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Discussione: Lampi sull’ENI

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    Tringeadeuroppa
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    Lampi sull’ENI, Dell’Utri e Cefis: sei gradi di separazione


    Qualche giorno fa apparve su tutti i giornali la notizia che il noto “bibliofilo”, Marcello Dell’Utri, fosse in possesso di parte del manoscritto attribuito a Pier Paolo Pasolini, intitolato “Lampi sull’Eni”. L’anello mancante in Petrolio, il libro incompiuto, uscito postumo, di Pasolini. Il libro che narra in forma di romanzo, le oscure vicende dell’Italia degli anni sessanta, gli anni del doppio boom, crescita e bombe. Dell’Eni e della morte di Mattei, del passaggio della società al socio Eugenio Cefis e della fine della politica dell’indipendenza energetica.

    Di per sé la notizia può anche esser presa con una sorta di felicità nell’animo: finalmente sapremo cosa scrisse il poeta di tanto sconvolgente in quelle righe da causargli la morte. Forse finalmente verranno riaperte le indagini sulla sua morte. Forse i libri di letteratura potranno rettificar e le proprie pagine circa gli eventi che condussero all’omicidio di Pasolini.

    Ma chi ha consegnato il capitolo a Dell’Utri? Quelle pagine furono trafugate dall’abitazione del poeta nei giorni successivi alla sua morte. Per alcuni, quelle pagine rappresentano il movente dell’omicidio. Pasolini seguì la stessa sorte dell’oggetto del suo studio. Fu ucciso come Mattei. E come lui, anche il giornalista siciliano De Mauro. Che cosa unisce Dell’Utri, Pasolini e Mattei? Cefis e Dell’Utri?

    De Mauro ricostruiva per il regista Francesco Rosi gli ultimi giorni di Mattei per farne la sceneggiatura di un film [...] Pasolini raccontò nel suo romanzo “Petrolio”, che dopo la morte di Mattei tutto cambiò, denunciando le manovre di una destra economica dai modi spicci e la strategia della tensione [...] Mettendo insieme tutti questi tasselli, Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, cronisti giudiziari prima per “L’ Ora” e poi per “l’ Ansa”, hanno scritto Profondo Nero, un libro intenso che si legge tutto d’ un fiato, ricco di documenti e testimonianze [...]De Mauro e Pasolini furono uccisi perché raccontavano verità scomodeDE MAURO E PASOLINI – Repubblica.it » Ricerca

    Questo libro, Profondo nero, ha portato alla luce dell’opinione pubblica la storia del duplice omicidio De Mauro-Pasolini. Entrambi avrebbero denunciato una verità che nessuno voleva venisse a galla: e cioè che con l’uccisione di Mattei prende il via un’altra storia d’Italia, un intreccio perverso e di fatto eversivo che si trascina fino ai nostri giorni. Sullo sfondo si staglia il ruolo di Eugenio Cefis, ex partigiano legato a Fanfani, ritenuto dai servizi segreti il vero fondatore della P2, secondo un documento agli atti dell’inchiesta del pm vincenzo Calia sulla morte di Mattei. Il “sistema Cefis” (controllo dell’informazione, corruzione dei partiti, rapporti con i servizi segreti, primato del potere economico su quello politico) mette a nudo la continuità eversiva di una classe dirigente profondamente antidemocratica, così come aveva capito e cercato di raccontare Pasolini in “Petrolio”.

    Anni fa, ai tempi di Mani Pulite, nel 1993, Buscetta voleva vuotare il sacco e “dire tutto ciò che non aveva detto a Falcone”. Così, a suo dire, rivelò un segreto:

    Mattei fu ucciso su richiesta di Cosa Nostra americana perché con la sua politica aveva danneggiato importanti interessi americani in Medio Oriente. A muovere le fila erano molto probabilmente le compagnie petrolifere, ma ciò non risultò a noialtri direttamente, in quanto arrivò Angelo Bruno, della famiglia di Filadelfia, e ci chiese questo favore a nome della Commissione degli Stati Unit i [...] Occorreva pertanto studiare un metodo per eliminarlo del tutto inusuale per noi e tale da fare in modo che l’ episodio rimanesse avvolto nel mistero più fitto. Salvatore Greco ‘ Cicchiteddu’ si assunse il compito di organizzare materialmente l’ attentato. Egli, a sua volta, si consultò con Stefano Bontade [...] Il contatto con Mattei fu stabilito da Graziano Verzotto, un uomo di potere che rappresentava l’ Agip in Sicilia e militava nella Democrazia cristiana. Verzotto non era informato, ovviamente, del progetto di Cosa Nostra, ma era molto legato a Di Cristina [...] Penso che fu proprio Verzotto, o lo stesso Di Cristina a presentare a Mattei un gruppo di giovanotti della mafia (quelli che ho nominato prima più Stefano Bontade) che lo portarono a caccia – sapevamo che Mattei aveva una passione per questo sport – nei dintorni di Catania il giorno prima della sua morte [...] Di Cristina procurò l’ accesso a una riserva privata dove accompagnare Mattei. L’ aereo di quest’ ultimo fu manomesso durante questa battuta di caccia. Esisteva, ovviamente, una vigilanza che doveva essere elusa. Ma la vigilanza di quei tempi non era quella di oggi: consisteva in un paio di guardie che passeggiavano su e giù nei pressi dell’ aereo (fonte: BUSCETTA: ‘ COSA NOSTRA UCCISE ENRICO MATTEI’ – Repubblica.it » Ricerca).

    Quindi, Buscetta avallorerebbe la tesi dell’attentato a Mattei: bomba o manomissione, poco importa. La richiesta venne dalla Mafia americana che a sua volta rispondeva a una richiesta della lobby petrolifera. Di Cefis Buscetta non parla. Cefis è talmente potente da far sparire un libro biografico su di lui. Il libro venne quasi completamente eliminato dalle librerie, persino rimosso dalle biblioteche nazionali di Roma e Firenze, che per legge devono conservare una copia di ogni libro pubblicato. L’opera, scritta da Giorgio Steimetz, fu pubblicata nel 1972 da Agenzia Milano Informazioni, di Guglielmo Ragozzino, di cui Steimetz è l’alter ego (a fine del post tutti i venti capitoli del libro “Questo è Cefis”). L’agenzia è finanziata da Graziano Verzotto, uomo di Enrico Mattei ed ex presidente dell’Ente minerario siciliano, nonché informatore di Mauro De Mauro, il giornalista dell’“Ora” di Palermo che fu rapito e ucciso dalla mafia nel 1970. Pasolini conosce il libro di Steimetz, lo cita ampiamente in Petrolio.

    La Sicilia torna ancora una volta in questa storia: anche il rapimento di De Mauro, secondo Buscetta, è stato effettuato da Cosa Nostra. De Mauro stava indagando sulla morte di Mattei e aveva ottime fonti all’interno di Cosa Nostra.

    Stefano Bontade venne a sapere che De Mauro stava avvicinandosi troppo alla verità – e di conseguenza al ruolo che egli stesso aveva giocato nell’ attentato – e organizzò il “prelevamento” del giornalista in via delle Magnolie (fonte: BUSCETTA: ‘ COSA NOSTRA UCCISE ENRICO MATTEI’ – Repubblica.it » Ricerca).

    Nel 200o fu riaperta l’inchiesta sulla sua morte: De Mauro lavorava al giornale “L’Ora”, quotidiano comunista siciliano, di proprietà del PCI: “De Mauro sarebbe stato assassinato poichè riteneva che responsabili della morte di Mattei fossero Eugenio Cefis (allora vicepresidente dell’ Eni) e l’ avvocato Vito Guarrasi (morto lo scorso anno e considerato uno dei personaggi più influenti della vita pubblica siciliana) (fonte: Omicidio De Mauro Palermo riapre il caso – Repubblica.it » Ricerca).

