RIFLESSIONI SULLA SOCIETA’ FEMMINILE
“Per mezzo di sofisticate analisi epigrafiche, cemeteriali ed archeologiche, sappiamo oggi che in epoca arcaica greca e romana, la donna era poco più che una curiosità statistica. Su ogni 100 uomini, se ne potevano contare non più di 25 o 30, il che significa che in quelle società, attorno al 1000 a.C. o poco più tardi, su cinque creature umane una sola era di sesso femminile. E’ da aggiungere che la vita media del gruppo donne non superava i 25 anni, mentre quella dei maschi raggiungeva già i 35/38.
Nel Primo secolo d.C. – a quanto narra Dione Cassio – il tasso si era modificato di non molto: a Roma c’erano la metà delle donne, in rapporto agli uomini, ovvero, su tre persone, una sola era femmina.
Nei quasi venti secoli da allora, il rapporto ha continuato a migliorare, ma molto lentamente. Alla metà del secolo scorso, in Europa, le donne avevano raggiunto le 85 su 100 uomini: in alcune Nazioni tuttavia, dove il “capitale maschile” – come in Inghilterra – era emigrato a massa in America ( 14.000.000 di maschi in soli 100 anni), la “sex ratio” femminile aveva già superato la linea della parità. E questo dà conto del perché il femminismo di Mary Wollenstonecraft e Panchurst sia nato appunto a Londra, prima che in qualunque altro luogo.
Per l’effetto dell’esplosione della medicina moderna, che ha liberato le donne dalla brutale tagliola del parto e delle febbri puerperali, il mondo femminile è a sua volta numericamente esploso a partire all’incirca dal 1920 in quasi tutta Europa, e negli Stati Uniti dal 1956. In quest’aera che per brevità chiamerò civilizzata, esiste ormai un eccesso femminile che è specularmene opposto a quello conosciuto dall’umanità duemila anni or sono. I livelli raggiunti non sono uniformi: la Russia, per un insieme di ragioni, è ad oggi la Nazione più femminile al mondo, con circa 130 donne per 100 uomini ( il che, dopotutto significa 40 milioni di Katiusce a spasso), seguita dalla Germania, dall’Inghilterra, dalla Francia e dall’ItaGlia, nella quale – secondo l’ultimo censimento – siamo già giunti a 108 donne per 100 uomini, con un supero di quasi due milioni di unità. Le differenze tra le Nazioni si ripeto all’interno di ogni singola Nazione: il nostro Sud, per esempio, è più femminile del Nord. Le campagne sono ancora relativamente maschili, la città più femminili d’ItaGlia è Firenze, nella quale le donne raggiungono ormai le 120 per 100.
Le ragioni per cui questo accade sono molteplici, tutte però irreversibili. Esse condurranno tra breve ad una eccedenza femminile, in Europa calcolabile a 35 milioni di donne, con una scarsità crescente di maschi che oggi comincia già attorno al 18° anno di età. Il fenomeno si sta comunque allargando anche ai grandi serbatoi umani dell’India e della Cina, che fino a ieri possedevano una “sex ratio” assai simile a quella dell’Europa del ‘700.
Se riflettiamo su questo quadro d’assieme, è facile osservare che le istituzioni giuridiche, le consuetudini e la morale si sono modellate nei secoli in funzione di una scarsità femminile che soltanto oggi ha cambiato di segno. Ci troviamo dunque di fronte ad una rivoluzione basale, la più impegnativa fino ad oggi verificatasi. Impreveduta e fulminante, capace di modificare radicalmente non soltanto i rapporti ancestrali tra i due sessi, ma addirittura il panorama quale ci siamo abituati, a considerare immutabile. Divenute maggioranza, le donne svilupperanno un’ideologia – guida della quale né noi né loro sappiamo nulla, e diverranno legislatrici ed ordinatrici di una nuova società, basata su una visione del mondo del tutto incognita, ma comunque diversa da quella che ci ha condotto sin qui. Questo processo è già cominciato, benché si debba dire che avvenga in quelle forme disordinate che caratterizzano i passaggi del guado.
Il lato veramente stupefacente di tale guado è che nonostante l’attività di migliaia di gruppi femministi e la pubblicazione di centinaia di opere anche pregevoli, la base statistica alla quale ho accennato continua ad essere ignorata: benché essa sola fornisca una adeguata spiegazione razionale a quanto sta accadendo ed ancora accadrà. Così, le reali condizioni di schiavitù materiale e spirituale nelle quali le donne – disgraziatissime creature – sono state costrette a vivere per secoli, non vengono mai ricondotte al fatto che ogni donna dell’antichità era “oggetto economico” in quanto bene raro, da conservare e sorvegliare tanto quanto un lingotto d’oro. Né mai si riflette che nell’epoca presente si sta verificando una precipitosa caduta del “valore economico” della donna, sempre in funzione del numero.
