Compagni vorrei avere tutte le informazoni sulla rivolta di Kronstadt....sia i fatti accaduti sia i vostri giudizi personali sia quelli che magari diedero personalità come lenin


Compagni vorrei avere tutte le informazoni sulla rivolta di Kronstadt....sia i fatti accaduti sia i vostri giudizi personali sia quelli che magari diedero personalità come lenin


La posizione strategica di Kronstadt
L'isola di Kotlin, situata a 33 kilometri ad ovest di Pietrogrado, quasi esattamente a mezza strada tra la riva settentrionale e quella meridionale del Golfo di Finlandia, si presenta in forma di un triangolo lungo circa 13 chilometri e largo al massimo più di un chilometro e mezzo. La fortezza di Kronstadt fu la principale base navale russa nel Baltico e fu fatta costruire all'inizio del XVIII secolo da Pietro il Grande. Successivamente i russi avevano esteso le difese di Kronstadt all'intera insenatura, larga 28 chilometri, costruendo, nelle acque basse che separavano l'isola dalla terra ferma, sette fortificazioni basse con tredici batterie in casematte, in cui erano piazzati cannoni Krupp da 152, 280, 305 millimetri. Così tutte le acque della parte orientale del Golfo di Finlandia venivano a trovarsi entro i settori di tiro incrociato dei pezzi d'artiglieria. Kronstadt era considerata inespugnabile. Uno sguardo all'atlante mette immediatamente in evidenza come la via da Pietrogrado alla Russia interna non solo non sia impedita da alcun ostacolo naturale, ma anzi sia facilitata in ogni direzione da una rete, per quanto allora modesta, di importanti vie di comunicazione terrestre che, partendo da Pietrogrado, raggiungono ogni angolo della Russia, da Vilna a Odessa a Vladivostock, per tacere di Mosca, distante circa 700 Km. Nel marzo 1921 perdere Kronstadt significava perdere, non Pietrogrado, ma la Russia intera: non era più il novembre 1919, quando furono le truppe inglesi a fallire la presa di Pietrogrado; allora era stata la reazione spontanea del proletariato e delle masse russe di fronte al pericolo a consentire la vittoria; nel 1921 ormai, al posto della disponibilità a tendere ancora le forze in uno sforzo supremo, erano sopraggiunte la stanchezza e la demoralizzazione. Per capire la rapida reazione dei bolscevichi devono essere presi in considerazioni alcuni elementi.
Il Golfo di Finlandia è gelato fino a fine marzo inizio aprile. I collegamenti fra l'isola di Kotlin e la terraferma avvenivano su slitte o cavalli che transitavano sulla spessa crosta di ghiaccio ricoperta di neve. Le navi venivano serrate nella morsa del ghiaccio e rimanevano immobili fino al disgelo. Così si trovavano la Petropavlosk e la Sevastopol, affiancate, in modo da ostacolarsi l'una con l'altra nel tiro. Finché fosse rimasto il ghiaccio, la zona sarebbe stata un'unità gigantesca da guerra senza capacità di manovra. Ma il disgelo avrebbe modificato profondamente la situazione. Kronstadt sarebbe divenuta irraggiungibile. Qualsiasi attacco per mare sarebbe stato allora senza sforzo respinto, e bombardarla dalla costa sarebbe servito a ben poco, giacché nessuna delle batterie istallatevi era in grado di raggiungere efficacemente Kronstadt, mentre questa poteva riversare sulla costa un volume di fuoco di gran lunga superiore.
Il programma di Kronstadt
Il 2 marzo 1921 gli equipaggi della Petropavlosk e della Sevastopol, a bordo della prima nave, in una assemblea, votarono una risoluzione che divenne poi la «carta della rivolta». Crediamo utile riportarla nella suo totalità:
RISOLUZIONE DELL'ASSEMBLEA GENERALE 1a E 2a SQUADRA MARITTIMA
«Dopo aver ascoltato il rapporto dei rappresentanti degli equipaggi inviati a Pietrogrado dalla assemblea generale dei marinai della flotta per esaminare la situazione, è stato deciso quanto segue:
1) di procedere immediatamente alla rielezione a scrutinio segreto dei soviet, dato che i soviet attuali non esprimono la volontà degli operai e dei contadini. A questo scopo dovrà svolgersi prima una libera propaganda elettorale affinché le masse operaie e contadine possano essere onestamente informate.
