In un periodo in cui le parti politiche convenzionali presentano le proprie tesi per un rilancio dell'economia, nazionale e globale, penso che una forza alternativa come l'Area, nazionale e sociale, dovrebbe sposare definitivamente, anche a livello partitico, la cultura della Decrescita. So che è un discorso complesso perché nell'Area stessa vi sono culture diverse su questi temi, molte delle quali legate ai vecchi concetti di sviluppo e industrialismo vuoi per un omaggio alla cultura del Ventennio, vuoi per un più semplice assorbimento del common sense attuale.
Eppure molti fattori mi portano a pensare che davvero la Decrescita sia la miglior soluzione per preservare il nostro benessere ed anzi aumentarlo migliorando al contempo la qualità dell'ambiente e riducendo le disuguaglianze sociali.
Decrescita infatti non significa ritorno al medioevo, come alcuni saccenti economisti proni al sistema vanno blaterando con l'unico scopo di denigrare queste teorie.
La Decrescita costituisce piuttosto una serie di modalità di fare economia in modo più equilibrato, razionale, sociale, con un minimo dispendio di risorse e in cui la produzione dei beni e la loro commercializzazione sia calcolata in base alle effettive esigenze delle persone e non del mercato, sia esso di stampo liberista come oggi, che di tipo marxista come nel vecchio blocco orientale sovietico.
Alcuni esempi su cosa significhi fare decrescita.
Decrescita è bere acqua del rubinetto. Questa semplice azione, infatti, attuata su scala totale (non certo da un singolo in tutta Italia), comporta una serie di conseguenze inimmaginabili. Innanzitutto sconta alla persona (e smettiamola di chiamarci “consumatori”, cazzo!) i costi per acquistare l'acqua al negozio o supermercato. Il che significa anche che l'esercizio in questione, non dovendo più vendere acqua imbottigliata, non ne ordinerà e non saranno quindi necessari i trasporti su strada degli autocarri che portano le casse d'acqua dai centri di imbottigliamento (a loro volta destinati a ridursi drasticamente) ai punti vendita.
Meno incassi per i market, meno lavoro per i trasportatori e per gli imbottigliatori (so che sembra inquietante sotto il profilo occupazionale, ma dopo ci si arriva) significa un calo del prodotto interno lordo, essendoci meno voci che vanno a bilancio delle aziende. Ma nonostante la flessione di questo indice, il risultato è che la persona in questione si ritrova ugualmente con la bottiglia d'acqua pronta da bere senza doversi preoccupare della menzogna del Pil. Senza contare che la mancata necessità di milioni di bottiglie di plastica ogni anno implica anche un minor fabbisogno di petrolio, materia prima fondamentale per questo prodotto.
Ai risparmi economici dobbiamo aggiungere quelli sociali. Immaginiamo davvero un'Italia (limitiamo l'analisi al nostro Paese) con meno Tir che circolano e un'aria più sana. Il risultato sul lungo periodo sarebbe qualche tumore in meno per i cittadini e quindi un minor bisogno di far ricorso alle prestazioni sanitarie, le cui spese vanno di anno in anno crescendo per la gioia degli speculatori della casa farmaceutiche.
Un discorso simile – tipico esempio dell'economista francese Serge Latouche – è quello dello yougurt fatto in casa che, in modo analogo all'acqua del rubinetto, consente un enorme risparmio in termini di acquisto, produzione, trasporto, commercializzazione, reperimento di materie prime.
Ma Decrescita significa anche cambiamento culturale. Quante volte, pur senza averne alcun bisogno, acquistiamo un bene superfluo o cambiamo un telefono cellulare perfettamente funzionante e adatto alle nostre esigenze solo perché influenzati dalla pubblicità o da una cultura consumistica (il consumismo è il treno su cui viaggia il liberismo) che ci vuole “trendy” e “fashion”? In proposito andrebbe ricordato che dietro ogni nostro acquisto superfluo, di per sé innocente (cosa può cambiare se spendo 100 euro in più all'anno per un telefonino?) c'è una macchina molto più complessa. Pensiamo a cosa significhi reperire i tessuti per un paio di pantaloni o i materiali per un cellulare. Pensiamo al loro processo di lavorazione, al trasporto, magari transoceanico attraverso gigantesche navi da carico, alla distribuzione capillare nelle nostre città.
