
Originariamente Scritto da
Ksatriya
Purtroppo non posso sapere come fossero i libri di Nietzsche ai tempi del nazismo in Germania.
In ogni caso quello che conta è quello che Nietzsche ha scritto realmente, e in base a questo anche se Nietzsche non si può definire "fascista", io non esiterei a dire che il fascismo fu nietzscheano.
Commentami questo:
Noi non <<conserviamo>> nulla, non vogliamo neppure regredire in alcun passato, non siamo assolutamente <<liberali>>, non lavoriamo per il <<progresso>>, non abbiamo bisogno di tapparci le orecchie contro le avveniristiche sirene del mercato - quel che esse cantano, <<uguaglianza dei diritti>>, <<libera società>>, <<basta con i padroni e con gli schiavi>>, non ci attira! - non consideriamo in alcun modo auspicabile che il regno della giustizia e della concordia sia fondato sulla terra (perché in tutti i casi sarebbe il regno dell'estremo livellamento e cineseria), ci rallegriamo di tutti coloro che come noi amano il pericolo, la guerra, l'avventura, che non si lasciano appagare, accalappiare, rappacificare e castrare, ci annoveriamo tra i conquistatori, meditiamo sulla necessità di una nuova schiavitù - perché a ogni rafforzamento o innalzamento del tipo <<uomo>> è strettamente connesso un nuovo genere di schiavismo: non è vero? Con tutto ciò non possiamo non sentirci a disagio in un'epoca cui piace ambire all'onore d'essere detta l'epoca più umana, più mite, più giusta che il sole abbia mai veduto fino a oggi?
E questo sui tuoi amici maiali d'oltreoceano e sul Sistema che tu adori:
C'è una selvatichezza tutta indiana, tipica del sangue pellerossa, nel modo in cui gli americani anelano all'oro; e il loro furibondo lavoro senza respiro - il vizio peculiare del nuovo mondo - comincia per contagio a inselvatichire la vecchia Europa e a estendere su di essa una prodigiosa assenza di spiritualità. Ci si vergogna già oggi del riposo, il lungo meditare crea quasi rimorsi di coscienza. Si pensa con l'orologio alla mano, come si mangia a mezzogiorno appuntando l'occhio sul bollettino di Borsa - si vive come uno che continuamente <<potrebbe farsi sfuggire>> qualche cosa. <<Meglio fare una qualsiasi cosa che nulla>> - anche questo principio è una regola per dare il colpo di grazia a ogni educazione e ogni gusto superiore. [...] Anzi si potrebbe ben presto andare così lontano da non cedere a una inclinazione della vita contemplativa (vale a dire all'andare a passeggio, con pensieri e amici), senza disprezzare se stessi e senza cattiva coscienza. - Ebbene! Una volta era tutto il contrario: era il lavoro ad avere su di sé la cattiva coscienza. Un uomo di buoni natali nascondeva il suo lavoro quando le necessità lo costringevano a lavorare. Lo schiavo lavora oppresso dal sentimento di fare qualcosa di spregevole: il <<fare>> stesso era qualcosa di spregevole. <<La nobiltà e l'onore sono soltanto nell'otium e nel bellum>>: così suonava la voce dell'antico pregiudizio!
E ancora questo, che non sembra esattamente affine al pensiero del Gianfighetta:
In un certo senso addirittura più decisivo e più profondo di allora, Giudea pervenne, con la rivoluzione francese, ancora una volta alla vittoria sull'ideale classico: l'ultima aristocrazia politica esistente in Europa, quella del XVII e del XVIII secolo francese, crollò sotto gli istinti popolari del ressentiment - non si era mai sentito sulla terra un giubilo più grande, un più rumoroso entusiasmo! In mezzo a tutto questo accadde in realtà la cosa più enorme, più inaspettata: lo stesso antico ideale comparve in carne ed ossa con uno straordinario splendore dinanzi agli occhi e alla coscienza dell'umanità - e ancora una volta, di fronte all'antica, mendace parola d'ordine del ressentiment, espressa nel primato del maggior numero, di fronte alla volontà di scadimento, di abiezione, di livellamento, di abbassamento, e di tramonto dell'uomo, risuonò più forte, più netta, più decisiva che mai l'opposta tremenda e fascinosa parola d'ordine, quella del primato dei pochi! Come un'ultima indicazione dell'altra via apparve Napoleone, quest'uomo singolarissimo, questo frutto estremamente tardivo come nessun altro mai, e con lui il problema incarnato dell'ideale aristocratico in sé - si consideri bene quale imponente problema esso sia - Napoleone, questa sintesi di disumano e superumano...
