Salve, volevo avvertirvi che Rai3 sta trasmettendo un documentario su Ferdinando di Borbone... qualcuno è in grado di registrarlo e di metterlo online?


Salve, volevo avvertirvi che Rai3 sta trasmettendo un documentario su Ferdinando di Borbone... qualcuno è in grado di registrarlo e di metterlo online?


In pretica non ha parlato degli ultimi 30 anni di regno, di come i garibaldini hanno preso Napoli, con che dignità "Franceschiello" è uscito di scena lasciando tutti i suoi soldi allo stato delle due sicilie, ma in realtà i piemontesi se li sono sbaffati tutti. Non a caso Angela è un torinese, E' una vergogna.


Che delusione, si è preferito dilungarsi sulle differenze tra i nobili e i contadini come se fosse l'unico regno in Europa in cui esisteva tale differenza. Spiccano le solite cento capuzzelle e nessuna menzione delle migliaia cadute per mano francese. Ferdinando II dipinto ancora come despota ed i primati timidamente diluiti nel discorso senza cercare di sfatare i "miti". E poi che attendibilità può avere un documentario che fa succedere Ferdinando II a Ferdinando I dimenticandosi di Francesco e successivamente di Francesco II?
A saperlo non avrei consigliato a nessuno di vederlo, non ci siamo.


Alloa dopo aver letto Mastino sul documentario di Atlantide "Le Brigantesse" ne devo dedurre che La7 ha battuto la Rai ?
ps
Io nn ho visto nessuno dei due


