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Discussione: No alla pena di morte!

  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da Miles Visualizza Messaggio
    Il problema è in chi vede il Cristianesimo e la sua Tradizione, come un ente morale che deve adattarsi alla moda ideologica del momento.
    La cosa peggiore è quando si forza la Tradizione per dare una giustificazione a queste mode.
    Il problema può essere anche esattamente l'opposto: di una chiesa che non vuole mantenere la Tradizione, ma la tradizione: quindi tradizionalista. E su questo Gesù Cristo stesso, nei Vangeli afferma:

    Marco 7,8 Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
    Marco 7,9 E aggiungeva: «Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione.

    Una chiesa che rigetta tutto ciò che è moderno, IN QUANTO MODERNO e non in quanto contrario al Vangelo, una chiesa che si pone continuamente CONTRO la società (e non contro la negazione dei valori cristiani) continuamente sospetta nei confronti della scienza.... Una chiesa che non sa più parlare alla società di oggi, perchè si ostina a promuovere un "linguaggio" vecchio, è una chiesa destinata a morire.
    Non fecero così i primi cristiani che "dialogarono" con l'ellenismo, con la cultura di allora, rigettando ciò che era anti-cristiano, ma trovando e soprattutto CERCANDO anche notevoli punti di contatto e di incontro. Altri tempi.

    Pace & bene

  2. #22
    Sassari
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    La petizione è stata sospesa a causa di minacce e insulti degli indipendentisti sardi.

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da VeteroCatholico Visualizza Messaggio
    Il problema può essere anche esattamente l'opposto: di una chiesa che non vuole mantenere la Tradizione, ma la tradizione: quindi tradizionalista. E su questo Gesù Cristo stesso, nei Vangeli afferma:

    Marco 7,8 Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
    Marco 7,9 E aggiungeva: «Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione.

    Una chiesa che rigetta tutto ciò che è moderno, IN QUANTO MODERNO e non in quanto contrario al Vangelo, una chiesa che si pone continuamente CONTRO la società (e non contro la negazione dei valori cristiani) continuamente sospetta nei confronti della scienza.... Una chiesa che non sa più parlare alla società di oggi, perchè si ostina a promuovere un "linguaggio" vecchio, è una chiesa destinata a morire.
    Non fecero così i primi cristiani che "dialogarono" con l'ellenismo, con la cultura di allora, rigettando ciò che era anti-cristiano, ma trovando e soprattutto CERCANDO anche notevoli punti di contatto e di incontro. Altri tempi.

    Pace & bene
    La Chiesa ha sempre Dialogato col Mondo Moderno. Il problema è quando il Dialogo è inteso come compromesso con la Verità (non accettabile) e quando il Dialogo è viceversa un modo per eviscerare il meglio la Verità stessa.

    Perchè avere come punto di riferimento il Mondo Moderno per piacere al mondo stesso è contrario all'Ottica di Cristo "Voi non siete di questo mondo".

    Il paragone con l'ellenismo è fuori luogo. I Filosofi della Grecia cercavano con uno zelo ed una ricerca incredibile Dio,avevano sete assurda di Verità.

    Ricordi il discorso di Paolo all'Agorà?

    Viceversa il mondo laicista, parte dal presupposto della negazione di Dio.

    Allora quella che tu chiami tradizione degli uomini è quella che ci viene dal mondo Laicista , sicuramente molto meno ispirata del mondo Ellenico che cercava Dio ogni piè sospinto.

  4. #24
    ooooWAGLIONEoooo
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    Citazione Originariamente Scritto da Miles Visualizza Messaggio
    La Chiesa ha sempre Dialogato col Mondo Moderno. Il problema è quando il Dialogo è inteso come compromesso con la Verità (non accettabile) e quando il Dialogo è viceversa un modo per eviscerare il meglio la Verità stessa.

    Perchè avere come punto di riferimento il Mondo Moderno per piacere al mondo stesso è contrario all'Ottica di Cristo "Voi non siete di questo mondo".

    Il paragone con l'ellenismo è fuori luogo. I Filosofi della Grecia cercavano con uno zelo ed una ricerca incredibile Dio,avevano sete assurda di Verità.

    Ricordi il discorso di Paolo all'Agorà?

    Viceversa il mondo laicista, parte dal presupposto della negazione di Dio.

    Allora quella che tu chiami tradizione degli uomini è quella che ci viene dal mondo Laicista , sicuramente molto meno ispirata del mondo Ellenico che cercava Dio ogni piè sospinto.

