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    Predefinito Documenti: Slobodan Milosevic

    DISCORSO DI SLOBODAN MILOSEVIC
    dinanzi ad un milione di persone convenute a Gazimestan, nella piana di Campo dei Merli ("Kosovo Polje") il 28/6/1989, nel seicentesimo anniversario della omonima battaglia
    Da
    Aginform

    Circostanze sociali hanno fatto si che questo grande seicentesimo anniversario della battaglia di Kosovo Polje abbia luogo in un anno in cui la Serbia, dopo molti anni, dopo molte decadi, ha riottenuto la sua integrita' statale, nazionale, e spirituale [si riferisce alla abrogazione della "autonomia speciale", in vigore nella regione del Kosovo dal 1974, che le garantiva uno status di settima Repubblica jugoslava "de facto"; n.d.crj].
    Percio' non e' difficile per noi oggi rispondere alla vecchia domanda: come ci porremo davanti a Milos [Milos Obilic, leggendario eroe della battaglia del Kosovo; n.d.crj]. Guardando a tutto il corso della storia e della vita sembra che la Serbia abbia, proprio in questo anno, nel 1989, riottenuto il suo Stato e la sua dignita' e percio' che abbia celebrato un evento del passato remoto che ha un grande significato storico e simbolico per il suo futuro.

    La Liberazione come carattere proprio della Serbia
    Oggi come oggi e' difficile dire quale sia la verita' storica sulla battaglia del Kosovo e cosa sia solo leggenda. Oggi come oggi questo non ha piu' importanza. Oppressa dalla sofferenza e piena di fiducia, la popolazione era solita rievocare e dimenticare, come in fondo tutte le popolazioni del mondo fanno, e si vergognava del tradimento e glorificava l'eroismo. Percio' e' difficile dire oggi se la battaglia del Kosovo fu una sconfitta o una vittoria per la gente serba, se grazie ad essa piombo' nella schiavitu' o se ne sottrasse
    [lo smembramento del regno di Serbia come Stato avvenne infatti solo settanta anni dopo; n.d.crj].
    Le risposte a queste domande saranne sempre cercate dalla scienza e dal popolo. Quello che e' stato certo attraverso i secoli fino al nostro tempo e' che la discordia si abbatte' sul Kosovo seicento anni fa. Se perdemmo la battaglia, non deve essere stato solamente il risultato della superiorita' sociale e del vantaggio militare dell'Impero Ottomano, ma anche della tragica divisione nella
    leadership dello Stato serbo a quel tempo. In quel lontano 1389, l'Impero Ottomano non fu solamente piu' forte di quello dei serbi ma ebbe anche una sorte migliore che non il regno serbo.
    La mancanza di unita' ed il tradimento in Kosovo continueranno ad accompagnare il popolo serbo come un destino diabolico per tutto il corso della sua storia [non a caso le "quattro esse" cirilliche della bandiera tradizionale serba significano "Samo Sloga Srbe Spasava", ovvero "solo la concordia salvera' i serbi"; n.d.crj]. Persino nell'ultima guerra, questa mancanza di unita' ed il tradimento hanno gettato il popolo serbo e la Serbia in una agonia, le conseguenze della quale in senso storico e morale hanno sorpassato l'aggressione fascista [Milosevic si riferisce evidentemente al patto sottoscritto dal governo Cvetkovic-Macek con i nazisti, e forse anche al governo collaborazionista di Nedic ed alla alleanza dei cetnici con il nazismo tedesco dopo la capitolazione dell'Italia, in funzione anticomunista; n.d.crj].
    Anche in seguito, quando fu messa in piedi la Jugoslavia socialista, in questo nuovo Stato la leadership serba continuava ad essere divisa, disposta al compromesso a detrimento del suo stesso popolo. Le concessioni che molti leaders serbi fecero a spese del loro popolo non erano storicamemte ne' eticamente accettabili per alcuna nazione del mondo [si riferisce evidentemente alla strutturazione della Serbia in Repubblica con due regione autonome con diritto di veto, quasi Repubbliche a se' stanti; n.d.crj], specialmente perche' i serbi non hanno mai fatto guerra di conquista o sfruttato altri nel corso della loro storia.
    Il loro essere nazionale e storico e' stato di carattere liberatorio durante tutti i secoli e nel corso di entrambe le guerre mondiali, cosi' come oggi. Hanno liberato se' stessi e quando hanno potuto hanno anche aiutato altri a liberarsi. Il fatto che in questa regione siano una nazionalita' maggioritaria non e' un peccato od una colpa dei serbi: questo e' un vantaggio che essi non hanno usato contro altri, ma devo dire che qui, in questo grande, leggendario Campo dei Merli, i serbi non hanno usato il vantaggio di essere grandi neppure a loro beneficio.
    A causa dei loro leaders e dei loro uomini politici e di una mentalita' succube si sentivano colpevoli dinanzi a loro stessi ed agli altri. Questa situazione e' durata per decenni, e' durata per anni, e ci ritroviamo adesso a Campo dei Merli a dire che le cose ora stanno diversamente.

