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    Super Troll
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    Predefinito Qualche "Grillo" per la testa

    Qualche "Grillo" per la testa


    (di. O. K. destrasociale.org) - Ammetto che in questi ultimi giorni, anch'io ho avuto qualche grillo per la testa. Pensavo e ripensavo a quanto stava accadendo in Italia: al grillismo, alle caste, alla disaffezione dei cittadini alla politica, e ancor peggio, alla superficialità con cui la politica reagisce davanti a ‘rogne civili' che invece dovrebbero interessarle. Eccome.
    Mi dicevo che anch'io su molte cose la pensavo come Grillo, e una di queste cose l'ha detta proprio in questi giorni sul suo blog: l'opportuna presenza della cittadinanza nei consigli comunali. Il discorso è molto semplice. Gli eletti (tutti quanti noi) hanno un datore di lavoro da "soddisfare", che sarebbero gli elettori, i cittadini, insomma noi. Bene. Quindi come ogni datore di lavoro che si rispetti, è giusto che i cittadini si curino che gli eletti facciano quello per cui li abbiamo votati: in primis, che si facciano pieno carico del programma (e non dei favori) per cui si sono guadagnato il nostro voto. Ma se i politici, ci dovessero deludere, cosa potremmo fare, noi, poveri martoriati tapini? Sembrerebbe nulla, perché un bel "Vaffa" è come una comparsata in televisione: ormai non si nega più a nessuno, e proprio per questo, non ha alcun effetto sulle persone. Allora potrebbero esserci due idee, abbastanza impopolari -mettiamola così- che provo a proporre, pur sapendo che i "vaffa" ora me li prenderò io.

    1. Incompatibilità Carica Istituzionale - Carica Partito. Diciamo tutti, da destra a sinistra, che le facce sono sempre quelle. Ci lamentiamo del fatto che da quasi quindici anni, la classe dirigente dei partiti (che poi va a riversarsi nella classe dirigente di questo o quel Governo) è sempre la stessa. Sappiamo tutti benissimo che a far la differenza non sarà di certo questo o quel contenitore. Non importa che ci sia il PD (Partito Democratico) o PDL (Partito delle Libertà), se questi altro non sono che la semplice sommatoria delle rispettive partitocrazie di centro destra e centro sinistra. Perché a conti fatti, in questa sommatoria, ci sarebbe un cambio di sigla, ma le facce (e le idee delle medesime) sarebbero sempre le stesse. Né più, né meno. Quindi, perché non proporre all'eletto promosso poi come assessore o addirittura ministro, di lasciare la propria carica di partito? Non facciamo gli ipocriti: sappiamo tutti benissimo che gestire un partito richiede un impegno inverosimile. E sappiamo tutti altrettanto bene, che fare le veci degli elettori in una giunta comunale/provinciale/regionale o in un Consiglio dei Ministri, è attività seria, complessa e molto impegnativa. Possiamo davvero credere che una persona umana (e non un qualsiasi vulcaniano con le orecchie a punta) sia davvero in grado di gestire parallelamente entrambe le responsabilità? Da qui la proposta: se oggi il signor Rossi, che apparteneva alla classe dirigente del partito, viene promosso a ministro, lascia la sua carica al partito e si convoca un congresso. Perché un congresso? Perché è l'unico momento effettivamente democratico, in cui una base decide a chi dare la propria fiducia. Questo sistema, che imporrebbe ai politici di rango una scelta obbligata, consentirebbe una crescita verticale della base ai vertici del partito (in ogni suo dove, comune, provincia, regione etc..) e limiterebbe la crescita orizzontale di cariche e poltrone fittizie, create ad hoc per accontentate i malumori dei pochi, senza creare strutture riconosciute unanimemente utili indispensabili. Inoltre il nuovo verticismo nei partiti porterebbe finalmente facce nuove, dando finalmente nel tempo possibilità un po'a tutti, alla faccia di questo patetico clientelismo che s'è insediato come ruggine nei meccanismi di crescita all'interno dei partiti.

    2. Elezioni di conferma. Cinque anni di governo, per qualunque esso sia, sono un botto. E' vero, serve tempo per avviare le riforme, ma questa non dev'essere una scusa per far si che questo o quel Governo non si debba sentir messo in discussione dall'elettorato. Molti di voi obietteranno una sana verità: quale Governo è mai durato per cinque anni? Vero, ma non sottovalutiamo che l'attaccamento alle poltronissime è assai più motivazionale della salvezza di un popolo. Insomma, forse non ci sarebbe di che stupirsi se anche il Governo Prodi, benché animato da saltimbanchi e cioccolatai della politica, restasse in piedi anche cinque anni nonostante il fantasma del sindaco di Veltronia aleggi come uno spettro sulla testa del primo ministro italiano. Altri potranno anche dirmi che, a conti fatti, elezioni dopo (per esempio) due anni e mezzo, sarebbero inutili e sarebbe un dispendio di soldi, soprattutto perché per giudicare l'operato del Governo, ci sono anche europee, regionali e amministrative sparse qua e là. Balle, perché sappiamo tutti benissimo che queste elezioni vengono strumentalizzate da un lato e dall'altro senza produrre mai alcun effetto sul Governo in carica. Anzi, chissà perché quando la maggioranza al Governo perde due province, l'opposizione chiede "nuove elezioni" e chissà perché se la medesima maggioranza di Governo perde dieci province, allora spunta in serata la fatidica frase "questa elezione non aveva alcun significato politico, non è mai stato un test". Già, i casi della politica. Allora qual è l'idea? Che ci siano elezioni di riconferma stabilite per legge, e che avvengano almeno una volta ogni due anni, per far sì che se la verifica di Governo non la fanno i partiti (e si badi che nella definizione della parola "partito" c'è anche la propria base quale elemento vitale per la sua vita) allora che gliela facciano gli elettori, i cittadini. Perché la fiducia è una cosa seria, che si deve mantenere di anno in anno: oggi, noi tutti, non possiamo più dar fiducia "ai soliti ignoti" che se la suonano e se la cantano da soli per cinque lunghi, lunghissimi, inesorabili anni. Si può aver fiducia nella politica, ma soltanto se gli elettori possono giudicare di volta in volta l'operato degli eletti. E allora vedrete, che se i politici si sentissero precari quanto lo siamo tutti quanti noi, anche loro farebbero uscire le scintille dai banchi delle istituzioni. Altro che casta.

