Quindi, secondo te, il fatto di inviare al G8 - e non ad Arcore tre giorni dopo - l'avviso di garanzia berlusconiano era un meritevole modo che i magistrati milanesi avevano a loro disposizione per attuare la loro "pubblica difesa" contro gli insulti di Silvio?! Come on, please ...
Le dichiarazioni pubbliche di Borrelli parlavano della necessità - da lui ritenuta - di opporre una "resistenza" contro una ben determinata parte politica (nei confronti della quale io non nutro simpatia alcuna, per inciso).
Borrelli le aveva rese non già al bar sport, ma nell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario, nelle sue vesti ufficiali di capo della Procura Generale di Milano, laddove un magistrato, compresi quelli requirenti, è tenuto all'imparzialità più assoluta anche negli atteggiamenti, perchè essi fanno parte del c.d. "decoro", tanto suo quanto della magistratura cui appartiene, "decoro" il quale è un valore - piaccia o no - da sempre tutelato dall'ordinamento giudiziario italiano.
Il suo grido, che invitava, da Procuratore Capo, a "resistere come sulla linea del Piave", fu quindi assai inopportuno, e fu una mossa comunque deontologicamente scorretta e censurabile; mi spiace contraddirti ma è così.
Quel che è peggio, questa era proprio la maniera più sicura per alimentare a dismisura, stolidamente, il falso (quasi sempre; purtroppo non sempre; dico "purtroppo" perchè ha creato un effetto-boomerang assai pernicioso) mito delle "toghe rosse".





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