente del Consiglio, ma è stata bocciata dalla Corte costituzionale perché incostituzionale. Stralciata la posizione di Berlusconi dal processo principale, il Tribunale di Milano ha ritenuto provati i fatti di corruzione, lo ha prosciolto per prescrizione sui soldi pagati a Squillante (capo A) e assolto per insussistenza del reato di corruzione ai fini della mancata vendita della SME (capo B). Previti invece viene condannato.

    Processo SME Capo di accusa A [modifica]

    Per il capo di accusa A del suddetto processo SME Silvio Berlusconi viene prosciolto per prescrizione in ordine ad alcuni punti del capo medesimo, ed assolto in ordine ad altri. Di seguito il dispositivo della sentenza formulato il 10 Dicembre 2004 dai giudici della Prima Sezione Penale di Milano:
    Visto l'articolo 531 c.p.p. dichiara non doversi procedere nei confronti di Berlusconi Silvio in ordine al reato di corruzione ascrittogli al capo A) limitatamente al bonifico in data 06-07 marzo 1991 perché, qualificato il fatto per l'imputato come violazione degli articoli 319 e 321 c.p. e riconosciute le circostanze attenuanti generiche, lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione; visto l'articolo 530 CO.2 c.p.p. assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione relativo al bonifico in data 26-29 luglio 1988 contestato al capo A) per non aver commesso il fatto; visto l'articolo 530 c.p.p. assolve Berlusconi Silvio dagli altri fatti di corruzione contestati al capo A) per non aver commesso il fatto; Visto l'articolo 530 CO.2 c.c.c., assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione a lui ascritto al capo B) perché il fatto non sussiste.

    Processo SME-Ariosto (capo A, tangente al giudice R. Squillante) [modifica]

    Con la sentenza del 10 dicembre 2004 i giudici di primo grado del Tribunale di Milano hanno riconosciuto che
    «il reato di corruzione del giudice Squillante è stato commesso da Berlusconi» (come da testo dalla sentenza) Questa conclusione è maturata anche grazie alle rogatorie internazionali giunte dalla Svizzera. Esse furono oggetto di aspro confronto, in quanto Berlusconi ha sempre sostenuto che fossero documenti falsificati. Durante il processo, il governo Berlusconi II varò una legge che introduceva norme più rigorose per accertare l'autenticità e la provenienza delle rogatorie internazionali, suscitando la reazione delle opposizioni che giudicavano tale legge un provvedimento inutile o addirittura escogitato ad arte per rendere più difficile alcuni processi.
    I documenti in questione provavano la sussistenza di versamenti di 434.404 dollari effettuati da un conto della Fininvest ad uno di Previti, dal quale infine giunsero ad un conto di Squillante.
    Al termine del processo i giudici, pur ritenendo che Berlusconi avesse commesso il fatto-reato imputatogli, gli concedettero le attenuanti generiche, che tra gli altri effetti dimezzano i termini di prescrizione di quel reato da quindici anni a sette anni e sei mesi; il reato commesso è risultato così estinto per prescrizione, situazione giuridicamente differente dall'assoluzione, anche se porta ad effetti pratici simili.
    Gli avvocati di Berlusconi hanno fatto ricorso in appello per ottenere un'assoluzione piena. Il 27 aprile 2007 i giudici hanno assolto Silvio Berlusconi per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste. Di seguito il dispositivo della sentenza: «La corte, visto l'articolo 605 cpp, in riforma della sentenza del tribunale di Milano in data 10 dicembre 2004, assolve Silvio Berlusconi dal reato a lui ascritto sub capo A) ai sensi dell'articolo 530 comma 2 del codice di procedura penale, per non aver commesso il fatto, e dal reato a lui ascritto sub capo B) ai sensi dell'articolo 530 comma 1 cpp perché il fatto non sussiste».

    Spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest [modifica]

    Berlusconi era accusato di aver indotto la Rai, da presidente del Consiglio, a concordare con la Fininvest i tetti pubblicitari, per ammorbidire la concorrenza. La Procura di Roma, non avendo raccolto prove a sufficienza per il reato di concussione, ha chiesto l'archiviazione, accolta dal Giudice dell'udienza preliminare.

    Tangenti fiscali sulle pay-tv [modifica]

    Berlusconi era accusato di aver pagato tangenti a dirigenti e funzionari del ministero delle Finanze per ridurre l’Iva dal 19 al 4 per cento sulle pay tv e per ottenere rimborsi di favore. La Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione, accolta dal Giudice dell'udienza preliminare.

