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  1. #1
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    Angry Eurabia - La vera faccia del multiculturalismo.

    Eurabia è un termine coniato da Bat Ye’or, pseudonimo di una scrittrice ebrea, nata in Egitto e di nazionalità britannica, in seguito diffuso da Oriana Fallaci.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Bat_Ye'or

    Studiosa di origine egiziana, grande esperta di islam e soprattutto di dhimmitudine (il regime di sottomissione riservato dai musulmani agli infedeli), Bat Ye'or portò alla luce, nel 2002, l'esistenza di un progetto, battezzato Eurabia, per l'ambizioso obiettivo che aveva, di convergenza e di osmosi tra le due sponde del Mediterraneo.

    Da una recensione apparsa su Libero – 8 dicembre 2006 a firma di Roberto De Mattei.

    http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=705

    Così la comunità si è venduta agli sceicchi
    L'Eurabia - spiega Bat Ye'or - rappresenta una realtà geopolitica delineatasi a partire dal 1973, dopo la guerra del Kippur e lo choc petrolifero, attraverso un sistema di alleanze informali tra i Paesi arabi del Mediterraneo e i nove Paesi della Comunità europea. Questo sistema ha avuto il suo motore in un'associazione chiamata Dialogo euroarabo (Dea), creata a Parigi nel luglio del 1974 con fini economici e politici vantaggiosi per i due partner. In cambio di lucrosi accordi finanziari, i nove Paesi della Cee accettavano le richieste degli sceicchi dell'Opec: ritiro di Israele dai territori occupati, riconoscimento dei palestinesi, presenza dell'Olp in tutte le trattative di pace. La meta più ambiziosa era però quello di una ibridazione religiosa, politica e culturale, tra Europa e mondo arabo. Il campo di collaborazione comprendeva qualsiasi settore: dall'economia alla politica, dalla cultura alla religione. Grazie al Dialogo euro-arabo, l'Olp, a partire dal 1974, ottenne uno statuto di osservatore in diverse organizzazioni internazionali, mentre la lingua e la cultura araba si diffondevano in Europa sotto l'egida di istituzioni e di Centri culturali creati ad hoc. La demografia costituiva un elemento portante di questo piano. Fin dagli anni Settanta, le politiche di immigrazione furono incluse nel progetto di fusione delle due rive del Mediterraneo in una civiltà comune. È in questa prospettiva che il Dea pianificò l'impiantazione su larga scala di collettività islamiche nel tessuto sociale europeo. Nel nome del multiculturalismo, il Dea iniziò a preparare l'avvento di un islam europeo, impermeabile ad ogni forma di integrazione per poter essere a sua volta fattore di influenza e di assimilazione. Il progetto di simbiosi demografica e culturale tra l'Europa e il mondo arabo venne quindi rilanciato dalla conferenza di Barcellona del novembre 1995, attraverso quel Partenariato euro-mediterraneo, che costituisce tuttora una delle priorità dell'Unione Europea. Sotto la duplice pressione del terrorismo e del ricatto petrolifero, afferma Bat Ye'or, il Dialogo euro-arabo è riuscito a trasformare, in trent'anni, la civiltà europea in una cultura ibrida, e senza radici, impregnata di antioccidentalismo e di giudeofobia. Il sostegno alla causa palestinese di Arafat si è accompagnato alla delegittimazione dello Stato israeliano e all'abbandono dei cristiani in Libano, Sudan, Indonesia. Si tratta di un jihad culturale e pacifico che ha cancellato dalla memoria storica mille anni di jihad fanatico e violento. L'Occidente si è così condannato al servilismo politico e intellettuale nei confronti dell'islam. L'Europa diventa un'estensione dell'islam.

    Il servilismo, come la miopia politica, è una malattia che colpisce a sinistra e a destra, in maniera equamente trasversale. Ma tra coloro che sono privi di vista e di coraggio, vi è chi sopravanza gli altri. Il nome di Romano Prodi passerà certamente alla storia per la disinvoltura con cui è stato capace di procedere lungo questo sentiero, sia nella sua veste di Presidente del Consiglio italiano sia in quella di Presidente della Commissione europea. Su sua richiesta fu redatto, nell'ottobre 2003, il Dialogo fra i popoli e la cultura nell'area europea, in cui si auspica l'abbraccio tra il mondo europeo e quello arabo secondo il progetto di Eurabia.

    L'esito resta quello indicato da Bat Ye'or: la trasformazione dell'Europa in Eurabia, una estensione politica e culturale del mondo musulmano, anticristiana, antioccidentale, antiamericana e antisemita nella sua essenza profonda. Eurabia è divenuto uno spettro che agita i nostri sonni. L'istintiva repulsione che provoca questo termine nasce dall'accostamento tra due mondi in opposizione. Europa versus Arabia ha significato, per secoli, lo scontro tra islam e cristianesimo. Oggi significa l'opposizione tra una società libera ed economicamente sviluppata e una società oppressa nei costumi e arretrata nell'economia.

