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Discussione: Questa me l'ero persa

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    Da Madre Teresa di Calcutta a Jabbar Kubaysi del Campo Antimperialista: balle che svaporano Scritto da Fulvio Grimaldi venerdì 31 agosto 2007


    Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia. Il resto è propaganda. (Horacio Verbitsky)

    Da Gesù a Nerone: l’inversione dei fattori cambia il risultato

    L’imperfettibile antropologia di Leonardo Sciascia – uomini, ominicchi, ruffiani e quaquaraquà – è applicabile pari pari ai miti, cioè a quelle figure che, a un certo punto e per un certo tempo, per meriti posseduti o attribuiti, assurgono tra un importante numero di umani a icone amate e venerate. I miti che durano sono di solito quelli che o vantano davvero le qualità riconosciutegli, o sono l’oggetto di un massiccio, possente e duraturo lavoro di promozione/denigrazione.

    Poi ci sono quelli, i miticchi e i mitiquaquarà, che escono dalle provette dei laboratori dell’intossicazione padronale. Ovvio che il Che Guevara, o Cavallo Pazzo, o Spartaco, o Giap, o Dante, o Lenin, si collocano tra i primi dove, ci giurerei, saranno presto raggiunti da Slobodan Milosevic e Saddam Hussein, una volta che tempo e verità avranno disintegrato la blindatura diffamatoria nella quale i nemici dei loro popoli li hanno sepolti. Per la posizione dei secondi, cito due campioni esemplari: in positivo, secondo un comune sentire tuttora prevalente, Gesù, visto che – a dispetto delle nefandezze dei suoi rappresentanti in Terra - sarebbe dio, ma del quale, ciononostante, da duemila anni si attende una purchè minima prova di esistenza. Nerone in negativo, dato che uno dei più saggi e colti imperatori romani, che neanche dipinto avrebbe potuto vedere un solo cristiano dei tanti che avrebbe bruciato (arrivarono a Roma dopo il suo regno), è stato fatto assurgere dai seguaci del primo a modello di nequizie cosmiche. Infatti, prima che i nazisionisti di Washington e Tel Aviv ci abituassero a dare dell’Hitler a coloro che rifiutavano il loro giogo e dovevano essere eliminati (Fidel, Ho Ci Min, Mao, Arafat, Milosevic, Saddam, Mugabe, Al Bashir, Chavez…), tutti i cattivoni del mondo e della storia venivano gratificati di “Nerone”.

    Campioni della frode, miticchi della modernità neomedievale: Madre Teresa e Padre Pio

    Giorni fa è crollato un mito dell’oscurantismo moderno, pochissimo tempo dopo la sua apoteosi in Vaticano, a dimostrazione che di miticchio e non di mito si trattava. O di mito fasullo, tipo bibita all’arancio con lo 0% di arancia. Madre Teresa di Calcutta, già beata e a due passi da una canonizzazione che, insieme a quella di un altro impostore, Padre Pio da Petralcina, avrebbe dovuto esaltare, nella contingenza dello spappolamento dello Stato predicato da Toni Negri come da Bush (questi, però, pro domo sua), il principio della sussidarietà caro al neoprotocapitalismo, ha lanciato nello stagno un masso da dieci tonnellate e ha mandato schizzi imbarazzanti su tutto quanto il mondo del fondamentalismo cristiano. Ha dichiarato postumamente, nelle lettere ai confessori, ora rigurgitate dalla forza ineludibile del gossip (termine stupido per “pettegolezzo), di vivere nell’oscurità e di non riuscire a trovare Cristo, neanche disponesse di un visore a raggi ultrarossi. Un’ammissione di ateismo da parte di chi per una lunga vita aveva inflitto alle sue cavie da paradiso le più atroci sofferenze pur di avvicinarle a quel Gesù di cui, pure, non aveva trovato traccia in terra, cielo e mare. Roba da far crollare almeno un paio dei berniniani tortiglioni di rame (rubati al Pantheon) che sorreggono il baldacchino in San Pietro. Una bella gara quella tra i venerabili Padre Pio e Madre Teresa per chi abbia meglio operato in favore della superstizione e più profondamente ingannato il popolino. Il primo, visto il sangue di tintura di iodio scaturito dalle sue stimmate fasulle, fu bollato per gabbamondo dalle autorità competenti del Vaticano prima che arrivasse la canea vandeana dei papi Montini, Woytila e Ratzinger (decreto mai ritirato!) e rimane nella memoria degli antifascisti per le sue benedizioni alle squadracce fasciste che, agli ordini degli agrari, smazzavano i contadini e i politici di sinistra. Le opere da lui e poi nel suo nome erette sono un monumento alla capacità predatrice della Chiesa Apostolica Cattolica Romana. Il suo miticchio regge alla grande e produce miliardi alla Chiesa, “purchè non sia attività esclusivamente commerciale”.

    La seconda, dolente e perennemente stazzonata martire della Fede e della Carità, con quelle sue lettere sul “Gesù, dove cazzo stai?”, dovrebbe aver picconato le basi del processo di canonizzazione avviato dal cospiratore polacco e incalzato dal pastore tedesco. E forse, visto che Madre Teresa, vuota di Gesù, per tutta la vita aveva mentito sulla sua intimità con lo stesso, a qualcuno potrebbe venire l’uzzolo di andare a vedere la fondatezza di altre parabole tessute attorno alla beata. Scoprirebbe che, se Teresa non incocciava mai Gesù, forse perché cercare questo totem dell’amore e della carità alla corte dei più sanguinari dittatori dell’America Latina yankizzata, Somoza del Nicaragua e Duvalier di Haiti, dove la santa donna trascorreva vacanze e attingeva fondi, non era proprio come cercare l ‘uva in una vigna. Riandrebbe i percorsi reaganiani della Nostra, quando Teresa è il fondatore dell’impero del Male intrecciavano danze antiaborto, antidivorzio, antiliberoarbitrio sotto i portici della Casa Bianca e nei ranch privati dell’attoruccolo da serie B, però motore da formula uno del rincoglionimento dei sudditi. Si troverebbe a doversi squadernare sotto gli occhi gli orrori igienici e morali dei tuguri della morte di Teresa a Calcutta, come descritti da medici e visitatori non lobotomizzati dal miticchio, dove la vecchia strega si aggirava negando ai malati terminali anestetici, dato che “il dolore avvicinava a Cristo”. Lei, però, si curava dai meritati acciacchi di una senilità perfida in cliniche di lusso svizzere…

