Accordo bipartisan: via gli obblighi per le imprese. La proposta
in commissione. Appello sul web per evitare che la legge sia svuotata


http://www.repubblica.it/2007/09/sez...y-ufficio.html

ROMA - Privacy sotto scacco. La tutela dei nostri dati personali è a rischio: parlamentari di entrambi gli schieramenti starebbero infatti cercando di svuotare la legge che protegge la riservatezza. Come? Con semplici emendamenti al ddl Bersani sulle liberalizzazioni. A denunciarlo sono Stefano Rodotà, Fiorello Cortiana, Carlo Formenti e Arturo Di Corinto, che giovedì scorso hanno lanciato un appello sul web (www.adunanzadigitale.org/privacy/), già firmato da oltre 150 persone.

Sull'argomento, la "madre dei tutte le leggi" è il Codice della privacy, entrato in vigore il primo gennaio 2004. All'esame della Commissione Industria del Senato (che si dovrebbe riunire oggi pomeriggio) sono invece gli emendamenti alla cosiddetta "lenzuolata Bersani".

Cosa c'entrano con la riservatezza? "È in corso al Senato - spiegano i promotori dell'appello - un nuovo tentativo di svuotare la legge sulla protezione dei dati personali, a danno dei cittadini e dei lavoratori e a favore delle imprese. In seguito alle pressioni di forti organizzazioni imprenditoriali, alcuni parlamentari di entrambe gli schieramenti hanno infatti proposto che tutte le imprese siano esonerate dal predisporre le misure minime di sicurezza a tutela dei dati personali. Prima dell'estate la Camera aveva già introdotto questo esonero per le imprese con meno di 15 dipendenti".

Per capire meglio, bisogna fare un passo indietro. Secondo la legge, ciascun titolare del trattamento dei dati personali ha l'obbligo di adottare tutte le misure di sicurezza idonee a ridurre al minimo i rischi di distruzione o perdita dei dati o di accesso non autorizzato. Non solo. È anche esposto a responsabilità per risarcimento del danno, se non riesce a provare di avere adottato tutte le misure idonee a evitarlo.

"Tutto ciò - si legge nell'appello on line - verrebbe ora cancellato per le imprese. Già era grave l'esclusione delle piccole, ma l'estensione a tutte le aziende è addirittura paradossale, oltre che gravemente lesivo dei diritti dei cittadini. Basti pensare ai dati, anche sensibili, dei lavoratori dipendenti di queste imprese. Un esempio? Le notizie riguardanti la salute. È un micidiale attacco ai diritti fondamentali". Insomma, un domani se qualcuno utilizzasse a sproposito i nostri dati sensibili, non potremmo imputare più la colpa a quella azienda che non li ha sufficientemente protetti. Un bel favore alle imprese, dunque.

A onor del vero, va però detto che non manca un emendamento che va nella direzione opposta: quello a firma di due senatori Verdi (Ripamonti, Pecoraio Scanio), che invece escluderebbe dal contestato esonero anche le imprese sotto i 15 dipendenti. I giochi sono ancora aperti, dunque.

"Se tale approccio si rivela come un indizio preoccupante di una deriva sociale che antepone i profitti ai diritti dei cittadini - avvertono i promotori dell'appello - può trasformarsi in un boomerang per le stesse aziende. Infatti, se l'esonero può apparire nell'immediato come un risparmio, avrà l'effetto di ingenerare perplessità e sfiducia nei lavoratori e nei clienti, che non si sentiranno più adeguatamente tutelati, sollecitando i consumatori a preferire quelle imprese che la privacy la considerano un valore da tutelare e un asset della propria attività". E ancora: "Tale esonero determinerà anche un freno alla spinta innovativa di quelle aziende che, nella tutela e nel corretto trattamento dei dati personali, hanno trovato uno stimolo per innovare procedure e professionalità e ampliare la propria offerta di servizi".

Non è tutto, purtroppo. "Ancora più grave - conclude l'appello - è che gli stessi emendamenti prevedono l'eliminazione delle tutele per le persone giuridiche, gli enti e le associazioni". Oggi, infatti, nessuno può utilizzare (per esempio a fini commerciali) i dati di un sindacato o di un partito o di un'associazione ambientalista, al di fuori delle garanzie previste dalla legge sulla privacy. "Si dà il via libera alla schedatura delle associazioni - conclude l'appello - con l'effetto di limitare grandemente il diritto alla libertà di associazione, critica e libera manifestazione del pensiero, che sono il sale di ogni democrazia".

(24 settembre 2007)