    Eurabia significa in realtà l'islam in Europa, con le sue leggi, le sue istituzioni, le sue consuetudini. Significa un'Europa che rinchiude non solo la propria fede, ma la propria cultura e la propria storia nei confini della dhimmitudine, la condizione di subalternità in cui vivono i cristiani e gli ebrei nelle terre musulmane. La cultura della dhimmitudine è la cultura di chi si arrende, per non urtare la suscettibilità del futuro padrone, che ricambia questo atteggiamento di viltà con un radicale disprezzo.
    Ecco il multiculturalismo auspicato dalla sinistra, e le sue squallide motivazioni portate alla luce da una scrittrice volutamente ignorata dagli intellettuali perchè scomoda.

    Ecco come i puri e casti difensori della libertà di espressione censurano le voci che non fanno parte del coro.

    Ecco quello che i nostri governanti stanno facendo al nostro futuro.

  2. #2
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    Questa è storia contemporanea, vissuta e riportata per conoscere fatti. Testimonianza contro le distorsioni e le menzogne.

    Intervista a Bat Yeor su Lisistrata

    Sono nata da una famiglia ebrea italiana che da lunga data si era trasferita a Il Cairo, in Egitto. Mia madre era francese, di padre francese e di madre inglese. Sono cresciuta in queste tre culture. In seguito alle leggi razziali di Mussolini, mio padre chiese la nazionalità egiziana che era stata istituita dopo la dissoluzione dell'impero ottomano e l'indipendenza dell'Egitto nel 1922. Poté ottenerla poiché l'ultimo sultano ottomano aveva conferito a mio nonno il titolo di Bey.
    Diventato egiziano, mio padre era decaduto della sua nazionalità italiana, come sua moglie e i suoi bambini. Mia madre tolse perciò i bambini dalla scuola italiana e li iscrisse in una scuola francese.

    La guerra del 1939-45 ci separò dai nostri nonni e della nostra famiglia materna francese che viveva a Parigi. Più tardi, alla morte di mia nonna, in occasione della liquidazione del suo appartamento, scoprii le stelle gialle che avevano dovuto cucire sui loro abiti. I miei nonni avevano passato tutto il periodo della guerra a Parigi, mentre i miei zii erano fuggiti in zona libera.

    Vivevamo al Cairo in un grande appartamento in un quartiere borghese molto tranquillo con la mia nonna paterna, sua figlia (mia zia), il marito, i suoi figli ed i nostri domestici, in una abitazione costruita dalla famiglia.
    La deportazione ed i massacri degli ebrei europei erano noti in Egitto, sentivo i miei genitori ed i nostri amici iugoslavi parlarne.
    L'arrivo degli eserciti tedeschi ci faceva correre ogni notte nei ripari.
    Gli ebrei di Alessandria dovettero venire a rifugiarsi a Il Cairo, e quindi fu il nostro turno doverli nascondere, con domestici e autista nella campagna egiziana.
    La collaborazione degli ambienti politici egiziani e degli Arabi della Palestina con le forze dell'asse lasciava prevedere un massacro generale.

    Nel 1945 l'Europa infine conobbe la pace, ma le sommosse anti-ebraiche con massacri, violazioni, incendi e distruzioni si moltiplicarono in Medio Oriente. In Egitto, il fanatismo ideologico dei fratelli Musulmani e del Mufti di Gerusalemme nutriva la violenza antisemita.
    Durante la guerra d'indipendenza di Israele, gli ebrei furono fermati, imprigionati, espulsi, o pugnalati nelle vie e sui mezzi pubblici. Molti persero la loro occupazione. Un grande numero fuggì clandestinamente in Israele o all'estero. Le zone ebraiche ed i beni comunitari furono attaccati, saccheggiati, incendiati. L'insicurezza regnava sullo sfondo di pogroms e tuttora i beni di mio padre risultano requisiti dal governo egiziano.

    Ero ancora una bambina ma sentivo il clima di paura e di preoccupazione generale. Vivevamo facendo attenzione a ciò che si diceva, sapevamo di essere spiati ed esposti a denunce anonime. La situazione peggiorò con l'arrivo di Nasser e l'afflusso in Egitto di quadri e di ufficiali tedeschi nazisti. Leggi discriminatorie anti-ebraiche ed una propaganda antisemita d'ispirazione nazista, uniti ad una campagna di diffamazione e di minacce forzarono la Comunità ad un esodo massiccio.