    Miti per gonzi e miti per operai: il Dalai Lama e Lula

    Che dire del Dalai Lama? Un miticchio Cia osannato nel suo pendolarismo al servizio delle destabilizzazione imperialista dell’Asia da uno schieramento che più bipartisan non si può. Va bene a Fiamma Tricolore, anche perché per i nazisti era nel Tibet dei tiranni monacensi, pedofili e padroni di vita e morte di tutti i tibetani non preti, che logicamente andavano ricercate le radici etnico-ideologiche del naziarianesimo. Per i postforchettoni Casini e Mastella, manco a parlarne: superstizione per superstizione, frode religiosa per frode religiosa, tutto fa brodo padronale. Come per i neoforchettoni da Fassino a D’Alema. Ma anche, a completare un arco politico che invece è una cassuela, per Bertinotti, di cui si deve ricordare la foto, con tanto di stola buddista immacolata, commosso e sorridente accanto all’erede di un regime tra i più ferocemente assolutisti della storia. Per uno che tiene sul caminetto l’immagine del suo guru, il riciclatore di cervelli Massimo Fagioli, non c’è proprio da meravigliarsi. E, parlando di qui pro quo del nostri tempi quale mito è risultato più miticchio di quello di Ignacio da Silva, detto Lula? Il presidente-operaio (non quello da barzelletta nostrano), il sindacalista di San Paolo (peraltro sindacalista giallo sotto la dittatura, il che già avrebbe dovuto porre sull’avviso), la grande speranza del Brasile di avviarsi alla luce della giustizia, dopo decenni di vampirismo neoliberista (meglio neoprotocapitalista), di corruzione e ruberie d’elite, di polizia-Gestapo, di esclusione e repressione dell’ottanta per cento della popolazione. Il presidente-operaio ha coronato il suo decadimento da mito a miticchio quando, degradata in opere di sporadica carità alimentare la promessa di riscatto sociale e di emancipazione politica, ha concluso con il buffone dell’élite imperialista un accordo strategico che Fidel Castro ha sacrosantamente e scientificamente denunciato come programma di genocidio dell’umanità: la spartizione del mondo e dello sterminio per fame dell’umanità tra Usa e Brasile nella conversione in agrocombustibili per automobili delle terre di metà Brasile e metà Nord America, già coltivate per l’alimentazione umana. Anziché un miliardo di morti di fame, ne avremo cinque e la civiltà superiore starà, per le sue parti elette, assai più larga e viaggerà con l’etanolo su autostrade sgombre. Chi si rode d’invidia è Malthus, teorico della gente di troppo.

    Un miticchio da rilanciare periodicamente in mito: Ghandi

    Per sistemare il santone dell’unilateralismo pacifista (quello dei potenti e dei loro corifei) basta poco. Accantonate le sue scheletriche e perciò funzionali nudità e i digiuni della stessa caratura di quelli del Marco - forza Israele! – Pannella, si ricordino i trascorsi filo mussoliniani, con tanto di saluto romano dai balconi italici e il suo sostegno, abituale tra la ricca minoranza indiana in Sudafrica, all’apartheid.

    Conta di più il ruolo rivestito dal mahatma in funzione del salvataggio del feudalcapitalismo e del sistema delle caste dal collasso del colonialismo britannico.Con Ghandi innalzato in vita su tutti gli altari del mondo, l’Occidente capitalista riuscì a rimpiazzare (anche grazie alla solita passività dell’URSS) una vittoria militare e sociale dei partiti comunisti e di sinistra, conseguita in decenni di sanguinosa lotta armata contro gli inglesi, a costo di migliaia di vittime, con una vittoria politica della borghesia. La nonviolenza di Ghandi, apparsa nell’uomo solo dopo il rientro dal Sudafrica razzista, fu premiata con l’indipendenza che il digiunatore garantiva sarebbe rimasta nell’ordine costituzionale (Commonwealth) e sociale voluto dai colonialisti in ritirata. Al posto di Lenin, s’installò la Regina d’Inghilterra e gli “intoccabili” restarono intoccabili e i rajà restarono rajà. Oggi Ghandi continua a far danno con l’imbroglio del disarmo unilaterale degli oppressi, occultato dal mito falso della nonviolenza. Ma conforta con questo inghippo etico la cattiva coscienza dei disertori della lotta di classe e della guerra antimperialista.

