Visto che oggi imperversano teoremi sulla generale omosessualità degli antichi romani (a causa della quale il loro grandioso impero è crollato, ovviamente), vorrei condividere con tutti alcuni deliziosi pensieri sulla tolleranza degli antichi homosex con l'elmo crestato e la lorica. E' infatti proverbiale l'amore per i popoli che venivano assoggettati all'abbraccio materno dell'Urbe.
Certamente, i figli prediletti, furono gli appartenenti al popolo di Flavio Giuseppe.
Ecco alcuni poetici versi di uno tra gli ultimi tra i grandi (frociazzi).
Sbarcati, ci dirigiamo verso una villa e vaghiamo
in un boschetto,
ammiriamo gli stagni dallo specchio racchiuso
in un modo delizioso:
lascia giocare i pesci arzilli fra i vivai
l'onda abbondante dell'acqua imprigionata.
Ma compensò in malo modo il riposo di quella sosta
d'incanto
un gestore più duro, per ospitalità, di Antifate:
amministrava il luogo un accigliato giudeo,
bestia che si separa dagli uomni nel cibo.
Urla e ci addebita cespugli spezzati, alghe sconvolte
e che, danno enorme!, abbiamo sfiorato un po' d'acqua.
Lo ripaghiamo con gli insulti che spettano a quella gente
sconcia
che senza pudore si falcia l'estremità genitale.
Radice di follia, coi sabati frigidi a cuore
e il cuore più frigido ancora delle sue credenze.
Condanna un giorno ogni sei ad un letargo infame
quasi a molle ritratto del suo dio sfinito.
Gli altri deliri e le loro fandonie da banco di schiavi
chi mai li crederebbe? Ma neanche i bambini!
E non avessero mai sottomesso la Giudea
le armi di Pompeo e l'autorità di Tito!
Recisa, la peste contagiosa può dilagare ora su più spazio
ed è il popolo vinto che opprime i vincitori.
(vv377-398 Rutilio Namaziano, De Reditu Suo)
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