    All'epoca ignoravo tutti questi fatti a causa della censura e della sfiducia nella quale vivevamo e che ci impediva di comunicare. Ero una scolara ribelle che respingeva il suo giudaismo. Divoravo i libri, particolarmente gli autori russi che mi rivelava anche la miseria rivoltante del popolo egiziano. Appassionata di archeologia e dell'Egitto faraonico, ero indifferente alla nostra rovina e all'antisemitismo ambientale poiché vivevo nella letteratura, nella filosofia e scrivevo.
    Più avanti si verificò la guerra del 1956 e tutto vacillò.
    Mia madre, ex-francese, fu messa in una residenza sorvegliata ed i suoi beni confiscati. Fu vietato agli ebrei frequentare luoghi pubblici, i club, i cinema. I loro telefoni furono tagliati e furono sottoposti ad una campagna di arresti, d'imprigionamento, di espulsioni e di minacce anonime. Fu il nostro turno di decidere l'esodo, due mie sorelle erano già partite, una per L’Inghilterra, l'altra per il Belgio.

    In quegli anni avevo assistito al crollo di una Comunità millenaria. Vidi svanire sotto i miei occhi le nostre risorse familiari e sociali frutto di una borghesia europeizzata, coltivata, con il suo snobismo, le sue concezioni, i suoi riti, i suoi pregiudizi, i suoi modi di vita dove si conservavano le abitudini domestiche di generazione in generazione. Il mondo ebraico che avevo respinto, si era disperso ai quattro angoli del mondo. Anche i vecchi ed i malati erano stati strappati dai loro focolari, le sinagoghe centenarie, i beni della Comunità e le tombe dei loro cari venivano abbandonate alla predazione dei barbari. Io stessa presto dovetti partire. Il presente sapeva di cenere, di provvisorio e di eterno transitorio che scioglieva tutte le mie certezze e le basi della mia esistenza. Il solo mezzo per superare la solitudine, l'abbandono e la distruzione del mio universo, fu di scrivere. La descrizione di quest'eventi con la scrittura mi permetteva di distaccarmene oggettivamente.
    Non ero più io ad essere in gioco, ma i fenomeni sociali che analizzavo dall'esterno, testimone di un mondo che crollava.

    È stato a quell’epoca che amici musulmani, copti e cristiani libanesi vennero a trovarmi per testimoniarmi la loro amicizia. Da loro venni a sapere la discriminazione di cui soffrivano i cristiani. Persone che conoscevo poco, anche dei diplomatici, mi offrirono il loro aiuto. Nell'ambiente dell'alta borghesia a cui prendevo parte nessuno manifestò ostilità. Del resto le leggi nasseriane di nazionalizzazione rovinarono le classi dirigenti.

    Le condizioni di partenza erano drammatiche. I miei genitori perdevano la loro nazionalità egiziana, la mia mi era stata già ritirata nel 1955 su denuncia di sionismo. Eravamo costretti a firmare la rinuncia a tutti i nostri beni in Egitto, certificare che non vi saremmo mai più ritornati e portare ciascuno soltanto due borse e 50 sterline egiziane. Ogni testo scritto sarebbe stato controllato dalla polizia. Fui costretta a bruciare tutto ciò che avevo scritto nella mia infanzia. Era come morire, la fine definitiva di un’esistenza che presto non sarebbe esistita più. Liquidammo l'appartamento e partimmo una sera su un carretto per la paura di subire un arresto. All'aeroporto, svuotarono le nostre borse al suolo e distrussero tutti i nostri vestiti. Fummo interamente perquisiti e mi furono sequestrate le mie 50 sterline. La polizia ci tenne in consegna fino a due ore prima di lasciarci partire.

    Arrivammo a Londra dove avevo una sorella il cui marito inglese era stato espulso. Vivevamo in grande precarietà, praticamente senza beni di sostegno. Eravamo come falliti in una città di 10 milioni di abitanti, apolidi e rovinati non conoscevamo nessuno. Mio padre era molto malato e per sovrappiù, mia madre si era rotta un piede.

    La Comunità ebraica di Londra aveva organizzato una cellula di sostegno ai profughi ebrei provenienti dall'Egitto. Così un giorno degli sconosciuti si offrirono di aiutarci disinteressatamente. In quel momento compresi con orgoglio e gratitudine qual’era il mio posto: appartenevo al popolo ebraico, ad Israele, a quel popolo costituito da profughi che come noi erano stati perseguitati, cacciati, spogliati ed umiliati. Finalmente sapevo chi ero: avevo un'identità di cui comprendevo il peso ed il significato. Appartenevo a quel popolo che mi aveva aiutato quando non avevo nulla.
    I miei genitori erano riusciti a risparmiare un po'di denaro e consigliati da queste persone potemmo metterci in affari. Quanto a me, una volta che i miei genitori si sarebbero installati, intendevo partire per Israele, un paese di cui avevo sempre sostenuto la lotta.

    I due anni passati a Londra prima del mio matrimonio mi portarono a vivere esperienze straordinarie. Apolide, studente senza denaro, che fa l'esperienza di una povertà assoluta, scoprii la libertà pur vivendo al di sotto dello stretto necessario con i miei simili, degli studenti e degli intellettuali. Scrissi allora alcune novelle e iniziai un romanzo.