    Il miticchio dell’accumulazione delle forze: Claudio Grassi

    Il mito è quello che resiste quasi indiscusso. Il miticchio è il mito partito male, di seconda categoria, in corso di sgretolamento. Il mitoquaquaraquà è quello del classico vorrei ma non posso. Sono quelli delle cromature Abarth, delle Mini Cooper bicarburatorate, della vipperia da discoteca romagnola, dei Forattini o Michele Serra che pensano di essere Grosz o Mark Twain, dei comprabanche diessini. Prima di arrivare al fondo di questa categoria, il Campetto Antimperialista dei vernacolari perugini, mi viene in mente, volando basso basso, un vero mitoquaquaraquà: Claudio Grassi, con il suo seguito di strapuntinari. Chi è Claudio Grassi? Qui, a dare una risposta adeguatamente brillante, ci vorrebbe il simpatico comico romano, Gabriele Cirilli, con quel suo esilarante chi è Tatiana??!! che faceva del difetto del personaggio, la grassezza, una categoria antropologica proprio da mito. Claudio Grassi, alcuni dei miei lettori sorrideranno amaramente, era il Grande Capo della corrente comunista vera di quel caravanserraglio in cui Bertisconi era andato tramutando dalla fine del secolo scorso il partito nato per ricominciare il cammino della liberazione umana. Era la corrente intitolata alla sua, per la verità dignitosa, rivista L’Ernesto (merito del beneparlante e malevotante semidissidente senatore Fosco Giannini), per la quale per anni scrissi in libertà anch’io e le cui posizioni aiutai a diffondere in mille convegni tra Brunico e Marsala. Per lo spazio di un mattino di forzose speranze ci credetti anch’io, al Grassi, omino la cui morfologia e il cui carisma ricordavano un mustelide, ma i cui annunci di palingenesi escatologica del partito della rifondazione comunista avevano attirato alla corrente qualcosa come il 28% degli iscritti. Di questi il 25% erano sognatori, i rimanenti acari da poltrona. A noi che ardevamo di insofferenza di fronte alle retrocapriole del cashmirato segretario e sovrano, il mustelide rispondeva: calma e gesso, accumuliamo le forze. Tardivamente e tra uno scoppiettio di scissioni e controscissioni dell’accumulato, che pareva lo smarrimento di Zazà a Piedigrotta, gli ernestini si accorsero che chi aveva accumulato erano esclusivamente Prodinotti, cui il talpesco aveva tenuta buona l’opposizione e la revulsione interne, nonché lo stesso Grassi, con vivandieri vari, che si erano installati vuoi nel parlamento dei 18mila euro al mese, vuoi nei consigli locali, nelle municipalizzate, negli interstizi del barile. Questi granitici combattenti contro l’imperialismo e le sue guerre votarono come un solo uomo per le spedizioni da sterminio coloniale in Afghanistan e Libano. Del resto, accumulo dopo accumulo, erano rientrati a vele spiegate, bianche, nella maggioranza bertisconiana. E’ di questi giorni la manchette sui giornali “di sinistra” che annuncia la “Festa Nazionale di essere comunisti” (non si chiamano più “L’Ernesto”, perchè la rivista è rimasta a Fosco Giannini).Pensate cos’è stato capace di fare il mitoquaquaraquà: cinque giorni, corredati di Banda Bassotti (onore a loro, sono miei amici), la presenza sicuramente più di sinistra, in cui di tutto si dibatterà: Cuba, lavoro, partito, governo, donne (guai, sennò ti sbranano), alternative politiche-ha-ha-ha. Di tutto, fuorché di una cosetta da niente per un comunista antimperialista: la guerra, il nuovo colonialismo italo-forestiero, le basi da olocausto nucleare del padrone, Vicenza, la nostra partecipazione al genocidio dei popoli. Imbarazzo? Collusione? Vergogna? Fate voi. Mitoquaquaraquà.

    Il mito – vero – della Resistenza Irachena, il mito – falso – di Al Qaida e il mitoquaraquà di Jabbar Al Qubaysi e della sua Alleanza Patriottica Irachena

    Dopo sei anni in cui il nazisionismo e i suoi ascari europei hanno imperversato contro i popoli del Sud del mondo e contro le proprie classi escluse interne, avvicinando le specie viventi di qualche evo alla loro fine, il mito – occultato o satanizzato - della Resistenza irachena e dell’Iraq laico e antimperialista va giganteggiando, a forza di micidiali colpi contro l’occupante, nell’immaginario di tutte le resistenze non emasculate dal bertinottismo. La costruzione mitica di Al Qaida si va sgretolando per merito di un’ormai irresistibile movimento della verità e per demerito delle puttanate diffuse dai suoi cultori, mentre affonda nel ridicolo il fiancheggiatore miticchio di un leader della Resistenza che passeggia per i Champs Elysées e con il quale un gruppetto di sparaballe perugini aveva tentato di superare la marginalità in cui lo avevano confinato le astrusità e ambiguità delle sue teorizzazioni post-destrasinistra e delle sue “analisi” geopolitiche. Il mutamento climatico pianificato, a forza di menzogne e di campagne terroristiche, dalla banda di gangster installatasi con metodi fascisti e truffaldini a Washington e Tel Aviv se la deve ora vedere con un clima di mutamento determinato sia dalla forza oggettiva dei fatti (l’evidenza travolgente della natura criminale di chi governa in Occidente), sia dal grande lavoro sull’orrenda patacca dell’11 settembre 2001 e, di conseguenza, sul mostro Al Qaida che ne è stato fatto sortire.