Né si riflette che agli albori del tempo, per reagire ed equilibrare in qualche modo la forza brutale dell’uomo, la donna scoperse le potenti garanzie del sesso e della debolezza. Ma esse non le erano esattamente proprie: nell’ordine naturale delle cose non alla donna spettava la esplicazione diretta dell’attività sessuale, ma quella – decisiva ai fini della selezione – di eccitatrice della competizione maschile. E neppure la debolezza era carattere specifico della donna: che, come oggi comincia a tralucere, era ed è invece fortissima sia sul piano fisico che su quello spirituale. Più dura, più coraggiosa, più longeva dell’uomo.
Quanto io considero quale straordinario grado di flessibilità e di intuito, che la vedeva vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro, mi sento pieno di ammirazione. Il mondo come lo conosciamo è stato fatto dagli uomini: ma questo ha richiesto uno sforzo enormemente inferiore a quello che hanno dovuto prestare le donne per adattarsi e sopravvivere. Dal che discende – se vogliamo stare alla logica – che il mondo di domani è un’incognita. Le donne dovranno scoprire esse stesse cosa in realtà sono. Per ora non lo sa nessuno, neppure loro.
Al termine, c’è un’enorme domanda. Tra i mammiferi superiori la regola è quella di società composte da pochissimi maschi e molte femmine. Ma all’origine, quando stavamo ancora sugli alberi o nella savana e cioè quando gli stregoni e gli sciamani non avevano ancora cominciato a far morire le donne, quando insomma stavamo ancora nel “letto della natura”, la nostra società di preominidi era anch’essa basata sui pochi maschi e molte femmine? E’ dunque destino che ci ritorniamo? A che prezzo?
Franco Bandini
Canalone, 23 novembre 1992
Fonte: http://www.larchivio. Org/xoom/bandini.htm
Considerazioni personali
Heilsa,
dopo che ho intrapreso vari argomenti inerenti all’universo femminile, ma con una visione anti-femminista, vorrei fare un piccolo ragionamento. Siamo d’accordo che fare il copia incolla sia veloce, ma se non si capisce o ragiona su quel che si posta sarà difficile capirne il significato.
Cercherò di essere concisa, almeno eviterò di annoiarvi…
Abbiamo appurato che la popolazione, nei secoli, si è sempre più “femminilizzata”, cioè il numero delle donne ha superato, soprattutto in Europa, quello degli uomini ( è una cattiveria, ma forse avevano ragione i cinesi?) e questo è avvenuto, in buona parte, grazie a guerre ed emigrazioni. Quindi è vero che il mondo era prettamente maschile e, noi donne, oggi ci ritroviamo in una sfera che non ci appartiene. Abbiamo lottato per i nostri diritti, con la convinzione che necessitavamo della parità. Che grande farsa… NOI NON SIAMO COME GLI UOMINI e quindi il nostro ruolo deve essere nettamente diverso. La cosa triste che rincorrendo una chimera abbiamo perso il “nostro valore” nella società qualunquista odierna. Come non rendersene conto degli effetti, prima hanno colpito il cuore degli uomini, facendo pressione per concedere “diritti” alla propria compagna, poi è arrivata l’integrazione razziale, solo dopo che lo spirito maschile era in subbuglio... Avendo perso la nostra forza femminile per farci incancrenire con il femminismo, abbiamo cominciato a figliare individui senza valori ne ambizioni, non guerrieri ma abili “furbetti del quartiere”. Il discorso è lungo e complicato e vorrei arrivare al dunque. Visto la maggior percentuale di donne sugli uomini, è lecito dire che il nostro potere politico e amministrativo, a livello di voto, è decisivo; e visto che alla maggior percentuale di noi non interessa l’andazzo del Paese – lo notiamo con una bassissima percentuale di utenti nei forum di politica (soprattutto di “destra” o dintorni) e non solo nelle “quote rosa” – sarebbe consigliabile TOGLIERE IL VOTO ALLE DONNE.
Lo so che è un’affermazione forte e fatta da una donna lo è ancora di più, ma dobbiamo essere obiettive. Non che noi donne non siamo in grado di fare o parlare di politica, ma semplicemente è un campo che dovremmo lasciare libero a chi la faceva prima di noi. Abbiamo così tante cose alle quali dedicarci… Che nessuna si senta offesa, premetto che parlo sempre della maggioranza e non di quelle poche donne che usano la testa per pensare e non per tenere su i bigodini!!! Sapete, mi piacerebbe fare una prova, candidare Maria de Filippi… sono certa che sbaraglierebbe tutti e ce la ritroveremmo come Capo dello Stato. Magari questo fa sorridere, ma, se ci pensate bene, non sarebbe una situazione così inverosimile… basta guardare verso la “casta”…
Per salutare vorrei citare Valentine de Saint Point:
"Donne, invece di ridurre l'uomo alla schiavitù dei squallidi bisogni sentimentali, spingete i vostri figli e i vostri uomini a superare sè stessi. Voi li avete fatti. Voi potete tutto su di loro. All'Umanità dovete degli Eroi. Dateglieli."




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