Roba fresca, freschissima sul famoso pm di Catanzaro, Luigi De Magistris.
È lui che ha indagato la "Loggia di San Marino", cercato di colpire politici di tutti gli schieramenti compreso Prodi.
Mastella ha proposto di trasferirlo, giudicando sulla base di un'ispezione "macroscopicamente inadeguato" il modo in cui De Magistris ha gestito il suo ufficio, ma a Catanzaro hanno fatto barricate per difenderlo. Questi atti riservati aiutano a capire.
Non sono carte di Clemente Mastella o dei suoi ispettori, ma sono lettere di magistrati che si sentono feriti dai comportamenti del sostituto procuratore calabrese.
Questi veri e propri atti di accusa sono stati inoltrati il primo ottobre al ministro della Giustizia ed al presidente del Consiglio superiore della magistratura, senatore Nicola Mancino; nell'ordine da:
1)il Procuratore generale di Potenza, Vincenzo Tufano;
2) il direttore generale dell'Olaf (l'Ufficio europeo per la lotta antifrode) della Commissione europea, il dottor Franz-Hermann Brüner, un procuratore tedesco che dirige una squadra di 280 tra magistrati ed investigatori. Tufano insieme al fax ha inviato al Csm e al Ministero voluminosi plichi con gli atti raccolti da un pm di Matera, Annunziata Cazzetta, la quale glieli ha trasmessi per competenza, invitando lo stesso Tufano a sollecitare l'azione disciplinare nei confronti di De Magistris.
Tufano prova a dimostrare questa tesi: ogni mossa di De Magistris non solo è stata da lui fatta anticipatamente fatta sapere ai giornalisti, ma questi ultimi erano suoi scudieri in una sua personale guerra tesa a scardinare gli uffici giudiziari della Basilicata.
Che sia vero o falso non tocca a noi dirlo.
Ci limitiamo a difendere i colleghi cronisti.
Se un pm ti vuol passare delle carte interessanti che fai? Gli dici: le passi alla concorrenza? Il problema è che in Italia si mettono sempre sotto accusa i cronisti e non le loro fonti. Stavolta vedremo.
Tufano si avvale specialmente di frasi captate dal telefonino di De Magistris. Che dire?
Chi di intercettazioni ferisce, di intercettazioni perisce o rischia di perire. Una specie di contrappasso. Illegalmente erano state trasmesse e poi pubblicate alcune telefonate di Mastella. Ora tocca all'intercettatore supremo di pagare il dazio.
Se Tufano può essere un testimone interessato (è stato inquisito da De Magistris), altro peso ha la lettera del procuratore tedesco.
Non è un pisquano qualsiasi.
Spieghiamo che cos'è l'Olaf di cui è capo.
Essa ha per compito «attività finalizzate all'individuazione e alla lotta delle frodi nel settore doganale, dell'uso improprio di sovvenzioni e dell'evasione fiscale ai danni del bilancio comunitario, nonché alla lotta contro la corruzione e qualsiasi altra attività illegale che attenti agli interessi finanziari della Comunità». Brüner è stato nominato di concerto da Parlamento, Commissione e Consiglio europei, e non può chiedere né accettare istruzioni da alcun governo o istituzione (Commissione compresa).
Il procuratore tedesco protesta con l'ambasciatore italiano a Bruxelles, e chiede a Mastella e a Mancino di insistere nel procedimento disciplinare contro De Magistris.
In un articolo dell'Espresso vede la prova della slealtà del suo comportamento.
I cronisti del settimanale avevano raccontato che c'era una cupola europea per spartirsi la torta dei finanziamenti. Che c'entra il capo dell'Olaf? C'entra: perché secondo il pm sarebbe stato nominato grazie ai buoni uffici di Lorenzo Cesa. Riflettiamo: Cesa avrebbe ordinato a Parlamento, nonché Commissione e Consiglio (composto da 25 premier) di scegliere l'amichetto. Che forza questo Cesa. Magari non riuscirà a imporre un assessore a Verona, ma a Bruxelles è Napoleone. Ma non è questo che imputa il procuratore tedesco a De Magistris, bensì l'aver passato notizie riservate ai giornalisti.
Leggere per credere.
A.Sallustri su www.libero-news.it del 3 10 07
saluti




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