    Non mi è chiaro di quale tradizione laicista parli. "Noi" non ci tramandiamo nulla.

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da waglione Visualizza Messaggio
    Non mi è chiaro di quale tradizione laicista parli. "Noi" non ci tramandiamo nulla.
    Come no?

    La Rivoluzione Francese, madre di tutti i popoli e di tutte le libertà? Non è per caso un mito, ovvero un fatto storico trasmutato in quintessenza di valore autocertificatamente positivo?

    Comunque questo era il topic della pena di morte.

    Magari waglione, aprine un altro in merito. Odio andare Off Topic, facciamo sta cosa, che dici?

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da Miles Visualizza Messaggio
    La Chiesa ha sempre Dialogato col Mondo Moderno. Il problema è quando il Dialogo è inteso come compromesso con la Verità (non accettabile) e quando il Dialogo è viceversa un modo per eviscerare il meglio la Verità stessa.

    Perchè avere come punto di riferimento il Mondo Moderno per piacere al mondo stesso è contrario all'Ottica di Cristo "Voi non siete di questo mondo".

    Il paragone con l'ellenismo è fuori luogo. I Filosofi della Grecia cercavano con uno zelo ed una ricerca incredibile Dio,avevano sete assurda di Verità.

    Ricordi il discorso di Paolo all'Agorà?

    Viceversa il mondo laicista, parte dal presupposto della negazione di Dio.

    Allora quella che tu chiami tradizione degli uomini è quella che ci viene dal mondo Laicista , sicuramente molto meno ispirata del mondo Ellenico che cercava Dio ogni piè sospinto.
    Il discorso sull'apertura alla filosofia ellenica pre-cristiana è invece estremamente pertinente. Infatti, all'epoca (anche post-paolina) esistevano due anime nella chiesa: quella di Tertulliano che temeva e anzi paventava il COMPROMESSO con la "modernità" di allora, una diluizione della fede e quella del vescovo (se non sbaglio) Valentino di Alessandria che invece propugnava una lettura diametralmente opposta: come la Legge ebraica era stata la preparazione alla Legge della Fede, così anche la Filosofia greca era stata in modo diverso era stata una preparazione del popolo alla più profonda comprensione o espressione della fede.

    Insomma, Tertulliano era violentemente contro ogni dialogo con la filosofia di allora, temeva l'infiltrazione dell'eresia, la deriva della verità: insomma che cosa avevano a che vedere Aristotele e Platone con Gesù Cristo? Forse erano anch'essi autori "ispirati"??
    Al contrario Valentino vedeva nella filosofia il seme (pur imperfetto) della Rivelazione di Dio, che si era dato non solo agli ebrei, ma anche (seppure in modo diverso e imperfetto) ai greci.

    Allora, vinse la posizione alessandrina di Valentino.
    Oggi, sta vincendo quella di Tertulliano.


    Tutto ciò che cosa c'entra con la pena di morte? Che la chiesa cattolico-romana non può e non vuole comprendere il proprio errore. Se non rimanesse arroccata in un modo errato di intendere l'infallibilità della chiesa, se non rimanesse chiusa nel suo mondo, noterebbe come ai tempi di Valentino che lo Spirito Santo soffia anche oltre i confini visibili della chiesa, che la chiesa si estende oltre i confini visibili della chiesa.
    Ciò le farebbe comprendere come l'accettazione della pena di morte anche solo in teoria, era frutto di un modo (che oggi vediamo) incompleto di intendere l'essere umano. Era cultura dell'epoca, giustificabile dalla teologia medievale.
    Allora si metteva in evidenza l'essere umano che delinqueva quale membro malato di una società. Come un membro malato di un corpo, si ha diritto alla sua espulsione se questo rischia di far incancrenire l'intero corpo e di infettare altre membra. Si ritiene tale "malattia" evidentemente incurabile. Anzi la morte vista in quanto espiazione giuridica è essa stessa il mezzo per ottenere il perdono di Dio.
    Oggi, si è più profondamente compresa quella parola "a immagine e somiglianza di Dio". Quindi anche il peggior delinquente, che ha rinnegato il proprio essere umano, è comunque e rimane sempre figlio di Dio, fatto a sua immagine: porta ancora (sepolta da tonnellate di peccato) la sua impronta, che mai può essere cancellata. L'essere umano appartiene a Gesù Cristo, che ci ha acquistato a prezzo di Sangue. Non apparteniamo più a noi stessi, ma a Cristo. La nostra adesione di fede non è altro che la piena accettazione e consapevolezza di una realtà oggettiva, di fatto.
    Ecco dunque risuonare quella parola "nessuno tocchi Caino".