    Uno tsunami di verità sull’11/9

    I documenti, filmati, le testimonianze dirette, le competenze degli esperti, l’irresistibile forza di una logica abbandonata dai chierichetti dello stereotipo diffamatorio, la logica del cui prodest, e, last but not least, quella che dall’uso dell’11/9 è venuto alle vittime delle élites occidentali, hanno saputo superare la blindatura della menzogna, della calunnia - quei paranoici di dietrologi ! – e della compiacenza, a sinistra, di chi avrebbe dovuto assolvere a ben altre responsabilità e invece si è piegato al “mito” del più grave crimine contro l’umanità mai commesso. Al Movimento per la verità statunitense, meritevole, insieme a sparute voci europee, di aver opposto per primo lo specchio di Perseo all’orripilante volto della Medusa nazisionista, annullandone il potere paralizzante della ragione, si stanno aggiungendo voci sempre più qualificate, da Gore Vidal, massimo scrittore statunitense vivente, a Robert Fisk, da decenni prestigioso inviato in Medioriente e il più autorevole esperto di quel mondo, fino alle nostre perorazioni di nicchia in Italia, ora coronate da Zero, perché la versione ufficiale sull’11/9 è un falso, il grande lavoro internazionale di ricerca, analisi, testimonianza e documentazione realizzato con i suoi collaboratori, in volume e dvd, dal capofila dei pochissimi giornalisti onesti e capaci sopravvissuti al degrado del conformismo, Giulietto Chiesa. Il ludibrio propagandistico di Bush e dei sicofanti di una “commissione d’inchiesta” imbavagliata da mille dinieghi, a dispetto di tutti i testimoni e delle evidenze visive e tecniche, ci aveva rifilato torri che esplodono per un focarello di pochi minuti, apprendisti piloti bocciati che compiono acrobazie mai viste dal Barone Rosso in qua, difesa antiaerea collaudata anche contro le zanzare, ma rimasta bloccata per ore, grattacieli che crollano ore più tardi senza il minimo innesco, aerei che precipitano in un punto preciso e i cui rottami si ritrovano sparsi su miglia quadrate, Boeing enormi che fanno un buco da talpa nel Pentagono e poi svaporano nel nulla, dirottatori inceneriti nello schianto che ricompaiono vispi e vegeti nei propri paesi, un Osama dato ufficialmente per morto nel 2001 in Pachistan e resuscitato in video provati manipolati dai più noti esperti internazionali (il logo di Al Qaida inserito dalle stesse mani e nello stesso momento del logo di una società produttrice di video, Intelcenter, vicina al Pentagono). Lo stesso Osama visitato dal capostazione Cia in Dubai mentre si faceva la dialisi in ospedale. Lo stesso Osama che il governo sudanese voleva consegnare agli Usa (come più tardi il mullah Omar!) e questi dissero di mandarlo in Afghanistan. Lo stesso Osama che il 10 settembre tornava a farsi la dialisi in un ospedale di Rawalpindi, come documentato dal più autorevole giornalista Usa, Dan Rather su CBS. Si potrebbe andare avanti per ore.

    Piano piano, a forza di resistere ad alluvioni di contumelie che, partendo classicamente dalla ridicolizzazione e arrivando all’intimidazione e alla criminalizzazione, sciabordavano tra stampa di regime e stampa sedicente alternativa (“il manifesto”, “Diario”), i “complottisti” hanno trovato alleati dove non si sarebbero sospettati: i rapporti interni trapelati dal comando Usa in Iraq che, smentendo il loro stesso presidente impegnato, a disco rotto, a blaterare di Al Qaida. Del resto, i quattro scalzacani che, imbeccati, si dichiaravano di Al Qaida in sospetti bollettini iracheni, erano già stati travolti dalle ripetute e unanimi dichiarazioni di tutte le vere formazioni della Resistenza, dal Baath agli islamici e alle Brigate della Rivoluzione del 1920, nonché di un numero altissimo di capi tribali, secondo le quali Al Qaida in Iraq era un’invenzione dei servizi Usa, in massima parte virtuale, in minima parte mercenaria, (come del Mossad in Palestina e di Giuliano Amato in Italia). E quella minuscola parte mercenaria, composto da scaltri quadri e da utili idioti fanatizzati, impegnata in attività criminali, estorsioni, sequestri, attentati a civili, sulla falsariga delle milizie scite di obbedienza iraniana, veniva presa a fucilate dalla stessa popolazione che ben presto ne aveva individuato il carattere spurio.

    Correre ai ripari. Pompare Al Qaida. Chiunque si oppone alla democrazia occidentale è figlio di Osama.

    Gli stessi comandi Usa, poi, nei briefing ufficiali, erano costretti a rilanciare la linea del comandante in capo che descriveva un’ Al Qaida onnipotente e onnipresente, alla faccia di una mobilitazione guerresca e poliziesca mondiale, un golem terrorista bisognoso di urgentissimo lifting delle rughe che gli erano state scavate dal Movimento per la verità. L’altalena del piccolo psicolabile nella Casa Bianca, tra trionfalismi sull”’indebolimento di Al Qaida”, dovuti ai sempre più inquieti cittadini, e rilanci atti a giustificare ulteriori nefandezze della guerra globale al terrorismo, è stato uno dei momenti più esilaranti di tutta questa storia. Di colpo i cinque giornalisti embedded (mercenari), rimasti rintanati nella “Zona Verde” di Baghdad, dalla loro unica fonte di informazioni residua consentita, il rapporto del portavoce del generale Petraeus alle cinque della sera, venivano bombardati da bollettini in cui non si faceva più cenno né della Resistenza antioccupazione, né delle cannibalesche milizie scite di varia denominazione, del resto finite a sbranarsi tra loro dopo aver fatto del meglio Usa-Iran per pulire etnicamente i centri abitati sunniti. No, ormai ogni efferatezza, addirittura ogni IED (Improvised Explosive Device), ogni cecchinata, ognuno dei cinque marines e dei dieci contractors uccisi dalla guerriglia ogni giorno, ogni attentato venivano attribuiti ad Al Qaida. La stampa dei velinari dell’impero e del regimetto locale, per noi Repubblica, Corriere della Sera e broccoli di contorno, raccoglievano l’input (per chi non lo sapesse: il suggerimento) e rilanciavano alla grande: paginoni e paginoni, mappette, fotone e fotine, disegni, grafici, diagrammi, tutti intesi a resuscitare la carogna del proprio agente-capo saudita e ricollocarla nell’ambito da dove sarebbero partiti i suoi supereroi contro Manhattan e il Pentagono, nelle caverne di Tora Tora. Con il beneficio aggiunto della scusa per continuare a polverizzare famiglie, case e campi afgani, senza ulteriori colpi di spillo da parte di ministri alleati, in affanno davanti al proprio elettorato. E a fronte di queste belve di Al Qaida, come non sostenere – come fa Repubblica accanto alle lenzuolate su Osama – i fantocci ladroni del “governo” iracheno e quel Bernard Kouchner che, sepolta la grandeur autonomista di Chirac, fa il ricambio del sangue alla politica estera francese correndo in soccorso agli Usa e ai loro fattorini di Baghdad e infilando il suo fiato tossico nella tromba della “minaccia planetaria Al Qaida” Quel Kouchner che ricordavamo fondatore di un’associazione di medici zeppa di spie e accanito pulitore etnico per conto Onu in Kosovo. Un mascalzone se ce n’è uno. Aveva voglia l’AMSI, l’Associazione degli Ulema iracheni, voce autorevolissima e forte della Resistenza dalla sua splendida moschea saddamista di Umm al Qura, a documentare le operazioni della vera Resistenza, a smentire ogni ruolo anti-occupazione di Al Qaida e a pagare questo coraggio e queste verità con continue irruzioni, devastazioni, demolizioni, arresti, della soldataglia Usa.