    E se su Cefis eiste una abbondante letteratura, sull’avvocato Vito Guarrasi no. Su Wikipedia è scritto:

    * Vito Guarrasi – Wikipedia
    o
    Nel 1948 Guarrasi si candidò nelle liste del Fronte Popolare. Negli anni ‘50 entrò nel consiglio di amministrazione del giornale comunista L’Ora di Palermo.
    o
    Nei primi mesi del 1960 Guarrasi divenne anche consigliere di Enrico Mattei, in particolare in merito alla costruzione di un metanodotto sottomarino che collegasse l’Africa alla Sicilia. La collaborazione fu di breve durata e l’incarico di Guarrasi era terminato già all’epoca della morte di Mattei (27 ottobre 1962).

    Così Guarrasi era nel consiglio di amministrazione de L’Ora, era stato braccio destro di Mattei e secondo De Mauro, ebbe un ruolo, insieme a Cefis, nella sua morte. Possibile che nel quotidiano del PCI, uno come Guarrasi sedesse in consiglio di amministrazione senza alcun problema?

    Ma qui viene il bello. A questo punto si chiude il cerchio che da Pasolini, passando per Mattei, De Mauro, Cefis e Guarrasi, porta dritto a Dell’Utri: “il padre di Dell’Utri, Alfredo, deceduto nel 1971, fu socio di Vito Guarrasi, l’uomo di Cefis in Sicilia (come è scritto nella scheda biografica dell’avvocato palermitano redatta dalla Dia e agli atti del processo De Mauro in corso a Palermo) dal 1948 al 1950 nella società per azioni Ra.Spe.Me. per la vendita di prodotti medicinali” (fonte: Ma Dell’Utri che c’entra? – Politica&Palazzo | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog).

    Forse il carteggio nelle mani di Dell’Utri, che lui dice essere il capitolo mancante di Petrolio, è diretta eredità del padre.