    L'unita' rendera' possibile la prosperita'
    La divisione tra i politici serbi ha nuociuto alla Serbia, e la loro inferiorita' l'ha umiliata. Percio', nessun posto in Serbia e' piu' adeguato per affermare questo della piana del Kosovo, nessun posto in Serbia e' piu' adeguato della piana del Kosovo per dire che l'unita' in Serbia portera' la prosperita' al popolo serbo in Serbia ed a ciascuno dei cittadini della Serbia, indipendentemente dalla sua nazionalita' o dal credo religioso.
    La Serbia oggi e' unita e pari alle altre repubbliche ed e' pronta a fare ogni cosa per migliorare la sua posizione economica e sociale, e quella dei suoi cittadini. Se c'e' unita', cooperazione e serieta', si riuscira' nell'intento. Ecco perche' l'ottimismo che e' oggi in larga misura presente in Serbia, riguardo al futuro, e' realistico, anche perche' e' basato sulla liberta' che rende possibile a tutta la popolazione di esprimere le sue capacita' positive, creative ed umane, allo scopo di migliorare la vita sociale e personale.
    In Serbia non hanno mai vissuto solamente i serbi. Oggi, piu' che nel passato, pure componenti di altri popoli e nazionalita' ci vivono. Questo non e' uno svantaggio per la Serbia. Io sono assolutamente convinto che questo e' un vantaggio. La composizione nazionale di quasi tutti i paesi del mondo oggi, e soprattutto di quelli sviluppati, si e' andata trasformando in questa direzione. Cittadini di diverse nazionalita', religioni, e razze sempre piu' spesso e con sempre maggior successo vivono insieme.
    In particolare il socialismo, che e' una societa' democratica progressista e giusta, non dovrebbe consentire alle genti di essere divise sotto il profilo nazionale o sotto quelo religioso. Le sole differenze che uno potrebbe e dovrebbe consentire nel socialismo sono tra quelli che lavorano sodo ed i fannulloni, ovvero tra gli onesti ed i disonesti. Percio', tutte le persone che in Serbia vivono del loro lavoro, onestamente, rispettando le altre persone e le altre nazionalita', vivono nella loro Repubblica.