2) di esigere la libertà di parola e di stampa per gli operai e per i contadini, per gli anarchici e per i socialisti di sinistra.
3) di esigere libertà di riunione per i sindacati operai e per le organizzazioni contadine.
4) di convocare entro il 10 marzo 1921 un'assemblea generale degli operai, dei soldati rossi e dei marinai di Kronstadt e di Pietroburgo.
5) di rilasciare tutti i prigionieri politici socialisti e tutti gli operai e i contadini, i soldati rossi e i marinai, arrestati in occasione di diverse agitazioni popolari.
6) di eleggere una commissione incaricata di esaminare i casi di tutti i detenuti trattenuti nelle prigioni e nei campi di concentramento.
7) di abolire tutte le «sezioni politiche» perché d'ora in poi nessun partito deve avere dei privilegi per la propaganda delle sue idee, né ricevere la minima sovvenzione dallo stato per tale scopo. Al loro posto, noi proponiamo che siano elette in ogni città delle commissioni di Cultura e di Educazione finanziate dallo Stato.
8) di abolire immediatamente tutti gli sbarramenti militari.
9) di uniformare le razioni alimentari per tutti i lavoratori, salvo per coloro che esercitano mestieri particolarmente insalubri e pericolosi.
10) di abolire tutti i reparti speciali comunisti nell'unità dell'esercito, e la guardia comunista nelle fabbriche e nelle miniere. In caso di necessità questi corpi di difesa potranno essere designati dalle compagnie nell'esercito e dagli operai stessi nelle fabbriche.
11) di dare ai contadini la piena libertà di azione per ciò che concerne le loro terre, e il diritto di allevare il bestiame, a condizione che compiamo da soli il loro lavoro, senza l'impiego di lavoratori salariati.
12) di chiedere a tutte le unità dell'esercito e ai compagni delle scuole di cadetti di solidarizzare con noi.
13) di esigere che questa risoluzione sia largamente diffusa dalla stampa.
14) di designare una commissione mobile incaricata di controllare questa diffusione.
15) di autorizzare la produzione artigianale libera purché non impegni il lavoro salariato».
(«Izvestia» N° 1, giovedì 3 marzo 1921)
Se esaminiamo questa risoluzione, vediamo che la quasi totalità dei punti rivendica l'attuazione di una legalità rivoluzionaria, il che è palesemente una contraddizione in termini, dal momento che il concetto stesso di rivoluzione, quale espressione concentrata della politica e della violenza sovvertitrice, non può tollerare di essere compresso all'interno di principi giuridici o costituzionali. Alcune delle rivendicazioni, certo, in sé non contraddicono i principi della rivoluzione comunista e potrebbero in determinate situazioni essere avanzate anche dai comunisti. Altre, in determinati frangenti, avrebbero potuto essere tollerate. I punti 7 e 10 invece hanno ben altro contenuto: esprimono il rifiuto della dittatura del partito comunista. Su questi punti non ci poteva che essere la contrapposizione più netta e frontale. Era proprio grazie alla presenza di quadri del partito in ogni settore di attività che la Russia aveva potuto avere una direzione uniforme, centralizzata e vincente. La richiesta dei marinai riecheggiava ora la pretesa degli S-R di sinistra, nell'Ottobre, che un Lenin o un Trotzky abbandonassero il potere con tutti i suoi strumenti.
I punti 2 e 15 esprimono succintamente il programma economico piccolo-borghese, quel programma, o più propriamente mito, che favoleggia di una vaga forma di stato cui non compete l'intervento nell'economia mentre canta le bellezze della piccola produzione contadina ed artigiana. La visione che del comunismo hanno i marxisti in ciò si differenzia da ogni altra visione: non è un progetto di società futura, modellato secondo i desideri di qualche geniale inventore di formule magiche sociali, bensì è il risultato dell'analisi scientifica dello sviluppo delle società divise in classi e della conseguente scoperta che la storia umana percorre una via la cui destinazione è determinata dallo sviluppo delle forze produttive e non dipendente dalla volontà di alcuno. È un programma che scaturisce dalle contraddizioni stesse della società capitalistica e che si tratta di favorire od ostacolare. La società futura non si sceglie e tantomeno si inventa! Kronstadt, bisogna dirlo, aveva la «sua» visione del comunismo: la dispersione della produzione in piccole isole autogestite e autosufficienti, vagamente collegate fra di loro, e nelle quali avrebbe dovuto vigere una specie di fruizione del «frutto integrale del lavoro».