    Stragi del 1992-1993 [modifica]

    La Procura di Firenze ha indagato per molti anni (fino all'agosto 1998) sui mandanti a volto coperto delle stragi:
    La procura di Firenze iscrisse nel registro degli indagati Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri (con il soprannome AUTORE 1 e AUTORE 2), considerati mandanti delle suddette stragi. Il Pm di Firenze chiese l'archiviazione del procedimento al termine delle indagini preliminari, accolta dal GIP territoriale benché "le indagini svolte abbiano consentito l'acquisizione di risultati significativi" e sebbene "l'ipotesi iniziale abbia mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità". A Caltanissetta Berlusconi e Dell'Utri furono iscritti nel registro degli indagati come mandanti delle stragi di Via D'amelio (Paolo Borsellino) e Capaci (Giovanni Falcone). Le indagini sono partite da:
    • le dichiarazioni di Salvatore Cancemi
    • i verbali relativi ai rapporti con Vittorio Mangano
    • le dichiarazioni successive di Cannella e La Barbera
    • le dichiarazioni di Pennino e Siino
    • gli esiti delle indagini della Dia e del Gruppo Falcone e Borsellino
    Il 3 maggio 2002 il fasciolo viene archiviato, su richiesta dello stesso PM, perché il quadro indiziario risulta friabile. Ma "gli atti del fascicolo hanno ampliamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra gli uomini appartenenti a "Cosa Nostra" ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati".

    Concorso esterno in associazione mafiosa [modifica]

    La procura di Palermo ha indagato su Berlusconi e Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco. Nel 1998 il procedimento è stata archiviato al termine delle indagini preliminari, che erano state prorogate per la massima durata prevista dalla legge. Dell'Utri, infine, è stato condannato a Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa; dagli atti risulta che Forza italia sarebbe stata fondata per fornire nuovi agganci politici alla mafia e che Berlusconi sarebbe stato messo da Dell'Utri nelle mani della mafia fin dal 1974.
    Il 26 luglio 2007 si è assistito alla ritrattazione del prof. Giuffrida, funzionario della Banca d'Italia e perito per conto della Procura della Repubblica nel processo di Palermo che vedeva imputato il senatore Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, in merito alle conclusioni da questi rassegnate ai Giudici circa l'oscura provenienza di ingenti quantitativi di denaro (113 miliardi di lire dell'epoca), nelle casse della Fininvest nella seconda metà degli anni '70.
    Giuffrida, che era stato querelato per diffamazione per le sue dichiarazioni al processo, giunge ad un accordo transitivo con Mediaset, in cui si riporta che "'il dott. Giuffrida [...] riconosce i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento ed inoltre che le predette operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali da escludere l'apporto di capitali di provenienza esterna al gruppo Fininvest" e che Fininvest/Mediaset prendono atto "che i limiti della consulenza del dott. Giuffrida non sono dipesi da sua negligenza ma da eventi estranei alla sua volonta' - scadenza dei termini e successiva archiviazione del procededimento - che lo hanno indotto a conclusioni parziali e non definitive".
    I legali di Giuffrida nel processo per diffamazione hanno comuqnue emesso una dichiarazione, riportata dall'ANSA, in cui sostengono di essere stati avvertiti solo pochi giorni prima (il 18 luglio) del fatto che i legali Mediaset avevano proposto una transazione al loro assistito, di non condividere nè quel primo documento ("una bozza di accordo che gli stessi non hanno condiviso, ritenendo che quanto affermato nel documento non corrispondesse alle reali acquisizioni processuali"), nè la versione definitiva leggermente corretta ("non sottoscriveranno non condividendo la ricostruzione dei fatti e le affermazioni in esso contenute").
    La perizia di Giuffrida era stata ritenuta dai giudici già al tempo solo basata su "una parziale documentazione", ma era stata ritenuta valida anche in virtù del fatto che non aveva "trovato smentita dal consulente della difesa Dell’Utri", in quanto lo stesso professor Paolo Iovenitti (perito della difesa), davanti alle conclusioni di Giuffrida, aveva ammesso che alcune operazioni erano "potenzialmente non trasparenti" e non aveva "fatto chiarezza sulla vicenda in esame, pur avendo il consulente della difesa la disponibilità di tutta la documentazione esistente presso gli archivi della Fininvest". [5] [6]
    Tale ritrattazione, contenuta nell'accordo transattivo raggiunto dai legali Mediaset ed il prof. Giuffrida a composizione della controversia instaurata dalla Mediaset stessa per diffamazione, non consente comunque di fare chiarezza, una volta per tutte, sulla provenienza dei capitali del gruppo societario facente capo a Silvio Berlusconi.