    Credo di essere nata autore. Ma non ho mai voluto scrivere i libri che avevo scritto. Volevo soltanto descrivere una situazione storica che avevo vissuto: la morte tragica della Comunità ebraica d’Egitto, il suo esodo drammatico in pochi anni, la confisca e la sottrazione dei suoi beni, le sofferenze dell'esilio e della rovina. Più tardi scoprii che questa storia fu quella di tutte le Comunità ebraiche dei paesi arabi. Era l’epilogo di secoli di persecuzioni che leggevo nelle biblioteche europee, di Israele e degli Stati Uniti. Questa storia seppellita nell’oblìo conteneva un messaggio che avrebbe permesso la pace.

    Durante la guerra del Libano negli anni 1970, mi sono ricordata dei miei amici cristiani d'Egitto che erano venuti a trovarmi quando ero cacciata da tutte le parti. L'opinione pubblica europea sosteneva i loro nemici palestinesi. Ho voluto difendere questi cristiani e far conoscere le persecuzioni che avevano sofferto sotto l'islam. Li vedevo fuggire dai paesi arabi e mi ricordavo della mia esperienza. Per soddisfare le loro domande pubblicavo le mie ricerche sulla storia dei paesi cristiani che furono islamizzati.

    Nel corso di queste ricerche mi apparve chiaro già che dagli anni 1980, che i processi storici di islamizzazione dei paesi cristiani si ripetevano sotto i nostri occhi. I miei libri erano generalmente boicottati ed ignorati del grande pubblico, così il contesto storico mancava in Europa per comprendere gli eventi attuali. La conoscenza del Jihad e della dhimmitudine era stata sostituita dall’amnesia del politicamente corretto e dalle elucubrazioni pro-palestinesi antioccidentali dell'Egiziano Edward Saïd. Mi sembrava che l'Europa si tarpasse le ali volontariamente e non ne comprendevo la ragione. Un giorno mio marito mi mostra un mio vecchio opuscolo del 1975, intitolato “Eurabia. Le mie ricerche su quest'argomento mi permisero di scrivere un articolo, che passò su Internet e fu tradotto in molte lingue.
    Avevo appena pubblicato un libro negli Stati Uniti, “Islam and Dhimmitude (2002)” e non volevo ricominciarne un altro. Avevo il presentimento che in Eurabia si nascondesse un argomento enorme, un mistero che riguardava tutta l'Europa, le sue relazioni con i paesi musulmani, l'America ed Israele. Cedevo finalmente alle domande di un amico americano e mi misi a redigere "Eurabia" in inglese per l'America. L'Europa mi sembrava un continente irrimediabilmente perso. Prima della pubblicazione del libro, scrissi molti articoli e feci molte interviste negli Stati Uniti per far familiarizzare il pubblico con le nozioni del Jihad, della dhimmitudine e finalmente di Eurabia. Quest'ultimo rappresenta una politica moderna su scala continentale d'offerta al terrorismo islamico e di autodistruzione che si basa su sostegni istituzionali, culturali e finanziari che emanano dall'Unione europea e dai governi dei suoi Stati membri.
    La diffusione dei miei articoli con Internet, ed il loro successo soprattutto in Italia, causò, in particolare in Francia, promotrice di questa politica, insulti diffamatori e razzisti contro di me provenienti da ambienti di sinistra antisemiti e pro-palestinesi.

    Le discussioni negli Stati Uniti su Eurabia e sul ritorno in Europa dell’antisemitismo virulento di Stato e sull'anti-americanismo stimolarono in alcuni ambienti europei, una riflessione salubre ed una presa di coscienza. Politiche d'opposizione e di resistenza si misero in moto, sostenute da musulmani che difendevano i diritti democratici e le libertà individuali. La gente si accorgeva che la disintegrazione sociale e l'indebolimento delle libertà derivavano dai tabù, della disinformazione dei mass media, e dalla collusione ideologica dell'Ue con il terrorismo islamico. Questi mali non erano il frutto dell'occasione, di fenomeni superficiali momentanei, ma emergevano da un'ideologia europea geostrategica di alleanze e di fusioni con il mondo musulmano, fondata su due pilastri: l’antiamericanismo e l’antisionismo.

    La conoscenza di questa politica poteva modificare questa situazione con pressioni sugli organi europei che condizionavano l’islamizzazione demografica, culturale e giuridica con l'inclusione in Europa dei principi e delle leggi della shari'ha. La vigilanza, ed un'opposizione rispettosa dei valori democratici, potevano combattere il totalitarismo politico, culturale ed ideologico della Ue mascherato da pacifismo umanitario che promuove la vittimologia dei movimenti terroristici e jihdaisti.

