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  1. #1
    Wa che mazz, so napulitan!
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    Predefinito Libro del Regno del SUD!

    Cari amici mi potreste consigliare un libro nel quale si parla in maniera chiara ed esaustiva del Regno delle due Sicilie?Vorrei approfondire questo argomento. Grazie

  2. #2
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    Predefinito Le Industrie del Regno di Napoli


    Le Industrie del Regno di Napoli

    Gennaro De Crescenzo.

    Napoli, Grimaldi & C. Editori, 2002.


    Il Regno di Napoli prima dell'unità d'Italia aveva delle fabbriche? Perché oggi non guidiamo automobili costruite a Pietrarsa? Perché non usiamo saponi Bevilacqua oppure orologi Marantonio? Perché non indossiamo maglioni Sava? Quali erano i prodotti più in uso nell'Italia meridionale poco più di un secolo fa? Quali erano i produttori più famosi, e perché sono scomparsi?

    Queste sono alcune delle domande cui tenta di rispondere Gennaro De Crescenzo nel volume Le Industrie del Regno di Napoli. Si tratta di interrogativi davvero stimolanti per le ricerche condotte dall'autore, che non si è proposto di risolvere una questione così complessa come quella dell'industrializzazione meridionale preunitaria, ma solo di recare un contributo utile all'approfondimento di un tema ancora molto attuale.

    De Crescenzo, infatti, ricostruisce parzialmente, nelle pagine del suo libro, la storia delle industrie della parte continentale del Regno delle Due Sicilie (i "Reali Domini al di qua del Faro"), in attesa di nuove ricerche relative alla Sicilia ("Reali Domini al di là del Faro"). Il periodo verso il quale concentra la sua attenzione è quello successivo alla rivoluzione industriale, che dall'Inghilterra introdusse la forma-fabbrica a noi più nota e cambiò per sempre il rapporto tra lavoro e vita in senso generale. Proprio negli anni che precedettero l'unificazione italiana la società meridionale, insieme con il resto della penisola, fu messa per la prima volta di fronte al problema dell'industrializzazione e della progressiva affermazione di nuove potenze industriali nelle zone più settentrionali dell'Europa.

    Le scelte fatte dalla dinastia borbonica intorno alla metà dell'Ottocento, con le tracce delle industrie che in quell'epoca nacquero o si consolidarono, costituiscono una base necessaria per ulteriori ricerche ed eventuali confronti sui problemi ancora irrisolti del Mezzogiorno d'Italia.

    Dalla consultazione di dati e documenti archivistici e dalla lettura di testi specialistici e settoriali dell'epoca, De Crescenzo trae fuori un quadro sintetico complessivo del tessuto produttivo meridionale della prima metà dell'Ottocento, dalla pasta alla ceramica e alla carta, dalle sete ai fucili, dalle lavatrici ai profumi. L'indagine dello scrittore napoletano permette anche di ritrovare e analizzare spunti interessanti di vita quotidiana, riferimenti a temi di grande attualità come la continuità tra passato e presente di alcune produzioni tradizionali, la modernità di scelte rispettose delle vocazioni del territorio o l'interesse architettonico-archeologico-industriale di strutture e siti superstiti.

    Il libro si chiude con un elenco di cinquanta primati del Regno di Napoli, dal 1735 al 1860, inseriti da De Crescenzo nel suo volume non senza una punta di sorniona polemica contro i sopracci? della storiografia e della cultura ufficiale, i quali sono soliti irridere quanti ricordano loro le glorie passate di un Mezzogiorno attivo e orgoglioso della propria forza, tanto diverso da quello attuale, improduttivo e depresso, che quegli stessi intellettuali hanno alacremente contribuito a forgiare.

