Perché Taiwan non è nell’ONU?

Shieh Jhy-wey
Ministro, Ufficio Governativo per l’Informazione
Taiwan

La Carta dell’ONU garantisce a tutti gli stati il diritto ad essere membri. Perché dunque le Nazioni Unite escludono una nazione, Taiwan, che soddisfa tutti i criteri di stato definiti nella Convenzione di Montevideo del 1933, ed è più popolosa dell’80 per cento degli stati membri dell’ONU?

Uno dei principi fondanti delle Nazioni Unite è la promozione della libertà umana e della democrazia. Perché dunque le Nazioni Unite trattano con ostentata indifferenza un paese, Taiwan, valutato come il paese più libero dell’Asia nel rapporto Libertà nel mondo 2006 di Freedom House?

Un altro obiettivo fondamentale dell’ONU è promuovere lo sviluppo economico e sociale e ridurre la povertà e le malattie. Perché dunque le agenzie dell’ONU respingono le abbondanti risorse finanziarie, materiali e umane offerte da un paese avanzato, Taiwan, che si colloca fra le prime 20 nazioni per quanto riguarda PIL, commercio e investimenti in altri paesi?

L’ONU è fondato anche sulla difesa dei diritti umani. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani afferma: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati in questa Dichiarazione… nessuna distinzione sarà stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio a cui una persona appartiene.” Perché dunque le agenzie dell’ONU ignorano i diritti dei 23 milioni di Taiwanesi?

Soprattutto, l’ONU è stata istituita per prevenire la guerra e promuovere la pace. Perché dunque l’ONU è sorda agli appelli di Taiwan per il dialogo e l’assistenza, quando lo Stretto di Taiwan è generalmente considerato una delle zone calde più a rischio del mondo?

Tutte queste domande hanno la stessa risposta: i governi del mondo, non meno dei funzionari delle organizzazioni internazionali, si piegano alla pressione esercitata dei governanti della Repubblica Popolare cinese (RPC) con il loro crescente potere economico e militare. Pechino rivendica che Taiwan è una provincia della RPC e non deve essere ammessa come membro in organizzazioni che richiedono la sovranità. Benché relativamente pochi paesi abbiano esplicitamente sostenuto quella rivendicazione, sembra che la maggioranza di essi non osi ripudiarla apertamente, per paura di ritorsioni economiche o di altro tipo. Il timore di arruffare le penne Pechino pervade anche la burocrazia dell’ONU.

Proclamando ancora una volta la determinazione degli abitanti di Taiwan ad occupare il loro legittimo posto nell’ONU e a giocare un ruolo responsabile nel raggiungimento dei suoi elevati obiettivi, il 19 luglio il Presidente Chen Shui-bian ha presentato una richiesta di ammissione come membro ONU al Segretario Generale Ban Ki-moon. Per tutta risposta, il Segretariato dell’ONU ha restituito la richiesta, presumibilmente in conformità con la “politica di un’unica Cina delle Nazioni Unite”, racchiusa nella Risoluzione 2758 dell’Assemblea Generale.

Questo comportamento rivela disprezzo per la Carta dell’ONU e le regole procedurali dell’ONU, che stabiliscono che il Segretario Generale debba automaticamente indirizzare le richieste di ammissione come membro al Consiglio di Sicurezza e, infine, all’Assemblea Generale. Il Segretariato, invece, ha cooptato i poteri deliberativi e decisionali degli stati membri.

L’azione del Segretariato è preoccupante anche perché fraintende grossolanamente sia la natura della richiesta di Taiwan di diventare membro, sia il senso della Risoluzione 2758. La richiesta non costituisce in alcun modo una impugnazione del diritto del governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di rappresentare la Cina, né la Risoluzione 2758 implica che Taiwan sia una parte della Cina.

Per queste ragioni e al fine di sottolineare che Taiwan non ha la pretesa di competere per il diritto di governare la Cina, abbiamo richiesto all’ONU di concederci l’ammissione come Taiwan. Ciò segue il radicato precedente di adoperare, per la partecipazione all’ONU e alle altre organizzazioni internazionali, nomi diversi dai nomi costituzionali usati internamente.

In considerazione delle suddette condizioni, il Presidente Chen ha scritto al Segretario Generale Ban una seconda lettera, portata al suo ufficio il 27 luglio, chiarendo alcuni fatti concernenti la richiesta di Taiwan e richiedendo al Segretariato dell’ONU di seguire le regole di procedura dell’ONU e passare la richiesta al Consiglio di Sicurezza.

I popoli di Taiwan e della Cina hanno forti legami culturali e linguistici, le loro economie sono diventate altamente interdipendenti e i matrimoni fra cittadini dei due stati sono comuni. Tutto ciò è di buon auspicio per il graduale sviluppo di una relazione che rechi reciproco giovamento.

Le due nazioni tuttavia sono assai diverse. Taiwan è una società democratica basata sul rispetto dei diritti umani, mentre la Cina è controllata da un regime tirannico che calpesta i diritti umani. Taiwan è una società pacifica che non minaccia nessuno. Ciononostante, Pechino ha schierato un migliaio di missili contro Taiwan, e sta costruendo una macchina da guerra allo scopo di sopraffarci e dissuadere altri dal venire in nostro soccorso.

Taipei è aperta alla discussione con ogni nazione su qualsiasi questione, e in particolare non vede l’ora di creare una cornice per l’interazione pacifica tra Taiwan e la Cina. Pechino rifiuta di comunicare direttamente con Taipei e impone alle altre nazioni e organizzazioni di isolare Taiwan.

Tale comportamento è una ricetta per il disastro. Le nazioni illuminate devono comprendere ciò e sostenere l’ammissione di Taiwan all’ONU. Almeno, devono utilizzare l’ONU come una piattaforma per facilitare la comunicazione con Taiwan, al fine di preservare e rafforzare la pace in Asia Orientale.