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Discussione: La grande Milano?

  1. #1
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    Predefinito La grande Milano?

    La grande Milano

    Maurizio Blondet
    03/10/2007

    L’ambiente: uno dei sobborghi milanesi che la pubblicità dichiara «immersi nel verde», forniti di «piscina condominiale e minigolf».
    Abitato da famiglie di una certa borghesia benestante o quasi, che ha scelto quel posto per allevare i figli «nel verde».
    Prima lezione di catechismo, il sacerdote - che ha chiesto ai genitori di essere presenti - per rompere il ghiaccio, chiede: «Bambini, qual è la manifestazione di felicità che avete visto di recente?». Silenzio.
    Poi un ragazzino alza la mano: «Due mesi fa è morto il nonno. E la mamma era proprio contenta».
    Altra scena, dal fioraio del quartiere modello.
    Una signora chiede a un’altra, molto ben vestita: «Belli quei fiori. Come si chiamano?».
    L’altra guarda il cartellino e risponde: «Recisi».
    Due signore al parco-giochi per bambini, naturalmente immerso nel verde.
    Una delle mamme, firmatissima, dice di aver comprato per sua figlia una coppia di Hamstel; che i piccoli roditori avevano figliato, «ma poi li ho dati via».
    E perché?
    «Perché sono entrati in cattività ed hanno mangiato i loro piccoli».
    «Cattività» non significa, come crede la signora griffata, che gli animali diventano cattivi; significa nati in prigionia, in latino «captivitas».
    Non so quanto sia diffusa questa vacuità e ignoranza nel resto d’ItaGlia, fra quel tipo di borghesia «moderna» con gli attici immersi nel verde; posso giurare che Milano non è sempre stata così.



    La domanda è: nel mondo globalizzato, per quanto tempo italiani e milanesi con istruzione e conoscenze (non si dice cultura) da terzo mondo potrà avere o pretendere stipendi da primo mondo?
    Non è nemmeno giusto.
    E difatti, il benessere di quei quartieri si consuma insensibilmente, col potere d’acquisto e con il declino della città e delle sue opportunità.
    Qualche marito con buona posizione ha perso il lavoro.
    Qualche mamma firmata ha cominciato a fare la spesa da Lidl, il discount tedesco, anziché da Esselunga.
    Le possibilità di lavoro ben pagato si restringono come un fazzoletto lavato.
    Sempre più difficile reggere il tenore di vita, e il confronto coi vicini presunti benestanti.
    Alcune coppie hanno fatto la consueta settimana alle Maldive con un prestito della banca.
    Non vorrei girare il coltello nella ferita, ma pare che il numero dei suicidi sia in aumento, in quel quartiere silenzioso e lontano da tutto, dove le mamme firmate vivono tutto il giorno con i loro bambini, portandoli in auto dalla scuola al corso d’inglese, da quello alla lezione di judo o di piano. Tre giorni fa una signora, mamma di una bambina di otto anni, s’è gettata dal grande balcone del suo bell’appartamento, al sesto piano di una delle torri condominiali.
    Purtroppo per lei, il quartiere è immerso nel verde: gli alberi hanno attutito la caduta, è sopravvissuta con tre vertebre rotte, forse resterà paralizzata.

    Altro quartiere, dalle parti di viale Zara, periferico, piccolo-borghese.
    La titolare di una lavanderia racconta, tremando ancora, di aver ricevuto la visita della Guardia di Finanza.
    Mi spiega che ad ogni cliente che le porta un maglione da lavare a secco o un abito da smacchiare lei rilascia una «bolla» dove è specificato il tipo di capo; al momento della consegna del capo lavato, lascia scontrino fiscale e ritira la «bolla»; ed è obbligata a conservarle tutte.
    Le Fiamme Gialle hanno confrontato centinaia di bolle con centinaia di scontrini, uno per uno, con una lena che piacerebbe vedere usata verso i grandi studi professionali.
    Hanno trovato delle discordanze (forse qualche scontrino non battuto, forse perduto) e l’ha punita come si deve per evasione fiscale: 5 mila cinquecento euro di multa (due mesi dei miei guadagni, dice lei), e la chiusura del negozio per dieci giorni, con tanto di sigilli giudiziari.
    Non può entrare nella sua proprietà, in cui ha lasciato oggetti personali che le servono.
    «E’ stato un mese terribile», dice la titolare della lavanderia (di cui è anche l’unica lavorante).
    Tre giorni prima della visita della polizia tributaria, ha ricevuto la visita di rapinatori: erano slavi, forse quei rom nuovissimi cittadini d’Europa.
    Le hanno portato via l’incasso della giornata, e peggio, le chiavi dell’auto, con la quale poi sono partiti a razzo, scomparendo.
    I poliziotti, arrivati mezz’ora dopo dal vicino commissariato, hanno allargato le braccia e le hanno detto di andare a fare la denuncia, per quel che serve.
    Siccome lei abita lontano, a San Colombano, e non ha più l’utilitaria, prende il pullman, affollato soltanto da extracomunitari: confessa di aver paura.
    Potrò detrarre il danno del furto dalla dichiarazione dei redditi?
    Chiede senza speranza.
    Ovviamente no: lo Stato che non la protegge vuole tutti i soldi fiscalmente dovuti, anche quelli perduti.