    Moreno Pasquinelli nel coro di Bush. Tonfo finale di una commedia degli equivoci

    E a questo punto che, travestito da unico ed eroico vindice della Resistenza irachena, rientra in campo, dal limbo dell’oblio dei cazzari, il vernacolare umbro Moreno Pasquinelli. Generale a riposo della Resistenza islamista in Italia, è colui che, avendone io e compagni vari ripetutamente sfrucugliato le inquietanti posizioni, effettuata una ricerca scientifica sulle mie opere e vita, aveva concluso che tra me e Magdi Allam, scudiero del capofila del sionismo giornalistico Paolo Mieli, quello che viene mandato avanti perché a Mieli viene da ridere, non c’era nessuna differenza. Tutti e due attaccavamo il Campo Antimperialista. Che il velinaro egiziano lo facesse da destra e io da sinistra al perugino poco calava, dato che ormai da tempo si librava libero, in formazione con i neonazisti di Claudio Mutti, De Benoist e Thiriart, nei cieli del “comunitarismo” e dell’universalismo islamico, scevri da ogni arcaica divisione tra destra e sinistra. Ebbene, oggi il gruppetto riunito intorno a questo Trotzky di rione, superato di lancio l’anatema col quale aveva colpito chi, secondo lui, si confondeva col nemico, non ci ha messo il tempo di un’esternazione di Bush per correre al suo fianco e tossicchiare nei di lui strumenti a fiato.

    I solchi tracciati nel Campo e la spada che li difende

    Non è la prima volta che gli agitati del Campo Antimperialista mirano a parole contro l’imperialismo e sparano colli di veleno contro l’antimperialismo. Esaurita la fase pseudotrotzkista della rivistina Praxis, che non era riuscita a tracciare solchi se non nella carta su cui era stampata, il campetto si orientò sulla Jugoslavia. Con perspicacia e coerenza. Prima a sostegno dei serbi e di Milosevic, poi, cambiata l’aria, a disgusto degli stessi e dei loro “mille errori”. Il momento fondante del Campo, oggettivo sodale di un’ Al Qaida sulla quale ogni sinapsi di sinistra partoriva dubbi cosmici, venne con l’11/9. A “sinistra”, si fa per dire, il Campo fu l’unico a riconoscere nell’attentato – in sintonia speculare con i perpetratori nazisionisti – un’operazione collegabile alla resistenza antimperialista dei popoli. Analogamente onorò di rispetto e riconoscimento nientemeno che Mussab Al Zarqawi, l’invenzione simil-Osama dei servizi Usa per introdurre Al Qaida in Iraq, ricuperando un cadavere del 2003, già bell’e sepolto a casa sua, a Zarqa, Giordania, ma previdentemente filmato mentre, flaccido e panciuto, ballonzola con quattro energumeni in nero su una spiaggia (il deserto!) non sapendo come maneggiare l’arma che è la protesi di ogni combattente arabo, l’AK47. Non gli ha reso molto, al Campo, questa “solidarietà tra resistenti”, per cui, con un Pasquinelli che ne inventa una più del diavolo, ecco nascere gli Antiamericanisti”, combriccola partorita, per rientrare in gioco gabbando gli scemi, dalla teorizzazione “andare oltre la dicotomia destra-sinistra” del sottobosco neonazista da Franco Freda in giù. La testata, di pura acqua razzista, convogliava in un appello “antiamericano” nel nome della “comune lotta all’imperialismo”, accanto ai quattro sfigati del Campo, il fior fiore della pubblicistica di estrema destra. La cosa finì malissimo per il Campo che venne inondato dalla riprovazione di ogni essere pensante e che, alla contestazione che i fascisti sono antimperialisti perché auspicano un imperialismo loro, italico, europeo, carolingio, eurasiatico, ritenne utile tornare per un po’ nel retrobottega dei ristoranti locali. Si rifece sotto, sempre guidato dal “filosofo” post-moderno Costanzo Preve, assumendo il ruolo di unico e indomito sostenitore della Resistenza Irachena, per la quale andava raccogliendo “dieci euro a testa”, essendo l’unica entità a conoscenza del conto corrente postale di tale Resistenza… Va dedicata una nota, qui, a coloro che gli permisero di riempire un effettivo vuoto di solidarietà a chi più di ogni altra situazione conflittuale lo meritava: i conigli cagasotto e le volpi opportuniste della Sinistra, anche di quella extraparlamentare, la quale nascondeva la sua pavidità sotto il meno controverso unilateralismo filopalestinese. Come se i combattenti iracheni e la sofferenza senza paragoni di quel popolo non fossero all’altezza del sostegno dei “compagni”. Come se la battaglia degli arabi contro la rivincita colonialista e il loro annichilimento nazionale non fosse una.

