La scomparsa dei due militari doveva essere mantenuta segreta per un po' E il ministro irritato si sfogò con Prodi Parisi chiama il premier a New York dopo la diffusione di notizie contradditorie sull'identità degli italiani rapiti in Afghanistan
ROMA — La speranza era che la vicenda si risolvesse in poche ore e dunque rimanesse segreta. Ma ieri mattina, quando si è capito che nessuna «fonte» attivata in Afghanistan era in grado di fornire informazioni utili, il governo ha autorizzato la polizia locale a dire che due italiani erano «scomparsi mentre viaggiavano sulla strada del distretto di Shindand, nella provincia di Herat». Non c'era alcuna certezza su che cosa fosse accaduto.
Però l'ipotesi che i due militari italiani fossero stati rapiti insieme all'interprete e all'autista afghani già prevaleva sulle altre. E si è deciso di non correre il rischio che arrivasse una rivendicazione o un ultimatum prima che le autorità italiane informassero le famiglie e rendessero noto di aver perso i contatti. È stato proprio in quel momento, ormai era passato mezzogiorno, che i comunicati emessi dai vari ministeri interessati hanno provocato quello che appare un vero e proprio corto circuito.
Secondo le prime indiscrezioni gli scomparsi sono giornalisti. L'Unità di crisi della Farnesina è la prima a smentire: si tratta di militari. Interviene il ministero della Difesa e conferma questa versione: sono soldati, i familiari sono stati avvisati. Nessun particolare viene fornito sulla loro identità, nè sul compito assegnato. Neanche mezz'ora dopo Palazzo Chigi dirama una nota e sottolinea come il «presidente del Consiglio sta lavorando in stretto contatto con l'Unità di crisi della Farnesina ». Tanto basta per far circolare nuovamente la voce che si tratti di civili, o più probabilmente di funzionari governativi, dunque 007. Il ministro della Difesa Arturo Parisi chiama Romano Prodi gli spiega chiaramente che ritiene «singolare» la procedura adottata. Poi contatta il collega degli Esteri Massimo D'Alema che a New York aveva affermato: «È abbastanza prematuro parlare di sequestro, per ora siamo di fronte a due funzionari italiani che sono scomparsi». Funzionari, non soldati e questo aveva dato nuovo credito alle indiscrezioni.
Si tratta di militari in missione segreta, qualsiasi informazione sul loro conto fa aumentare il pericolo, allontana la possibilità di salvarli. Non a caso i loro nomi non sono stati ancora comunicati neanche alla procura di Roma. Accadde anche in Iraq nel 2004. Due agenti del Sismi furono rapiti da un gruppo di guerriglieri, ma in poche ore la questione fu risolta e si riuscì a tenere la storia riservata, confermandola soltanto mesi dopo. In questo caso è andata diversamente e l'invito di Parisi «agli organi di stampa a seguire una linea di prudenza perché siamo di fronte a una situazione non ancora chiara che richiede da parte di tutti il massimo dell'attenzione e del rispetto dei fatti e delle parole», appare rivolta anche ai suoi colleghi di governo e ai politici.
La linea che il titolare della Difesa conferma dopo aver parlato con Prodi e prima ancora con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è «la priorità di salvare i due militari nel rispetto degli impegni internazionali e nel proseguimento della missione». Un messaggio chiaro a chi già chiede il ritiro delle truppe dall'Afghanistan. Parisi sa che la gestione di questa vicenda non sarà facile. Le «fonti» attivate dall'intelligence dicono che a rapire i due italiani sarebbe stata una banda locale, ma non nascondono il timore che i talebani si siano già fatti avanti per gestire gli ostaggi. E dunque per trasformare la questione in un affare politico, proprio come avvenne quando fu rapito il giornalista di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo, e il prezzo della sua liberazione fu uno scambio di prigionieri ottenuto dagli uomini del mullah Dadullah, poi ucciso dalle forze militari occidentali. Una prova che i due militari stanno bene sarebbe stata fornita e si sarebbero aperti alcuni canali per riuscire ad avviare la trattativa. I buoni rapporti del governo italiano con il presidente Hamid Karzai — che ieri sera ha fatto sapere di avere informazioni sul luogo dove sarebbero i prigionieri — certamente possono favorire la soluzione, anche se il governo afghano ha più volte ribadito in passato di non essere disponibile a fare concessioni a guerriglieri e terroristi
Fiorenza Sarzanini
24 settembre 2007
http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...ma_prodi.shtml




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