    La signora ha la sensazione di essere stata rapinata due volte e dallo stesso potere.
    Ma naturalmente non è così.
    E’ la giustizia tributaria che trionfa.
    E’ la Grande Milano.

    Maurizio Blondet




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  2. #2
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    dal Corsera di oggi:

    Costi più che dimezzati rispetto rispetto a quelli delle botteghe tradizionali
    Parrucchieri cinesi low cost, boom a Milano
    Scoppia il fenomeno dei pendolari dell'acconciatura: gente che si sposta da tutta la Lombardia pur di risparmiare su taglio e piega






    Non sono più solo le industrie e il commercio al dettaglio a dover fare i conti con la concorrenza cinese, capace di offrire prodotti di qualità forse meno elevata ma dai prezzi sicuramente appetibili per quella fascia di clientela che punta al massimo risparmio. Ora anche i parrucchieri italiani rischiano di trovarsi a fare i conti con la concorrenza che viene dall'oriente. I negozi della chinatown milanese, il quadrilatero che comprende via Paolo Sarpi, via Farini, via Messina e via Montello, sono già oggi frequentati da moltissimi italiani, attirati dai costi più che dimezzati rispetto a quelli delle botteghe tradizionali. E si sta sviluppando un fenomeno assolutamente nuovo: quello dei pendolari dell'acconciatura, persone che da altre città della Lombardia raggiungono Milano per usufruire di un servizio di taglio e piega low cost.


    Non tutti i negozi hanno l'insegna, ma dove questa è presente la si può trovare anche in versione bilingue. E magari dietro ad una ragione sociale apparentemente italianissima, come «Acconciatura da Luisa» o «Ciao Ciao Parrucchiere», si può trovare un coiffeur con gli occhi a mandorla. I parrucchieri cinesi stanno spopolando, lavorano sulla quantità a prezzi stracciatissimi: taglio e piega 8-10 euro, mani e unghie 3 euro. Prezzi possibili grazie alla filosofia no frills, senza fronzoli: taglio puro e semplice senza lozioni o balsami e cremine rigeneranti del cuoio cappelluto. E servizio alla clientela non particolarmente accurato (non aspettatevi che si offrano di andarvi a prendere il caffé al bar dell'angolo per allietarvi l'attesa). Poche parole in italiano da parte del personale, ma si va subito al sodo. Il design dei negozi è minimale: qualche sedia, divanetti di quarta mano, qualche specchio, l'occorrente minimo, forbici e spazzole. La clientela è variegata e di tutte le nazionalità, compresa quella italiana, che a queste condizioni prova a farsi fare una messa in piega.
    La mania si è diffusa e i clienti provengono da tutta la Lombardia. I coiffeur cinesi lavorano anche la domenica e il lunedì, giorni in cui i parrucchieri italiani sono generalmente chiusi, effettuano un orario molto elastico dalle 9 del mattino alle 21 di sera, e riescono a realizzare anche una media di 100–150 tagli al giorno. Un risultato possibile grazie anche alla clientela che arriva da fuori Milano. Sara M., ad esempio, arriva da Desenzano del Garda insieme alle sue amiche: per loro il taglio low cost è ormai una consuetudine. «Ci organizziamo e veniamo sempre in gruppo – spiega Sara -, perché il totale tra il biglietto andata e ritorno del treno e il taglio e la piega si aggira sui 30-35 euro. Il risparmio è evidente se si considera che non tutti possono più spendere 30 euro tutte le settimane dal proprio parrucchiere di fiducia». Ma non sono solo i pendolari ad usufruire dei parrucchieri cinesi. Anche molti milanesi ormai hanno tradito la bottega tradizionale. Per una questione di costi. Sono soprattutto anziani pensionati e studenti senza grandi disponibilità economiche ad apprezzare la possibilità di stare in ordine, risparmiando. Dice Monica S., studentessa al terzo anno di giurisprudenza: « sono una fuori sede e questo è un modo per fare economia a Milano, avendo sempre un aspetto curato».