    Per uscire da Eurabia, occorrerebbe smontare tutte le menzogne e le inversioni della verità sulla quale è stata costruita.
    L'elemento essenziale di Eurabia è la palestinizzazione del cristianesimo, della politica, della storia e della cultura dell'Europa. Quest'evoluzione si innescò nel 1973 quando la Comunità europea si sottopose con gioia al terrorismo palestinese e giustificò con entusiasmo l'ideologia jihaidista contro Israele. Entrò allora in un processo intellettuale di assoggettamento ai valori ed ai riferimenti islamici, che santificano la sottomissione dei popoli non musulmani, vale a dire la stessa cosa.
    Tutta la politica della Ue è stata costruita all'interno del terorema perverso del palestinismo che trasferiva agli Arabi della Palestina la storia ed i diritti del popolo ebraico allo scopo di perseguire ciò che Hitler aveva iniziato in Europa.

    Secondo la visione islamica, che nega la storia biblica ebrea e cristiana, Israele è un occupante di terre arabe. Le guerre e l'insicurezza gli sono attribuite mentre il Jihad mondiale è esonerato; i palestinesi sono vittime di Israele e non l'inverso. Per fare di Israele il male assoluto e giustificare così la sua distruzione, l'Europa traspose ai palestinesi un ricalco falsificato della storia ebraica. Questo permetteva di sostituire le radici ebraiche del cristianesimo con la sua palestinizzazione, come il nazismo voleva dejudeizzare la chiesa per arianizzarla. Il palestinismo che ha fatto ricadere l'Europa nell’odio verso Israele è la rivalsa di Hitler.
    Eurabia pone la questione delle relazioni della morale e della politica. Dimostra che nessuna civilizzazione può sopravvivere con la negazione dei suoi valori ed il cinismo assoluto della sua politica. Nella sua guerra larvale contro Israele, contro la sua legittima sovranità, l'Europa si è ancora una volta distrutta, infliggendosi da sola questa stessa politica di sottomissione per proteggersi del terrorismo che prevede per Israele. Per me, la pace non dipende dallo smantellamento di Israele ma dall'abolizione della dottrina jihaidista della conquista del mondo e dalla dhimmitudine dei non musulmani, dottrina incarnata nel palestinismo. È per questo che dubito dei risultati di Annapolis.

    La pace avrebbe potuto esistere da tempo, ma soltanto se gli Arabi avessero accettato l'esistenza di Israele nel 1948, quando il problema di Gerusalemme e dei territori non si poneva. I palestinesi possono fare la pace oggi se rinunciano all'ideologia jihaidista poiché la Palestina esiste già. È la Giordania creata fin dal 1922 (Transjordanie) sul 78% del territorio palestinese da parte dell'Inghilterra. Ma cosa fecero i palestinesi appena ebbero la possibilità di avere elezioni libere? Votarono per Hamas, cioè una politica genocidiaria contro lo Stato di Israele.
    I palestinesi sono dunque responsabili della loro situazione e non sono le vittime. In realtà, occorrerebbe creare una federazione gordano-palestinese, poiché è impossibile stabilire due stati realizzabili con Israele ed i territori soltanto, escludendo la Giordania.

    È stata la Francia, seguita dalla Germania e dalla CEE, che nel 1973 ha invertito la realtà, sostenendo che non era il Jihad palestinese che minacciava la pace, ma l'esistenza di Israele. Sarebbe stato sufficiente creare condizioni favorevoli alla sua scomparsa per ottenere la pace. La Francia e l'Europa hanno reso il conflitto Israeliano-arabo insolubile, adottando la posizione araba nel 1973. Hanno sovvertito la risoluzione 242 del Consiglio di sicurezza. Questa richiedeva una correzione delle linee di tregua del 1948, non citava il popolo palestinese che non esisteva all'epoca e non richiedevano la creazione di un secondo Stato palestinese in territori che la Giordania si era illegalmente adattata in Judea e Samaria durante la guerra del 1947-48. Non parlava di territori arabi poiché non lo sono. Inoltre questa risoluzione metteva sullo stesso piano il problema dei profughi arabi della Palestina ed i profughi ebrei dei paesi arabi, che erano praticamente in numero uguale.

    È l'Europa che ha creato il mito nazionale palestinese per opporlo alla legittimità storica di Israele, per creare un focolaio di guerra e di odio che avrebbe condotto alla sua distruzione, e proteggersi del terrorismo palestinese pur aprendosi ai mercati arabi.
    Sono stati i suoi intellettuali ed i suoi politici a mettere sullo stesso piano la nakhba e la shoah e ad occultare l'esodo forzato degli ebrei dai paesi arabi, l'equivalente della nakhba benché un certo numero di profughi arabi avesse potuto tornare nel proprio paese d’origine, il Libano, la Siria, l'Egitto ed il Iraq da cui avevano emigrato nel XIX° e XX° secolo.
    Fu sempre l'Europa che fece del palestinismo una storia simile a quella degli ebrei e che costruì Eurabia, una politica di fusione euro-araba già iniziata dai nazisti negli anni 1930-40. Per adottare questa politica, l'Europa negò la realtà dei movimenti jihaidisti e fu incapace di difendersi. È troppo presto per giudicare il bilancio della presidenza di Bush, ma il suo merito essenziale è di avere obbligato l'occidente a vedere ciò che nascondeva con furbizia la guerra jihaidista.

