Risultati da 1 a 8 di 8

Discussione: Legge Maroni

  1. #1
    Fuoco su Via Bellerio!
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    Predefinito Legge Maroni

    Oggi Grillo riprende (e ci fa piacere) una nostra vecchia convinzione.
    La cosiddetta Legge Biagi che ha trasformato questo già lercio paese in una nave di precari sottomessi al caporalato non può essere a lui attribuita.
    Biagi era solo e soltanto uno dei tantissimi consulenti (nulla di più) del Ministro del Lavoro che volle quella legge:Bobo Maroni. La discussione è aperta.

  2. #2
    itaglia stato canaglia
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    E' palese che la morte di Biagi per mano delle BR è stata sfruttata per ricoprire questa legge vergogna di un aura di sacralità e intoccabilità. Regalo al signor berlusconi
    Sentitamente ringrazio da studente il signor Maroni per questa lercia carta-straccia che rende il mio futuro più buio, spera di non trovarmi in giro.... vabbè difficile visto che sei un assiduo frequentatore dei salotti romani.

    se vedùm

  3. #3
    decolonizzare l'immaginario
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    Citazione Originariamente Scritto da MacBraveHeart Visualizza Messaggio
    Oggi Grillo riprende (e ci fa piacere) una nostra vecchia convinzione.
    La cosiddetta Legge Biagi che ha trasformato questo già lercio paese in una nave di precari sottomessi al caporalato non può essere a lui attribuita.
    Biagi era solo e soltanto uno dei tantissimi consulenti (nulla di più) del Ministro del Lavoro che volle quella legge:Bobo Maroni. La discussione è aperta.
    E bobo maroni ha sempre detto che tutte le concessioni al sistema di potere da lui effettuate, anche quelle che non condivideva, le ha dovute fare su ordine di bossi che alla richiesta di spiegazioni da parte del maroni gli rispose che erano tutte concessioni barattate per "avere" il federalismo....

    Qui, dobbiamo renderci conto che bossi ha fatto errori ENORMI, pari alle sue buone intuizioni.
    In una situazione disperata come quella attuale, in una condizione di regime bestiale come questo con una distruzione sistematica e programmata di tutti i valori e di fatto della società del Nord, uno che ha un milione e mezzo di voti e non li scatena contro il sistema è un illuso o un colluso.

    Se su un milione e mezzo di persone votanti lega, anche solo il 5% fosse deciso a dare battaglia dura al sistema si potrebbe contare su SETTANTACINQUEMILA persone, e se in mille sfigati hanno messo su uno stato assurdo come questo, in 75mila si può assolutamente smontare, se si vuole.

  4. #4
    naufrago
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    Citazione Originariamente Scritto da Genyo Visualizza Messaggio
    E bobo maroni ha sempre detto che tutte le concessioni al sistema di potere da lui effettuate, anche quelle che non condivideva, le ha dovute fare su ordine di bossi che alla richiesta di spiegazioni da parte del maroni gli rispose che erano tutte concessioni barattate per "avere" il federalismo....
    Ricordo anche io queste "riflessioni" di Maroni quando gli hanno fatto notare che la legge "Biagi" aveva proprio poco di quello che Biagi aveva in mente. E quel poco che aveva erano principalmente i lati negativi (che, purtroppo, visto lo stato delle cose, non possono non esserci).

  5. #5
    email non funzionante
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    Il precariato non è un'invenzione italiona, bisogna constatare che è un triste trand dell'Europa postfordiana: per una società commerciale il lavoratore è un investimento, quindi non esiste più quel rapporto di famiglia-azienda che in Lombardia creò ricchezza.
    Cinicamente il lavoratore è un "mezzo" per ottenere un servizio all'interno del ciclo produttivo!
    Come tutti sappiamo la grande impresa ha spostato i nuclei produttivi ad est per ottenere uguali risultati, se non migliori, a prezzi più vantaggiosi; mentre la PMI o chiude o se vuole assumere si trova di fronte a rischi.
    Dalla parte dei lavoratori si sono creati due blocchi: da una parte gli assunti fino agli anni '90, che risultano per lo più intoccabili e nella maggior parte non più concorrenziali, dall'altra il precariato: su quest'ultima categoria mi preme di sottolineare come, secondo me, solo le medie-grandi imprese ci marciano con l'avvallo dei sindacati, mentre le piccole permangono ansiose di fare il migliore investimento da parte loro ovvero trovare un dipendente efficente a tempo indeterminato.
    La L.Biagi, lontana dal progetto del "Libro Bianco" del giuslavorista, è un evoluzione della Treu frutto a sua volta della lunga, triste e mal gestita storia delle politiche del lavoro e dei ricatti parassitici dei sindacati di stato e delle influenze del mercato globale.
    Sembra chiaro che io non apprezzo nè i sindacati, nè l'attuale normativa del lavoro, nè la globalizzazione e neppure questo stato colonizzatore!
    La risposta ancora una volta è locale, si trova nella nostra terra, la risposta è una politica IDENTITARIA!