    Il passaparola si è diffuso e il tam tam ha raggiunto velocissimo anche Internet, dove si trovano già dei forum dove si confrontano i prezzi e ci si scambiano suggerimenti su quale parrucchiere orientale scegliere, tra i tanti disponibili. I commenti non sono tutti positivi, ma c'è anche chi, come Lory, ancora indecisa se provare l'esperienza, pensa che pur di risparmiare non si debba stare troppo a fare gli schizzinosi: «Una mia collega c'è stata e diceva per che la pulizia lasciava un po' a desiderare, tipo capelli di altre persone per terra. Non so se andare, certo mi alletta l'idea di non spendere tanto, considerati i prezzi di Milano». Del fenomeno si sono già occupati anche diversi blog. Insomma, anche se all'interno non si trova un arredamento chic e ricercato, non si vedono lozioni di marca o profumi e cosmetici francesi di grido, per molti vale la pena badare alla sostanza, visti anche i tempi di esecuzione velocissima e il risultato discreto a prova di prezzo stracciato. E se c'è chi affronta addirittura due ore di treno pur di risparmiare – un po' come quando per risparmiare sul biglietto si accetta di volare da un aeroporto secondario -, allora vuol dire che il metodo low cost sta funzionando. Con buona pace dei Figaro milanesi che, sulla scia di Rossini, potranno anche continuare a cantare «sono un barbiere di qualità», ma che dovranno comunque rassegnarsi a fare i conti con una tendenza sempre più diffusa secondo cui, a fronte di un beneficio economico, della qualità si può anche fare un po' a meno.


    Ambra Craighero



    04 ottobre 2007

  3. #3
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    A Milano la vita è carissima (box in centro 140.000 euiro). Se uno guadagna 1000 euro a Milano..subisce la stessa tassazione di chì li guadagna a Mantova, Sondrio, Locri, Agriggènto, ecc. ecc. Basterebbe questa lotta..giusta..da parte dei politici. Che vergogna..Siamo altro che sudditi...Ma, lassèm perd. Ho visto da anni tanti anziani e non rovistare negli avanzi lasciati dopo ogni mercato. Bisogna difendersi. Si va dove costa meno.Io inoltre penso: business is business, i danee a numm non li ha mai regalati nessuno (anzi i nostri - frutto di tanta, tanta fatica vengono dispensati in altre latitudini.. E' per questo che vengono tutti qui..non vanno più via..e parlano male di noi.Pensate che gli sctatali..che terminano alle 15 el lavorà..se arrivi alle 15.01.ti chiudono il portone in faccia. (provato di persona..dopo aver preso due mezzi pubblici per arrivare in quel dato ufficio) . Ma, da dove proviene il 99% degli sctatali? Allora..bene i cinesi che lavorano anche di domenica e lunedì. Low cost per forza..danee gh n'è pù.

  4. #4
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    da Corsera:

    I dati presentati dai sindacati a un convegno sulla sicurezza
    In Lombardia il record delle rapine in banca
    Nel 2005 nella sola Italia c'è stato il 48,11% dei «colpi» messi
    a segno in Europa. Milano è tra le città più colpite della penisola






