Con la crisi drammatica di consensi che il governo sta registrando nel corso di questi due anni all'esecutivo e con la figura di Prodi che appare ormai sempre più ripiegata verso la fine della propria parabola politica, il centrosinistra si trova a dover affrontare il problema del dopo-mortadella.
L'accostamento alla mortadella non è casuale. Non è mai stato chiaro realmente il motivo per cui la figura dell'attuale premier fosse sempre accostata al salume sopraindicato ma è dato certo e mai smentito dall'interessato, che uno dei significati più connotativi che si intende dare è quello di una figura semplice, onesta, schietta. Proprio come una mortadella.
Poi è successo quel che sappiamo: scandali, scandaletti, scandalucci e la figura del premier è uscita intaccata, la mortadella è scaduta, non piace più, non è genuina come si credeva. Il governo e la maggioranza, lungi dal rappresentare la moralità tanto auspicata dopo anni di immoralità, continuamente rinfacciata dal centrosinistra, si sono rivelati deboli proprio sulla questione morale: Berlinguer che ne fu uno dei più accaniti sostenitori, sta sussultando dalla tomba.
L'immagine, dunque, del centrosinistra appare quanto mai intaccata e da sinistra si tenta di risolvere proponendo Veltroni come il nuovo che avanza.
Va da se che Veltroni ha già la sua età e qualche altra volta affronteremo pure il discorso dei cadaveri ambulanti che a partire da Andreotti sino ad arrivare ad un "giovanissimo" (?) Casini, (troppo giovane, secondo alcuni), affollano la scena politica da sempre.
Ma all'occhio di tutti, Veltroni appare l'unico vero candidato potenziale del PD in grado di intaccare l'appeal mediatico di Berlusconi. Dunque, ancora una volta, si preannuncia una sfida politica mediatica, basata molto poco sui contenuti e troppo sui sorrisi, dove vince chi è in grado di apparire bello, snello, tonico. E se invece di trentadue denti, per disgrazia o per l'incedere degli anni, ne hai trentuno, la percentuale cala di un punto.
La questione sarebbe da considerarsi speciosa, se non fosse per il particolare poco rassicurante che ormai assistiamo ad un progressivo scollamento tra l'elettorato e gli eletti, una distanza che è resa ancora più gigante dall'arroganza dei mezzi mediatici (escluso il magico mondo di Internet, l'ultimo baluardo della libertà d'espressione) dove a parlare sono sempre loro, i politici e dove i cittadini nulla possono dire, non possono intervenire, non possono partecipare, da un lato dunque subendo il malgoverno di chi è al potere, dall'altro però dimenticandosi totalmente dei propri doveri civici e perpetrando dunque gli stessi comportamenti di cui poi qualunquisticamente si lamentano. Si dice che in politica sia tutto un magna magna (citando Benigni) ma non è lo stesso anche al di fuori dalle aule del Parlamento? Non assistiamo ordunque (è storia di oggi) ad esami truccati, raccomandazioni, lobby di potere all'interno delle aule universitarie, finanche nei licei e negli istituti tecnici? Perchè poi stupirci se Mastella va a spese dei contribuenti a vedere il GP di Monza? I contribuenti, poveri martiri, sono i primi a tentare di buggerarsi l'un l'altro, nella vita di tutti i giorni, cercando poi, en passant, di buggerare lo stato.
In una situazione come quella sopra descritta, accadono due cose: accade, ed è storia di questi giorni, che Beppe Grillo trovi il modo di guadagnare tanti soldini, pubblicizzando sino allo stremo il suo blog e ottenendone ingenti ricavi economici dalla vendita dei suoi dvd, grazie alla strumentalizzazione pedissequa del malcontento dei cittadini, dimenticando che il vero male del paese non sono i politici ma i cittadini stessi, oramai sempre più ripiegati verso l'individualismo più sfrenato, laddove dunque la politica non appare la base dei mali del suo paese, quanto piuttosto lo specchio.
E accade dunque, tornando al topic di partenza, che si cerchi di identificare in Veltroni la rinascita del centrosinistra e dunque del Paese. Perchè uno dei difetti più gravi della cultura di sinistra è proprio questo: arrogarsi i meriti altrui, andando oltre i propri effettivi. Fu così con la Resistenza, è stato così nel 1996, è stato così lo scorso anno, quando all'occhio di tutti, Prodi emerse come il moralizzatore pronto a riparare i tanti guasti (a suo dire) prodotti dal berlusconismo.
Le cose non sono andate così, e purtroppo lo vediamo bene e siamo punto e daccapo.
Non è il caso, ora, di stare ad approfondire i motivi per cui il centrosinistra ha fallito. Qui affrontiamo il nodo della leadership e come essa vada imposta ad un elettorato che sta manifestando evidenti segni di insofferenza.
Veltroni ha approcciato il suo debutto come leader del PD con lo stesso amore per la retorica e dunque inconcludenza, proprio dei suoi compagni di viaggio.
Tanti buoni discorsi, tanta morale, ma sempre quella stessa sensazione che non si stacca mai dalla mente del cittadino: la convinzione che Veltroni non sia un leader bensì l'ennesimo amministratore delegato (dalla sinistra).
Se ci fate caso, la differenza tra Veltroni e Berlusconi, ormai prossimi avversari, è proprio questa. Berlusconi è un leader conclamato: si certo, c'è il problema dell'eredità politica, che va risolto a tutti i costi, con un Berlusconi che ormai ha la sua età e anche i suoi acciacchi. E c'è anche il problema dell'UDC che fa fatica ad accettare la sua leadership e non sposa pienamente il suo progetto di partito unico. Ma a destra, solo un folle potrebbe pensare di affossare Berlusconi: piaccia o meno, le campagne elettorali come le fa lui, non le fa nessuno e solo uno come lui poteva recuperare uno svantaggio di 10 punti, che sembrava irrecuperabile e che per poco, nell'Aprile del 2006, non sfociò nel clamoroso sorpasso. Nè Fini e Casini ci sarebbero mai riusciti. Nè tantomeno qualcuno a sinistra.
E questo perchè nel centrodestra ormai tutti si sono convinti che il vero leader possa essere solo Berlusconi, che più che essere un presidente, è un proprietario del centrodestra, con tutti i contro del caso, ma anche e soprattutto i pro.
A sinistra non avviene questo: chi è il leader di quella coalizione, altro non è che un amministratore delegato, che come dice il termine stesso, viene delegato dall'assetto proprietario (D'Alema, Fassino e compagnia) a rappresentare i voleri della struttura politica che c'è dietro. Demagogicamente vi diranno che c'è democrazia e confronto dietro una struttura di questo tipo ma è evidente che non sia così, nè d'altro canto alcuna legge vieta a Berlusconi di essere il leader incontrastato della sua coalizione: leader si nasce, non si diventa. Berlusconi è un leader, a sinistra di leader non ce ne sono. O arriva un Blair o un nuovo Craxi oppure l'unico leader è D'Alema, il quale però si è già bruciato come capo del governo, proprio nel momento in cui non avrebbe dovuto farlo.
Assistiamo dunque all'ascesa di un burattino (Veltroni) le cui fila sono tenute da una cultura di sinistra, eterogenea, in disaccordo sui temi fondamentali, famiglia, politica estera, economia.
Insomma, la sinistra di sempre, la sinistra di Occhetto, di D'Alema, di Prodi e dunque anche di Veltroni, che di quella cultura è figlio e non fratello o padre.
La solita minestra da proporre all'elettorato.
Giusto per allontanarlo ancora di più dalla politica.




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