    Le drammatiche divisioni nazionali
    Dopotutto, l'intero nostro paese dovrebbe essere fondato sulla base di questi principi. La Jugoslavia e' una comunita' multinazionale e puo' sopravvivere solo alle condizioni della eguaglianza piena per tutte le nazioni che ci vivono.
    La crisi che ha colpito la Jugoslavia ha portato con se' divisioni nazionali, ma anche sociali, culturali, religiose e molte altre, meno importanti. Tra queste divisioni, quelle nazionalistiche hanno dimostrato di essere le piu' drammatiche. Risolverle rendera' piu' semplice rimuovere altre divisioni e mitigare le conseguenze che esse hanno creato.
    Da quando esistono le comunita' multinazionali, il loro punto debole e' sempre stato nei rapporti tra le varie nazionalita'. La minaccia e' che ad un certo punto emerga l'interrogativo se una nazione sia messa in pericolo dalle altre - e questo puo' dare il via ad una ondata di sospetti, di accuse, e di intolleranza, una ondata che necessariamente cresce e si arresta con difficolta'.
    Questa minaccia e' stata appesa come una spada sulle nostre teste per tutto il tempo. Nemici interni ed esterni delle comunita' multinazionali sono coscienti di questo e percio' organizzano la loro attivita' contro le societa' multinazionali, soprattutto fomentando i conflitti nazionali. A questo punto, noi qui in Jugoslavia ci comportiamo come se non avessimo mai avuto una esperienza del genere e come se nel nostro passato recente e remoto non avessimo mai vissuto la peggiore tragedia, in tema di conflitti nazionali, che una societa' possa mai vivere ed a cui possa mai sopravvivere.
    Rapporti equi ed armoniosi tra i popoli jugoslavi sono una condizione necessaria per l'esistenza della Jugoslavia e perche' essa trovi la sua via d'uscita dalla crisi, ed in particolare essi sono condizione necessaria per la sua prosperita' economica e sociale. A questo riguardo la Jugoslavia non si pone al di fuori del contesto sociale del mondo contemporaneo, in particolare di quello sviluppato. Questo mondo e' sempre piu' contrassegnato dalla tolleranza tra nazioni, dalla cooperazione tra nazioni, ed anche dalla eguaglianza tra nazioni. Il moderno sviluppo economico e tecnologico, ed anche quello politico e culturale, hanno condotto i vari popoli l'uno verso l'altro, rendendoli interdipendenti e sempre piu' paritari. Popoli eguali ed uniti tra loro possono soprattutto diventare parte della civilta' verso cui si dirige il genere umano. Se noi non possiamo essere alla testa della colonna che guida la suddetta civilta', sicuramente non c'e' nessuna ragione nemmeno per rimanere in fondo.
    Ai tempi di questa famosa battaglia combattuta nel Kosovo, le genti guardavano alle stelle attendendosi aiuto da loro. Adesso, sei secoli dopo, essi guardano ancora le stelle, in attesa di conquistarle. Nel primo caso, potevano ancora permettersi di essere disuniti e di coltivare odio e tradimento perche' vivevano
    in mondi piu' piccoli, solo poco legati tra loro. Adesso, come abitanti di questo pianeta, non possono conquistare nemmeno il loro stesso pianeta se non sono uniti, per non parlare degli altri pianeti, a meno che non vivano in mutua armonia e solidarieta'.
    Percio', le parole dedicate all'unita', alla solidarieta', alla cooperazione tra le genti non hanno significato piu' grande in alcun luogo della nostra terra natia di quello che hanno qui, sul campo del Kosovo, che e' simbolo di divisione e di tradimento.
    Nella memoria del popolo serbo, questa disunione fu decisiva nel causare la perdita della battaglia e nell'arrecare il destino che che gravo' sulla Serbia per ben sei secoli.
    Ma se pure da un punto di vista storico le cose non andarono cosi', rimane certo che il popolo considero' la divisione come il suo peggior flagello. Percio' e' un obbligo per il popolo rimuovere le divisioni, cosi' da potersi proteggere dalle sconfitte, dai fallimenti, e dalla sfiducia nel futuro.

