Un «libro nero» raccoglie le storie inquietanti di italiani vittime di plagio Eppure solo il 5% sporge denuncia
Lo Stivale oscuro delle sette
Follia, suicidi, morti sospette e scomparse di giovani: c’è anche questo nel curriculum di sedicenti guru che spesso preferiscono cercare adepti tra le classi benestanti
Di Laura Silvia Battaglia
Di un libro che non le manda a dire sul tema dell'occultismo e delle sette se ne sentiva il bisogno. Perché siamo di fronte a un fenomeno in crescita, confermato da episodi di cronaca inquietanti, e perché Il libro nero delle sette in Italia di Caterina Boschetti (Newton Compton, pp. 480, euro 12,90) prende di petto l'argomento senza mezzi termini, utilizzando lo stile del puro giornalismo d'inchiesta: il che significa raccontare, produrre documenti, ascoltare esperti e testimoni, infine tentare di capire dove sta una qualche verità: operazione per nulla facile, specie in casi come questi.
Il sottotitolo della pubblicazione, realizzata in collaborazione con Vincenzo Gallo e che verrà presentata domani alle 12 alla Camera dei Deputati a Roma (presenti, con l'autrice, la parlamentare Silvana Mura e il criminologo Francesco Bruno), recita: «Testimonianze e documenti shock sul volto oscuro della religione». Non è un'esagerazione, a partire dal dubbio fondante che l'indagine della Boschetti insinua fin dalla prefazione dello stesso criminologo Francesco Bruno: tutti sono, siamo potenziali adepti di una setta. Dove per setta, secondo un concetto allargato ma che oggi è in disuso (c'è infatti chi preferisce parlare di «nuovi movimenti religiosi») non s'intende solo un'organizzazione dedita al culto di Satana, bensì qualsiasi movimento pseudo-religioso che induca i propri adepti a compiere azioni o ad avere atteggiamenti che normalmente non si avrebbero. In una parola, che compia forme di plagio.
Dunque la premessa, che si configura come una promessa fin dall'incipit, si pone a mo' di pista sulle tracce della libertà individuale e dei suoi confini, tanto più labili quanto più ci si muove sul terreno poco sicuro dei sentimenti, delle credenze, della spiritualità. In sostanza, del bisogno d'assoluto che l'uomo nutre e che spera possa essere soddisfatto.
Ed ecco che il volume si offre all'analisi secondo una struttura consequenziale. La prima sezione (« Il fenomeno») risponde alla domanda: cos'è una setta? Psicologi dell'Accademia Militare chiariscono cosa sia il cosiddetto «lavaggio del cervello» e se risponda a tecniche precise e trasmissibili; altri psicoterapeuti disegnano l'identikit dell'adepto possibile e mettono in guardia i familiari dalle caratteristiche che i guru delle sette appetiscono di più (conti in banca, attrazione nei confronti delle immagini religiose, tendenza alla credulità, dunque ad affidarsi a qualcuno o a qualcosa senza riserve, o ancora ad avvertire come positiva la leadership altrui); alcuni ricercatori aprono alla conoscenza dell'uso delle droghe (e quali) nelle sette; infine sacerdoti, associazioni antiplagio, procuratori della Repubblica imbattutisi in soggetti irretiti da queste realtà (spesso bambini) e nei loro familiari, o che abbiano aiutato alcuni di loro a tirarsene fuori, raccontano testimonianze che destano allarme.
Follia, suicidi, morti sospette e persone scomparse: si tratta di uno scenario che, nei punti più oscuri, diventa di difficile interpretazione e che l'autrice, dopo le interviste agli esperti, supporta con la forza dei numeri. A partire dal Telefono Antiplagio che, nel rapporto 2005 su magia e astrologia in Italia, ha dichiarato solo 65.000 contatti internet nell'ultimo anno, e ha reso noto che solo 5 cittadini su 100 sporgono denuncia nei confronti di chi ha tentato di plagiarli (in queste stime rientrano anche le vittime di maghi e astrologi che commettono illeciti, dalla ciarlataneria all'estorsione).
Ma è ne «Le voci e i documenti», seconda sezione del libro, che il lavoro della Boschetti acquista valore specifico: materiali inediti, testimonianze che confermerebbero quanto le pagine precedenti suggeriscono in chiave teorica e che, in forma in gran parte anonima - si escludano le vicende che sono già state oggetto di attenzione da parte della magistratura, come quella delle «Bestie di Satana», o alcuni casi di persone scomparse già trattati dalla trasmissi one «Chi l'ha visto?» -, rivelano vicende accadute a chi abbia aderito a vari gruppi noti al grande pubblico, da quelli satanici appunto a Scientology, dai Testimoni di Geova alla Chiesa di Moon, da quelli che seguono guru come Sai Baba e Osho ad altri meno conosciuti che ruotano intorno alla cristianità deviata, ai movimenti ufologici, al New Age e allo sciamanesimo.
Così ci si può rendere conto che il satanismo ha addentellati molto forti anche nel Sud Italia (il libro fornisce la testimonianza di un uomo che avrebbe cercato di allontanare una giovane donna da gruppi operanti in Calabria nei quali la ragazza ricoprirebbe il ruolo di sacerdotessa del sesso), oppure che un'altra comunità punta non casualmente a irretire persone assai benestanti nella sua «piramide della conoscenza» (in proposito si legga il racconto di una donna romana, appartenente all'élite della produzione cinematografica); o che sette della cristianità deviata siano capaci di fare «sparire» giovani brillanti e sottrarli alle famiglie senza alcuna possibilità che vengano rintracciati e nello stesso tempo senza cadere nel mirino delle autorità di polizia.
Ma soprattutto - negli innumerevoli episodi in cui la Boschetti si è dichiarata giornalista, per esempio nei raduni dei seguaci di Osho - ci si può rendere conto come questi gruppi non amino farsi conoscere al grande pubblico e come avvertano minacciosa la presenza degli operatori dell'informazione nei luoghi di diffusione della dottrina e di pratica dei rituali. La domanda non può che essere: perché?
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