«Kronstadt rivoluzionaria si batte per un socialismo di tipo diverso, per una repubblica sovietica dei lavoratori, nella quale lo stesso produttore sarà il solo padrone e potrà disporre come meglio crede dei prodotti del suo lavoro».
Siamo al trionfo dell'utopia e dell'anarchismo. Quell'utopia sulla «fruizione integrale del frutto del lavoro» che Marx frantumò nella «Critica del Programma di Gotha». Quell'anarchismo che sogna i benefici del comunismo sulla base della piccola produzione, senza avvedersi che la piccola produzione genera costantemente il capitalismo. L'assenza dello Stato in un paese accerchiato dalla controrivoluzione internazionale! lì comunismo immediato in uno stato arretrato nell'epoca dei colossi imperialistici!
Nonostante i ribelli si siano indignati per le accuse di Lenin di volere la libertà di commercio, e con buona pace di chi con essi tuttora s'indigna, le cose stanno proprio così. Lenin che vedeva ben più lontano di quanto un anarchico potrà mai, ha portato alla luce del sole ciò che si nascondeva nelle fumose rivendicazioni di Kronstadt. Senza un potere centrale che regoli il commercio, e in assenza di produzione socialista, il programma di Kronstadt portava dritto dritto alla libertà di commercio. Dimostra di non aver nulla compreso di tutto ciò chi ritorce le accuse contro Lenin sventolando la NEP come la vera realizzazione della libertà di commercio. Completa il quadro la più assoluta indifferenza per la rivoluzione internazionale. Mentre questa era in cima ai pensieri dei bolscevichi, che vedevano nella rivoluzione in Russia una semplice tappa della rivoluzione mondiale, e pertanto da salvaguardare con le unghie e con i denti, i ribelli mostravano scarso interesse per la rivoluzione mondiale. I loro discorsi, al contrario, si riferivano al popolo russo e al suo destino. Di tutta la problematica della rivoluzione in occidente non c'è nelle «Isvestija» di Kronstadt la minima traccia, salvo qualche vago appello al proletariato degli altri paesi perché solidarizzi con essi. Il programma di Kronstadt è in ultima analisi nient'altro che un programma rivoluzionario contadino che, perso per motivi internazionali e nazionali l'aggancio con la guida del proletariato, inevitabilmente ritorna nel guscio impotente dell'anarchismo.
Il X Congresso del PCR e la battaglia di Kronstadt
L'arma della critica passa alla critica per le armi. 15.000 uomini di Kronstadt fra marinai, soldati e civili, dietro 135 cannoni e 68 mitragliatrici, compresi quelli delle navi. Dall'altra parte, cannoni di minor calibro e gittata, una vasta distesa di ghiaccio senza alcuna protezione dal fuoco di Kronstadt, la 7a armata di Tukacevsky, i Kursanti e unità comuniste fidate provenienti da altre zone. La mattina del 7 marzo Tukacevsky scatenò l'offensiva. Le opposte artiglierie si scambiarono numerosi colpi finché la visibilità, impedita dalle avverse condizioni atmosferiche, lo permise. La mattina dell'8 l'artiglieria lasciò il posto alla fanteria; quando le truppe si avviarono, furono accolte da un fuoco micidiale di sbarramento dei cannoni; alcuni dei proiettili, esplodendo, aprirono ampie buche nel ghiaccio, precipitando in una tomba di acqua gruppi di attaccanti. Il giorno dopo riprese il duello d'artiglieria, con scarsi risultati. Intanto si apriva il X Congresso del partito. Nel suo rapporto dell'8 marzo sull'attività del C.C., Lenin, dopo aver auspicato la rapida «liquidazione» della rivolta, si domandava che cosa essa significasse:
«Significa il passaggio del potere politico dalle mani dei bolscevichi, in quelle di un aggregato amorfo, di un blocco composto di elementi disparati che apparentemente sembrano soltanto un poco più a destra dei bolscevichi, e forse, persino un po' più a sinistra, tanto indeterminato è quell'insieme di raggruppamenti politici che a Kronstadt hanno tentato di prendere il potere nelle loro mani. È certo che, nello stesso tempo, i generali bianchi - voi tutti lo sapete - vi hanno avuto una parte importante. È stato pienamente stabilito (...) Qui si è manifestato l'elemento piccolo-borghese, anarchico, con le sue parole d'ordine della libertà del commercio, e sempre orientato contro la dittatura del proletariato. E questo stato d'animo ha influito notevolmente sul proletariato; ha avuto una ripercussione nelle aziende di Mosca, in quelle di parecchi centri della provincia. Questa controrivoluzione piccolo-borghese è, indubbiamente, più pericolosa di Denikin, Iudenic e Kolciak messi insieme, perché abbiamo a che fare con un paese nel quale la proprietà contadina è stata rovinata, e inoltre abbiamo quella smobilitazione dell'esercito dalla quale è uscito un numero incredibile di elementi insurrezionali. Per quanto piccolo o poco notevole sia stato all'inizio quello -come chiamarlo? - spostamento di potere che i marinai e gli operai di Kronstadt proponevano, essi volevano correggere i bolscevichi per quanto concerne la libertà di commercio; lo spostamento era apparentemente piccolo, le parole d'ordine parevano identiche: «Potere sovietico», ma con una piccola modifica, o soltanto una rettifica, e in realtà gli elementi senza partito servivano qui soltanto da piedistallo, da gradini, da ponte, sul quale sono apparse le guardie bianche. Politicamente ciò è inevitabile. Abbiamo conosciuto gli elementi piccolo-borghesi, anarchici, nella rivoluzione russa; abbiamo lottato contro di loro per decine di anni (...) Tutti questi elementi si presentavano con la parola d'ordine dell'eguaglianza, della libertà, dell'Assemblea costituente, e non una volta, ma molte volte, ci si accorse che erano semplicemente un gradino, un ponte per il passaggio al potere della guardie bianche. (...) La libertà di commercio, anche se all'inizio non è così legata alle guardie bianche come lo era Kronstadt. tuttavia porta inevitabilmente alle guardie bianche, alla vittoria del capitale, alla sua completa restaurazione.»
Mentre le operazioni militari subivano una pausa, Trotzky riferiva al congresso sulla drammatica situazione a Pietrogrado in una seduta ristretta. Era il 10 mano. La rivolta era ancora in piedi, più pericolosa che mai; il dispositivo di attacco aveva rivelato gravi deficienze e il morale delle truppe era sempre più basso. Fu allora deciso un vasto «rimpasto» nelle file degli attaccanti; gli uomini vennero scelti con cura particolare, interi battaglioni di allievi ufficiali e di giovani comunisti arrivarono da località distanti. Reparti scelti di comunisti e speciali unità della Ceka costituivano una parte assai rilevante della nuova forza d'assalto. Ma l'atto politicamente più rilevante fu quello compiuto da trecento delegati al congresso i quali si offrirono come volontari. Numerosi fra questi furono i membri dell'Opposizione Operaia della Kollontai, di Sljapnikov, di Lutovinov, come i membri del gruppo Centralismo Democratico, di Bubnov, Boguslavskij, Osinskij e Sapronov, che posti pesantemente sotto accusa al congresso, intesero così dimostrare la loro completa estraneità a movimenti come quello di Kronstadt (163).
La presenza dei volontari come propagandisti ma anche come combattenti eroici si rivelò preziosa laddove bisognava dare l'esempio nell'affrontare la terribile prova della distesa di ghiaccio sotto i colpi micidiali di Kronstadt. Ciò sarebbe dovuto valere più di cento discorsi contro la facile demagogia dei ribelli (retaggio anche questo di mentalità contadina, ma arretrata) secondo cui i bolscevichi erano solo preoccupati di accaparrarsi funzioni e uffici, di starsene al caldo e di sottrarre al popolo grandi quantità di cibo e di vestiario mentre questo giaceva, per la loro ingordigia e sete di potere, nella miseria più nera. Senza entrare nei particolari della cruenta battaglia, ricordiamo che l'inferno si fermò il 18 marzo. Paul Avrich («Kronstadt 1921», Mondadori) indica in circa 10 mila uomini tra morti e feriti le perdite dei bolscevichi. Dei delegati al X congresso, una quindicina lasciarono la loro vita in battaglia; tra i ribelli sembra che 600 siano stati i morti in combattimento, circa mille i feriti e 2.500 i prigionieri.
