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    Predefinito Le parole della tragedia birmana

    Soltanto Bush raccoglie davvero e subito il grido “democrazia” dei monaci

    Nella tragedia birmana c’è chi vuole fermare gli assalti dei soldati e chi la marcia dei buddisti, ci sono parole forti e parole deboli.
    Bush, per esempio, la chiama “Birmania” già da prima che i monaci scendessero in piazza per gridare “democrazia” (parola fortissima, spirituale e reale) contro il regime corrotto e feroce dei militari che pretendono di affondare un popolo nel loro “Myanmar”, che danno la caccia ai giornalisti, che sventrano i monasteri, arrestano e uccidono i monaci colpevoli di aver avviato una protesta pacifica e libertaria.
    L’America del presidente che ha fatto della democrazia la sua strategia di politica estera invita le nazioni che possono esercitare influenza sulla Giunta a far qualcosa per fermare il massacro, per aiutare quella popolazione che aspira legittimamente a un futuro libero e si batte per averlo con la nonviolenza.
    E subito, l’America, aggrava le sanzioni, bracca i soldi di 14 alti dignitari di quella banda di colonnelli faccendieri che sparano ad altezza uomo contro monaci che in mano hanno ciotole vuote.
    E subito, l’America, appare la sola nazione a rispondere davvero al grido.
    Non è questo un caso di scuola per spiegare quando si deve e si può esercitare una forte ingerenza umanitaria?
    Sì.
    Non bastano le vigorose pressioni, vanno denunciati i balletti da Guerra fredda all’Onu, con russi e cinesi intenti a limare le parole deboli delle risoluzioni di condanna e a scongiurare altre sanzioni.
    Possibile che l’Europa e l’Italia sappiano solo manifestare “preoccupazione” (parola debole)?

    G.Ferrara su www.ilfoglio.it del 28 sett 07

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Una stretta di male

    Il patto tra il pasdaran Ahmadinejad e i caudilli Chávez e Castro è d’acciaio

    Il secondo viaggio di Mahmoud Ahmadinejad in America Latina riscuoterebbe una straordinaria attenzione se l’occidente avesse ancora il gusto di riconoscere l’insorgere di nuove idee e nuove dottrine, anche se di pessima valenza.
    Invece è quasi ignorato.
    L’aspetto economico e diplomatico del viaggio è di enorme rilievo, ma non è quel che più conta.
    Fidel Castro, Hugo Chávez ed Evo Morales mettono in queste ore a disposizione della strategia atomica iraniana il peso di cui dispongono.
    Castro consolida lo schieramento dei 110 paesi Non Allineati, che spostano le maggioranze all’Onu.
    Chávez vi aggiunge aiuti sostanziosi per la boccheggiante economia di Teheran (la joint venture petrolifera irano-venezuelana è gia di 2 miliardi di dollari), investimenti strategici nella raffinazione iraniana e forniture sottobanco di uranio.
    Evo Morales ci mette con brio l’essenza, il vero pericolo di questa alleanza: il populismo.

    L’asse del jihad musulmano – Iran, Siria, Hezbollah e Hamas – ha infatti trovato una naturale sponda amica nel caudillismo populista latino americano, sponda molto più larga e profonda del comune odio antiyankee.
    Il fondamentalismo messianico jihadista e quello caudillista hanno solidi punti di contatto: un’identica concezione del welfare e della ricerca di consenso tramite erogazione diretta di reddito da petrolio, un’identica vocazione militarista (sempre finanziata col petrolio), un istintivo apprezzamento per il dispotismo monocratico.
    L’asse Teheran-Damasco-Avana-Caracas non è dunque solo un nuovo schieramento antiamericano.
    E’ un incontro di demagogie e populismi che oggi – da indistinti movimenti di protesta quali erano – sono riusciti a farsi stato, tendono a integrarsi e riscuotono anche il plauso della platea no global e antimperialista della sinistra euroamericana. Una miscela politica e ideologica mefitica, che è in grado di fare danno e che farà danno, offrendo da subito agli ayatollah molte forze per resistere alle sanzioni che l’Onu, peraltro, stenta a decretare.

    G.Ferrara su www.ilfoglio.it del 28 sett 07

    Mussolini -poveraccio -; Hitler e il Giappone....ricordate?
    E Stalin non vi entrò, in quel patto d'acciaio, perchè lui e la sua "religione" volevano avere il mondo tutto per sè.
    E ci andò vicino, molto vicino.

    saluti

 

 

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