  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Lampi sull’ENI

    Chi ha voluto la morte di Mattei

    Il tenente Leonid Kolossov è un tranquillo pensionato di sessantacinque anni che trascorre le giornate nel suo piccolo appartamento di Mosca elaborando le proprie memorie. Di cose da raccontare, infatti, ne ha parecchie: specialmente a noi italiani, dal momento che fu uno dei venti agenti del KGB di stanza in Italia negli anni sessanta.
    Entrato nel 1951 al Ministero degli Esteri come esperto di economia, l’anno successivo fece un viaggio di studio in Italia, dove si interessò dell’economia di Stato. Autore di una apprezzata ricerca sulle Relazioni economiche dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale, lavorò dal 1954 al 1958 come economista capo presso la rappresentanza commerciale sovietica, in Via Clitumno 46. La sua regolare partecipazione alle trattative commerciali gli consentì di conoscere Enrico Mattei, del quale sarebbe diventato amico.
    Racconta di essere stato precettato dal KGB nel 1958 a Mosca, in seguito al suo rientro dall’Italia. I servizi segreti avevano accuratamente studiato la biografia di Kolossov e la sua stessa genealogia, nella quale non avevano trovato elementi sospetti, ebrei o altro; e così lo arruolarono. Dopo la fucilazione di Berija, spiega Kolossov, i quadri dei servizi segreti all’estero avevano necessità di essere rafforzati e rinnovati con elementi freschi.
    Dopo un anno di scuola (l’inevitabile studio del marxismo-leninismo, un corso sul socialismo utopistico, storia dello spionaggio, tecniche di apertura delle casseforti, fotografia, paracadutismo ecc.) Leonid Kolossov entra nella Prima Direzione dei servizi segreti.
    In Italia, dove arriva in veste di giornalista corrispondente delle “Izvestija”, il suo settore d’indagine comprende: governo e politica estera dell’Italia, mafia, estrema destra e gruppi a sinistra del PCI.
    Abbiamo detto che Kolossov divenne amico di Mattei, il quale però ignorava la vera funzione del “giornalista” russo. E toccò a Kolossov, in Italia, di essere avvertito della condanna a morte che le Sette Sorelle avevano pronunciata contro Mattei. “Un mio amico italiano che lavorava per noi, - racconta – un politico, abbastanza influente, famoso, né comunista né socialista, appartenente ad un partito piuttosto piccolo, mi disse che una grave minaccia pendeva sul capo di Mattei”. Da Mosca arrivò la conferma, ma anche l’ordine di fare di tutto per salvare il presidente dell’ENI, che riforniva l’URSS di tubi di grande diametro in cambio di gas.
    Allora Kolossov volò a Palermo e cercò di convincere Mattei ad andare in Crimea, per trascorrere un periodo di riposo sul Mar Nero. Ma Mattei non prese sul serio le notizie che Kolossov gli riferì. “Voi – avrebbe detto alla spia sovietica – non avete l’Okhrana che ho io”.
    Secondo Kolossov, per eliminare Mattei le Sette Sorelle incaricarono Cosa Nostra. Per eseguire l’operazione, arrivò dagli USA uno dei capi dell’organizzazione, tale Marcello Carlos detto “il Piccolo”, che introdusse un suo uomo nel servizio tecnico dell’aeroporto di Catania. Un giorno, il gestore del ristorante dell’aeroporto fece chiamare l’autista di Mattei, un ex partigiano [in realtà ex fascista repubblicano, n.d.r.] di nome Bertuzzi, perché al telefono lo stavano cercando. Fu in quel momento che infilarono una bomba nell’aereo di Mattei.
    Sui rapporti mafiosi tra Stati Uniti e Italia, Kolossov fa un nome: Nicola Gentili. “Lavorava negli USA, - dice - era stato amico di Al Capone e negli anni sessanta si occupava di traffico di droga dall’America alla Sicilia. Era una bella figura di vecchio, coi capelli bianchi e gli occhi azzurri. Ma quel vecchio simpatico, mi disse una volta Felice Chilanti, aveva ucciso di sua propria mano ben dodici persone”. La spia sovietica chiese a Nicola Gentili il permesso di scrivere per le “Izvestija” (che a quel tempo erano dirette dal genero di Khruscev, Adjubei) un articolo sulla mafia, che poi effettivamente uscì col titolo I signori della lupara. Il caporione mafioso ne fu entusiasta: “Sì, figlio mio, scrivi, per favore!” Era lusingato al pensiero della réclame che la mafia ne avrebbe ricevuto in Unione Sovietica.
    E fu Nicola Gentili a dire a Kolossov che in Italia esisteva un’organizzazione molto potente, potente quanto la mafia, della quale facevano parte grandi industriali e militari. Alludeva alla massoneria.
    Su tutto ciò Leonid Kolossov ha scritto un libro, Imperialismo senza maschera, che finora non ha trovato un editore italiano.

    Claudio Mutti

  4. #4
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    Predefinito Rif: Lampi sull’ENI

    La Massoneria siciliana purtroppo è stata completamente o quasi "inquinata" dagli americani quando con l'occupazione costrinsero il Grande Oriente a inglobare la loggia del principe di Monreale, uomo della "onorata società" ... da notare che costui, prima di farsi la sua loggia personale, era membro della Gran Loggia d'Italia filoclericale e filofascista, anch'essa riunificata manu militari dagli americani col GOI, poi distaccatasi e ora vicina all'Opus Dei, pur se fintamente "progressista" (accetta anche donne, laddove il GOI è fedele alle vecchie regole massoniche di club "male-only).

    In Sicilia e Calabria, poi, Cosa Nostra e N'drine, oltre a infiltrare la massoneria ufficiale, erigono spesso delle loggie non riconosciute diretta loro emanazione, con cui attirare ulteriormente pezzi di società civile nelle loro spire.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Lampi sull’ENI

    Il guardasigilli Alfano ha dichiarato che si riapre il caso-Pasolini. Dubito che sapremo la verità su quel delitto (come su tutti gli altri). Il caso di Mattei poi è vecchio di mezzo secolo e più e nessuno secondo me ha realmente interesse a saperne qualcosa più di quanto già non sia stato detto o scritto.

 

 

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