(POL) Welfare: Prodi sparge ottimismo ma la maggioranza perde pezzi
Roma, 12 ott (Velino) - Con il sì dei lavoratori al protocollo sul welfare “il Paese ha dato un sì entusiasta alla politica che abbiamo iniziato”, quindi “si va avanti nella direzione scelta, non c’era nessun dramma prima e non c’è nessun dramma oggi”. Quelli apportati oggi in Consiglio dei ministri sono stati “aggiornamenti”, non “modifiche radicali”. Ora il Parlamento, che “è sovrano”, potrà comunque ulteriormente intervenire. Nel giorno del varo a Palazzo Chigi del provvedimento che recepisce l’accordo di luglio sul welfare, il premier Romano Prodi prova a diffondere un clima positivo e ad arare il terreno in vista dei prossimi passaggi difficili. Quanto ai contrasti emersi anche oggi nella squadra di governo (dall’ala sinistra sono venuti due sì con riserva e due astensioni), Prodi ne minimizza la rilevanza. E - lasciando il Senato dopo un vertice di maggioranza - ironizza sulle difficoltà in agguato con la manifestazione del 20 ottobre: “Ma cos’è, una corsa a ostacoli? Ogni giorno bisogna sempre affrontare il problema del giorno dopo... Diciamo invece che il giorno prima è andata estremamente bene, oggi è andata bene, e andrà bene anche domani”. Ma se da Palazzo Chigi gli altoparlanti diffondono note rasserenanti (che riecheggiano nelle parole del presidente del Senato, Franco Marini, sulla possibilità di trovare “qualche punto di mediazione” nella “libertà del dibattito parlamentare”), la musica proveniente dalle due ali della maggioranza ha toni più cupi.
Sul versante sinistro, il Pdci reclama ulteriori modifiche in Parlamento, mentre Franco Turigliatto, dissidente di Rifondazione passato al gruppo misto, annuncia - assieme al deputato del Prc Salvatore Cannavò - un “voto contrario” sul protocollo e una battaglia contro la legge 30, ironizzando sulla passività della “sinistra di governo”.Al contempo, dal lato opposto dello schieramento Willer Bordon avverte che lui e Roberto Manzione non hanno più “obblighi di coalizione”, dunque sono liberi di “presentare nostri emendamenti ad una Finanziaria che riteniamo abbia seri elementi da modificare”. Magari col sostegno del centrodestra. Come a dire che a Palazzo Madama la maggioranza politica non c’è più. Mentre i diniani si dicono “molto irritati per quanto successo nel Consiglio dei ministri, e preoccupati rispetto a ciò comporteranno, a livello di bilancio, le modifiche introdotte dal governo”. A esprimersi in questi termini - a nome dei Liberaldemocratici, la componente fondata da Lamberto Dini - è il senatore Natale D’Amico. “Tutti festeggiano - osserva D’Amico - l’astensione di due ministri (Paolo Ferrero, Prc, e Alessandro Bianchi, Pdci, ndr) come se fosse un successo, in realtà noi riteniamo questa cosa un fatto grave, e non ci presteremo, in Parlamento, ad avallare ulteriori scavalcamenti a sinistra del sindacato”. Entusiasmo manifestato - nella conferenza stampa a Palazzo Chigi svoltasi subito dopo il Consiglio dei ministri - da Prodi, dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa e dal ministro del Lavoro Cesare Damiano, che tra l’altro non si è detto preoccupato dall’atteggiamento che i liberaldemocratici vorranno adottare.
“Gli uomini all’antica - ha replicato D’Amico - sono quelli che tengono fede ai patti, e il patto era stato stretto coi sindacati, che lo hanno sottoposto a referendum e a loro volta approvato con una maggioranza schiacciante, anche se sarebbe bastato il 50 per cento più uno”. In particolare, D’Amico si dice allarmato per una delle modifiche annunciate: “L’abolizione del tetto per i lavori usuranti ci preoccupa moltissimo, e pensiamo che, se vorrà avere il nostro voto, il ministro Padoa-Schioppa dovrà chiarire sulle conseguenze economiche di questa misura”. Oltre all’abolizione del tetto di cinquemila unità per i lavoratori usuranti, le novità apportate in Consiglio dei ministri riguardano la possibilità di reiterare una sola volta, dopo 36 mesi, i contratti a termine. Resta a questo punto denso di incognite l’iter parlamentare del provvedimento, in presenza di una forte distanza tra le forze come l’Udeur e i liberaldemocratici di Dini, che avevano invocato l’unanimità in Cdm e l’immutabilità del protocollo, e Pdci e Rifondazione dall’altra (mentre più morbida è la posizione di Sinistra democratica e Verdi, che oggi hanno detto “sì con riserva” al protocollo). In quest’ottica, il leader dell’Udeur Clemente Mastella, al termine della riunione dei ministri, ha già ammonito che “le modifiche vanno concordate con le parti sociali. Se il governo fa un accordo e poi lo cambia, allora non valeva la pena fare un referendum su quell’accordo. Se non si concordano le modifiche, non ci saranno più parti sociali che vorranno siglare un accordo col governo”.
Di tutt’altro avviso è il collega di Rifondazione: poco prima che Damiano e Padoa-Schioppa presentassero l’accordo in conferenza stampa, Ferrero ha motivato il suo voto di astensione e ha promesso, a nome del proprio partito, battaglia in Parlamento. “Le modifiche apportate al protocollo sul welfare - ha detto Ferrero - sono insufficienti, in particolare su due punti: la lotta alla precarietà e i lavori usuranti, dove rimangono esclusi i lavori notturni a ciclo continuo. Confidiamo che il Parlamento il testo si possa migliorare. Le modifiche che chiediamo sono tutte all’interno del programma dell’Unione”. Quanto alla spaccatura emersa in Cdm, Ferrero afferma che “la Cosa rossa ha votato in modo diverso, ma richiede le stesse modifiche. Credo che nessun lavoratore che ha votato sì sia contrario ai miglioramenti che abbiamo chiesto. Il sì non venga usato strumentalmente”. Sul percorso in Parlamento, infine, grava anche il nuovo monito lanciato dal ministro dell’Economia alla sinistra radicale: “ Mi auguro che le Camere garantiscano i tempi senza che ci sia bisogno di trasformare il disegno di legge all’interno della Finanziaria. Se ci fossero modifiche che comportano la ricerca di coperture - aggiunge Padoa-Schioppa - ci sarebbe l’esigenza di trovarle, tenendo a mente quanto fissato questa primavera e cioè che le risorse superiori a 2,5 miliardi di euro si devono trovare all’interno del sistema”. (Mauro Bazzucchi) 12 ott 162




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