LA DUPLICITA’ DELLO STATO
A distanza di 33 anni dai fatti, Adriano Sofri scrive sul “Il Foglio” del suo amico e collega Giuliano Ferrara, che il prefetto Umberto Federico D’Amato, all’epoca direttore della Divisione Affari riservati del ministero degli Interni, si recò a casa sua per proporgli di organizzare insieme l’eliminazione fisica dei militanti dei Nuclei armati proletari.
Adriano Sofri rivela un segreto gelosamente custodito dal 1974 perché vede svanire la possibilità di ottenere la grazia presidenziale come riconoscimento della sua innocenza rispetto all’accusa, di aver organizzato l’omicidio del commissario di Ps Luigi Calabresi.
Sofri pretende la grazia presidenziale come assoluzione postuma non come un atto di clemenza, perché si rende conto che quest’ultimo gli precluderà per sempre la possibilità di occupare pubblicamente un posto fra i vertici del partito democratico per relegarlo per sempre nel ruolo dell’uomo ombra dei Fassino e soci.
Cometutti coloro ai quali nulla è mai interessato della verità e della giustizia, Adriano Sofri utilizza i segreti che conosce come arma di ricatto per fini personali.
L’avvertimento lanciato da Adriano Sofri sgomenta anche i suoi compagni, da anni impegnati ad affermare la menzogna dello stato democratico che si è contrapposto al “terrorismo” degli opposti estremismi e loha, infine, sconfitto usando le armi del diritto e della democrazia.
Oggi, dopo la sortita del loro leader carismatico, i compagni di “Lotta continua” intruppati nelle redazioni giornalistiche del centro-destra e in quelle del centro-sinistra, si trovano in difficoltà perché le dichiarazioni di Sofri rilanciano la tesi del “doppio Stato”, ovvero quella della duplicità dello Stato.
La tesi del “doppio Stato” portata innanzi a “esperti” e giornalisti furbi che hanno visto nella tragedia del Paese la possibilità di guadagnare con i diritti d’autore dei libri che scrivono, afferma la esistenza di uno Stato doppio, di due Stati quindi, uno dei quali agisce all’insaputa dell’altro.
Tesi suggestiva ma funzionale alla menzogna dello Stato, perché è quella che permette di scindere le responsabilità, ad esempio, fra gli uomini politici e gli appartenenti agli apparati militari e di sicurezza.
I primi ignari delle trame che ordiscono i secondi, questi ultimi impegnati a loro volta ad eseguire gli ordini di vertici sovranazionali ed internazionali che agiscono violando la sovranità nazionale scavalcando i politici che nulla sanno e niente sospettano.
Il “doppio Stato” è la riedizione aggiornata e perfezionata dei “servizi deviati”, quelli, per intenderci, che secondo i partiti e la stampa tutta, di governo e di “opposizione”, tradivano i loro doveri di fedeltà e di lealtà allo Stato democratico colludendo con i “terroristi” fascisti impegnati a combattere contro la democrazia.
Nulla di più falso, ovviamente.
Ma altrettanto menzognera e depistante è la tesi del “doppio Stato”, perché in Italia non ci sono mai stati due Stati paralleli, uno buono e rispettoso delle regole della democrazia, l’altro cattivo che tramava all’insaputa del primo se non proprio agiva contro di esso nel rispetto di patti segreti stipulati al di sopra dei politici italiani.
No, in questo Paese c’è stato sempre e soltanto uno stato di cui le forze politiche hanno sempre avuto il più totale ed assoluto controllo, e per questa ragione si deve parlare di duplicità dello Stato.
Un unico Stato, inteso come un centro propulsore che, da un lato utilizza i suoi apparati segreti per fomentare la guerra civile creando organizzazioni “sovversive”, strumentalizzando l’attività dei gruppi di opposizione attraverso i propri infiltrati, fornendo armi ed esplosivi ed indicando gli obiettivi strategici e, dall’altro, usa i Corpi territoriali per contrastare ciò che esso ha determinato.
Uno Stato canaglia, di cui uno dei massimi esponenti, Paolo Emilio Taviani, si è degnato post-mortem di descrivere l’esistenza di una struttura segreta del ministero degli Interni che poteva essere confusa con le Stay-behind, perché ramificata sull’intero territorio nazionale, della quale faceva parte il “terrorista nero” Mario Tuti, autore, fra l’altro, della strage dell’Italicus.