    Nell'ottica della progressione della Rivelazione si vede come nel Nuovo Testamento non c'è una conferma esplicita della pena di morte vetero-testamentaria (considerata addirittura un dovere). Esistono alcune frasi, non esplicite, sulle quali si è appoggiata la teologia per consentire un diritto alla pena di morte da parte degli stati.
    Con il NuovoTestamento non esiste più progressiva Rivelazione. Ma lo Spirito Santo ci conduce comunque verso una sempre più piena comprensione della Verità. Già nel NT c'è quindi un ridimensionamento della pena di morte. E' evidente che si va nella direzione dell'abolizione e non del ripristino.
    Esistono oggi fondati motivi teologici e biblici per negare questo diritto anche solo in teoria, evitando quel doppio binario della Chiesa cattolico-romana che mentre da una parte riafferma il diritto degli stati all'applicazione della pena di morte, dall'altra chiede agli stessi stati di non applicarla in pratica... Mah.

    Se si accetta la pena di morte quale diritto statale, dal punto di vista cristiano la si deve accettare con i criteri vetero-testamentari in quanto sono essi a propugnare la pena di morte e non il Nuovo Testamento (dove Gesù dice: vi è stato detto occhio per occhio e dente per dente, ma io vi dico...).
    Allora, per coerenza, la si deve applicare anche per la violazione del Sabato e per tutte le altre motivazioni espresse nell'Antico Testamento. Altrimenti non si può prendere il "principio" e applicarlo arbitrariamente.

    Pace & bene

  7. #27
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    Dotte ed interessanti le tue disquisizione sul PaleoCristianesimo

    Il problema del paragone odierno è però Filosofico

    Platone, Aristotele, & co. cosa cercavano? La Verità di quintessenza Divina

    Il Laicismo cosa cerca oggi? una verità relativa di compromesso, che permetta di far vivere il meno peggio possibile gli uomini (nel migliore dei casi)

    Perciò se è lecito usare il linguaggio dei Filosofi che ben avevano pronosticato la Natura di Dio, è impossibile usare il linguaggio del Laicismo che come dato di partenza nega la presenza Divina o quantomeno di verità Assolute.

    Il problema è che i Filosofi Greci avevano il coraggio di andare contro il potere

    I Filosofi odierni vanno a braccietto del potere (come un Russell alla fin fine)

    Non è una difesa dell'infallibilità Papale. E' semplicemente constatare quanto Dio ci abbia dato libero arbitrio ed ispirazione per decidere della nostra sorte, di atto di fiducia di regolarci tra noi uomini. Perchè non si deve pensare solo a Caino ma anche ad Abele.

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da Miles Visualizza Messaggio
    Dotte ed interessanti le tue disquisizione sul PaleoCristianesimo

    Il problema del paragone odierno è però Filosofico

    Platone, Aristotele, & co. cosa cercavano? La Verità di quintessenza Divina

    Il Laicismo cosa cerca oggi? una verità relativa di compromesso, che permetta di far vivere il meno peggio possibile gli uomini (nel migliore dei casi)

    Perciò se è lecito usare il linguaggio dei Filosofi che ben avevano pronosticato la Natura di Dio, è impossibile usare il linguaggio del Laicismo che come dato di partenza nega la presenza Divina o quantomeno di verità Assolute.

    Il problema è che i Filosofi Greci avevano il coraggio di andare contro il potere

    I Filosofi odierni vanno a braccietto del potere (come un Russell alla fin fine)

    Non è una difesa dell'infallibilità Papale. E' semplicemente constatare quanto Dio ci abbia dato libero arbitrio ed ispirazione per decidere della nostra sorte, di atto di fiducia di regolarci tra noi uomini. Perchè non si deve pensare solo a Caino ma anche ad Abele.
    Bene. Ma Abele e morto e una seconda morte non lo porterà in vita. Dio non volle la sua morte.
    La modernità non è fatta solo di modernismo. Modernità significa saper incarnare l'unica verità nel tempo e nello spazio.
    In Cina il posto d'onore è a sinistra. Infatti a Messa mi risulta che dicano che il Cristo siede "alla sinistra del Padre".
    Ripeto: la Chiesa non è una entità astratta, ma è cattolica nel tempo e nello spazio. Quindi nella storia. Come tale è sempre "RIFORMANDA" in quanto deve saper calare l'immutabile Vangelo nella situazione concreta.
    Ciò significa anche cambiare punti di vista. Averne il coraggio.
    La politica del doppio binario non paga.