Facciamo un comunicato univoco e ognuno di noi lo invia alla rai personalmente denunciando le menzogne vergognose, questa gente di padre in figlio si passa l'incarico dicendo cazzate calcolate.
Io avevo buttato giù queste quattro considerazioni:
Un viaggio..angelico nel Regno delle Due Sicilie.
A botta calda mi va di fare alcune considerazioni su questa trasmissione: per un verso c’ è la soddisfazione di sentir dire, per la prima volta su un grande canale di comunicazione, che le Due Sicilie non erano quel regno dell’oscurantismo, inefficienza, degrado, corruzione, malavita (che altro ? A piacere vostro, purchè la connotazione sia negativa, va sempre bene) ma anzi era uno Stato che, in diversi comparti, si collocava addirittura all’avanguardia in Europa.
Napoli, oltre ad essere la terza metropoli europea e la quinta nel mondo, vantava, rispetto alle consorelle italiane, primati indiscussi anche in quei settori che – secondo la vulgata corrente – sarebbero stati sempre appannaggio del norditalia, tipo, prendo dal mazzo, l’elevatissimo numero di tipografie…
Bene, benissimo, mi dispongo ad un ascolto attento e gratificante, peccato che nel giro di qualche minuto subentri una certa irritazione e noia montante: ma avevamo bisogno di farci ricordare la Reggia di Caserta, San Leucio, la Certosa di Padula ?
E, a buon peso, la Napoli-Portici ? Ovvero, le ragguardevoli dimensioni della flotta mercantile ? E la prima nave a vapore ?
Non era questo il discorso da fare, o meglio, l’angolazione da cui osservare anche quelle emergenze sopraccitate.
Mi spiego: parlare della Reggia di Caserta, senza minimamente ricordare che il Sovrano volle che venisse costruita ricorrendo esclusivamente a risorse del Regno come, per esempio, le varietà di marmi impiegate, gli ebanisti napoletani (con l’avvertenza che qui è termine di nazionalità) che realizzarono gli arredi di altissimo livello ed eleganza, l'acquedotto carolino che era destinato non solo alla Reggia ma anche alla erigenda Caserta.
Parlare di una grande flotta mercantile (ci sarebbe stato di ricordare anche quella militare, ma contentiamoci…), anche qui un dato buttato lì, sarebbe stato pur opportuno ricordare che:
-Il Regno annoverava i cantieri più grandi e attivi d’Italia e le navi se le produceva in casa.
-A metà Ottocento, l’unico bacino di carenaggio in muratura nel Mediterraneo era quello napoletano.
-Una grande flotta mercantile doveva, necessariamente, implicare significativi livelli di traffici in entrata e in uscita. Altrimenti,a che sarebbe servita ?
-Idem per quanto concerne le ferrovie: se è vero che non ebbero lo sviluppo rapido di quelle sarde, per la diversa politica di spesa dei due Stati, è però vero che fu nel Sud che nacque l’industria ferroviaria, a Pietrarsa.
Perché tralasciare, poi, il comparto cartario localizzato fra Sora e Isola Liri, allora territori napoletani e non laziali, come da scippo fascista ?
Perché non sottolineare quella che fu una costante dei Borbone di Napoli, l’attenzione a quanto si andava realizzando nei Paesi più avanzati: avrebbero meritato un’attenzione – quanto meno a livello di citazione – le campagne conoscitive promosse nei difficili anni di fine Settecento, quando un plotoncino di studiosi si avventurò in Europa e Gran Bretagna per acquisire il know-how, diremmo oggi, necessario ad avviare lo sfruttamento delle risorse minerarie del Regno.
Sarebbe stato bello sentir ricordare che nella prima metà dell’Ottocento le Due Sicilie avevano leggi di tutela del suolo che destarono l’interesse degli spocchiosi francesi….
Che i piani costruttivi di Pietrarsa furono forniti gratis et amore dei al Regno di Sardegna dal tanto vituperato Bomba… senza dimenticare che Nicola I, Zar di tutte
Le Russie li utilizzò per la realizzazione dei cantieri di Kronstadt..
Si sarebbe potuto ricordare l’elevato livello della scuola ingegneristica napoletana con i primi ponti sospesi europei (eccetto Gran Bretagna)..
Si sarebbe potuto ricordare il mitissimo sistema fiscale del Regno e la lotta del Monarca contro lo strapotere della nobiltà siciliana in quella porzione dello Stato…
Si è, invece, sottolineata una funzione carceraria del Castel dell’Ovo, in effetti del tutto marginale rispetto alle funzioni militari dell’apparato castrense.
E, comunque, non sarebbe male cominciar ad andare un po’ giù di statistica, ricordando che, negli anni cruciali dell’Ottocento, quanto a carcerazioni e condanne a morte eseguite, la classifica vedeva saldamente in testa il Regno Sardo, tanto per la regolarità.
E, tornando agli aspetti positivi, visti in chiave statistica, due dati avrebbero meritato un’evidenziazione: all’unità, le aree più industrializzate del Paese erano Lombardia e Campania con un numero di addetti sostanzialmente identico (459.000 in Lombardia, 410.000 in Campania).
Inoltre, su 3 milioni di occupati nel settore manifatturiero, 1.350/m erano nel Meridione Continentale, cioè un bel 43% abbondante a fronte una popolazione
Meridionale pari al 40% del totale, il che, se la matematica non è ancora tramontata, sta a dire anche che il tasso di industrializzazione era più elevato al Sud.
Se del Nord, poi, estrapoliamo i dati relativi al solo Triangolo Industriale (di là da venire, nel 1861…), emerge che gli occupati erano 795/mila (25% abbondante del totale Italia e 58% degli occupati del Meridione Continentale).
Ah, dimenticavo, i dati di cui sopra sono stati gentilmente forniti dal censimento fatto dai Piemontesi nel 1861….
E, se a qualcuno venisse il ghiribizzo di far rilevare l’assenza delle Sicilia…bè, guardasse prima alla Sardegna sabauda.
Inutile dire che, dopo aver occupato ¾ del programma con Caserta e Padula, poco restava per spiegare il mistero del liquefarsi, no, non del sangue di san Gennaro, ma della struttura tecnico-produttiva del Sud, rapidamente declassato a colonia e serbatoio di manodopera a buon mercato.
Salvo “l’ingiustificato” cambiamento d’umore di Ferdinando II, evidentemente causa prima dello sfacelo successivo, come mellifluamente il buon Angela vorrebbe far credere.
Al quale consiglio di andarsi un pò a studiare la vita dei contadini nelle zone ricche del paese, mica tanto tempo fa, solo un secolo, in aree come il Polesine, tanto per fare un esempio. Imparerebbe, forse, che quando si tratteggiano fenomeni storici è sempre importante la contestualizzazione.
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Il documentario è impostato in modo da far intendere che mentre i contadini crepavano di fame il re se la spassava, l'impronta squisitamente giacobina è del filmato è evidente (sarebbe mai andato in onda su RAI 3 altrimenti?). Non credo che alla rai mancassero di documentari sulla reggia e sulla certosa e pensare che non sono uscito per sorbirmi la solita minestra riscaldata. Della lunga lista di primati quanti ne avranno nominati? Una ventina? E molto rapidamente senza troppi dettagli in modo che la gente domani mattina se ne sarà già dimenticata.
Salve
devo dire che la delusione è stata cocente in quanto mi aspettavo qualcosa di nuovo e non "di già visto", ma non me ne rammarico più di tanto.
Anzi devo dire che il documentario di Alberto Angela a me è piaciuto, anche se solo per avermi dato la possibilità di rivedere luoghi bellissimi e qualcuno nuovo, per esempio la Certosa di Padula della quale sconoscevo l'esistenza.
Comunque non me la sento di condannare "tout court" gli "Angela", anzi, proprio perchè torinesi, hanno fatto un documentario "abbastanza coraggioso.
Alcun cose Alberto le ha dette chiare, per esempio: "Vi hanno fatto credere che il Regno delle Due Sicilie era arretrato, povero, e sfruttato, INVECE NON E' COSI'" e vi pare nulla un'affermazione del genere?
Io credo che bisogna accontentarsi, anzi, rallegrarsi con gli Angela per il bel programma e spronarlo a riparlarne ancora, magari su i Briganti.
Contestare gli Angela, significherebbe indispettirli e precludersi una grande occasione, Alberto con quella frase ha creato una piccola crepa nel muro della menzogne che ci hanno propinato fino ad oggi, quindi perchè indispettirlo ?
che ne sappiamo se il programma non è stato soggetto a "tagli censorei" ?
Rai 3 non è certo sinonimo di libertà di opinione ed espressione.
E allora ? Accontentiamoci, ricordiamo che stiamo prlando della TV di stato, lo stesso stato che noi vogliamo buttare a mare, quindi ripeto accontentiamoci.
Il documentario trasmesso da La 7 è stato molto più coraggioso, ma ricordiamoci, però, che La7 pur essendo un'emittente "rossa" è pur sempre un TV privata soggetta al dio denaro, quindi un pò più di libertà.