  3. #3
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    Predefinito L'Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie



    Erminio De Biase

    L'Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie

    Vivi e lascia morire

    Casa Editrice: Controcorrente


    Comincia a sfaldarsi la menzogna del cosiddetto "Risorgimento", periodo storico che la cultura ufficiale, la scuola in primis, ha proiettato come un film davanti ai nostri occhi contrabbandandolo per un "kolossal" a causa dei tanti effetti speciali creati ad arte. Come, però, accade nella realtà, quanto più un film viene pubblicizzato, tanto più è una pellicola men che mediocre se non, addirittura, scadente: un "bidone", insomma. Esattamente come quello che i "Fratelli d'Italia" ci rifilarono pretentendo pure gratitudine, stima e riconoscenza.

    L'Inghilterra non fu estranea a tutto ciò, anzi, fu proprio grazie alla sua regia, alla sua "amichevole e disinteressata" partecipazione che il più antico e più florido Stato della penisola italiana poté essere cancellato dalla storia. Fu per opera della Gran Bretagna, dei suoi finanziamenti, della sua protezione e dei suoi apporti che i traditori si vestirono da eroi, i vigliacchi ebbero i gradi del comando e l'infamia si mascherò da virtù.

    Di tutto ciò si legge in questo libro e, perché lo sfondo britannico fosse sempre presente, ad ogni capitolo è stato dato -ironicamente- il nome di un film di James Bond, accattivante mito d'oltremanica, anche perché effettivamente, prima, durante e dopo la spedizione dei Mille, ci fu un più di un agente segreto ad intrigare attivamente, non solo al servizio di Sua Maestà britannica, ma anche -e soprattutto- per conto delle lobby liberal-massoniche, la cui filosofia politica era, allora come oggi, quella del "Vivi e lascia morire"...

    Il testo è supportato da citazioni ricavate da documenti originali dell'epoca reperiti negli archivi di mezza Europa ed a cui si fa continuo riferimento.

    Nel 2004, infine, nella III edizione del PREMIO INTERNAZIONALE "GIUSEPPE SCIACCA" a L'Aquila, al libro è stato conferito il PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA.

  4. #4
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    Predefinito La difesa del Regno Gaeta Messina Civitella del Tronto



    La difesa del Regno Gaeta Messina Civitella del Tronto

    De Crescenzo, Di Giovine, Turco, Vitale

    Editoriale Il Giglio

    2001, pp. 170 - 16,00

    La resistenza militare delle fortezze di Gaeta, Messina e Civitella del Tronto, dove l'esercito napoletano difese non soltanto i patri confini, ma soprattutto la libertà di un intero popolo di esistere, continuando ad essere fedele alla propria identità culturale, sociale ed istituzionale, alla propria tradizione.

    Ai soldati napoletani, il cui eroismo fu frenato da generali corrotti, imbelli o "gattoparde-schi", non mancò mai l'appoggioò dei contadini e dei paesani dei dintorni e, alla caduta del Regno, proseguirono insieme ad essi la resistenza con la "divisa" dei briganti.

  5. #5
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    Predefinito


    Le finanze napoletane e le finanze piemontesi dal 1848 al 1860.

    Giacomo Savarese.

    Introduzione di Aldo Servidio.

    Cenni biografici di Silvio Vitale.

    Napoli, Controcorrente edizioni, 2003.


    Giacomo Savarese, anche se da pochi ricordato, è figura eminente della storia delle Due Sicilie. Nell'epoca di profondo rinnovamento economico e produttivo che ebbe luogo durante il governo di Ferdinando II di Borbone, si adoperò con costanza e incisività all'elevazione dei ceti più poveri, alla diffusione dell'assistenza all'infanzia e all'educazione scolastica. Si dedicò inoltre allo studio dei problemi agricoli e delle condizioni della sempre più cospicua classe operaia. Nel 1848 il re lo volle ministro e nel 1855 collaboratore nella elaborazione della legge sulle bonifiche, nonché supervisore dei relativi interventi.

    Dopo l'occupazione piemontese, nel 1862, dette alle stampe un breve, ma illuminante raffronto tra le finanze dello stato sardo e quelle delle Due Sicilie, testo in cui, di fronte all'occhiuto fiscalismo imposto ormai a tutta la penisola, rivendicava la lungimiranza della saggia amministrazione borbonica.