    Diffamazione aggravata dall'uso del mezzo televisivo [modifica]

    Silvio Berlusconi risulta attualmente indagato dalla procura di Roma per diffamazione aggravata dall'uso del mezzo televisivo, in relazione alla vicenda delle dichiarazioni dell'allora Premier in merito alle relazioni tra le cosiddette Cooperative Rosse e camorra durante una intervista rilasciata il 3 febbraio 2006 ad una emittente nazionale. L'iscrizione è avvenuta in seguito alla querela presentata dal presidente della Lega Nazionale delle Cooperative Poletti.

    Telecinco (in Spagna) [modifica]

    In Spagna, Berlusconi, con altri manager Fininvest, è accusato di violazione della legge antitrust, frode fiscale e reati vari (es. riciclaggio di denaro) per l'emittente Telecinco da lui fondata. Il processo è stato sospeso dal 2001 al 2006 (cio non comporta la prescrizione) per non interferire nelle relazioni fra Italia e Spagna, ma ad aprile 2006 è ripreso su ordine dei giudici ed è tornato nelle mani del famoso giudice Balthasar Garzòn Real che per primo ha avviato il procedimento.
    L'Audiencia Nacional ha assolto tutti gli otto imputati e ora, secondo Niccolò Ghedini (avvocato di Berlusconi), si procederà alla immediata archiviazione essendoci stata una assoluzione perché il fatto non sussiste. Si tratta tuttavia di una interpretazione fornita dalla stampa della famiglia Berlusconi, infatti l'assoluzione (per reati minori di alcuni manager di mediaset) non ha nessuna attinenza col procedimento del giudice Garzòn.

    Compravendita diritti televisivi [modifica]

    I PM Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale, che hanno collezionato 50.000 pagine di atti con rogatorie in 12 paesi, hanno richiesto il rinvio a giudizio per 14 indagati:
    Oltre a queste sono state stralciate (cioè verranno contestate in procedimento separato) le posizioni di Marina Berlusconi (assurta a presidente Mediaset) e Piersilvio Berlusconi, accusati di riciclaggio.
    Dall'indagine All Iberian nasce questo filone d'inchiesta su due società estere collegate alla Silvio Berlusconi Finanziaria (società lussemburghese), la Century One e la Universal One. Sui conti di tali società hanno lasciato l'ultima traccia i fondi neri "distratti su conti bancari in Svizzera, Bahamas e Montecarlo, [..] nella disponibilità degli indagati [..] e gestiti da fiduciari di Berlusconi". La cresta sulla compravendita dei diritti di film made in USA avveniva, secondo l'ipotesi accusatoria, in modo illegale: Mediaset non li comprava direttamente ma da società offshore (Century One e Universal One e altre come la Wiltshire Trading e la Harmony Gold) che a loro volta li cedevano ad altre società gemelle, facendo lievitare il prezzo ad ogni passaggio. La differenza tra il valore reale e quello finale consentiva di mettere da parte fondi neri.
    Berlusconi avrebbe intascato fondi neri (280 milioni di euro in dollari, lire, franchi francesi e svizzeri e fiorini olandesi) in nero, senza pagarvi le tasse e frodando i propri azionisti (falso in bilancio). Ma la difficoltà maggiore per i PM è stato capire come avvenivano tali operazioni, considerato che il premier ha lasciato tutte le cariche sociali nel 1993. Berlusconi avrebbe continuato a occuparsi delle società tramite prestanome. L'ipotesi accusatoria è suffragata dalle testimonianze di Carlo Bernasconi (capo della Silvio Berlusconi Communications), Oliver Novick (responsabile della Direzione Corporate Development) e Marina Camana (segretaria di Bernasconi che, secondo le rivelazioni dell'Espresso, ha raccontato proprio che le indicazioni per gli acquisti venivano da Arcore).
    Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha perquisito gli uffici della Mediatrade spa, cioè la società controllata dal Gruppo Berlusconi che ha preso il posto, a partire dal febbraio 1999, Mediaset e la Maltese Ims nell'acquisto dei diritti TV. La procura avrebbe scoperto massici trasferimenti di denaro della Wiltshire Trading (società intestata ad Agrama) a favore di conti svizzeri di personaggi Mediaset (denominati "Leonardo", "Trattino", "Teleologico", "Litoraneo", "Sorsio", "Clock" e "Pache"). Questo nuovo filone nasce dalla testimonianza di un ex dirigente Paramount, Bruce Gordon, che definisce Agrama come "agente di Berlusconi" e "rappresentante Fininvest". Farouk Mohamed Agrama, detto Frank, è considerato l'interfaccia di Lorenzano (ex capoacquisti di Mediaset) in America.
    Secondo la procura l'accumulazione dei fondi neri sarebbe continuata anche oltre il 1999, fino al 2002 cioè quando Berlusconi era già Presidente del consiglio. Berlusconi e Mills sono accusati di corruzione in atti giudiziari. Si legge nell'atto notificato il 16 febbraio 2006:
    "Deponendo Mills in qualità di testimone nei processi 'Arces + altri' e 'All Iberian', accettava la promessa e successivamente riceveva da Carlo Bernasconi (manager Fininvest, morto nel 2001, ndr), a seguito di disposizione di Silvio Berlusconi, la somma di 600mila dollari, investita dallo steso Mills in unità del fondo Giano Capital e l'anno successivo reinvestita nel Torrey Global Offshore Fund, per compiere atti contrari ai doveri d'ufficio di testimone: come in effetti faceva affermando il falso e tacendo in tutto o in parte ciò che era a sua conoscenza in ordine al ruolo di Silvio Berlusconi nella struttura di società offshore creata dallo stesso Mills, struttura fuori bilancio utilizzata nel corso del tempo per attività illegali e operazioni riservate del gruppo Fininvest". Davanti ai giudici, in particolare, Mills "ometteva di dichiarare quanto a sua conoscenza in ordine alla proprietà e al controllo delle società offshore del Fininvest B group e di conseguenza non rivelava che delle stesse erano beneficiari Silvio Berlusconi, Carlo Bernasconi e Livio Gironi, e che il controllo sulle stesse era esercitato da fiduciari della famiglia Berlusconi"; inoltre "ometteva di riferire la circostanza del colloquio telefonico intercorso nella notte del 24 novembre 1995 con Silvio Berlusconi in ordine alla società All Iberian e al finanziamento da 10 miliardi di lire erogato tramite All Iberian a Bettino Craxi".
    Bugie ricompensate, secondo la Procura, con quei 600.000 dollari riciclati da Mills in fondi riservati

