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    Predefinito Chi Sindaca Il Sindacato

    giovedì, 11 ottobre 2007
    CHI SINDACA IL SINDACATO di G.P.
    Il risultato scontato del referendum sul welfare non ha fatto altro che confermare quanto dicevamo ieri circa i brogli messi in atto, soprattutto nei seggi votanti a livello territoriale, in questa consultazione farsa voluta dalla Trilateral sindacal-confederale sostenuta dal governo e dalla Confindustria. Ma abbiamo avuto ragione anche su quella che sarebbe stata la composizione del voto con il prevalere del “no” nelle fabbriche e la netta affermazione del “si” tra pensionati e spezzoni del pubblico impiego.
    Entrambe le valutazioni erano largamente prevedibili anche tenendo in debito conto i fischi ricevuti, negli ultimi mesi, dai “kapò” confederali, ogni qual volta si recavano nelle fabbriche a fare i loro bei discorsi sulle politiche del lavoro (che disfano) e sugli obiettivi del sindacato (che sarebbe più giusto definire meri interessi di bottega). Il fatto che da molte parti si canti pure vittoria, e che loschi personaggi confindustriali sogghignino compiaciuti, dimostra quanto questa gente sia ignobile e sfrontata. Già stravincere imbrogliando non può essere considerata cosa nobile ma gioire anche per la malefatta è roba da cialtroni della peggior specie. Le testimonianze ci sono tutte, dalle dichiarazioni e dai documenti esibiti a Porta a Porta dall’on. Rizzo alle riprese di una troupe di Annozero, delle quali parlava “il Giornale” di ieri.
    Ma si tratta solo di un sintomo di questa putrefazione, di una metastasi che si propaga da ben altro carcinoma, poichè la malattia ha colpito il cuore stesso del nostro sistema-paese e delle sue istituzioni. Abbiamo detto più volte sulla natura di questo male, sul connubio tra politicanti servi, Grande Finanza della speculazione e dell’azzardo con i soldi altrui e Industria dissestata e aggrappata allo Stato. La Sinistra è il centro gravitazionale che tiene insieme questo universo di canaglie ma la Destra non è da meno, con il suo squallido gioco di sponda e il suo anticomunismo da strapazzo, buono a nascondere le connivenze (o le divergenze dissimulate) con la parte peggiore dell’altro schieramento.
    A tal proposito, l'orda di giornalisti prezzolati del circo mediatico destrorso non trova di meglio da fare che parlare a vanvera su Che Guevara descrivendolo come un assassino, gettando sacchi di merda sulla storia al fine di coprirne le scomode verità. Si possono obiettare molte cose al Che ma certo non si può sostenere l'accusa che sia stato un sanguinario. Questi imbecilli dovrebbero sciacquarsi la bocca, perennemente impastata dalla pelosità della loro morale (chi vi paga? Chi servite?), mentre avanzano i loro giudizi su personaggi eroici che vorrebbero neutralizzare con falsità sesquipedali prima ancora che con i gadget e le bandierine.
    Ormai non possiamo più definire la situazione un pantano, qui siamo al vero e proprio letamaio che ricopre l’intero Paese emettendo un fetore da peste nera. E non viene uno scatto d’orgoglio nemmeno dai quei autodichiaratisi comunisti (ma solo parole) i quali hanno già annunciato che se l’accordo di luglio non verrà modificato in Cdm si limiteranno all’astensione, ben sapendo che la battaglia parlamentare verrà accomodata con qualche piccola concessione, o nella peggiore delle ipotesi, con il voto favorevole di qualche franco tiratore di destra. Così ancora una volta avranno le mani sporche di marmellata ma con un alibi da esibire alla propria coscienza. E' tutto.


    postato da: RIPENSAREMARX

  2. #2
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    Mi sembra in tema...

    Ripartire da un milione di NO per rilanciare il conflitto

    Scritto da Paolo Brini e Paolo Grassi

    venerdì 12 ottobre 2007

    Giovedì 11 ottobre sono stati resi noti i risultati della consultazione nei luoghi di lavoro sugli accordi firmati da Governo, Sindacati e Confindustria lo scorso 23 luglio. I dati ufficiali dicono che hanno votato 5 milioni tra lavoratori e pensionati. Di questi l’81,5% si è espresso per il Sì al protocollo. Un risultato che a prima vista non ammette repliche. Ma si tratta veramente di una vittoria per i lavoratori?

