Sicuramente a breve Cuba si aprirà al commercio mondiale e alla globalizzazione come è già stato fatto in Cina e in Vietnam. Ci sarà la possibilità di investire, di comprare terreni, di assumere manodopera a basso costo con la protezione del regime dittatoriale (come nei due paesi asiatici), di godere insomma sia per i cubani che per gli investitori stranieri dei benefici della libertà economica. La crescita economica, la crescita dei salari, la maggiore disponibilità dei beni di consumo occidentali, il contatto con più stranieri in svariati settori produttivi darà ai cubani una nuova consapevolezza delle loro potenzialità e a tutto ciò seguiranno anche dei cambiamenti politici. Sì ci sarà maggiore libertà politica a Cuba e sul fronte dei diritti civili con maggiore velocità e vigore che non in Cina e Vietnam. E questo per un semplice motivo: la classe politica del regime cubano è vecchia, al posto di Fidel hanno messo il fratello. Indossano ancora la divisa militare, sono fermi al 1950 e non si sono mai aperti al resto del mondo. Non saranno in grado di governare i cambiamenti indotti dalla maggiore apertura economica a differenza dei dirigenti dei partiti comunisti della Cina e del Vietnam. Si pensi alla classe dirigente cinese, al pragmatismo, al fatto che buona parte di quella classe ha anche studiato all'estero nelle migliori università. E' quindi in grado di assicurare un controllo politico più razionale, più pratico sebbene in futuro anche in Cina e Vietnam ci saranno pressioni per maggiori libertà politiche e civili.