    Chiaro, queste sono due idee che non piacerà a nessuno di quelli troppo attaccati alla poltrona (di partito) e alla poltronissima (di Governo). Ma le butto giù, almeno per poter dire in futuro... io l'avevo detto.

    In tutto questo il grillismo va avanti. La casta anche. Napolitano ha detto che il problema è la perenne presenza dei politici nelle televisioni. Io la metto giù in un altro modo: dico che non è questo il problema, non la presenza dei politici in televisione, ma il divismo che prima davamo agli attori italiani (caduti ormai in disgrazia a causa proprio della TV) e che oggi diamo all'ultimo degli eletti benché munito di carica. Forse siamo noi, o i media, a dar troppa importanza a persone infinitamente normali e fallibili. Forse, più che la presenza dei politici in televisione andrebbe ridimensionata la ruffianaggine della televisione nei confronti dei politici. Certo, è anche vero che ci sono due evidenti problemi in materia. Il primo è che il Cavalier Berlusconi, nonché capo dell'attuale opposizione, è anche proprietario di ben tre reti nazionali difese con le unghie e con i denti in questi suoi quindici anni di militanza politica. Il secondo problema è la RAI, di cui molti credono che ad esserne l'editore sia il Governo, mentre il vero editore è il popolo italiano, che non solo stipendia il Governo con tasse, ma che stipendia pure la RAI con il canone. Come la mettiamo?

    La mettiamo che Grillo sta facendo per davvero qualcosa: udite udite, stanno nascendo le Liste Civiche di V (che non sta per il pregevole "V per Vendetta", ma per un banalissimo "Vaffa"). A Roma da qualche giorno campeggiano manifesti i padri fondatori. Chi sono? Oh, giovani, facce nuove! Gioisci Italia! Ed invece no: guardo i manifesti, e chi leggo? Due nomi su tutti: Oliviero Bea e Pancho (Pancho?)Pardi. Il nuovo che avanza. Solo che, a pensarci bene, a me questi non mi sembravano affatto nuovi: né per motivi anagrafici, né per la loro nomea. Ma dove li avevo già visti? Trovato: erano i girotondini, gente dall'aria per lo più affranta e sofferente, memore di un sessantotto che vorrebbero riproporre alla prima occasione, non fosse altro che a distanza di quarant'anni, ne ha fatti fuori più l'artrite che altro. Leggo i manifesti e mi domando: ma come mai i girotondinii in questi tre anni di grillite, erano scomparsi? E soprattutto: quando ci furono i "girotondi", perché Grillo non c'era? La verità è che sono due blocchi di pensiero molto diversi: settoriale e sinistroide quello dei girotondini, che si stanno insinuando nel sistema-Grillo, trasversale e quindi più temibile il movimento del comico genovese. Cosa c'è che lega i due? Probabilmente un sistema che andrebbe analizzato.

    Io, che sono un amante del complottismo, dei gialli e dei retroscena, mi limito a buttarne giù uno: dapprima Montezemolo (Presidente di Confindustria) lancia l'allarme sullo sperpero di denaro pubblico da parte delle Istituzioni. Luca Cordero, sembrava volesse scendere in politica: pareva scontato. Ed invece qualcosa lo frena. Ma cosa? Va da sé che dopo poco tempo, esce nelle librerie "La Casta" scritto da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, cavalli puro sangue del "Corsera" che guarda caso, fa parte del gruppo RCS da cui Montezemolo è legatissimo. Nulla si muove. Montezemolo non entra nel gradimento del popolo italiano: in un Paese che deve quasi tutto alla piccola imprenditoria, come potrebbe il Presidente di Confindustria essere gradevole o per lo meno gradito? Serviva un uomo del popolo quindi, a smuovere il popolo: e qui entra in gioco Grillo.
    Ora, può anche darsi che in questa mia giocosa, complottistica e divertente ricostruzione, non ci sia nulla di vero. Ma un tarlo mi assilla: possibile che tutte queste siano coincidenze? E se ci fosse un sistema, fatto di populismo ma anche di preoccupazioni reali, studiato a tavolino per destabilizzare il Paese? Forse è fantapolitica, ma visto che c'è gente pronta a ridersela e giocarsela col mio voto, nessuno se la prenderà se una volta tanto a giocare sono io

  2. #2
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    Forse è fantapolitica
    sicuramente, non forse.

  3. #3
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    a me personalmente grillo piace, i suoi spettacoli sono una raffica di pugni sulle nostre convinzioni, è la spoletta di un bomba, che se lanciata bene, aiutera' a sbracare questi ipocriti, figli di p......

    io appoggio

 

 

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