    L'unita' riporta la dignita'
    Quest'anno il popolo serbo ha compreso la necessita' della mutua armonia come condizione indispensabile per la sua vita presente e gli sviluppi futuri.
    Io sono convinto che questa coscienza dell'armonia e dell'unita' rendera' possibile alla Serbia non solo di funzionare in quanto Stato ma di funzionare bene. Percio' io credo che abbia senso dirlo qui, in Kosovo, dove quella divisione un tempo fece precipitare la Serbia tragicamente all'indietro di secoli, mettendola a repentaglio, e dove l'unita' rinnovata puo' farla avanzare e farle riacquistare dignita'. Questa coscienza dei reciproci rapporti costituisce una necessita' elementare anche per la Jugoslavia, perche' il suo destino e' nelle mani unite di tutti i suoi popoli.
    L'eroismo del Kosovo ha ispirato la nostra creativita' per sei secoli, ed ha nutrito il nostro orgoglio e non ci consente di dimenticare che un tempo fummo un'esercito grande, coraggioso, ed orgoglioso, uno dei pochi che non si potevano vincere nemmeno nella sconfitta.
    Sei secoli dopo, adesso, noi veniamo nuovamente impegnati in battaglie e dobbiamo affrontare battaglie. Non sono battaglie armate, benche' queste non si possano ancora escludere.
    Tuttavia, indipendentemente dal tipo di battaglie, nessuna di esse puo' essere vinta senza determinazione, coraggio, e sacrificio, senza le qualita' nobili che erano presenti qui sul campo del Kosovo nei tempi andati. La nostra battaglia principale adesso riguarda il raggiungimento della prosperita' economica, politica, culturale, e sociale in genere, perche' si trovi un approccio piu' veloce ed efficace verso la civilta' nella quale la gente vivra' nel XXImo secolo. Per questa battaglia noi abbiamo sicuramente bisogno di eroismo, naturalmente un eroismo di un tipo un po' diverso; ma quel coraggio senza il quale non si ottiene niente di serio e di grande resta immutato e resta assolutamente necessario.
    Sei secoli fa, la Serbia si e' eroicamente difesa sul campo del Kosovo, ma ha anche difeso l'Europa. A quel tempo la Serbia era il bastione a difesa della cultura, della religione, e della societa' europea in generale. Percio' oggi ci sembra non solo ingiusto, ma persino antistorico e del tutto assurdo parlare della appartenenza della Serbia all'Europa. La Serbia e' stata una parte dell'Europa incessantemente, ed ora tanto quanto nel passato, ovviamente nella sua maniera specifica, ma in una maniera che non l'ha mai privata di dignita' in senso storico.
    E' con questo spirito che noi ci accingiamo adesso a costruire una societa' ricca e democratica, contribuendo cosi' alla prosperita' di questa bella terra, questa terra che ingiustamente soffre, ma contribuendo anche agli sforzi di tutti i popoli della nostra era lanciati verso il progresso, sforzi che essi compiono per un mondo migliore e piu' felice.

    Che la memoria dell'eroismo del Kosovo viva in eterno!
    Viva la Serbia!
    Viva la Jugoslavia!
    Viva la pace e la fratellanza tra i popoli!


  2. #2
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    Le parole pronunciate da Slobodan Milosevic davanti al Tribunale dell'Aja il 30 gennaio 2002
    Trascrizione ufficiale
    Traduzione a cura del
    Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia

    Slobodan Milosevic :
    Mettendo insieme tre bugie non si ottiene una verita', ma soltanto una bugia piu'grande. Tutte e tre queste accuse hanno davvero un sottile filo rosso, per usare il termine che qui ho sentito, che le unisce, e questo filo rosso e' il crimine che perdura contro la Jugoslavia e contro il mio popolo.
    Questo qui e' indubbiamente un grande abuso di potere, allo scopo di montare uno storico raggiro, con il quale quelli che sono stati a favore della conservazione della Jugoslavia vengano accusati per la sua distruzione, quelli che hanno difeso il paese vengano accusati di crimini, quelli che si sono adoperati per ed hanno realizzato la secessione, appoggiando il separatismo ed il terrorismo, vengano amnistiati - poiche' dietro a loro c'erano forze che avevano l'obiettivo di stabilire il controllo sui Balcani, cosicche' da questa posizione strategica potessero estendere il loro dominio anche altrove.
    Voi qui parlate di tre questioni tra loro collegate - questo abbiamo sentito. E come arrivano gli autori di questo cosiddetto piano, del quale parlano con tanto autoconvincimento, a presentare accuse su Bosnia e Croazia dopo ben dieci anni? Che sono assurde e prive di senso, innanzitutto perche' tutta la politica serba, la Serbia ed io personalmente, sia in Croazia sia in Bosnia, ci siamo concentrati sulla pace e non sulla guerra, ed abbiamo usato tutta la nostra influenza perche' si arrivasse alla pace quanto prima.
    Proprio all'inizio del conflitto in Croazia noi ci siamo adoperati per una soluzione politica. Sulla base di questo interessamento sono state realizzate le Aree Protette dell'ONU e tutta la situazione si e' immediatamente calmata. Il 24 marzo 1992 il defunto leader croato Tudjman invio' il suo messaggio alla nazione dalla centrale Piazza Ban Jelacic [a Zagabria], nel quale disse testualmente : "La guerra non ci sarebbe stata se la Croazia non l'avesse voluta, ma noi abbiamo valutato che solamente cosi' avremmo potuto ottenere la nostra indipendenza".
    E' naturale che la guerra non ci sarebbe stata se la Croazia non l'avesse voluta. Ed a questa guerra la Serbia non ha partecipato come parte belligerante : e' stato un conflitto interno.
    E perche' la Croazia ha voluto la guerra ? Non certo perche' il popolo croato avrebbe cosi' usufruito del suo diritto alla autodeterminazione ed alla secessione - ad esempio, la Macedonia ha reclamato quel diritto e si e' separata dalla Jugoslavia -, naturalmente non per questo, bensi' per ottenere il suo obiettivo di cacciare circa mezzo milione di serbi dalla Croazia, mezzo milione di serbi delle Krajne serbe, dove per secoli hanno vissuto, sulla propria terra e non come usurpatori.
    Fino all'arrivo di questo regime croato, che voleva la guerra e che ha dichiarato di averla voluta, la Croazia aveva una Costituzione nella quale era scritto che essa e' lo Stato del popolo croato, del popolo serbo e delle altre nazionalita' che vivono in Croazia. Questa Costituzione e' stata cambiata. I serbi hanno perso i diritti e lo status di popolo costitutivo in Croazia, e si sono ribellati. A quel tempo, nella stessa Serbia non esisteva coscienza del fatto che in certe parti della Croazia vivevano i serbi.
    Voi parlate del piano in base al quale, con il sostegno della Germania, la Croazia fu prematuramente riconosciuta gia' alla fine del 1991, senza attendere alcuna soluzione politica, il che ha scatenato un conflitto nel quale la Serbia - lo ripeto - ha contribuito solamente al raggiungimento della pace quanto prima possibile.
    Nemmeno la dirigenza croata ci ha mai indicato come responsabili di quegli scontri, ed oggi io qui sento che per quello noi avevamo un qualche piano.
    In realta' c'era un piano evidente contro quello Stato di allora che era, direi, un modello per il futuro federalismo europeo. Quello Stato era la Jugoslavia, dove piu' nazionalita' erano comprese in un sistema federativo che realizzava la possibilita' di vivere con pari diritti, con successo, con la possibilita' di prosperare, svilupparsi e, direi, di essere d'esempio al mondo intero di come si puo' vivere insieme.
    Per tutto il tempo abbiamo lottato per la Jugoslavia, per conservare la Jugoslavia. In fondo, tutti i fatti comprovano soltanto quello che sto dicendo. E soltanto la Repubblica Federale di Jugoslavia tuttora esistente ha conservato la sua struttura dal punto di vista delle nazionalita'. Qui non c'e' stata alcuna cacciata su base etnica, dall'inizio e fino alla fine della crisi jugoslava. Tutte le altre repubbliche hanno cambiato la loro struttura. Dalla Croazia sono stati cacciati circa mezzo milione di serbi. Quello che e' successo in Bosnia si sa, per non parlare anche delle altre parti della Jugoslavia.
    Dunque, questo e' un processo in malafede, estremamente ostile, mirato a giustificare il crimine commesso contro il mio paese, usando questo "tribunale" come strumento di guerra contro il mio paese ed il mio popolo.
    Guardate la Bosnia-Erzegovina. Li sin dall'inizio abbiamo cercato di assicurare la pace. Dove e' finito il piano Cutileiro, che tutti avevano appoggiato ? Su iniziativa dell'ambasciatore americano [Zimmermann, marzo 1992] esso e' stato respinto dalla parte musulmana, e poi iniziarono gli scontri. Come poteva la Serbia essere accusata di alcunche' in Bosnia, quando si sa benissimo che, cercando di usare tutta la nostra influenza proprio per la pace, non solo abbiamo appoggiato tutte le proposte di pace ma abbiamo anche cercato di farle mettere in pratica?
