Dal numero 20 de "Il cinghiale corazzato", settembre-ottobre 2007, foglio di informazione e cultura della Comunità Antagonista Padana dell'Università Cattolica a Milano
Un maiale gentiluomo
(Dialoghetto filosofico-politico tra un maiale e il senatore Roberto Calderoli)
Personaggi: il senatore Roberto Calderoli, un maiale dotato di umana loquela, altri animali della fattoria
Si alza il sipario
Sulla scena un’azienda agricola qualsiasi nella Pianura Padana in un caldo meriggio di Settembre. In un porcile un maiale è sdraiato, gli occhi socchiusi. Tutto intorno è silenzio agreste. Si avvicina un estraneo in braghette e con forti risa si rivolge all’animale.
Calderoli: Ehi tu, maiale, vieni qui, dobbiamo fare un giretto…
Maiale: Dice a me? E dove vuole condurmi, di grazia, signor Senatore?
Calderoli (come interdetto): Da quando i maiali parlano?
Il maiale (rivolgendoglisi con pacata bonomia): Sarei tentato di risponderle, da quando si è smarrito il senso comune, gentile Senatore, da quando la politica è diventata ciarpame propagandistico, una commedia da guitti, un ricettacolo di impresentabili maneggioni
ma le ripeto: dove vorrebbe condurmi?
Calderoli (visibilmente seccato ma con voce ferma): a Bologna per farti pisciare dove gli islamici vogliono costruire la loro moschea.
Il maiale: Premesso che non sono un cane che debba essere portato a spasso per fare i suoi bisogni, posso già dirle che non mi interessa venire con lei e di certo non verrò. Ho già questa bellissima e ridente porcilaia che raccoglie tutti i miei bisogni.
Calderoli (con voce visibilmente alterata e forte rossore in viso): Come???? Tu sei un maiale e verrai con me.
Il maiale: Forse non ci siamo capiti, senatore. Ho già parlato con gli altri colleghi qui e siamo tutti d’accordo. Nessuno la accompagnerà in questa sua “gita” bolognese.
Calderoli (ormai furente): Ma voi siete dei maiali e io sono (scandisce le parole con tono di voce molto elevato) IL VICE PRESIDENTE DEL SENATO DELLA REPUBBLICA.
Il maiale: Non alzi la voce, ci sento ancora bene e conosco fin troppo nei dettagli i suoi incarichi passati e presenti. Tra l’altro leggo abitualmente l’annuario parlamentare ma non intendo affatto venire con lei. Sono un maiale ma tendo a non fare porcate e porcherie. Ci siamo intesi? Queste le lascio volentieri a voi uomini.
Calderoli: (con fare guardingo): E perché sarebbe una porcheria?
Il maiale: E me lo domanda anche? Perché è solo una stupida provocazione, una boutade da bar, una trovata per avere una prima pagina. Nulla di più, nulla di meno. Chiunque abbia una visione ponderata del problema immigrazionistico, favorevole o radicalmente contraria alla società multirazziale o al multiculturalismo che sia, ritiene questa sua uscita (e molte altre del suo movimento politico) alla stregua (e mi perdonerà il pubblico in sala) di una flatulenza o di un rutto da trattoria. E poi guardiamoci negli occhi, da maiale a senatore, il suo movimento politico che”potenza di fuoco ha oggi”?
Glielo chiedo perché, visto che vi piace tanto giocare con la pistola del conflitto di civiltà, se domani vi dovesse partire un colpo, bisogna anche essere pronti a pagarne le conseguenze. E alle parole bisogna spesso fare seguire i fatti.
Calderoli (riprendendosi dal lieve intontimento, dovuto all’ascolto, e ritrovando una certa gagliardia) : Beh, noi saremmo pronti a difenderci, anche coi fucili.
Il maiale (perdendo per un attimo la pazienza): La prego…la supplico, mi risparmi la tiritera dei fucili, dei proiettili e delle rivolte. Qui non ci sono taccuini di giornalisti, né telecamere pronte a regalarvi quel mezzo minuto quotidiano di notorietà che vi fa sentire politicamente vivi. Almeno qui, davanti ad un maiale, siate seri. Voi non avete fucili, non avete chi li usi. Non avete (purtroppo) un popolo dietro di voi, anche perché non avete voluto averlo o l’avete perso, regalandolo in buona parte a Berlusconi. Una corte di “professionisti della politica”, qualche vecchio di buona volontà, una manciata di confusi e arroganti ragazzini: ecco cosa siete. Mi verrebbe da chiedervi, come faceva Stalin, quante divisioni avete…
Calderoli: Ecco, lo sapevo…l’ho sempre saputo…sei solo…. (gli occhi si fanno spiritati e le mascelle si serrano) un maiale comunista! Ora farò un comunicato stampa. Prodi a casa! Elezioni! Silvio conducici alla vittoria! (inizia a camminare intorno, quasi alienato)
Il maiale (divertito ma poi più serioso): Veda bene: la sua affermazione tradisce una visione distorta del dibattito politico. Io, ad esempio, non mi sento né di destra, né di sinistra. Io mi sento essenzialmente un maiale padano e lombardo, amo questa fattoria e voglio rimanerci finchè il fattore mi ci vorrà lasciare. Anzi le dirò di più: credo di essere, malgrado tutto e malgrado Lei, un maiale indipendentista. Con quale orientamento ideologico, questo non le deve importare. I vecchi maiali mi hanno raccontato del periodo in cui su queste nostre stalle avevano issato la bandiera col Sole delle Alpi e allora non si faceva un particolare riferimento all’ideologia di chi voleva partecipare a questa lotta di liberazione delle nostre terre. Si guardava soprattutto alla volontà di volere essere liberi e cittadini di una nazione indipendente. Ma quando penso a lei e a quelli del suo partito, alle cose che dite e al modo in cui le dite, devo solo ringraziare il Cielo che la Secessione sia stata solo una trovata pubblicitaria, priva di un reale progetto politico. Altrimenti, se si fosse realizzata, mi sarei trovato governato da uno come Lei, da gente come la sua. Naturali “caricature” destrorse nel teatro dei pupi del sistema politico bipolare ita(g)liano.
Calderoli (guarda altrove trasognato, poi con un crescendo di toni): Non ti ascolto, non mi servi. Andrò da un'altra parte. A me non servono maiali come te, a me servono combattenti per la libertà, eroi immaginari per battaglie immaginarie (continua a girare intorno ossessivamente). Dobbiamo tornare a votare. Il nord risolleva la testa. Padroni a casa nostra…. Rivolta fiscale…Devoluzione (ah no, questa è vecchia)…Mortadella…Federalismo… Roma culattona, Calderoli non perdona…Umberto…Umberto…Umberto (si allontana bofonchiando altri slogan incomprensibili e vituperii irriferibili)
(Gli altri animali si fanno intorno al maiale, divertiti e incuriositi): Ma chi era quell’umano?
Il maiale: Era un politico ita(g)liano, amici miei, come tanti altri del resto. Ora se ne è andato e speriamo non ci disturbi più.
(Rivolgendosi al pubblico) Vedete, gentili Signore e Signori, sono un maiale, lo so, ma non mi abbasso a queste ignominie. Nella mia porcilaia, cerco di essere un maiale libero, e anche, perché no, un maiale gentiluomo. (Accenna ad un inchino con la zampa)
Cala il sipario