    Arrivano i “leader della Resistenza Irachena”

    Vi invito a assumervi il travaglio di leggere l’intervista a Al Kubaysi diffusa dal Campo Antimperialista, chiamato anche “Comitati Iraq Libero” e che incollo in fondo. Pasquinelli e Co. Hanno portato in giro per l’Italia due soggettoni fatti passare per leader dell’API (Alleanza Patriottica Irachena), che guida lo schieramento della guerriglia antioccupazione: prima Awni al Qalemji e poi Jabbar Al Kubaysi. Awni lasciò l’Iraq a quindici anni per l’Ungheria e ora vive pacificamente e prosperamente in Danimarca. Kubaysi, dopo un paio di puntate in Iraq prima della guerra (era già esule da decenni) e nel 2004, fattosi un anno di carcere – riabilitante per i compagni, al pari della mesata in prigione di alcuni “campisti” : “dieci euro alla Resistenza era troppo anche per la Digos - per aver urlato di voler unificare la Resistenza, vive oggi indisturbato a Parigi. Altro che Marina Petrella. Anzi, continua a tenere conferenze in giro per l’Europa, definendosi colui che dirige la Resistenza da Place de la Concorde, senza che coloro che buttano in galera o nelle extraordinary renditions il primo che dica Salam Aleikum, o accusi di terrorismo i bombaroli occidentali, gli chiedano le generalità. E pour cause! Leggetevi l’intervista qui sotto e vi renderete conto perchè un tipo così è addirittura impagabile per i terroristi di Stato che si nascondono dietro Al Qaida. In perfetta sintonia con Bush e i suoi piazzisti tra Parigi, Roma, Beirut e Tel Aviv, il “leader della Resistenza Irachena”, che non ha frequentato mai nemmeno uno con la fionda, spinge come un forsennato sul teorema “Al Qaida ovunque”, Al Qaida autrice di tutto ciò che esplode contro l’occupazione straniera in Iraq. Né più né meno di quanto i recessi delinquenziali dell’Occidente trasmettono ai loro burattini di qua e di là dall’Oceano. Leggete, leggete.

    Chi è Al Kubaysi. La desertificazione del Campo Antimperialista

    E poi andate a rivedervi il percorso contorto di questo supercialtrone sotto www.arablinks.blogspot.com/2007/08/reading-list.html: la fine del Campo Antimperialista e del suo vessillifero iracheno. Un percorso da saltafosso e millantatore se ce n’è mai stato uno. Da detrattore del Baath e di Saddam e del loro ruolo nel governo dell’Iraq libero e prospero e poi nella Resistenza, fino all’alleanza con un ramo discutibile del Baath e l’esaltazione del Saddam che, dopo l’occupazione, percorre il paese in lungo e in largo per rianimare una resistenza da decenni sagacemente preparata. Dal Kubaysi che dichiara al Campo Antimperialista che la scomparsa di Saddam e del suo “clan di autocrati” è stata decisiva per la crescita della resistenza armata, al Kubaysi che riconosce a Saddam, prima della cattura, il ruolo di innesco decisivo. Dal Kubaysi che prima dichiara inesistente il Baath e poi ne riconosce la funzione dirigente sotto Izzat Ibrwahim al Duri, designato da Saddam. Dal Kubaysi interpellato telefonicamente da Pasquinelli, nel momento esatto dell’accensione delle telecamere Rai a San Pietro, nel suo ruolo di “mediatore” per il rilascio dei quattro mercenari italiani, al Kubaysi arrestato per aver superato il limite intromettendosi vociferantemente per il rilascio anche dei giornalisti francesi (venne poi rilasciato e esonerato da qualsiasi imputazione!). Fino al Kubaysi che, da Parigi, guida l’API, definita coalizione egemone della Resistenza senza che nessuno in Iraq ne sappia nulla e che continua a sparare notizie e c comunicati che non trovano conferma da nessuna parte. Se non da Washington, con commossa gratitudine, quando attribuisce ogni petardo che scoppia in Iraq ad Al Qaida, “gruppo principale della Resistenza Irachena”. Vasellina d’oro per la guerra globale preventiva e permanente al terrorismo. Qualcuno, come i compagni del bollettino Aginform se n’è accorto, seppure dopo anni di collusione con il Campo. E oggi allestisce preziosi convegni “per la verità sull’11/9”. Che crescano e si moltiplichino. Ne va della vita.

    Di falsi miti è avvelenata la storia del mondo da millenni. Sono quelli che garantiscono la dittatura della criminalità organizzata padronale. Con quelli grossi c’è ancora, ahinoi, tantissimo da lavorare. Abbiamo incominciato con i mitiquaquaraquà. Inshallah, ce n’est que un debut.

    P.S.
    Bossi, che, da UCK padano, annuncia l’uso del fucile contro lo Stato è oggetto di “prese di distanza”, cortesi inviti a “moderare i toni”, “non passare il segno” a “non fare rodomontate”. I compagni che affiggono manifesti sul terrorismo bombarolo degli Stati” ricevono galera, criminalizzazione mediatica, napolitanesca e amatiana, cacciata dal sindacato, perdita di lavoro. E hanno pure scampato l’aereo Cia e il carcere della tortura in Egitto. I lavavetri vengono sbattuti dentro per tre mesi in un paese almeno per un terzo sotto il controllo della criminalità organizzata. Giovanna Botteri della Rai a New York, dopo aver tirato il grilletto mediatico contro la Jugoslavia e inneggiato all’arrivo dei genocidi a Baghdad, riesce a confezionare un servizio sul torturatore ministro della giustizia Alberto Gonzales, licenziato per malefatte e corruzioni di ogni genere, senza far parola dei suoi crimini. E subito dopo la consorte dell’editorialista Giuliano Ferrara, Lanfranco Pace, ex-Potere Operaio riciclato da Sion, prorompe in pianto sulla tragedia dei soldatini Usa finiti in bara dopo aver contribuito a obliterare un milione di civili iracheni. Non ci fosse Al Qaida, come farebbero? Grazie, Campo Antimperialista.

    http://www.mercantedivenezia.org/ind...=1419&Itemid=1

  2. #2
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    io non conosco la storia: come mai Grimaldi ce l'ha tanto con il Campo?