    La campagna referendaria è stata segnata in primo luogo da una grande ingiustizia, ai sostenitori del No è stato negato il diritto di presentare ai lavoratori le proprie opinioni. I sostenitori del Sì hanno potuto usufruire di tutti gli spazi possibili ed immaginabili, anche la pubblicità a tutta pagina sui principali quotidiani nazionali. Non soddisfatti di ciò sono andati nelle assemblee a raccontare cose molto lontane dalla realtà contenuta nell’accordo (a riprova di ciò basta leggere il volantone a sostegno del Sì), ma non contenti di questo hanno utilizzato lo spauracchio che se il Sì non avesse vinto il paese sarebbe precipitato nel baratro.
    Per non parlare delle modalità di votazione fuori dalle aziende, in troppi casi a dir poco discutibili.
    Inoltre per quale motivo un accordo che riguarda i lavoratori attivi deve essere sottoposto al voto dei pensionati? Il misero aumento di 30 euro al mese ottenuto nel protocollo era già stato stanziato con un decreto legge a inizio agosto. Il referendum nulla aveva a che fare con questo, al di la di quello che può aver sostenuto qualche zelante funzionario. Eppure nella consultazione i pensionati hanno avuto un peso sproporzionato e per certi versi decisivo.
    È un fatto che la controriforma delle pensioni che sostituirà quella di Maroni dal 2009 sarà perfettamente uguale ad essa e dal 2013 sarà addirittura peggiore. Come è un fatto che prima chi andava in pensione a 65 anni non aveva le finestre e ora ce le ha, e che i coefficienti per calcolare le pensioni sono peggiorati. Gli straordinari costeranno di meno ai padroni, la legge 30 è stata sostanzialmente mantenuta, tutte cose contro le quali avevamo scioperato non molti anni fa quando Berlusconi le aveva instaurate, e che ora invece vanno bene perché al governo c’è Prodi.
    Non si tratta quindi di una vittoria ma di una sconfitta. Le condizioni di vita e di lavoro di tutti, lavoratori stabili e precari, vecchi e giovani, donne e uomini saranno peggiori e per giunta il Governo e i padroni si sentiranno autorizzati a chiedere ancora di più.
    Ma anche se di sconfitta si tratta, se si guarda il risultato da un’altra angolazione, quella dell’industria e in particolare della grande fabbrica, allora il bilancio della consultazione cambia e ci fa essere ottimisti per il futuro.
    I No sono stati circa un milione, concentrati in particolare in quelle grandi fabbriche dove le assemblee si sono fatte, e dove nonostante si sia cercato di limitare al minimo il contraddittorio, c’è stato un confronto vero. Il No ha tendenzialmente prevalso nei luoghi dove più forte è la tradizione di lotta e l’organizzazione dei lavoratori.
    Moltissime grandi fabbriche dal nord al sud del paese hanno bocciato l’accordo, tra cui la Fiat di Mirafiori, quella di Melfi e Termini Imerese, la Ferrari e la Maserati di Modena, l’Iveco di Brescia, l’Alenia di Pomigliano, l’Ansaldo di Napoli, l’Atm di Milano, la Same di Bergamo, la Ducati, la Minarelli e la Magneti Marelli di Bologna, l’ST Microeletronics di Catania, il call center Atesia di Roma.
    Per noi l’importanza del No espresso in queste aziende ha un significato strategico. È dai lavoratori e dai delegati impegnati per il No in questa consultazione che bisogna ripartire per rilanciare un sindacalismo combattivo e di classe, che difenda realmente gli interessi di chi lavora.
    La consultazione è finita. In queste settimane ci siamo spesi perché i No prendessero più voti possibili consapevoli che una posizione come quella dell’astensione contribuiva solo alla passività facendo il gioco delle burocrazie sindacali.
    Ora bisogna guardare avanti perché gli accordi di luglio a questo punto diventano legge. La possibilità che in parlamento vengano fatti degli emendamenti migliorativi è una pura illusione, tutt'al più ci sarà un po' di "cipria", pcome provocatoriamente ha detto Dini.
    Solo l’organizzazione, la mobilitazione e la lotta possono permetterci di cambiare le cose.
    Il primo passo è la manifestazione del 20 ottobre a Roma. Per combattere l’apatia e lo sconforto che i dirigenti del neonato Partito democratico e del sindacato cercano di seminare tra i lavoratori e per rilanciare una nuova stagione di conflitto sociale.
    Per questo saremo a Roma il 20 ottobre, per questo ti proponiamo di aderire all’appello promosso da decine di delegati e lavoratori in calce riportato.

    Paolo Brini (Comitato Centrale della Fiom-Cgil)
    Paolo Grassi (Coordinamento nazionale Rete 28 aprile-sinistra Cgil)

  3. #3
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    ...intanto...