  6. #6
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    da Varesenews:



    Gallarate - Storia di Caludia, che affronterà una causa a dicembre per il posto a tempo indeterminato
    "Io sto al check in da 4 anni e ora voglio essere assunta"
    Le storie dei precari di Malpensa in questo ultimo periodo stanno vedendo la luce: una sorta di squarcio che fa emergere un mondo rimasto sommerso e artificiosamente nascosto per troppo tempo. Ci sono i recordman dei contratti interinali, come il caso sottolineato dal Corriere della Sera di Michele Piacenza, che per 27 volte si è visto sottoscrivere contratti senza garanzie e della durata limitata. Ci sono poi i lavoratori che fanno causa alle società di gestione aeroportuale perché cacciati dal posto di lavoro e c’è chi al lavoro ci rimane, ma per tutelarsi va in tribunale contro chi per anni ha concesso solo contratti stagionali e precari. È il caso di Sara, Alessia, David, Emiliano, Serena e Claudia, sei lavoratori del check-in di Malpensa, dipendenti di Sea, assunti tra il 2001 e il 2004 che fino ad oggi sono andati avanti con un logorante ping pong tra contratti stagionali e interinali fino a che hanno detto basta.
    «Io sono stata assunta nel 2004 a tempo determinato con contratti che all’inizio erano di 3, 4 o 6 mesi al massimo – ci spiega Claudia -. Dal 2004 si sono allungati un po’, l’ultimo che mi hanno fatto è di 14 mesi e scade a dicembre 2007. Anni fatti di lavoro continuo, con le sole pause imposte dalla legge, contratti senza garanzie perennemente rinnovati e senza la possibilità di scatti di livello, maggiori guadagni, ferie e tutte le altre tutele che i lavoratori normali hanno. Non dimentichiamo poi il lato economico: noi prendiamo 1200 lordi di base al mese, mentre un sesto livello assunto da Sea ne prende 1400. A quest’ora penso saremmo almeno al quarto quinto livello ed invece siamo fermi a quattro anni fa». Nel settore check-in i dipendenti di Sea fissi sono circa 400, gli interinali che ruotano sono 200 almeno: solo a maggio sono stati assunti 40 stagionali che hanno finito pochi giorni fa lasciando scoperti alcuni voli: «Il lavoro c’è e continua ad esserci – continua Claudia -, noi continuiamo a lavorare con compiti che nemmeno dovremmo avere, come le prenotazioni, prerogativa dei soli dipendenti Sea. Siamo stanchi, chiediamo di avere diritti e stabilità, l’ultima soluzione che vediamo è quella del tribunale, anche per non dover più sottostare alle continue minacce della perenne reperibilità che Sea ci richiede».
    La situazione che coinvolge Alitalia ed il futuro di Malpensa preoccupa , come logico, i dipendenti: «Certo, seguiamo la vicenda con attenzione – aggiunge Claudia -, ma sono convinta che Sea lavori per sostituire le rotte che Alitalia lascerà libere, anche perché l’interesse maggiore, anche se l’ex compagnia di bandiera è fonte di grandi introiti per l’aeroporto, è per le entrate che arrivano dai negozi, e senza passeggeri questi non funzionano. A rischiare in caso di ridimensionamento non sarebbero comunque tutti i lavoratori: al check-in ad esempio lavorano circa 600 persone, 400 fisse e 200 interinali, Alitalia dalle indiscrezioni farà saltare settanta voli in partenza e settanta in arrivo, quindi al massimo perderanno il posto solo parte di questi. A rischiare saranno i più deboli e meno tutelati, anche se vengono pagati e costano meno». Infine, l’auspicio di Claudia e degli altri sei che il 17 dicembre andranno ad udienza: «Vogliamo essere reintegrati a tempo indeterminato. Ci speriamo, da perdere abbiamo poco».

    Mercoledi 3 Ottobre 2007
    Tommaso Guidotti
    tommaso.guidotti@varesenews.it

  7. #7
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    dal sito Corsera:






    MALPENSA (Varese) — E dopo essersi sentito ripetere per la ventisettesima volta (ventisettesima precisa!) «le faremo sapere...», anche Michele Piacenza perse la pazienza. Il recordman dei precari dell’aeroporto, ininterrottamente al lavoro dal 2002 con una serie di contratti di lavoro interinale ha deciso di rivolgersi al giudice per ottenere il mitico «posto fisso». Michele ha 53 anni, due principi di ernia al disco, souvenir dei bagagli che da cinque anni carica e scarica ogni giorno in aeroporto; con la sua decisione rischia di diventare l’uomo simbolo dell’universo dei precari che gravitano attorno allo scalo di Malpensa e non solo. A chi gli chiede se la sua decisione sia legata in qualche modo ai venti di bufera che soffiano sull’aeroporto, lui replica che non è così: «L’ho fatto innanzitutto perché ritengo di aver maturato un diritto, ma anche per dare un segnale ai tanti che si trovano nella mia identica situazione ma per paura stanno fermi».
    Bè, la situazione di Michele non è poi tanto comune. Un lavoro fisso ce l’aveva; anzi ne ha avuti due. Il primo (impiegato all’Aermacchi), l’ha perso per via delle grandi ristrutturazioni che colpirono l’industria italiana a fine anni 80; il secondo, in una ditta di antifurti, andò in fumo perché la proprietà decise di delocalizzare la produzione. E a Michele ormai alla fatidica soglia dei 50 anni, da allora non è rimasto che campare di precariato. Insomma, è stato come se la sua vita avesse incrociato tutte le trasformazioni epocali del mondo del lavoro. Senza saltarne una.
    «Il primo contratto interinale — ricorda Michele — lo firmai nel febbraio del 2002: addetto al carico e scarico bagagli per la Ata (una delle società di handling che operano a Malpensa, ndr) e durava due mesi. Mi fecero capire che prima a poi il rapporto sarebbe divenuto stabile e mi misi al lavoro».
    Da allora, invece, Piacenza ha collezionato otto contratti e 19 proroghe (per un totale appunto di 27 «chiamate») tutte con la Ata e tutte per il movimento bagagli. Stipendio sempre uguale, mai un euro in più di premio. Quando si è rivolto a una banca per avere un mutuo (doveva cambiare l’auto), una volta vista la busta paga gli hanno detto che non era il caso. Il prossimo contratto gli scadrà alla fine di ottobre.
    «Andrea Bordone, il mio legale — confessa il "re" dei precari — mi ha detto di prepararmi alla prospettiva di rimanere a casa, perché questa è una delle conseguenze possibili quando si avvia una causa di lavoro. Pazienza, gli ho risposto: spero di ottenere un risultato che serva a tanti come me. E soprattutto spero di curarmi ilmio mal di schiena».
    A la guerre comme a la guerre, insomma. Mai provato — chiediamo — a trovarsi lavoro altrove? «Ho perso il conto dei curriculum e delle domande inviate — dice Michele — ma praticamente tutte le offerte riguardano persone al di sotto dei 35 anni. Ma io a 53 mica mi sento vecchio».
    «Le faremo sapere» è l’invariabile risposta. Una maledizione: sempre lì si torna.
    Claudio Del Frate



    26 settembre 2007

  8. #8
    Briza strazzèr i maròn!
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    Exclamation

    Intanto, la Regione Veneto ha una precaria in meno: come si chiama? GALAN!!!


    "Il Gazzettino"
    Venezia - «Caro presidente Galan, grazie per aver regolarizzato il contratto di un precario della Regione Veneto assumendolo a tempo indeterminato. Certo, quel precario si chiama Valentina Galan e ho saputo che è tua sorella. E che è stata assunta senza concorso grazie a una specifica delibera della giunta (n° 2625 del 7 agosto 2007) che, come riportato nel Bollettino ufficiale regionale del 25 settembre, autorizza "la conferma a tempo indeterminato nell'incarico di dirigente in comando presso l'Azienda Ospedaliera n° 1 di Padova conferito alla dottoressa Valentina Galan". Ma in fondo cosa ce ne importa delle parentele. Se in alcune zone d'Italia si dice "tengo famiglia" perché in Veneto non si dovrebbe dire "mi g'ho 'na fameja"? La cosa importante è che sei riuscito a far assumere un precario, almeno uno». Usa l'ironia, tanto cara al governatore, il consigliere regionale dei Comunisti italiani, Nicola Atalmi, per denunciare un episodio di presuto nepotismo o quanto meno di cattiva amministrazione.

    Ma la replica dell'Ufficio stampa della giunta non si è fatta attendere. «La dott.ssa Valentina Galan - precisa un comunicato - è stata assunta dalla Regione a decorrere dal 2 giugno 1997, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, perché è risultata vincitrice del concorso pubblico per 18 posti di funzionario amministrativo. Dopo aver ricoperto incarichi nell'ambito del Dipartimento per l'informazione, dell'Ufficio regionale per l'informazione ai cittadini di Vicenza e della segreteria dell'Ufficio di Gabinetto, la dott.ssa Galan ha superato insieme ad altri il concorso pubblico, per titoli ed esami, indetto nel 2001 per la copertura di un posto di dirigente amministrativo. Dalla graduatoria di quel concorso, approvata nel settembre 2003, risulta che si è classificata al 13.mo posto. Solo dopo tre anni, con lo scorrimento della stessa graduatoria che essendo rimasta valida ha consentito l'assunzione fino al 17.mo posto degli aventi diritto, la dott.ssa Galan è stata assunta a tempo determinato, con le stesse modalità riservate a tutti gli altri dirigenti che hanno superato il concorso, a causa delle limitazioni imposte ai rapporti a tempo indeterminato dalle leggi finanziarie degli ultimi anni». «Per quanto riguarda, infine, il recente provvedimento che ha trasformato i contratti a tempo determinato dei dirigenti in servizio in contratti a tempo indeterminato - conclude la nota - la Finanziaria per il 2007 ha tolto questi limiti consentendo la stabilizzazione del personale precario anche per le posizioni dirigenziali. Ciò è avvenuto nell'ambito di un più ampio piano occupazionale regionale concordato con le organizzazioni sindacali, come indicato nella delibera della giunta regionale n. 1593 del 29 maggio scorso».

 

 

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