    È chiaro che non esistono soluzioni miracolose che possano risolvere il conflitto Israeliano-arabo poiché quest'ultimo appartiene ad un insieme globale di strategie jihaidiste geopolitiche, economiche, culturali e religiose che riguardano tutto l'occidente, il Libano, e la sorte tragica delle nazioni cristiane dei paesi musulmani dell’est e dell'Africa, come pure delle popolazioni berbere dell'Africa del Nord.
    Questo problema è anche un problema interno al mondo musulmano.
    La pace sarà impossibile finché la umma, la Comunità islamica mondiale, non avrà respinto l'ideologia del Jihad, della conquista e della sottomissione delle popolazioni non musulmane, sia con la guerra, il terrorismo, o con metodi pacifici d'immigrazione e di controllo culturale dei mass media e delle università.

    La umma deve accettare i popoli non musulmani, la loro storia e la loro legittimità e la coesistenza pacifica con loro. La rinuncia al Jihad non può essere realizzata che dalla pace con Israele. Molti musulmani aderiscono già a questa linea. Dobbiamo aiutarli e sostenerli.

    Noi indeboliremo il campo della democrazia, della giustizia e della libertà se taglieremo a pezzi Israele con la creazione di una seconda Palestina. I popoli occidentali devono difendere la loro sicurezza, le loro istituzioni democratiche e la loro sovranità non mediante il pagamento di un tributo al terrorismo jihaidista e alla sua sottomissione. È la palestinizzazione della loro politica che ha mascherato loro la realtà del Jihad globale, le discriminazioni islamiche contro i cristiani e li ha condotti sul bordo del precipizio.

    Mi auguro che gli europei capiscano che non salveranno la loro libertà ed i loro valori con la distruzione di Israele, ma che al contrario, affonderanno nella barbarie palestino-nazista che li distruggerà. Bat Ye’or

  3. #3
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    [QUOTE=Valerio2;6901317]Eurabia è un termine coniato da Bat Ye’or, pseudonimo di una scrittrice ebrea, nata in Egitto e di nazionalità britannica, in seguito diffuso da Oriana Fallaci.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Bat_Ye'or

    Studiosa di origine egiziana, grande esperta di islam e soprattutto di dhimmitudine (il regime di sottomissione riservato dai musulmani agli infedeli), Bat Ye'or portò alla luce, nel 2002, l'esistenza di un progetto, battezzato Eurabia, per l'ambizioso obiettivo che aveva, di convergenza e di osmosi tra le due sponde del Mediterraneo.

    Da una recensione apparsa su Libero – 8 dicembre 2006 a firma di Roberto De Mattei.

    http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=705

    Beh.,io non dispero e penso che come tutti i progetti a lungo termine gli imprevisti faranno cambiare il verso e la direzione dei fatti sopra illustrati.
    In primo luogo c'è la realtà di un nazionalismo slavo,che appartiene ai popoli di recente acquisiti nell'UE che non favoriranno il progetto;
    in secondo luogo c'è da considerare che il ricatto del petrolio sta finendo e comunque non avrà lunga vita e quindi gli europei non ancora asserviti alla viltà si domanderanno cosa ci fanno gli islamici in europa che pretendono di essere serviti e di modificare i costumi che non appartengono loro.
    Nessun impero è mai riuscito a imitare quello romano d'occidente che è stato enormemente superiore a tutti quelli che vennero dopo e che seppe finchè è durato a dare un'impronta duratura di sè ai luoghi in cui si impiantò.
    Naturalmente gli arabi ci provano e già hanno umiliato non dico Roma ma i romani con la grande moschea di recente costruita.
    Qui al Nord le moschee per ora le lasciamo sopravvivere nei garage ed edifici dismessi perchè non meritano di più.
    Di qui a qualche tempo vedremo se la UE esisterà ancora e vorrà ancora farsi chiamare eurabija.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da tucidide Visualizza Messaggio
    Beh.,io non dispero e penso che come tutti i progetti a lungo termine gli imprevisti faranno cambiare il verso e la direzione dei fatti sopra illustrati.
    In primo luogo c'è la realtà di un nazionalismo slavo,che appartiene ai popoli di recente acquisiti nell'UE che non favoriranno il progetto;
    in secondo luogo c'è da considerare che il ricatto del petrolio sta finendo e comunque non avrà lunga vita e quindi gli europei non ancora asserviti alla viltà si domanderanno cosa ci fanno gli islamici in europa che pretendono di essere serviti e di modificare i costumi che non appartengono loro.
    Nessun impero è mai riuscito a imitare quello romano d'occidente che è stato enormemente superiore a tutti quelli che vennero dopo e che seppe finchè è durato a dare un'impronta duratura di sè ai luoghi in cui si impiantò.
    Naturalmente gli arabi ci provano e già hanno umiliato non dico Roma ma i romani con la grande moschea di recente costruita.
    Qui al Nord le moschee per ora le lasciamo sopravvivere nei garage ed edifici dismessi perchè non meritano di più.
    Di qui a qualche tempo vedremo se la UE esisterà ancora e vorrà ancora farsi chiamare eurabija.
    Hai anche dimenticato un fatto importante: in Francia, adesso, c'è Sarkozy. Cosa sicuramente a favore del tuo ragionamento.