    http://it.wikipedia.org/wiki/Procedi...vio_Berlusconi

  4. #4
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    Caso Genoa

    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


    Vai a: Navigazione, cerca
    Il Caso Genoa è stato un caso di illecito sportivo che ha coinvolto la società sportiva del Genoa nell'estate 2005, accusata di aver comprato alcune partite di Serie B nella stagione 2004-2005.
    L'11 giugno 2005, battendo in casa il Venezia per 3-2, il Genoa ottenne la promozione in Serie A dopo 10 anni passati tra i cadetti.
    Pochi giorni dopo, due magistrati genovesi, Alberto Lari e Giovanni Arena, aprirono un'indagine riguardante casi di scommesse clandestine e, indagando, venne fuori che tra le partite sospette c'era anche Genoa-Venezia.
    Tre giorni dopo, il 14 giugno, i Carabinieri fermarono nei pressi di Cogliate Milanese un'auto su cui viaggiava Giuseppe Pagliara, dirigente del Venezia.
    Durante la perquisizione, venne rinvenuta una valigetta contenente 250.000 euro.
    I Carabinieri chiesero a Pagliara da dove provenivano quei soldi, e Pagliara rispose di essere un dirigente del Venezia e di avere appena venduto al Genoa il giocatore paraguayano Ruben Maldonado. I 250.000 euro erano un anticipo della somma pattuita.
    In effetti, nei pressi del luogo dove era avvenuto il fermo, c'è la sede della Giochi Preziosi S.p.A., di proprietà di Enrico Preziosi, presidente del club ligure, e nella valigetta, insieme con i soldi, c'era un modulo di contratto di vendita che riguardava proprio il giocatore Maldonado.
    Il contratto, però, non era redatto su modulo federale.
    I Carabinieri invitarono dunque Pagliara a seguirli e posero sotto sequestro la valigetta per accertamenti.
    Quei soldi Pagliara non li rivide più.
    Secondo la magistratura, su mandato della quale avevano agito i militi, quelli erano infatti i soldi con cui le due squadre avevano truccato la partita.
    Un'altra prova, secondo la magistratura, fu l'intercettazione di una telefonata tra lo stesso Enrico Preziosi e Franco Dal Cin (ex Presidente e proprietario del Venezia), nella quale i due protagonisti cercavano di mettersi d'accordo sull'esito della partita.
    Inoltre, dall'esame dei filmati, venne fuori un altro elemento "sospetto": il portiere veneto Lejsal, che era stato il migliore dei suoi ed era in forma smagliante, venne inspiegabilmente sostituito alla fine del primo tempo.