    L'operetta - intitolata, appunto, Le finanze napoletane e le finanze piemontesi dal 1848 al 1860 - viene riproposta dall'Editrice Controcorrente con un'acuta introduzione di Aldo Servidio il quale mostra, da esperto di politica finanziaria, come i rilievi del Savarese siano tanto perspicaci e pertinenti da risultare modernissimi, considerato che l'atteggiamento dello Stato verso il Mezzogiorno, dall'unità a oggi, non è sostanzialmente mutato.

    Il giudizio positivo del Servidio segue dopo quasi un secolo e mezzo quello, anch'esso elogiativo, espresso da Giacinto de' Sivo nella sua Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861. Dell'autore di Le finanze napoletane il celebre scrittore legittimista ebbe infatti a dire: "Giacomo Savarese fece confronti fra Napoli e Torino. Ambo ebbero il 1848; in Napoli tornò l'antico, a Torino seguitò la libertò. Ambo in 12 anni per cagione della rivoluzione han fatto debiti; ma Napoli crebbe l'interesse per lire 5,210,731, e Torino per lire 58,611,470; cioè questo Stato mezzo del nostro fe' più debiti di noi per interessi di lire annue 53,400,739, cioè quasi dodici volte di più, che fanno per ragion di popolazione ventiquattro volte di più. Poi confrontate le tasse, trovò che Napoli di nuove non n'ebbe nessuna, e Torino per nuove e crescimento di vecchie ebbe 22 leggi aggravanti balzelli. Da ultimo confrontate le rendite de' beni dello Stato, notò nessun palmo di terra demaniale venduto da Napoli; dove Torino con cinque leggi vendé beni nazionali a Torino, Chieri, Gassino, Casella, Chiavasso, Genova, Cuneo, e lo stabilimento metallurgico di S. Pier d'Arena. In somma Napoli assoluto non mise tasse nuove, non vendé terre, e restò ricco; e Torino, co' deputati della nazione, mise con 22 leggi nuove tasse, fe' debiti per 24 volte più di noi, e con cinque leggi vendé beni nazionali. Nulladimeno da Tile a Battro udivi Napoli imprecato, e Torino sublimato! E Torino, più non avendo da mangiare, venne a mangiar Napoli".

    Successivamente Savarese non mancò di intervenire con articoli, libri e relazioni nei convegni di area cattolica, su temi che di volta in volta investivano l'opinione pubblica, come lo scandalo Bastogi, la tassa sul macinato, la perequazione fondiaria, la politica industriale, le cause del malessere dei lavoratori. Nello stesso tempo mise a punto la sua opera fondamentale sulle Dottrine politiche del secolo XIX e l'ordine naturale delle società civili, in cui, nella linea dei maggiori pensatori controrivoluzionari dell'800, contesta i regimi liberali e socialisti e ripropone la società tradizionale rispettosa dell'ordine naturale, della libertà e dei diritti delle comunità sociali e storiche.

    Il ragguaglio biografico di Silvio Vitale, preposto alla ristampa del pamphlet presentata da Controcorrente, dimostra appunto che Giacomo Savarese non fu affatto il municipalista descritto da alcuni storici frettolosi, ma un robusto e coerente tradizionalista.

  6. #6
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    Predefinito L'Italia e il suo dramma politico nel 1861


    Giacinto de' Sivo

    L'Italia e il suo dramma politico nel 1861

    Editoriale Il Giglio

    2003, pp 106- ? 12,00



    La lucida previsione delle conseguenze politiche e sociali dell'unificazione forzata della Penisola, voluta dalla violenza delle armi poste al servizio di un potere occulto ed astrattamente ideologico, che aveva diffuso menzogne, corrotto, violato le regole della politica e dell'onore.

    Con il testo integrale del Discorso per i Morti nelle giornate del Volturno.