    Vorrei condividere il tuo ottimismo.

    Ma guarda quello che succede in Kosovo. Io non ho nulla in contrario all'indipedenza con il rispetto dei diritti delle minoranze.
    Però c'è un fatto da non sottovalutare: l'Europa preme per un intervento. Cosa del tutto illegale, dal momento che l'intervento non è a favore della minoranza serba minacciata di pulizia etnica!

    Questo è un chiaro indizio che il libro-denuncia non è assolutamente infondato.

    Ed il lungo termine di cui parli, costerà comunque vite umane.

    Quanto al nord: perchè non costituite un corpo di polizia, ben addestrato, composto da immigrati di provata fedeltà alle nostre istituzioni? Chi meglio di loro può verificare che non ci siano infiltrazioni di estremisti islamici?

  5. #5
    DonCamillo
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    Una mappa del mondo a colori stampata in Pakistan. Al centro una grande area verde - dal cuore dell’Africa al Kazakhstan - con sopra una bandiera dello stesso colore. Il verde dell’Islam. In basso un riquadro intitolato: "Dopo cento anni", e sotto il planisfero completamente verde per significare la conquista del mondo. è un progetto a lungo termine, dove non si bada troppo al calendario o all’agenda. Ma è un disegno concreto elaborato dal movimento dei Fratelli musulmani. A scanso di equivoci diciamo subito: qui non c’entrano terrorismo o cellule in sonno. è una missione di propaganda sottile e discreta condotta da un movimento perfettamente legale, la Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa. L’obiettivo è quello di assumere il controllo di tutte le comunità musulmane del Vecchio Continente, creare un fronte unico e influenzare, un giorno, le politiche dei Paesi ospiti [...]
    La federazione, guidata da Ahmad Al Rawi, Ahmad Jaballah e Imad Al Bani, si è riorganizzata e ha assunto il ruolo di ombrello, sotto il quale far convergere gruppi minori. è stato quindi elaborato un manifesto, "il programma dottrinale". Secondo il progetto le comunità musulmane devono integrarsi politicamente, socialmente ed economicamente in quelle europee conservando però la loro identità islamica e gli strumenti per svilupparla. In sostanza si tratta di una integrazione "superficiale" senza alcuna assimilazione [...]
    La Fratellanza, consapevole di non poter rimpiazzare nel breve termine i regimi secolari, vuole creare "uno Stato dentro lo Stato" con moschee, predicatori e scuole. L’islamizzazione della società deve precedere quella dello Stato [...] Per non destare allarme, i vertici della Fratellanza hanno cercato di mimetizzare la loro presenza all’interno della Federazione. E soprattutto hanno provveduto a far sparire i riferimenti più estremi [...]

    (Olimpio - Corriere della Sera)

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da DonCamillo Visualizza Messaggio
    La federazione, guidata da Ahmad Al Rawi, Ahmad Jaballah e Imad Al Bani, si è riorganizzata e ha assunto il ruolo di ombrello, sotto il quale far convergere gruppi minori. è stato quindi elaborato un manifesto, "il programma dottrinale". Secondo il progetto le comunità musulmane devono integrarsi politicamente, socialmente ed economicamente in quelle europee conservando però la loro identità islamica e gli strumenti per svilupparla. In sostanza si tratta di una integrazione "superficiale" senza alcuna assimilazione [...]
    Caro Don Camillo,

    loro possono sognare tranquillamente di islamizzare il mondo intero. Non è questo che ci preoccupa.

    Il problema è che molti giovani musulmani si fanno catturare dai nostri stili di vita e non sono più disposti al sacrificio per l'Islam.
    Questa è una integrazione assai pericolosa per i pazzoidi integralisti, che vedono messa in discussione la loro 'identità islamica'. Tutto questo senza che ci sia alcuna conversione. E la prova è costituita dalle varie 'esecuzioni' condotte dai parenti stessi dei giovani ribelli.

    Il pericolo reale è costituito dalla sottomissione dei nostri governi a questo scellerato progetto (che non è più a livello di sogni, ma acquista consistenza reale).
    Di questo pericolo è prova il comportamento di questo governo idiota e degli altrettanto idioti intellettuali di sinistra, quando hanno accettato la teoria che il nostro crocefisso potesse 'disturbare' i musulmani. Ed hanno accettato di rimuoverlo. Questa è la vera perdita di identità che porta ad Eurabia.