    Richieste di accusa [modifica]
    Dopo gli interrogatori, la procura Federale della FIGC espresse le richieste di accusa il 16 luglio 2005 davanti alla Commissione Disciplinare della Lega Calcio;
    Società
    • Genoa; declassamento all'ultimo posto del Campionato di Serie B 2004-2005 con conseguente retrocessione in Serie C1 con 3 punti di penalizzazione.
    • Venezia; non giudicabile in quanto la società fallì 1 mese prima.
    Dirigenti società;
    Calciatori

    Sentenza di primo grado [modifica]

    La sentenza di primo grado venne resa pubblica il 27 luglio 2005 con le seguenti decisioni;
    Società
    • Genoa; declassamento all'ultimo posto nel Campionato di Serie B 2004-2005 con conseguente Retrocessione in Serie C1 e 3 punti di penalizzazione.
    Dirigenti società
    Calciatori

    Sentenza d'appello [modifica]

    L'8 agosto 2005 la CAF diede la parola definitiva al procedimento sportivo;
    Società
    • Genoa; retrocessione in Serie C1 con 3 punti di penalizzazione (confermata).
    Dirigenti società
    Calciatori
    Successivamente il Genoa, non condividendo le decisioni della giustizia sportiva, fece 2 volte ricorso al Tribunale Civile di Genova ma, in entrambi i casi, si vide respingere i ricorsi e dovette accettare la retrocessione.
    Per questo episodio a metà stagione venne penalizzato di altri 3 punti, poi annullati.

    Processo penale [modifica]

    Dalle indagini penali del 2005 venne fuori il sospetto di combine di altre partite, commesse dalla dirigenza rossoblu.
    Questi sospetti decaddero, così come l'accusa di associazione a delinquere, mentre rimase in piedi l'accusa di frode sportiva.
    Nel giugno 2006 iniziò il processo penale e vennero rinviati a giudizio le seguenti persone;
    Enrico Preziosi, Matteo Preziosi (figlio), Stefano Capozucca, Franco Dal Cin, Michele Dal Cin e Giuseppe Pagliara con l'accusa di frode sportiva.
    Nel Febbraio 2007 l'accusa chiese 8 mesi di reclusione a tutti gli imputati.

    Sentenza di primo grado [modifica]

    Il 2 marzo 2007 il Tribunale di Genova emise la sentenza di primo grado;
    Enrico Preziosi, Matteo Preziosi, Stefano Capozucca, Franco Dal Cin e Giuseppe Pagliara condannati a 4 mesi di carcere per frode sportiva.
    Assolto Michele Dal Cin per non aver commesso il fatto.
    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Caso_Genoa"

  5. #5
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    ora mi cerco Garrone...ho mandato una mail a Beppe Grillo

  6. #6
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    1 Dicembre 2006

    RESET Inceneritori!



