Grande forza d'animo ha il popolo del Sud, voja de riscattasse, de riemergere da un passato dimenticato, svejasse da quell'apatia che lo ha ridotto in un coma profondo.
C'è tanto de quel malcontento e voja de fare che altrove avrebbe immediatamente dato inizio a una Rivoluzione, o almeno alla fondazione de un gruppo unito e compatto.
Allora quel'è il problema de tanta discordia?
Il Sud stesso è il problema.
Il Sud non è il Sud, non è un'unica nazione o un'unico popolo, il Sud è un mosaico de popoli, de lingue, de culture e storie diverse.
La propaganda del Nord, che ha gettato il Mezzogiorno nella stessa merda, ha così fatto un'omologazione identitaria: chi è de laggiù è del Sud.
Ma il Sud è formato da pujesi e da campani, da irpini e lucani, da calabri e siculi; anche le singole regioni e le singole città hanno storie diverse.
Rifarsi alla Monarchia, o a un Borbone che de certo nun portò immensa prosperità, è cosa inutile e sorpassata, una pagina della nostra storia.
Bisogna guardare al fututo: riconoscere la realtà multiculturale del Sud, unirsi in una nova "Federazione Suddista" che leghi veramente in concordia le popolazioni, unite nelli stessi ideali, pronte a combattere per la medesima causa.
Ricominciare, cioè, da capo, senza invocare il ritorno de nessun Re. Il popolo del Sud è stato per troppi secoli un suddito, è giunto il momento che riconquisti la sua libertà e la sua variopinta identità culturale.
Valete Optime!




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