    Nel 1993 si tenne ad Atene l'incontro in cui fu firmato il piano Vance-Owen. Tutti lo sottoscrissero. Io andai a Pale insieme a Mitsotakis [premier greco] ed all'ex presidente jugoslavo Dobrica Cosic, e ci adoperammo affinche' questo piano venisse accettato. Purtroppo esso fu respinto il tre o il cinque maggio (non mi ricordo esattamente) del 1993. Noi abbiamo allora persino decretato un embargo alla Repubblica Serba di Bosnia, per costringere la sua dirigenza di allora ad accettare questo piano di pace. Questo e' stato il ruolo della Serbia : di cercare di pervenire alla pace.
    Abbiamo costantemente messo in rilievo che l'unica formula per ottenere la pace in Bosnia e' una formula che difenda egualmente gli interessi di tutti e tre i popoli della Bosnia ed Erzegovina, Serbi, Musulmani e Croati. Dayton e' riuscito perche' questa formula e' stata accettata, perche' si cercava di difendere gli interessi di tutti e tre i popoli allo stesso modo.
    Ora sento qui che l'accordo di Dayton avrebbe dovuto trattare anche del Kosovo. Questa e' una assurdita'. I colloqui di Dayton sono stati organizzati per la pace in Bosnia-Erzegovina, ed a nessuno e' venuto in mente di aprire la questione del Kosovo, che era una questione interna della Repubblica di Serbia, e nessuno si sarebbe potuto sognare che qualcuno cercasse di internazionalizzarla.
    Voi non potete in alcun modo collegare ne' la Serbia ne' la politica della Serbia ad alcun crimine ; in particolare non potete accusare e processare dopo dieci anni per cose che nessuno ci ha mai attribuito. Ci hanno accordato solamente rispetto ed apprezzamento per i grandi sforzi per la pace che proprio noi, e la Serbia tutta intera e la politica serba, abbiamo fatto.
    Parlando della Bosnia, sapete che circa 70mila rifugiati musulmani hanno riparato in Serbia durante il conflitto bosniaco ? Voi ritenete che qualcuno potrebbe scappare da casa proprio verso il territorio dal quale gli verrebbe la minaccia ? Quante vite abbiamo salvato, quanti dei vostri ostaggi siamo andati a salvare in Bosnia - dai soldati dell'ONU fino ai vostri piloti ? E su quanti accordi di pace abbiamo insistito, per renderli praticabili ? In effetti, noi siamo stati i maggiori artefici di questa pace, ottenuta proprio grazie al successo di Dayton.
    E' stata la fine completa delle ostilita', il totale allentamento delle tensioni, e poi... Voglio dirvi come e' cominciato tutto quanto in Kosovo. Proprio perche' esisteva un piano di mettere sotto controllo i Balcani, il territorio della ex Jugoslavia, sono iniziati i tentativi di destabilizzare il Kosovo. Proprio quando diventava chiaro che tutto si sarebbe risolto pacificamente.
    Nel novembre 1997 c'e' stato un summit a Creta con tutti i capi di Stato e di governo dell'Europa orientale. Li', allora, proprio su nostra iniziativa abbiamo molto parlato della eliminazione delle barriere, delle tariffe doganali, della integrazione all'interno della Europa Sudorientale e del miglioramento della mutua cooperazione. Io ebbi un dialogo diretto con il premier albanese Fatos Nano. Abbiamo parlato della normalizzazione delle relazioni, della eliminazione dei visti e dei dazi, dello sviluppo dei trasporti e del commercio. Fatos Nano ed io eravamo dinanzi alle telecamere, quando lui disse, tra tutto cio' di cui avevamo parlato, della cooperazione, dello sviluppo delle relazioni - la questione del Kosovo e' un affare interno della Repubblica di Serbia.
    Tutto questo era promettente per la pace, per la soluzione pacifica di tutti i problemi. Proprio questo allarmo' quelle forze che continuavano a commettere crimini contro il mio paese, che cercavano di destabilizzare la Jugoslavia e di intervenire, come poi hanno anche fatto. Subito dopo, dopo un mese o due, arrivo' la lettera di Kinkel e Vedrine in cui esprimevano la loro preoccupazione per la situazione in Kosovo. Per dieci anni, da quando la Serbia secondo voi avrebbe "preso il controllo" del suo stesso territorio, non si erano verificate uccisioni, ne' espulsioni, ne' razzie, o distruzioni, e nessun arresto in Kosovo.
    In Jugoslavia non avevamo nemmeno un prigioniero politico, neanche uno. In Kosovo uscivano 20 quotidiani ed altre pubblicazioni albanesi, in lingua albanese, che potevate acquistare in ogni edicola. Mai neanche un numero, nemmeno una sola copia e' stata vietata. I partiti politici albanesi, persino quelli separatisti, lavoravano liberamente. Qualcuno qui ha detto che eravamo tolleranti verso di loro. No, noi ritenevamo che tutto e' lecito, tranne la violenza.
    Dopodiche' le potenze che perseguivano tenacemente la distruzione della Jugoslavia e la sua occupazione hanno chiamato a raccolta i criminali in giro per l'Europa occidentale e li hanno spediti giu', per organizzare il terrorismo. Hanno iniziato le azioni terroristiche nella primavera del 1998. E poi sono stati sbaragliati. Gia' nell'autunno del 1998 essi erano stati completamente eliminati, e restituivano sui trattori le armi che avevano illegalmente sottratto alla polizia.
    Durante quell'anno, costoro uccisero soprattutto albanesi. Io qui non ho dati precisi da esibire al pubblico, perche' non sapevo che avrei avuto l'occasione di parlare oggi. Solo ieri sono stato avvertito che oggi mi sarei dovuto presentare qui. Nemmeno sapevo di che cosa si sarebbe parlato. . Percio' non ho dati da esporre, ma vi dico quello che so. Due volte e mezzo...