    Il 10 aprile al dipendente Romano Prodi fu chiesta l’abolizione dei finanziamenti agli inceneritori di rifiuti ed alle centrali a fonti fossili (carbone, olio combustibile,scarti della lavorazione petrolifera) tramite le nostre bollette Enel (voce A3). Questi impianti sono considerati, solo in Italia, fonti d'energia rinnovabile ed assimilate e hanno un contributo che dovrebbe andare alle vere rinnovabili: sole, vento, acqua.Nonostante l’Unione Europea lo vieti e sull'Italia vi sia una procedura d’ infrazione.
    Va ricordato al dipendente Prodi che il suo commissario all’Energia Loyola De Palacio affermò il 20.11.2003 che “la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile”.
    I finanziamenti vanno ai soliti noti. Alle multiutilities con inceneritori, all'Api con le sue centrali a Falconara e poi Edison, EniPower, Enel etc. Bruciando gli scarti delle lavorazioni petrolifere a Sarroch (Cagliari) e Priolo Gargallo (Siracusa), Moratti e Garrone si pagano le campagne acquisti di Inter e Sampdoria anche con le bollette della luce di milanisti e genoani. Dov’è la calcio condicio?
    Leggete l'elenco di chi ha goduto dei finanziamenti Cip6 nel 2006 e dal sito ufficiale dell’Authority dell’Energia i consuntivi del 2003-2004 con le quote percentuali delle prime 10 società che si sono accaparrate contributi per fonti assimilate e false rinnovabili: troviamo: Asm Brescia, la multinazionale Fooster&Wheeler (che costruisce inceneritori tra le altre cose), Sarlux (petrolio, famiglia Moratti) Erg (petrolio, famiglia Garrone), Edison (gassificatori), ApiEnergia… (petrolio) Parliamo di un giro di finanziamenti pari a 3,1 miliardi di euro nel 2005 (2,4 miliardi nel 2004). Oltre ai Cip6 c’è la nuova frontiera i …'Certificati Verdi' ed a goderne sono sempre loro. Con i nostri soldi.
    Tutto avviene alla faccia delle vere rinnovabili che ricevono solo una minima parte dei fondi.
    Queste macchine da tumori stanno in piedi perché le finanziamo noi con un meccanismo illegale per la stessa Unione Europea. Le finanziamo con la bolletta della luce. Paghiamo rinnovabili e creiamo tumorifici.
    Gli investitori della Borsa vogliono sempre più inceneritori, gassificatori, centrali a carbone 'pulito'. Naturalmente e solo grazie ai finanziamenti pubblici e coatti.
    Ci prenotano l’aldilà anticipato per tutti ed intanto se la godono facendo i capitalisti con i nostri soldi.
    In Parlamento c’è chi sta provando ad abolire questo meccanismo 'drogato' dei Cip6-Certificati Verdi, ma la lobby trasversale resiste.Da AN ai DS passando per Forza Italia, Margherita, Rosa nel Pugno, Udc.

    Contro questo scandalo è iniziato un RESET Inceneritori:
    1 - Per informare sui danni degli inceneritori sulle alternative possibili (strategie Rifiuti Zero , sistemi integrati con riduzione alla fonte, raccolta differenziata porta a porta, trattamento biologico 'a freddo') i Meet Up di tutta Italia sabato 2 dicembre scenderanno in piazza in tantissime città italiane. Forza ragazzi!
    2 - Sulla rete è partita una petizione online 'RESET Inceneritori' alla Commissione Europea ed al Governo italiano per chiedere la fine dei finanziamenti ad inceneritori e centrali a fonti assimilate
    3 - L'acquisto del microscopio elettronico, manca poco...

    Salviamo la nostra vita e quella dei nostri figli! RESET!


    http://www.beppegrillo.it/2006/12/reset_incenerit.html

  7. #7
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    Calcio sporco: intervista a Carlo Petrini

    da ilmanifesto di ieri
    di Matteo Lunardini

    Intervista a Carlo Petrini, il capro espiatorio del calcioscommesse 1980, compaesano di Luciano Moggi. Storia di uno strano rapporto tra affari e colline senesi.
    «L'anno prossimo la Juventus sfiderà il Pizzighettone»
    «Dopo il processo che condannò Milan e Lazio alla serie B, Moggi mi chiese di tirare dentro anche la Juve per salvare tutti ma rifiutai. Anni dopo provai a farlo parlare con un registratore nel calzino...»

    Ora che sul calcio italiano si sta abbattendo l'ira di procure e giornali, occorre rendere merito a chi per anni ha denunciato il malaffare, per non incorrere nell'errore di confondere quelli che salgono sul carro dell'indignazione collettiva solo oggi (troppo facile), con chi l'ha fatto in tempi non sospetti.
    Come Carlo Petrini, ex giocatore di Genoa, Roma e Milan, il capro espiatorio del calcioscommesse 1980, che ha sollevato la questione della «loggia Moggi» tanti anni fa, scrivendo dei suoi interessi sovrapposti e confluenti, e che per questo ha pagato con l'emarginazione da tutti (o quasi) i media e le trasmissioni televisive. Solo si capisce il perché.
    Per Luciano Moggi, infatti, Carlo Petrini è stato per anni una specie di incubo: residenti entrambi a Monticiano, un piccolo centro sulle colline senesi, i due si sono incontrati spesso nella piazza del paese, qualche volta si sono parlati, finché, dopo l'uscita del libro Nel fango del dio pallone, big Luciano ha tolto la parola al reprobo Carlo.

