Leggevo ieri nelle pagine dell'appena uscito "L'Espresso" un pezzo su di un tema più volte dibattuto nelle tribune politiche, sulle pagine dei quotidiani ed anche sul web.
Il tema è sempre il solito: l'efficienza o l'inefficienza (a seconda dei punti di vista) della nostra giustizia. A leggere il rapporto de L'Espresso, la situazione è drammatica. Processi che aumentano di anno in anno e che si concludono dopo infinite odissee, altri che sfumano per via di tempi di prescrizione ristretti o ritardi nelle notifiche degli atti.
Il tutto per buona pace delle spese (specie nel settore panalistico) che gravano sullo Stato e, irrimediabilmente, sui contribuenti.
In tempi bui sia per le tasche degli italiani che per le casse dello Stato, dove non si parla d'altro che di uso corretto delle risorse economiche, come porre rimedio ad una situazione ignominiosa come quella attuale?
Stiamo confrontandoci, nei giorni pre-finanziaria, sui tagli agli sprechi della politica, specie a livello di enti locali e aziende sanitarie. Tagli che hanno coinvolto e continuano a coinvolgere anche il settore della giustizia. Che gli sprechi debbano essere limitati va pur bene (negli enti locali e nel settore sanitario-assistenziale ci sono orde di fannulloni che vivono alla giornata a spese di tutti).
Ma ciò non fa sempre il paio con la mancanza di personale, ad esempio, nelle cancellerie dei tribunali. Servizi tv mostrano come nelle cancellerie di palazzi di giustizia come Milano, Roma, Venezia in cui ogni giorno passano centinaia di atti giudiziari, atti di notifica etc, i membri del personale si contino sulle dita di una mano.
Procure che rischiano il collasso a causa della mancanza di fondi per acquistare attrezzatura da cancelleria come risma per fotocopie.
A ben vedere, tenendo sempre in conto le traumatiche recenti esperienze della giustizia italiana dovute ai vari indulti ed ex Cirielli, non sempre parlare di corretta spesa significa migliorare l'efficienza amministrativa.
Prima di mettere mano alle forbici sarebbe interessante mettere cervello rispetto a ciò che possa essere effettivamente utile spendere in più per garantire maggiore funzionalità a certi settori della vita sociale come la giustizia.




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