Ma il X Congresso non fu chiamato soltanto alle gravi decisioni relative alla repressione della rivolta di Kronstadt. Esso determinò anche l'adozione di quella che fu chiamata la «Nuova politica economica». Il PCB, preso atto che le requisizioni di derrate e la militarizzazione del sindacati adottati nel corso della guerra civile avevano fatto il loro tempo, contro le illusioni di quanti avevano ritenuto le misure eccezionali del «comunismo di guerra» una scorciatoia verso la realizzazione del socialismo sancì la necessità di passare ad un rapporto stabile con i contadini: essi, pagata allo stato proletario un'imposta in natura, avrebbero avuto la libertà di commercializzare le eccedenze rimaste. Era una strada obbligata per riattivare l'economia e gli anni successivi mostreranno il suo successo da questo punto di vista. Naturalmente essa presentava dei rischi perché implicava lo sviluppo interno del capitalismo. In assenza della rivoluzione in Occidente non vi erano tuttavia vie più brevi.
Le lezioni di Kronstadt
Lo storico, tranquillo e sereno, lontano dalla battaglia che è divampata, può dirimere sottili questioni interpretative sulla reale portata delle manovre social-rivoluzionarie, costituzional-democratiche, bianche, ecc... Così come può, di conseguenza, vagliare l'eventuale sproporzione tra la «ferocia dei bolscevichi» abbattutasi sui vinti e il pericolo effettivo da questi rappresentato. Noi abbiamo riportato i fatti, senza nascondere quegli aspetti per i quali i democratici e gli anarchici di tutto il mondo hanno accusato i bolscevichi di essere una banda di insaziabili sanguinari. Ciò che a noi importa, prima di tutto, è la direzione verso cui tendevano le opposte schiere di combattenti. È un giudizio politico. E su questo piano, non possiamo che essere solidali con i bolscevichi. Il futuro è più importante del passato? Sì, ma lo è tanto di più, quanto più gli uomini avranno tratto le lezioni dalle battaglie passate. La lezione di Kronstadt è prima di tutto questa: la rivoluzione è un fatto eccezionale, è un evento che porta allo scontro violento e feroce milioni di uomini e donne, è il fatto più autoritario che possa esserci; è in ultima analisi, un «eccesso» della storia. Ma non basta. Lo sviluppo della rivoluzione non è un processo aprioristicamente determinabile. Dipende da un complesso di fattori oggettivi e soggettivi. Il suo allargamento, la sua durata, il suo approfondimento, così come la sua finale vittoria o sconfitta, si giocano in un alternarsi di piccole vittorie e sconfitte che si trascinano per anni, e, forse, decenni. L'esperienza delle rivoluzioni passate, ci dimostra all'evidenza che la rivoluzione, questo «eccesso della storia», all'inizio è generalmente «generosa», «gentile», «umanitaria».
«A Pietrogrado conquistammo il potere nel novembre 1917, quasi senza spargimento di sangue, e persino senza arresti (...) Questa era «generosità» proprio nello spirito delle prime misure della Comune di Parigi. Ma fu un errore (...) La rivoluzione proletaria assunse un carattere più severo solo dopo l'insurrezione degli junker a Pietrogrado, e particolarmente dopo l'insurrezione dei cecoslovacchi sul Volga organizzata dai cadetti, dai socialisti rivoluzionari e dai menscevichi, dopo le loro esecuzioni in massa dei comunisti, dopo l'attentato alla vita di Lenin, dopo l'assassinio di Uritsky, ecc...». (Trotzky, «Terrorismo e comunismo»).
