"Per il governo serve continuità". Romano Prodi replica così a chi gli chiede un commento sull'uscita di Walter Veltroni, il quale si è detto favorevole a dimezzare il numero dei ministri e sottosegretari. Ma le parole del sindaco di Roma lasciano freddo il premier. Che, già più volte, ha negato la necessità di un rimpasto. "Su questo ho già detto quello che penso", taglia corto Prodi. Che, in passato, ha parlato di riequilibrio della compagine governativa ma mai di rimpasto. E anche oggi non mostra cedimenti: "Io dico che il governo funziona molto bene abbiamo fatto un gioco di squadra e comunque l'efficienza e la continuità dell'esecutivo sono una pura competenza del presidente del Consiglio".
E nella mattinata di venerdì il premier è stato contestato a Torino da un gruppo di lavoratori di un'azienda che si occupa delle pulizie presso le caserme di polizia e carabinieri di Torino e provincia. mentre un prete-operaio, don Gianni Oderda, delegato Fiom dell'Avio, ha consegnato a Prodi il documento in cui il comitato Rsu per il no di Torino ribadisce la sua contrarietà al protocollo sul welfare.
Intanto sulle future alleanze del partito democratico, in particolare con la sinistra radicale, Veltroni lancia il sasso: "Il Pd è convinto che servono innovazioni profonde e radicali al Paese. Le porrà al centro, se su questo matureranno alleanze, bene, altrimenti il Pd è anche pronto ad andare da solo".
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