    Come ci si sente dopo tutto quello che è saltato fuori?
    Non posso certo nascondere una certa soddisfazione. Queste cose che ora si leggono sui giornali, io le ho scritte 3 o 4 anni fa. Tutti mi davano del pazzo, dicevano che ero un poveretto.
    La situazione di oggi mi sta dando ragione.
    Ma la cosa più fastidiosa è che ora tutti fanno i moralisti.
    Hanno il coraggio di dire che lo dicevano. Invece nessuno fiatava. Solo io raccontavo del patteggiamento che Moggi aveva fatto a Torino per aver venduto giocatori che non esistevano, per aver fatto bilanci falsi. Oppure, ancor più grave, per aver mandato prostitute agli arbitri delle partite di coppa UEFA (allora Moggi era dg del Torino, NdR). Come non capivo tutta la deferenza nei suoi confronti quando appariva in tv, non capisco oggi lo stupore.

    Tu hai un rapporto molto strano con Luciano Moggi...
    La prima volta che lo incontrai fu a Terni. In un albergo, insieme a Enzo Riccomini. Il mio passaggio alla Roma era appena stato firmato. Siamo nell'estate del 1975. Quasi quasi lo ringraziai.
    Passavo dalla Ternana alla Roma, e lui era un consulente della Roma. Eppure già in quegli anni qualcosa intorno a lui puzzava. Ricordo che il 20 novembre 1979, in un ristorante romano, alcuni giornalisti beccarono Luciano Moggi con l'arbitro e i guardalinee che l'indomani avrebbero arbitrato Roma-Ascoli. La Roma vinse con un arbitraggio a lei favorevole. Costantino Rozzi, presidente dell'Ascoli, s'incazzò come una jena.

    L'hai rivisto dopo lo scandalo del calcioscommesse?
    Ovviamente. Ricordo la scena come fosse oggi. Sono seduto al bar a Monticiano, su delle sedie di ferro e legno. Moggi arriva da lontano. Il processo per il calcioscommesse è appena finito.
    Il Milan e la Lazio sono state retrocesse e la mia squadra, il Bologna, penalizzata di cinque punti.
    La Juventus si è salvata perché il teste chiave, Cruciani, è stato corrotto il giorno prima di presentarsi all'udienza (all'incontro, davanti al cancello 5 di San Siro, per comunicare la somma che la Juve avrebbe pagato allo scommettitore pentito, partecipò anche Carlo Petrini, NdR).
    Luciano Moggi mi si siede accanto e mi dice: «Tirami dentro la Juventus e io ti ringrazierò».
    Lui, che era d.s. della Lazio, pensava che con la Juve in mezzo tutto si sarebbe annacquato e la sua squadra salvata.
    Ma io non ne potevo più di quella storia e gli risposi di no.

    Poi ti chiamò Guariniello.
    Molti anni dopo, appena rientrato dalla Francia, cominciai a denunciare l'uso di doping nel calcio. Guariniello mi chiamò nel 1998.
    Avevo rilasciato un'intervista a Franco Melli e il pm voleva saperne di più. Mi chiese se conoscevo Moggi. Gli risposi che l'avrei incontrato, perché anch'io avevo qualcosa da chiedergli. Due giorni dopo mi presentai a casa sua, qui a Monticiano, con un registratore nel calzino. Parlammo un po' del calcioscommesse. Mi rispose serafico: «Mi stai parlando di una cosa che pensavo non fosse esistita». Aveva mangiato la foglia, forse memore del mio diniego di quasi vent'anni prima.

    Ora lo vedi ancora?
    Ci vediamo, anche se lui non mi parla da molti anni.
    Viene a Monticiano a Natale, Pasqua e Ferragosto. Ma non viene certo al bar in piazza. Perché lui è un «signore» e non si confonde con il «popolino».Questo scandalo, al contrario di quello del 1980, è a 360 gradi: riaffiorano anche le scommesse.Io non credo alla cifra di due milioni e mezzo di euro giocati da Buffon. Con quello che guadagna. Mi pare anche impossibile che qualcuno abbia accettato tanti soldi da uno come lui. Se penso che noi ci giocammo la carriera, come degli stupidi, per aver puntato 50 milioni in 18, non so cosa accadrà ora al portiere della nazionale.

    E la Juventus, secondo te, si salverà anche questa volta come accadde vent'anni fa?
    No, no.
    Questa volta non troveranno un altro Carlo Petrini che li salva. C
    he il giorno prima del processo blocca il teste principale. Lo scandalo è troppo esteso, non possono scaricare le colpe su qualche capro espiatorio. Verrà fatta giustizia. Il prossimo anno la Juventus giocherà contro il Pizzighettone.