I politici sapevano e sanno, ma hanno sempre taciuto aiutati in ciò da una magistratura che ha assolto pienamente, con qualche rarissima eccezione, il suo ruolo di garante della menzogna di stato, da affermare a tutti i costi per impedire l’emergere di una verità lacerante, in grado di far crollare questo stato e questo regime sotto il peso dei loro delitti.
Tipico è l’esempio della strage di Brescia del 28 maggio 1974, dove sono imputati tre uomini dei servizi segreti: Delfo Zorzi, collegato al ministero degli Interni; Carlo Maria Maggi, legato ai servizi segreti militari americani ed israeliani oltre che a quelli italiani; Maurizio Tramonte, confidente per sua ammissione del Sid.
Tre uomini dello Stato, dunque, che hanno operato sotto una copertura ideologica come si conviene a tre infiltrati ma, sebbene questa loro realtà sia ormai provata anche sul piano giudiziario, per magistrati e giornalisti, politici e taluni dei familiari delle vittime di quella strage, rimangono “fascisti” che hanno agito contro il popolo e contro lo Stato.
E’ laconferma della duplicità dell’azione dello stato, che si perpetua nel depistaggio giudiziario e mediatico che insiste, spacciandola per verità storica, nel presentare lo stato criminale ed aggressore in vittima e parte lesa.
Le dichiarazioni di Adriano Sofri non aggiungono nulla a quanto già si conosce, ma rafforzano i sospetti sul leader di “Lotta continua” e sui suoi più stretti collaboratori dell’epoca in merito ai rapporti che hanno intrattenuto con gli apparati dello Stato.
Appare evidente che il prefetto Umberto Federico D’Amato non si reca a casa di un “pacifista” e “non violento” a proporre un massacro, bensì da persone che di violenza si sono nutrite in abbondanza e potenzialmente in grado di uccidere, non soltanto una persona ma numerose.
Ma un funzionario di grado elevatissimo come D’Amato si espone personalmente perché, direttamente o indirettamente tramite altri funzionari, Adriano Sofri e compagni i rapporti con la Divisione Affari riservati del ministero degli Interni già li avevano.
Conferma il sospetto il fatto che i terroristi mediatici di “Lotta continua”, esperti in disinformazione, diffamazioni, calunnie sulla visita del Prefetto Umberto Federico D’Amato al loro capo indiscusso e sulla sua proposta stragista, hanno preferito tacere quando avrebbero avuto il diritto e il dovere di denunciarla e renderla di pubblico dominio.
Non lo hanno fatto per 33 lunghissimi anni, perché non erano in grado in grado di farlo: è il destino di ricattabili e ricattati che, solo dopo la morte dei loro interlocutori e manovratori possono, a loro volta, trasformarsi in ricattatori.
Del resto se c’è personaggio che ha favorito l’azione dello Stato con una campagna di odio contro i “fascisti”, i ragazzi in realtà che militavano nelle formazioni della destra, obbligandoli allo scontro fisico con i “compagni” questo è proprio Adriano Sofri.
Sua e dei suoi compagni l’idea di pubblicare, per primi, i nomi, i cognomi, gli indirizzi dei ragazzi di destra dando il via ad una spirale di violenza che ha provocato morti sia in un campo che nell’altro, esattamente come desideravano quegli apparati dello Stato di cui il prefetto Umberto Federico D’Amato era uno degli esponenti di punta, perché lo scontro fra gli “opposti estremismi” era funzionale alla strategia di uno Stato che necessitava di destabilizzare l’ordine pubblico per stabilizzare l’ordine politico.
Non a caso Adriano Sofri è in ottimi rapporti con l’ex ministro degli Interni Francesco Cossiga, non a caso a schierarsi a favore della sua “innocenza” nell’omicidio del commissario di Ps Luigi Calabresi e a sollecitare la concessione della grazia presidenziale c’è anche Gianfranco Fini che, a destra, ha svolto lo stesso ruolo che il leader di “Lotta continua” ha svolto a sinistra.
Del resto la duplicità dello Stato si riflette nella duplicità del ruolo di questi personaggi, “rivoluzionari” ed “oppositori” dello Stato in pubblico, inseriti nella strategia dello Stato in privato, che dopo la “vittoria” sul “terrorismo” sono passati a riscuotere il premio destinato ai complici ed ai doppiogiochisti.
Non parliamo, quindi, di doppio Stato, ma di un solo Stato che è nato dal sangue e sul sangue si è rafforzato affidando alla menzogna dei suoi storici prezzolati, dei dipendenti giudiziari, dei suoi terroristi mediatici una “verità” che la Storia smentisce.
VINCENZO VINCIGUERRA
www.marilenagrill.org


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