In un crescendo di scontri sull'arco di tre anni, mentre il proletariato occidentale non insorge ad abbreviare le sofferenze del proletariato russo, la rivoluzione si indurisce, si «incattivisce». Nel momento in cui finalmente la vittoria è a portata di mano almeno tanto quanto la caduta immediata nell'abisso, la rivoluzione raggiunge il culmine della «ferocia». Se ne ha il tempo e la possibilità, dispiega il più alto grado di decisione.
«Durante una rivoluzione» - nota ancora Trotzky -, «il più alto grado di umanità coincide con il più alto grado di energia (...) Solo così si può ottenere il minimo sacrificio indispensabile e il minimo spargimento di sangue». (ibidem).
Nulla di più vero. Per quanto atroci siano gli eventi rivoluzionari, ogni marxista sa anche troppo bene che la restaurazione del regime borghese (giacché, anarchici, non esiste via di mezzo, o dittatura del proletariato esercitata dal suo partito, o dittatura della borghesia) sarebbe cento, mille volte più atroce. Quando ci si approssima al punto in cui tutto è salvo o tutto è perduto, la rivoluzione, questo eccesso della storia, arriva all'eccesso. Noi sappiamo che non solo la rivoluzione russa, tappa della storia dell'umanità, ma la stessa Comune di Parigi, se ne avesse avuto il tempo, avrebbe conosciuto i suoi eccessi, come testimonia la decisione di tenere ostaggi e di fucilarne tre per ogni comunardo ucciso. Ma la stessa «comune di Kronstadt» vi sarebbe inevitabilmente arrivata.
Ci sono solo due vie, storicamente dimostrate (se non altro in negativo) perché la rivoluzione non arrivi ai suoi eccessi; e sono la lealtà al governo comunista da parte delle classi più prossime al proletariato, e il concorso nella lotta di forze nuove rivoluzionarie provenienti da altri paesi. Non c'è altra via. Volere la rivoluzione e non volere i suoi eccessi, significa semplicemente non volere la rivoluzione. Noi vogliamo la rivoluzione, e se la storia riserverà alla prossima rivoluzione di conoscere ancora eccessi, tanto peggio, ma noi non la rinnegheremo per questo.
Non è perché la borghesia si centralizza che il proletariato deve rinunciare a centralizzare le sue lotte. Non è perché la borghesia rinforza la sua dittatura, che il proletariato rinuncia a stabilire la sua. Non è perché la borghesia tende ad unificarsi politicamente, che il proletariato deve rinunciare al suo partito unico, organo di direzione della lotta rivoluzionaria e della dittatura rossa proletaria.
Quella di Kronstadt fu un'autentica tragedia del proletariato non solo russo ma mondiale, in quanto solo un diverso decorso della rivoluzione internazionale avrebbe potuto evitarla. Nell'ora del pericolo maggiore i rivoluzionari russi furono completamente isolati e ridotti alla fame. Fu giocoforza rivolgere le armi contro migliaia di marinari e operai perché almeno in Russia la bandiera della rivoluzione non venisse ammainata. Che, alla lunga, anche questa tragedia sia risultata inutile, è un fattore che non va minimamente imputato ai compagni bolscevichi, ma al tradimento dei partiti socialdemocratici occidentali che, con la loro notevole influenza sul proletariato dei loro paesi, fecero muto e contro la rivoluzione russa e contro i tentativi rivoluzionari che essa favorì in Europa.
La questione delle sorti della Rivoluzione Russa, che ha pesato come in incubo su tutta una generazione incapace di risolvere l'«enigma dello stalinismo», fu definitivamente risolta dalla liquidazione della frazione internazionalista del Partito bolscevico nel 1927 e da tutti gli avvenimenti successivi. A queste opposizioni vinte si possono applicare le seguenti parole di Engels:
«La peggior cosa che possa accadere a un partito estremista è di essere costretto ad assumersi l'onore del governo in un'epoca in cui il movimento non è ancora maturo per assicurare la dominazione delle classe che esso rappresenta, prendere i provvedimenti che questa dominazione implica. Esso si trova necessariamente chiuso in un dilemma. Ciò che può fare è in contraddizione con tutte le sue azioni precedenti, tutti i suoi principi e gli interessi presenti del partito. Ciò che deve fare non può essere condotto a «buon fine»» («La guerra dei contadini in Germania»)
http://www.sinistra.net/lib/upt/boll...uuabhoboi.html
Myrddin