    Infine... tanto per pensare anche ad Abele, come dici giustamente tu: laddove è applicata concretamente la pena di morte gli stati se ne sbattono di fare "prevenzione" con la polizia e altri mezzi. Prendono il primo poveraccio (nel 99% dei casi negro e povero) lo sbattono sulla sedia elettrica e fanno "pulizia". Altro che pensare ad Abele.
    E' proprio l'eliminazione della pena di morte che spinge gli stati ad una maggiore prevenzione: uccidere l'aggressore non serve più a niente. Serve fermarlo prima. Serve più poliizia. Più controlli. Più giustizia di base. Più possibilità per tutti. Più scuola. Più educazione. Più divulgazione di valori familiari ed etici. Un lavoro della m....onna! Che molti stati non fanno perchè costa troppo. Invece una bella iniezione, con lo spettacolo in TV o dal vetro per i familiari è molto più soddisfacente e meno costoso.

    Pace & bene

  9. #29
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  10. #30
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    Premetto che il mio essere contrario alla pena di morte poggia su argomenti derivati soprattutto dalla sociologia e dalla politica criminale. Non è qui il caso di esporli, sono del resto abbastanza conosciuti e a nio avviso fortissimi.

    Mi permetto però di dire che anche rispetto a questo argomento - come per altri, di attinenza bioeticistica - vedo frequentemente i cristiani sostenere la sacralità della vita: e andrebbe bene, ma il punto è che della vita essi sembrano sottintendere una cognizione biologica e - per così dire - quantitativa.

    Personalmente non presto fiducia a chi è contro la pena di morte e favorevole all'ergastolo. Ambedue le sanzioni non adempiono alla funzione rieducativa, costituzionalmente sancita dal nostro ordinamento. Patibolo e fine pena: mai (come tuttora viene scritto nei dossier degli ergastolani) differiscono solamente per chi abbia una visione biologicistica della vita. E' più umana la condanna della vita (biologica) a morte o la condanna della morte (sociale e relazionale) a vita? Una soluzione rispettosa e cortese sarebbe lasciarlo decidere al condannato. Vi potrebbe essere una persona che preferisce la perdita della vita biologica a quella della vita libera. Trovo molto solenne, dignitoso e civile l'invito che il nobile romano antico (o giapponese, fino ad anni molto più recenti) riceveva - quando commetteva una colpa meritevole di morte - a togliersi la vita, nei modi che lui riteneva preferibili, con piena signoria e padronanza di sé fino all'ultimo istante, in casa propria. L'uomo compiuto possiede la vita, non si lascia possedere da lei. Possedendola può anche cederla, se questo gli viene richiesto dalla legge, dall'etica, dalle circostanze.

    Inoltre vi è una caratteristica della pena capitale - positiva - che andrebbe assolutamente conservata anche immaginando un potere che, a partire da contingenze e opportunità di tipo sociale e non da ragioni filosoficamente assolute, decide di rinunciare - così come per me è sacrosanto fare - allo ius sanguinis.
    Tale caratteristica positiva consiste essenzialmente nella certezza della fine e nella sua imminenza come fattore straordinario di serietà esistenziale. Chi sa che a breve dovrà certamente morire, in un certo senso, non può più barare. La sua coscienza è obbligata a un salto quantico: verso la disperazione o forse verso (posso osare dirlo?) la santità. Tipico è il caso di Jacques Fesch, assassino ghigliottinato del 1957 e credo sulla strada della beatificazione. Ma anche senza arrivare a questi vertici, davanti a ciascun dead man walking ci si toglie il cappello, si sta in silenzio con gli occhi bassi, in un certo senso ci si inchina e si compiono atti di comprensione e di amore: perché egli sta per confrontarsi con un altro Giudice, o con il Nulla, e ciò lo rende sacro. Quanto è distante chi si avvicina con trepidazione e orrore alla morte dal detenuto di lungo corso, spesso cinico, calloso, indurito, impermeabile.

    Ovviamente l'altra via consiste nel far uscire completamente il diritto penale dalla logica retributiva ed espiatoria: ma allora certamente l'ergastolo (ma a seguire, è necessario dirlo, anche il carcere) dovrebbero essere aboliti.

    Grazie, B.

 

 
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