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Sud il paese del bengodi
Di otimaster (del 02/09/2007 @ 19:074, in Sud, letto 188 volte)
In quasi un mese trascorso nel Salento ho sentito più volte descrivere il nord è un paese di nababbi popolato da imprenditori, un luogo comune duro a morire come molti di quelli che noi “nordisti” coltiviamo nei confronti degli abitanti del mezzogiorno d’Italia.
Mi è apparso strano che a pensarlo fossero persone per cui la povertà è fondamentalmente solo uno stato mentale, retaggio di anni di politica assistenzialista da parte dello Stato che ha imposto loro di vedersi come degli sfortunati quando invece godono di privilegi che noi nemmeno ci sogniamo.
Meglio non generalizzare quando si tratta di certi argomenti, parlo per quanto riguarda il triangolo compreso fra Porto Cesare, Taranto e Lecce, dove, se si escludono le grandi città che cominciano a presentare i problemi economici tipici del nord, di famiglie che faticano a tirare fine mese proprio non se ne ha notizia.
Quasi tutti proprietari di case costruite spendendo quattro soldi con materiali locali acquistati in nero, come in nero sono stati pagati gli stipendi dei muratori che le hanno erette, in ognuna è già previsto o in preparazione un secondo o terzo piano (più su non si va) per quando i figli saranno grandi a riprova della fiducia che hanno nel fatto che questo sistema resterà a lungo tale e, quei pochi che pagano un affitto sborsano cifre equivalenti a quelle che noi spendiamo per fare la spesa settimanale.
I generi alimentari, volendo esagerare, costano mediamente un terzo rispetto al nord, frutta e ortaggi se non si coltivano si acquistano da amici e conoscenti, stesso dicasi per il pesce, olio e vino arrivano da cantine sociali che battono scontrini solo ai turisti, il pane per gli abitanti del luogo esce dal retro del forno… un sistema di commercio in nero che permette ai venditori di non dichiarare quanto incassato e agli acquirenti di godere di notevoli sconti.
Nessuno si sognerebbe mai di parlare di RIVOLTA FISCALE, perché farlo quando l’erario basta IGNORARLO. A rendere improbabile che qualcuno fatichi a tirare fine mese c’è inoltre, lo straordinario (ed ammirevole) senso della famiglia che ancora vige nel sud, chiunque si trovi in difficoltà è certo di vedere arrivare in suo aiuto parenti di ogni grado oltre a compari e cummari acquisiti nel tempo, se capitasse a me mi converrebbe emigrare a Ferrara dai miei visto che difficilmente quei quattro parenti che ho mi tenderebbero una mano.
La diffusa disoccupazione come ce la raccontano probabilmente esiste solo nelle statistiche utili ai nostri politici per destinare fondi al sud in cambio di voti. Il lavoro in nero è diffusissimo, ed i lavoratori non ne sono vittime ma complici ben felici di portarsi a casa denaro su cui non pagheranno tasse ricevendo nel contempo i sussidi per la disoccupazione, o come capita in molti casi mentre godono dei privilegi riservati ai lavoratori agricoli che se rimangono occupati per meno di tre mesi all’anno ricevono per gli altri nove lo stipendio dallo stato (non si contano le massaie che vengono fatte passare per contadine per avere a loro volta accesso a questi benefici).
Così capita di conoscere persone che fanno i meccanici in nero, percepiscono il sussidio come lavoratore agricolo e per arrotondare vendono frutta e verdura, riuscendo a guadagnare più di me senza pagare una lira di tasse.
Non emigra chi non riesce a mangiare, ma quelli che non accontentandosi di una casa spaziosa, una bella macchina e un gruzzoletto sotto la mattonella, hanno studiato e vogliono mettere in pratica quanto imparato, cosa improbabile da fare in una regione dove la tecnologia è a livelli d’inizio secolo e per trovare un internet point bisogna fare qualche decina di chilometri
La nota dolente per gli abitanti del posto sono i servizi, soprattutto la sanità, vi sono luoghi dove se colti da un malore è meglio spararsi piuttosto che soffrire in attesa dei soccorsi, gli ospedali sono pochi e distanti uno dall’altro, cittadine di discreta importanza non hanno un pronto soccorso e in caso d’emergenza bisogna rivolgersi ai medici di base. Per far curare un’amica che durante le ferie si era procurata un taglio siamo dovuti ricorrere a un po’ di sangue freddo ed alla raccomandazione di amici del posto che ci hanno fatto arrivare un medico in casa per darle quattro punti.
(omissis)




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