    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._72552463.html

    WELFARE, CDM ALLE 19 INTESA SUI CONTRATTI A TERMINE

    Il Consiglio dei ministri per il ddl sul welfare sarà convocato per le 19. E' quanto si apprende, in attesa della convocazione ufficiale mentre è ancora in corso il negoziato con le parti sociali a Palazzo Chigi. Intanto il Governo ha raggiunto l'intesa con Confindustria e sindacati sulla parte del testo del disegno di legge sul welfare che riguarda i contratti a termine.

    I lavori al tavolo con il sindacato per la trasposizione delle norme sul lavoro previste dall' accordo di luglio nel ddl sul welfare "sono in corso e posso dire siamo a buon punto". Lo ha detto il ministro del Lavoro Cesare Damiano aggiungendo che "la giornata di oggi potrà essere quella in cui si arriva a una conclusione". "Mi pare che le osservazioni sulla trascrizione del protocollo in norme di legge abbiano avuto sostanzialmente una soluzione positiva" ha detto ancora Damiano in occasione della presentazione al Quirinale della mostra fotografica sulla sicurezza del lavoro. Per Damiano tuttavia "esistono ancora una serie di problemi che stiamo affrontando, ma la grande parte di questi ha già avuto una trasposizione".

    WELFARE, ACCORDO GOVERNO-SINDACATI SU NODO PREVIDENZA

    E' stato raggiunto a Palazzo Chigi un accordo tra il governo e le rappresentanze sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl sulla trasposizione delle norme previdenziali dell'accordo del 23 luglio nel ddl sul Welfare. E' quanto annunciano fonti sindacali. E' ancora da concludere invece la trattativa in corso per la trasposizione delle norme che riguardano il mercato del lavoro.

    TORNANO LE FINESTRE, ACCORDO SUL 60% DELLE PENSIONI GIOVANI
    Tornano le quattro finestre di uscita per le pensioni di anzianità, per chi ha maturato i 40 anni di contribuzione, e di vecchiaia. Per entrambe le categorie le uscite sono assicurate almeno fino al 2011, quando verrà riesaminata la questione. Lo prevede l'intesa raggiunta questa mattina dal governo con i sindacati per la trasposizione nel ddl sul welfare dell'accordo del 23 luglio. Un'intesa è stata raggiunta anche per la parte relativa all'obiettivo di mantenere almeno il 60% della retribuzione per le future pensioni dei giovani. Le parti hanno deciso di trascrivere anche nel dispositivo legislativo la disposizione così come prevista dall'accordo di luglio. Sulle altre due questioni, relative ai lavori usuranti e all'aumento dei contributi dello 0,9%, l'accordo era già stato raggiunto ieri sera con l'eliminazione del tetto di 5mila uscite e, per quanto riguarda i contributi, con l'indicazione che l'eventuale aumento sarà deciso solo se non si otterranno risparmi dal riordino degli enti previdenziali. "Ora ci aspettiamo che il governo avvii la procedura parlamentare per l'approvazione del testo sulla base di quanto abbiamo concordato", ha detto il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti.

    BERTINOTTI: CDM? E' PARLAMENTO SOVRANO PER MODIFICHE
    "Il Consiglio dei ministri è difficilmente sede di modificazioni di un accordo pattuito tra governo e parti sociali e sottoposto alla consultazione dei lavoratori", mentre "il Parlamento è sovrano nell'apportare tutte quelle modifiche che ritiene opportune". Lo ha detto il presidente della Camera Fausto Bertinotti conversando a Montecitorio con i giornalisti.

    Per il presidente della Camera "tutto quello che riguarda il Consiglio dei ministri tocca la sua autonomia" e per varare il provvedimento sul welfare "possono fare una riunione come cento" purché "le decisioni arrivino in tempo utile al Parlamento e con la documentazione necessaria". Bertinotti non si è sbilanciato su una valutazione dei contenuti dell'accordo ma ha osservato che "nella logica costituzionale, visto che la concertazione fa parte della costituzione materiale, quando c'é un accordo tra le parti sociali, poi confermato da un referendum tra i lavoratori, è ragionevole che il Consiglio dei ministri si attenga a quell'accordo". Mentre "il Parlamento ha completa sovranità nel decidere modifiche anche tenendo conto di tutti gli orientamenti, sebbene minoritari, presenti nel Paese". Infine, commentando il corteo del 20 ottobre sul welfare Bertinotti ha ribadito che "tutto quello che accade nel Paese in termini di partecipazione influenza i processi decisionali"

 

 

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