    Nei primi sei mesi del 2007 la regione in cui sono state messe a segno più rapine in banca è stata la Lombardia (372), seguita da Emilia-Romagna (198) e Lazio (176). Le città con più «colpi» sono state Milano, Roma e Bologna. I dati sono stati diffusi dalla Fisba-Cisl nel corso di un convegno sulla sicurezza in banca organizzato a Bologna insieme agli altri due sindacati di categoria, Cgil-Fisac e Uilca-Uil. Al quarto posto di questa classifica si trova la Sicilia (167), seguita da Piemonte (120) e Toscana (113). Le regioni più sicure sono state invece Molise e Valle d' Aosta, entrambe con una rapina. Nel 2005 nella sola Italia c'è stato il 48,11% delle rapine in banca messe a segno in Europa. E nei primi sei mesi del 2007 sono state 1.540, il 28,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2006.
    FRAZIONAMENTO - Un trend in controtendenza rispetto agli altri paesi europei, nei quali questi reati sono in calo. A rendere i colpi in banca più accessibili alla criminalità - secondo i sindacati - c'è il frazionamento delle sedi bancarie, specchio di una «concorrenza spietata tra i vari istituti di credito», con un numero molto alto di sportelli ai quali lavorano solo uno-due operatori; impianti obsoleti di videosorveglianza, non digitali ma con cassette che vengono cambiate di rado e non permettono quindi di individuare i tratti dei banditi; inoltre non è ancora diffuso a sufficienza l'impiego di guardie giurate all'esterno degli istituti che può servire da deterrente. «Le rapine sono un fenomeno che crea allarme sociale - ha detto il segretario nazionale Fisba-Cisl Alessandro Spaggiari - e come tale va affrontato in modo complessivo, con sinergie tra tutti i soggetti interessati, non è solo un problema dell'Abi».
    800 MILIONI - Associazione per cui è intervenuto Marco Iaconis il quale ha ricordato che, per la sicurezza, le banche italiane investono circa 800 milioni di euro. Cifra che, secondo i sindacati, comprende il costo di assicurazioni e formazione e non riguarda in modo esclusivo la lotta alle rapine. A Bologna è intervenuto anche il senatore Giuliano Barbolini, primo firmatario di un disegno di legge sulla sicurezza nelle banche e negli uffici postali apprezzato dai sindacati, secondo i quali ora serve un monitoraggio sulle varie realtà locali per arrivare a protocolli di sicurezza che rispondano alle diverse situazioni e non indifferenziati, come sono oggi.






    12 ottobre 2007

  5. #5
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    Milàn è in decadenza libera.
    Da Città MittelEuropea è diventata covo di teroni, zingari e qualsiasi altra etnia extraMittelEuropea. è famosa nel mondo per sfilate di moda di abiti che costano migliaia di euro e ne valgono neanchè un quarto, indossati da modelle anoressiche e disegnati da stilisti cocainomani-checche-chic.

    Grazie mille progresso italiota.

  6. #6
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    Milano è Stoccolma, governata da napoli. U sctatu se ne frega..anzi ben contento che ci sia degrado..sui mezzi puibblici..i guidatori vengono da altre latitudini..e non sanno né vie..né altro..fanno i comodi loro..nessuno li controlla..i sindacati li proteggono..comandano.negli ospedali, scuole. ASSL, poste, intendenza di finanza..non ce n'è uno del nord. Sugli autobus salgono senza pagare il biglietto..nessun controllore. Sul metro..salgono con bambini in braccio...suonano..chiedono l'elemosina..nessun controllo. Di fianco a ogni supermercato zingari e altri che chiedono l'elemosina..alla stazione centrale..abbiamo visto..Un Milanese non ha mai steso la mano. Nessuno controlla..abusivi..nessuno controlla.Milano è città europea da sempre. , Quindi non è Milano..né i Milanesi..è il cosiddetto sctatu itagliano ..che non fà il proprio dovere. I sindacati proteggono. Ciononostante..Milàn l'è on gran Milàn. E' la città più bella d'Europa..ricchissima di opere d'arte..storia, cultura, arte, futuro....e nessuno lo comunica..apposta, naturalmente. Riuscite, prima o poi a guardare www.sforzinda.it?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Gioàn Padàn Visualizza Messaggio
    Milàn è in decadenza libera.
    Da Città MittelEuropea è diventata covo di teroni, zingari e qualsiasi altra etnia extraMittelEuropea. è famosa nel mondo per sfilate di moda di abiti che costano migliaia di euro e ne valgono neanchè un quarto, indossati da modelle anoressiche e disegnati da stilisti cocainomani-checche-chic.

