IL MALE ESCONDIDO
di Marzio G. Mian
Cento milioni le persone a rischio, 50 mila morti ogni anno.
Eppure il chagas, l’Aids, dei poveri, è stato a lungo un tabù politico. Ma nella nuova America Latina la guerra al parassita-killer è diventato un simbolo rivoluzionario
Numeri spaventosi: venti milioni di infettati in diciotto paesi dell’America Latina, cento milioni – secondo l’OMS – le persone a rischio, dal Messico alla Terra del Fuoco. In Bolivia è colpito il 20 per cento della popolazione, tre milioni i casi solo in Argentina, cinquantamila morti l’anno. Si chiama chagas, morbo-tabù, perché colpisce solo i miserabili. I governi sudamericani hanno fatto finta di niente per decenni. “El mal escondido” e l’Aids dei poveri l’ha definito Ricardo Preve, regista e produttore cinematografico che deve la sua notorietà a Mondovino, ma che lo scorso anno ha dedicato un documentario-denuncia al chagas.
Trypansoma cruzi. Questo il nome scientifico del parassita trasmesso dalla “vinchuca”, l’insetto portatore, che s’annida nelle crepe e negli interstizi delle pareti delle abitazioni rustiche, i ranchos, baracche di fango e legno, come nelle favelas metropolitane. Sta nascosto di giorno ed esce la notte per nutrirsi di sangue: quando succhia, il volto e intorno agli occhi, deposita le feci e il parassita s’insinua nell’organismo attraverso le lesioni procurate dalle grattate delle vittime sulla puntura o attraverso le mucose. I più colpiti sono i bimbi nella culla.
Se il contagio viene individuato subito, nella prima settimana d’incubazione, il chagas è curabile; ma nella maggior parte dei casi ciò non avviene e il parassita comincia a invadere le cellule, prediligendo quelle del miocardio e del sistema nervoso autonomo e centrale. Dopo i 14 anni, anche un intervento immediato è inutile. La trasmissione della sieropositività (soprattutto nelle città) può avvenire via trasfusione, per via fetale quando la madre è infettata durante la gravidanza, attraverso l’alimentazione mangiando carne poco cotta di mammiferi contaminati (il parassita resiste fino a 60 gradi di temperatura) o a causa di trapianti. “I sintomi” spiega Ruben Storino, cardiologo che coordina un team di esperti argentini per conto del governo “vanno dalla febbre, all’insonnia, all’anoressia, alla nausea, alle bronchiti.
Dopo una forma acuta di una decina di settimane, segue un periodo asintomatico che dura tutta la vita”. Perché dal chagas non si guarisce più. E nel 30 per cento dei casi colpisce il cuore: “Solo qui in Argentina” dice Ruben “ci sono seicentomila infermi”.
Accusa Ricado Preve: “Per l’Aids si mobilitano le star di Hollywood, ma parlare di questa malattia, che è una malattia ‘politica’, vuol dire mettersi contro i governi sudamericani. Per fortuna, almeno in Argentina, le cose stanno cambiando”. Ai tempi di Carlos Mene, per esempio, racconta Susanna Fernandez a capo della task force del ministro della Salute “si taroccavano le cifre e molti malati passavano semplicemente come cardiopatici”.
“Il chagas colpisce le vittime più indifese del neoliberismo, è una malattia sociale ed economica. Per me – dice la dottoressa Fernandez – il parassita che la origina è quasi come un’allegoria di certe classi dirigenti di questo continente. Debellare il chagas significa archiviare un passato vergognoso”. E fa sapere che Cristina Kirchner, candidata alla presidenza, sta per lanciare una campagna nazionale di prevenzione e vuole avviare un piano regionale, coinvolgendo altri stati.
Lazzaretto Anatuya. È la città dove (….) la metà della popolazione, 120 mila abitanti, è infetta. Si cerca il vaccino, ma i poveri non sono un mercato interessante per le case farmaceutiche. Ora, al di là del nuovo corso della politica sudamericana, il chagas non si può più nascondere, perché i diseredati dei pueblos (come gli Indios Mapuche cacciati dalle terre acquistate dalla Benetton) popolano le periferie della metropoli e molti di loro emigrano all’estero. Tanto che negli Stati Uniti, dopo che in alcuni donatori di organi provenienti dal Sud America è stata riscontrata la presenza del morbo, si pensa di imporre per legge l’esame del sangue a tutti i nuovi immigrati latinos.
Mentre l’Unione Europea, su proposta della Spagna dallo scorso febbraio non accetta donazioni da chi è stato in America Latina per più di tre mesi. “Anche Charles Darwin è morto di insufficienza cardiaca provocata dal chagas” racconta Ruben. “Fu contagiato durante il suo soggiorno a Mendoza nel 1835”. Finora la strategia è stata verticale: i governi hanno cercato di combattere la vichuca, gli insetti portatori, con i pesticidi, oppure hanno concentrato gli investimenti sul fronte medico-scientifico.
“Ora si è capito che l’unico approccio efficace e integrale” spiega Storino, che è professore di umanismo medico all’Università del Plata “riguarda la politica della casa, lo sviluppo di nuovi piani abitativi, l’antropologia, la giustizia sociale, l’educazione; nel mio gruppo ci sono sociologi, medici, architetti, operatori sociali. In vent’anni in America Latina si sono spesi 500 milioni di dollari di insetticidi, con qui si soldi si potevano costruire 70 mila case. Oppure assumere trecentomila insegnanti”.
Marzio G. Mian
(Fonte: IO D. 36, Corriere della Sera, 08/09/2007)







Rispondi Citando