Purtroppo non ho visto il documentario ma ho colto gli effetti. Nel mio ambiente di lavoro non si parlava d'altro, almeno con me. Ognuno che mi incontrava mi diceva: "Ha ripetuto tutto quello che dici tu".
Allora partendo dal presupposto che le tramissioni di Angela sono divulgative e non approfondimenti storici e che, se si volesse fare un vero approfondimento storico non basterebbero le due ore al massimo occupate dal programma, penso che ci si può ritenere soddisfatti.
Se ne comincia a parlare in chaive diversa , e come ripeto io in ufficio .... i pazzi aumentano e più sono i pazzi più diventiamo normali noi.
Anche a noi allora il compito di fare una politica divulgativa, facciamo diventare la pazzia normalità e la voglia di approfondire determinati argomenti crescerà.
Penso che la trasmissione sia stata positiva come il libro di Cossiga che ho postato: "Italiani sono sempre gli altri" la controstoria di Italia da Cavour a Berlusconi
Cossiga non mi è mai stato molto simpatico ma da quando disse a Rainer Maser, all'epoca presidente del San Paolo IMI (aveva già occupato il Banco di Napoli), in riferimento ai Bond Argentini e Parmalat: "0 lei è un incopetente oppure è in malafede" e Rainer Masera dopo due mesi fu fatto fuori, ho scoperto i lati positivi del suo picconare.