    Quando mai si è visto che un SIMBOLO RELIGIOSO potesse disturbare qualcuno?

    L'unica considerazione possibile è che questa è stata un'aggressione alla nostra identità culturale da parte di immigrati che avrebbero dovuto, invece, rispettare le nostre istituzioni. E per questo non sono stati puniti, ma appoggiati dal nostro governuncolo.

    La soluzione, oltre ovviamente a disfarsi di questo governo accattone, che per sopravvivere ha perfino bisogno dell'appoggio degli immigrati, è di costringerli a rispettare le nostre leggi, che prevedono che nessun padre possa costringere i figli alla sottomissione, a vestirsi diversamente da come desiderano, a seguire tradizioni criminali come l'infibulazione o la discriminazione sessuale. Come prevedono che nessun padre possa uccidere per punire i figli.

    In Italia la sharia non è legge.

    Fatto questo porte spalancate alla religione musulmana, fintantocchè si comporta da religione e non da ideologia delirante di stampo nazista.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Valerio2 Visualizza Messaggio
    Ecco il multiculturalismo auspicato dalla sinistra, e le sue squallide motivazioni portate alla luce da una scrittrice volutamente ignorata dagli intellettuali perchè scomoda.

    Ecco come i puri e casti difensori della libertà di espressione censurano le voci che non fanno parte del coro.

    Ecco quello che i nostri governanti stanno facendo al nostro futuro.
    La sinistra in combutta con gli imprenditori e la Chiesa lucra in maniera criminale su questi poveracci che cercano una vita migliore. Gli imprenditori (non citati) sfruttano gli immigrati nella corsa al ribasso dei salari, la Chiesa spera di riempirsi nuovamente i propri luoghi di culto di tanti nuovi disperati.

    Prima di parlare di "Eurabia" ritengo sia opportuno partire dal punto di vista di un Islamico e poi poterci ragionare con calma sopra, perchè uno contrario al "multiculturalismo" è contrario a qualsiasi forma di immigrazione, Cristiana o Musulmana che sia.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Valerio2 Visualizza Messaggio
    Eurabia è un termine coniato da Bat Ye’or, pseudonimo di una scrittrice ebrea, nata in Egitto e di nazionalità britannica, in seguito diffuso da Oriana Fallaci.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Bat_Ye'or

    Studiosa di origine egiziana, grande esperta di islam e soprattutto di dhimmitudine (il regime di sottomissione riservato dai musulmani agli infedeli), Bat Ye'or portò alla luce, nel 2002, l'esistenza di un progetto, battezzato Eurabia, per l'ambizioso obiettivo che aveva, di convergenza e di osmosi tra le due sponde del Mediterraneo.

    Da una recensione apparsa su Libero – 8 dicembre 2006 a firma di Roberto De Mattei.

    http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=705



    Ecco il multiculturalismo auspicato dalla sinistra, e le sue squallide motivazioni portate alla luce da una scrittrice volutamente ignorata dagli intellettuali perchè scomoda.

    Ecco come i puri e casti difensori della libertà di espressione censurano le voci che non fanno parte del coro.

    Ecco quello che i nostri governanti stanno facendo al nostro futuro.
    finora ti ho letto poco, ma a quanto letto finora mi sembra che ti senta perseguitato dai musulmani... integralismo cattolico acuto, "leghismo" o che altro?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Squalo_2 Visualizza Messaggio
    La sinistra in combutta con gli imprenditori e la Chiesa lucra in maniera criminale su questi poveracci che cercano una vita migliore. Gli imprenditori (non citati) sfruttano gli immigrati nella corsa al ribasso dei salari, la Chiesa spera di riempirsi nuovamente i propri luoghi di culto di tanti nuovi disperati.
    Sono d'accordo che non ci debba essere sfruttamento. La Chiesa persegue la sua missione di evangelizzazione; niente di male in questo.

    Citazione Originariamente Scritto da Squalo_2 Visualizza Messaggio
    Prima di parlare di "Eurabia" ritengo sia opportuno partire dal punto di vista di un Islamico e poi poterci ragionare con calma sopra, perchè uno contrario al "multiculturalismo" è contrario a qualsiasi forma di immigrazione, Cristiana o Musulmana che sia.
    Guarda che io sono favorevole al multiculturalismo.

    Eurabia, invece, è un progetto contrario, che persegue la islamizzazione di tutto il mondo. Cioè assimilazione e livellamento.
    L'Islam di oggi non è più quello dei tempi dell'invasione islamica del medioevo.
    L'Islam di oggi è fanatismo pazzoide.

  10. #10
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    posso dire una cosa???


    queste sono le stronzate che politici americani e australiani dicevano nell'ottocento riferendosi agli italiani e ai negri, solo per propaganda, per distogliere l'attenzione sui problemi reali, dato hce poi la realtà è che volevano gli italiani e i negri perchè costavano poco e facevano andare avanti il paese



    il risultato qual è stato???

 

 
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