    Grazie mille progresso italiota.
    .
    MILAN IS DEAD!
    non ci resta altro da fare che ricordarla cosi ...per quello che ERA una volta e non sarà mai più , la gloriosa Milano è morta e sepolta.
    http://www.rbvex.it/milano.html

  8. #8
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    da Corsera:


    Il record del 2004 (208 episodi) rischia di essere superato
    «Aggressioni e borseggi, linee Atm a rischio»
    Dossier della società: aumentano le violenze sui mezzi. Sindacati: siamo pronti allo sciopero. L'azienda: no a strumentalizzazioni







    L'Atm è in prima linea sulla questione sicurezza. Lo dimostra un dossier dell'azienda — riservato, almeno fino a ieri — che analizza la situazione su tram e bus. In aumento, nell'ultimo anno, aggressioni, risse, atti vandalici. Critica la situazione per risse e borseggi. Il sindacato: «In Atm come in Fs il problema è grave, siamo pronti a scioperare». L'azienda: «La sicurezza è una priorità. Ma evitiamo allarmismi e strumentalizzazioni».

    I NUMERI — Da gennaio a luglio di quest'anno le aggressioni sui mezzi di superficie sono state 120. In tutto il 2006 erano state 127. L'anno peggiore dal 2002 ad oggi fu il 2004, con 208 aggressioni. Un record che rischia di essere superato. Per «aggressioni» l'azienda intende sia gli episodi ai danni di controllori e conducenti sia quelli che coinvolgono i passeggeri. Negli ultimi anni le aggressioni sono state più frequenti, nell'ordine, su 90-91, su 95, 3, 14, 92, 9, 12, 24, 56, 57, 4, 15, 2, 93, 33, 60, 49. Il 2007 rischia di essere un anno nero anche per quanto riguarda gli atti vandalici. Sono 98 gli episodi registrati nei primi sette mesi dell'anno. Per rendere l'idea, in tutto il 2006 furono 107. 118 nel 2004, anche in questo caso l'anno peggiore dal 2002 a questa parte. Le linee più coinvolte da episodi come lancio di oggetti, graffiti e danni alle vetture sono state, nell'ordine: 15, 95, 3, 91, 90, 57, 14, 40, 16, 2, 49, 60, 24, 56, 72, 45, 61, 94. Per quanto riguarda i borseggi, meglio tenersi stretto il portafogli soprattutto sulla 60. Ma anche sulla 54, nel tratto Diaz-Susa, sulla 61 (Cadorna- Susa), sulla 70 (Pellegrino Rossi-Maciacchini), sulla 73, sulla 94, la 95 (Famagosta- Corvetto). E poi le solite 90-91-92. Anche lo spaccio ha i suoi percorsi preferiti. E riguarda soprattutto le linee 82, 81, 60, 42, 727,723, 724, 2.

    Il SINDACATO — «L'azienda acceleri sull'attuazione delle misure per la sicurezza promesse nel piano industriale — incita Dario Balotta, segretario generale della Fit Cisl della Lombardia. «Non c'è tempo da perdere. Prima di tutto perché le corse più a rischio, già poco frequentate, rischiano di svuotarsi del tutto. E poi perché i dipendenti Atm vanno tutelati. Serve al più presto anche una centrale che coordini la sicurezza sull'insieme dei mezzi». Il problema è sentito anche alle Ferrovie. «Quindici giorni fa è stata aggredita un'addetta Trenitalia sul passante. Se necessario arriveremo allo sciopero», rincara Balotta.

    L'AZIENDA — Atm rassicura i passeggeri. «Da sempre monitoriamo gli episodi a rischio per fare prevenzione e dare indicazioni alle forze dell'ordine », fa notare Marco Pavanello, direttore marketing e comunicazione di Atm. «Parlare di "allarme sicurezza", però è davvero eccessivo — continua Pavanello —. Aggressioni e atti vandalici vanno rapportati ai 600 milioni di passaggi annui sui mezzi». L'azienda ribadisce l'impegno scritto sul piano industriale: 20 milioni di investimenti e raddoppio degli addetti ai controlli. Da settembre sono stati rafforzati i controlli su 90/91 e 57.


    Rita Querzé



    31 ottobre 2007

  9. #9
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    Milano è una squillo che si è venduta ai piemontesi, ai teroni, agli itagliani, ai rom e ai cinesi...

    Come dice Langbard...

    MILANO E' MORTA!

    Non ci rimane che ricordare i fasti di un tempo che fu, e difenderli da chi millanta che con l'itaglia è migliorata...... stolti patriottardi romanocentrici

    Se vedùm

  10. #10
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    grazie per i terroni..milano come tutte le parti d'italia dopo l'unità sarà pure peggiorata...ma i cervelli di gente come te ormai non sono più recuperabili...

 

 
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