  3. #3
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    cmq sulla resistenza irachena 'sto Grimaldi invece di blaterare tanto potrebbe spiegare
    come mai tutti i video degli attacchi, anche quelli utilizzati dai simpatizzanti saddamiti,
    sono sempre marchiati dallo 'stato islamico dell'Iraq' e da altri gruppi di quell'orientamento.

  4. #4
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    brevi considerazioni:
    Fulvio grimaldi, credo sia un uomo in perfetta buona fede il quale scrive parecchie panzane con uno stile peraltro assolutamente non condivisibile ( ovvero contrassegnato da un linguaggio spesso violento, offensivo e poco ragionato).
    Alcune sue uscite sono assolutamernte fuori luogo e fuori dalla grazia di Dio, fondate su una visione parziale delle cose. talvolta si incammina su unastrada di veritativa, talaltra si mette su binari di delirio ideologico.

    Detto ciò, riguardo alle sue illazioni sul campo e sulla conferenza di Chianciano, vorri dire un paio di cose:
    1- è pazzesco che Grimaldi voglia in qualche modo dimostrare ch il campo è un coacerbo di inflitrati imperialisti che fanno il gioco dei potenti: ciò dimostra ignoranza e mala fede e scarsissima volontà di cogliere la radice dei fatti.
    2- trovo difficile d'altro canto esprimermi sulla resistenza irachena, la quale, compagni, coe ci dovrebbe essere presente a tutti, è un tale coacerbo di forze e componenti ( che per volere specificatamente imperialistico vengono confuse ad arte) che francamente io ho gigantesche difficoltà a capirci qualcosa ( malgrado abbia letto parecchio e mi sia informato in maniera abbastanza dettagliata su vari aspetti).
    Ciò per me significa andarci con i piedi di piombo su giudizi affrettati su uomini, componenti politiche, opportunisti di turno, cavalca-onde etc etc. che compongono questo coacerbo impressionante che è la lotta armata in Iraq,


    ben sapendo che li in mezzo c' è chi lotta per la sovranità dello Stato iracheno e del suo popolo e per l'affermazione della piena legittimità politica del vecchio regime baath al potere ( che fino a prova contraria governava con il pungo di ferro, ma con un buon consenso popolare) e della sua continuità con la resistenza ( che a molti piacerebbe negare). Un cambiamento politico in Iraq ( di regime e tipo di stato) potrà esserci a seguito di un processo poltitico di incontro tra le varie componenti della reistsenza sapendo dando rilievo al fatto incontrovertibile che li vi era un governo legittimo che teneva inpiedi una nazione, e che tale cambio non potrà avvenire invece attraverso l'oppurtunismo portagonista di componenti esterne al regime che vogliano monopolizzare la lotta.

    ben sapendo che li in mezzo c' è anche chi vuole, appunto, monopolizzare la resistenza per fini secondi o per imporre la propria idea di stato, spezzando, a mio avviso illegitimamente, la continuità politica naturale del vecchio governo di Saddam Hussein legittimo, non attraverso un sano dibattito post resistenziale, ma attraverso la conquista di spazi mediatici.


    detto questo credo che l'unica cosa saggia che possiamo fare da questa lontana e disinformata provincia dell'impero che è l'Italia, è difendere la legittimità continua e incesante ( fino ad occupazione finita) della resistenza del popolo iraqueno in tutte le sue forme e componenti, legittimando il diritto degli iracheni tutti a prendere le armi e combattere l'invasore.
    Lo studio delle componenti e dei giochi di potere interni, per quanto mi riguarda resta abbastanza imponderabile e di difficilissima lettura: pertanto mi astengo dal pronunciarmi, salvo dire che bisogna tenere gli occhi ben aperti per distinguere ciò che è squisitamente iracheno, da ciò che ingerenza esterna manipolata: non è semplice, ma la strada deve essere solo quella.

    Comunicati come queli dell'esercito islamico, a tal rigurdo, li trovo assolutamente inqualificabili...

  5. #5
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    A parte che Grimaldi ce l'ha con tutti tranne che con se' stesso e il suo cane..va detto che questa ennesima sparata è solo l'ennesima dal 13 dicembre del 2003 in poi contro il Campo...non saprei il perche' di queste suoi insulti a parte il fatto che le critiche da lui mosse non sono molto politiche ma personali ...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da pietro Visualizza Messaggio
    A parte che Grimaldi ce l'ha con tutti tranne che con se' stesso e il suo cane..va detto che questa ennesima sparata è solo l'ennesima dal 13 dicembre del 2003 in poi contro il Campo...non saprei il perche' di queste suoi insulti a parte il fatto che le critiche da lui mosse non sono molto politiche ma personali ...
    ....forse qualche lume ce lo potrebbe dare Freud o cmq si rientra nella psicoanalisi ; temo però che quest' uso forzato della proprietà transitiva ( per cui chi argomenta anche con toni equlibrati contro amministrazioni come quella Bush diventa sostenitore di al-queida) sarà sempre meno 'eccezionale' ; e questo perchè l' enormità del crimine commesso l' 11 settembre di 6 anni fa, l' enormità della bugia messa in campo per realizzare e sostenere una guerra d' aggressione imperialista (camuffata per esportazione di democrazia) sta molto lentamente facendo breccia tra la gente ; ormai in Usa ci sono convinti assertori della bontà della società americana e del loro modello di democrazia, militari americani, che sempre più numerosi dal dubbio passano alla certezza che quel giorno il loro governo abbia commesso un immondo crimine contro il loro popolo e contro tutti i popoli della terra. E si sa che quando serpeggia il dubbio...il Potere trema o quanto meno si allarma....