    Cosa rimarrà in piedi dopo la bufera?
    Il governo del calcio dovrà aspettare che la giustizia ordinaria faccia il suo corso.
    Il tempo però è poco. Giustificare qualcuno o fare finta di decidere per non decidere non è più possibile.
    Ho sentito fare dei nomi per la Federcalcio imbarazzanti. Mi dicono Nizzola o Campana. Sarebbe come rimettere Moggi. Campana è come Carraro.
    Uguale. Ha trovato una poltrona dove sedersi e non si è più schiodato.
    Il problema, però, non sono i nomi. Il calcio deve tornare sport. Oggi è solo uno spettacolo comandato dal business delle televisione. L'immagine conta più del campo.
    La colpa è stata di Galliani, Carraro e soprattutto, non dimentichiamolo, di Berlusconi.
    La tv, che è veramente un'arma maledetta, ha distrutto il giocattolo, trasformando il gioco in spettacolo e i giocatori in attori.
    Penso che sia difficile, anche cambiando le poltrone, che il calcio ritorni a essere esclusivamente quello che è.
    Uno sport.


    http://tonyface.blogspot.com/2006/05...o-petrini.html

  8. #8
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    Catania: calcio scommesse, negano due giocatori
    CATANIA - "Non ho mai scommesso nei 31 anni della mia vita". Gianluca Falsini, giocatore del Catania, commenta cosi' la notizia che oggi campeggia in prima pagina sul quotidiano "La Sicilia". Secondo il giornale sarebbe in atto un'inchiesta della Procura di Siracusa su un presunto giro di scommesse nel mondo del calcio, che toccherebbe anche la societa' etnea. Nel fascicolo ci sarebbero i nomi di Falsini e del portiere Armando Pantanelli, ceduto due settimane fa all'Avellino. Pantanelli risponde con un "no comment" e dice di avere appreso dal giornale dell'inchiesta. (Agr)

    http://www.corriere.it/ultima_ora/ag...D2053B488C4%7D

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    Scandalo del calcio italiano del 1980

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    Lo scandalo calcio-scommesse 1980 è uno scandalo che colpì il calcio italiano nella stagione agonistica 1979-1980 e vide coinvolti giocatori, dirigenti e società di Serie A e di Serie B che truccavano le partite di campionato attraverso scommesse che, se dal punto di vista penale non erano considerate reato, per la FIGC rappresentavano casi di illecito sportivo. Le società coinvolte nell'inchiesta erano Milan, Lazio, Bologna, Avellino e Perugia in Serie A, Palermo e Taranto in Serie B.
    Alcuni cronisti dissero che, oltre alle squadre già citate, fossero coinvolte anche Juventus, Fiorentina e Pescara, anche se non furono trovate prove per dimostrare la loro colpevolezza. Ad avvalorare quest'ultima tesi ha contribuito il calciatore Carlo Petrini (all'epoca tesserato per il Bologna e tra i principali protagonisti dello scandalo), nel suo libro Nel fango del Dio Pallone, della Kaos Edizioni.

    Sentenze di primo grado [modifica]

    Le sentenze di primo grado furono rese pubbliche dalla Commissione Disciplinare il 18 maggio 1980 a campionati conclusi.

    Serie A [modifica]

    società:
    Dirigenti:
    Calciatori:
    Serie B [modifica]

    Società:
    Calciatori:
    Sentenza d'appello [modifica]

    Nel processo d'appello la CAF confermò la maggior parte delle decisioni di primo grado con sconti di pena in alcune situazioni.

    Serie A [modifica]

    Società:
    Dirigenti:
    Calciatori:
    Serie B [modifica]

    Società:
    Calciatori:
    Amnistia [modifica]

    Dopo la vittoria dell'Italia nel 1982, la FIGC fece una sorta di amnistia annullando le squalifiche ai calciatori che in quel momento erano inibiti (in pratica fecero solo 2 anni e 2 mesi di inibizione''). Ci furono cambiamenti anche a livello di squalifica dei tesseratil massimo periodo di squalifica era limitato a 5 anni con proposta di radiazione e la radiazione dei tesserati poteva deciderla il Presidente Federale anziché i giudici sportivi
    http://it.wikipedia.org/wiki/Scandal...liano_del_1980

 

 

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