  7. #7
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    Predefinito L'equatore



    L'EQUATORE Un giornale borbonico documenta l'unificazione italiana

    Introduzione di Francesco Maurizio Di Giovine

    Editoriale Il Giglio

    Collana Testi, pp. 109? -? ? 14,00

    La feroce occupazione militare garibaldina e piemontese cancellò tutte le libertà civili, prima fra tutte quella di stampa. Gli autori de L'Equatore, tutti anonimi, appartengono alla schiera di quegli eroici giornalisti che sfidarono la violenza del nuovo regime per dare speranza al popolo napoletano.

    L'Equatore era un giornale borbonico, legittimista e cattolico. Sottoposti alla censura, i suoi redattori erano costretti a riportare articoli di giornali stranieri per diffondere notizie sulla difesa armata del Regno. Il primo numero uscì l'11 gennaio 1861; il giornale avrebbe dovuto avere cadenza bisettimanale ma si poté pubblicare soltanto tre numeri.

    Il 21 gennaio, la redazione fu assalita e devastata da una banda di camorristi al servizio del regime, e il giornale fu chiuso. Per ironia della sorte, proprio sull'ultimo numero uscito, era stata pubblicata la notizia della nomina di Liborio Romano a consigliere di luogotenenza per gli Interni.

    Nulla si sa dei redattori: non si conoscono i nomi né si sa quale fu la loro sorte. Probabilmente non fu dissimile a quella di altri che proseguirono la loro opera, come Giacinto de' Sivo, che pochi mesi dopo pubblicherà La Tragicommedia.

  8. #8
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    Predefinito Un'anima divisa in due



    Un'anima divisa in due

    di Fiore Marro

    Giuseppe Vozza Editore 95 pagine euro 8.00


    Questo romanzo storico nasce per un’esigenza che è l’esigenza di tanti esponenti neoborbonici , quella cioè di potere fare comprendere la scelta controcorrente che molti hanno deciso,una opzione per amore di un territorio, per ripristinare alcune verità taciute volutamente, per la necessità di raccontare le gesta di chi ha preferito morire pur di difendere il proprio mondo .

    La storia di Michele Pace, il protagonista del romanzo, è la storia di tanti uomini, donne e bambini del sud italico , la vicenda è quella di avere subito una calamità terrificante, una guerra fratricida ed un’invasione coatta da parte di chi si è presentato armi in pugno in nome di una falsa familiarità.

    Attraverso la storia del romanzo l’autore ha denunciato i soprusi, i raggiri e le angherie che i meridionali subirono all’atto dell’invasione piemontese : l’emigrazione, lo smantellamento delle industrie, il corso forzoso bancario ed anche le biografie di uomini e militari che per difendere la propria Patria, il loro mondo si sono immolati, eroi che i vincitori hanno obliato o peggio marchiato con l’infamia di briganti.

    Solo attraverso la ricostruzione identitaria dei meridionali si potrà avere quella rinascita sociale e civica che oggi latita al di quà del Volturno. Bisogna risvegliare il senso d’ appartenenza delle genti del sud , questo è il primo tassello per la ricostruzione del popolo sudico , ricostruzione interrotta quasi centocinquanta anni fa. Questo è il tentativo anche del libro di Fiore Marro, ridare voci e volti ad un popolo abbandonato.

  9. #9
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    Predefinito Siti consigliati

    Ti consiglio inoltre di visitare i seguenti siti:
    www.eleaml.org
    Con importanti ricerche nel campo dell'economia e riflessioni sull'attualità. A cura di Nicola Zitara, il più grande di tutti.

    www.brigantaggio.net
    Per la storia delle repressioni piemontesi tra il 1860 e il 1867

    www.neoborbonici.it
    Per le iniziative volte a far conoscere la verità storica

    www.realcasadiborbone.it
    Per la storia del Regno delle Due Sicilie e della dinastia borbonica.

  10. #10
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    Grazie dei consigli!Sei stato molto gentile!

 

 

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