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    brevi considerazioni:
    Fulvio grimaldi, credo sia un uomo in perfetta buona fede il quale scrive parecchie panzane con uno stile peraltro assolutamente non condivisibile ( ovvero contrassegnato da un linguaggio spesso violento, offensivo e poco ragionato).
    Alcune sue uscite sono assolutamernte fuori luogo e fuori dalla grazia di Dio, fondate su una visione parziale delle cose. talvolta si incammina su unastrada di veritativa, talaltra si mette su binari di delirio ideologico.

    Detto ciò, riguardo alle sue illazioni sul campo e sulla conferenza di Chianciano, vorri dire un paio di cose:
    1- è pazzesco che Grimaldi voglia in qualche modo dimostrare ch il campo è un coacerbo di inflitrati imperialisti che fanno il gioco dei potenti: ciò dimostra ignoranza e mala fede e scarsissima volontà di cogliere la radice dei fatti.
    2- trovo difficile d'altro canto esprimermi sulla resistenza irachena, la quale, compagni, coe ci dovrebbe essere presente a tutti, è un tale coacerbo di forze e componenti ( che per volere specificatamente imperialistico vengono confuse ad arte) che francamente io ho gigantesche difficoltà a capirci qualcosa ( malgrado abbia letto parecchio e mi sia informato in maniera abbastanza dettagliata su vari aspetti).
    Ciò per me significa andarci con i piedi di piombo su giudizi affrettati su uomini, componenti politiche, opportunisti di turno, cavalca-onde etc etc. che compongono questo coacerbo impressionante che è la lotta armata in Iraq,


    ben sapendo che li in mezzo c' è chi lotta per la sovranità dello Stato iracheno e del suo popolo e per l'affermazione della piena legittimità politica del vecchio regime baath al potere ( che fino a prova contraria governava con il pungo di ferro, ma con un buon consenso popolare) e della sua continuità con la resistenza ( che a molti piacerebbe negare). Un cambiamento politico in Iraq ( di regime e tipo di stato) potrà esserci a seguito di un processo poltitico di incontro tra le varie componenti della reistsenza sapendo dando rilievo al fatto incontrovertibile che li vi era un governo legittimo che teneva inpiedi una nazione, e che tale cambio non potrà avvenire invece attraverso l'oppurtunismo portagonista di componenti esterne al regime che vogliano monopolizzare la lotta.

    ben sapendo che li in mezzo c' è anche chi vuole, appunto, monopolizzare la resistenza per fini secondi o per imporre la propria idea di stato, spezzando, a mio avviso illegitimamente, la continuità politica naturale del vecchio governo di Saddam Hussein legittimo, non attraverso un sano dibattito post resistenziale, ma attraverso la conquista di spazi mediatici.


    detto questo credo che l'unica cosa saggia che possiamo fare da questa lontana e disinformata provincia dell'impero che è l'Italia, è difendere la legittimità continua e incesante ( fino ad occupazione finita) della resistenza del popolo iraqueno in tutte le sue forme e componenti, legittimando il diritto degli iracheni tutti a prendere le armi e combattere l'invasore.
    Lo studio delle componenti e dei giochi di potere interni, per quanto mi riguarda resta abbastanza imponderabile e di difficilissima lettura: pertanto mi astengo dal pronunciarmi, salvo dire che bisogna tenere gli occhi ben aperti per distinguere ciò che è squisitamente iracheno, da ciò che ingerenza esterna manipolata: non è semplice, ma la strada deve essere solo quella.

    Comunicati come queli dell'esercito islamico, a tal rigurdo, li trovo assolutamente inqualificabili..
    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Come ti ho spiegato a voce, non credo affatto che sia in buona fede, uno x quanto schizzoide non può cambiare totalmente opinione su gruppi o persone da un giorno all'altro, vi voglio ricordare che il grimaldi è stato il primo firmatario per la manifesta del 13 dicembre, improvvisamente e contemporaneamente al magdi, ai sionisti, alla destra e sinistra governativa e non iniziò ad attaccarte il Campo e i suoi militanti, oltre che alcuni firmatari dell'appello, non fatevi fregare dal modo rozzo con cui esegue il suo ruolo, ne dalla condivisione di alcune sue analisi!!

    ARDITI NON GENDARMI

  8. #8
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    Menomale che c'è Grimaldi che ci tiene tutti allegri!

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer Visualizza Messaggio
    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Come ti ho spiegato a voce, non credo affatto che sia in buona fede, uno x quanto schizzoide non può cambiare totalmente opinione su gruppi o persone da un giorno all'altro, vi voglio ricordare che il grimaldi è stato il primo firmatario per la manifesta del 13 dicembre, improvvisamente e contemporaneamente al magdi, ai sionisti, alla destra e sinistra governativa e non iniziò ad attaccarte il Campo e i suoi militanti, oltre che alcuni firmatari dell'appello, non fatevi fregare dal modo rozzo con cui esegue il suo ruolo, ne dalla condivisione di alcune sue analisi!!

    ARDITI NON GENDARMI
    assai probabile ciò che dici, fermo restando che resta una di quei misteri che uno preferisce pensare nel modo più naif possibile.
    la mia osservazione ineffetti era fatta a pelle, prima che parlassimo, e devo dire che ripensandoci la buona fede è quanto meno assai sospetta.

 

 

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