Eliminare queste cose significa eliminare gli anelli superflui di una catena che è stata allungata in modo del tutto innaturale affinché ogni speculatore abbia la sua fetta su cui banchettare.
Ma Decrescita, e qui si scende in un argomento particolarmente caro, significa legare sempre più la produzione al territorio. Eliminare i mostruosi trasporti da un capo all'altro del mondo vuol dire infatti dotarsi della capacità di produrre tutto ciò che serve su basi locali. Il che non vuol dire aumentare la mole dei nostri impianti industriali, cosa che sarebbe in contraddizione con quanto detto prima, semplicemente significa differenziare gli apparati rinunciando alla produzione di massa di beni da esportazione che qui non servono, tagliando anche gli inutili trasporti su vasta scala.
In sostanza, parliamo di autarchia ma anche di “ciclo corto” della distribuzione, in cui il passaggio del bene dalla sua realizzazione al cittadino sia il più rapido possibile, eliminando inutili passaggi intermedi che, ribadiamo, sono costituiti da attività di commercializzazione di fatto inutili per la gente ma valide soltanto per chi le attua per i propri profitti: il risultato finale è sempre un incremento dei prezzi.
A questo punto si potrebbe rilevare che il processo di Decrescita implica un netto calo dell'occupazione, visto il taglio drastico di lavorazioni che saranno anche superflue ma danno di fatto lavoro a milioni di persone.
Non è così. Penso invece che in parte, e solo in parte, molti di quei lavori saranno sostituiti da altri più razionali e connessi alle necessità della gente. Ad esempio un massiccio ricorso all'autoproduzione domestica di energia elettrica ridurrebbe di molti il nostro bisogno di produzione di massa attraverso le centrali e anche, dopo aver assorbito il costo iniziale, bollette più basse o nulle. Tuttavia richiederebbe anche qualche tecnico in più per la manutenzione degli impianti privati.
Ma è solo un esempio.
La verità è che con la Decrescita, concentrando la forza lavoro sulle produzioni e sui servizi effettivamente utili al nostro benessere, sarebbe possibile conservare il nostro livello di vita con tre o quattro ore di lavoro ciascuno e magari, all'interno di un nucleo familiare, sarebbe sufficiente un solo salario per poter mantenere tutti dignitosamente.
In fondo, basta un ultimo, semplice ragionamento per capire che ridurre il lavoro non implica una riduzione del tenore di vita.
Basti pensare a tutte quelle risorse che oggi sono potenzialmente disponibili ma che sono spesso lasciate inutilizzate. Gente che muore di fame e allo stesso tempo cereali che vengono mandati al macero per mantenere alti i prezzi (non sarebbe più saggio far mangiare tutti, evitare di distruggere del cibo e magari sgobbare un po' meno tra i campi anziché produrre un eccesso che viene poi mandato al macero impoverendo tra le altre cose la terra?); gente che non ha un tetto mentre migliaia di case, private e popolari, sono lasciate sfitte per inerzia o inefficienza (qualcosa non va?).
Ecco quindi che vale la pena agganciare al discorso della Decrescita anche la proposta di una nuova modalità di accesso ai beni che non sia basata esclusivamente sul denaro. La bestialità del liberismo porta infatti chi ha il denaro sufficiente ad acquistare ciò di cui non ha bisogno... per poi togliere a chi non ha denaro (non perché sia uno scansafatiche, magari perché è un semplice operaio con moglie e figli) la possibilità di accedere a servizi e beni fondamentali come la casa o una sanità di livello, pur avendone ogni diritto.
Ma questa, forse, è un'altra storia.
E questo, invece, non è un testo tratto dalla Bibbia, non è una verità assoluta, solo la sintesi di un pensiero cui, da profano, sono giunto dopo aver letto e pensato, quindi, ovviamente, un pensiero perfettibile.
Il che richiede suggerimenti e pareri dei lettori.
Ps: anche questo testo è un esempio parziale di Decrescita. Il documento iniziale è stato infatti realizzato con il programma libero Open Office Writer, gratuito e privo della necessità di licenza.
Articolo originale pubblicato su http://www.simoneinarcadia.altervista.org/decrescita.pdf
Riferimenti: www.decrescita.it




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