    Claude Jorda:
    Signor Milosevic, mi consenta...

    Slobodan Milosevic:
    ...piu' albanesi che non serbi sono stati uccisi dai terroristi nel 1998. Ammazzavano quegli albanesi che lavoravano come poliziotti, come postini, che erano guardie forestali, che erano pensionati - e solamente perche' andavano a riscuotere la pensione statale. Cercavano di incutere il terrore tra gli albanesi, e di ammazzare quanti piu' serbi possibile. Noi abbiamo difeso i nostri cittadini, sia i serbi che gli albanesi, dal terrorismo, e questa operazione e' stata portata a termine con successo entro l'autunno del 1998. Dopodiche' Holbrooke [inviato USA] e' arrivato per chiedere una "missione di verifica", per creare il pretesto all'attacco contro la Jugoslavia. Ed io devo dirvi...

    Claude Jorda:
    Signor Milosevic, mi conceda solamente un minuto. Per piacere, solo un minuto. Io non le togliero' il tempo che e' a sua disposizione, glielo concedero' sicuramente. Anche questo Tribunale internazionale, la cui legalita' lei contesta, le da' naturalmente la facolta' di esprimersi fino in fondo. A me sembra, innanzitutto, che lei e' d'accordo che si incominci subito il processo, oggi stesso, mi pare... Naturalmente questo le fa onore. Lei e' pronto. Pero' io devo forse ricondurla a cio' che lei... La prego, cerchi di non dimenticare del tutto il merito della questione. Noi non siamo la corte che condurra' il suo processo. Noi abbiamo capito bene che la sua idea centrale e' completamente opposta - cioe' che si tratta della legittimazione del suo paese. Lo abbiamo capito e compreso.
    Ma sarebbe bene, signor Milosevic, che lei non si sbagliasse riguardo alla corte che conduce il processo. Lei ha gia' usufruito, lei ha a disposizione un tempo pari a quello della pubblica accusa. Io come presidente di questa corte le garantisco questo tempo. La prego dunque di non perdere di vista il tema del quale parliamo.
    Lei dunque ha una sua tesi, che cerca di difendere, e ne ha il diritto - ed avra' questo diritto. Pero', io le devo ricordare che questa e' la Corte d'Appello, che deve affrontare un importante problema procedurale. Forse non per lei, ma per noi e' importante, poiche' noi in effetti dobbiamo garantire il rispetto di una procedura giusta ed imparziale. Noi in effetti vorremmo sapere se lei vuole che il processo contro di lei si conduca come processo per il Kosovo, separatamente dal processo per la Bosnia e la Croazia, oppure se preferisce che essi vengano riunificati. Io comprendo naturalmente che lei potra' rispondere in modo indiretto. Ovviamente le concedero' di parlare. Lei e' un imputato in buona salute mentale e chiarezza di pensiero. Percio' la prego di cercare di rispondere a questa domanda. La ringrazio sin d'ora. Adesso ha di nuovo la parola.

    Slobodan Milosevic:
    Innanzitutto, questa e' la prima volta che non vengo interrotto, la prima in cui posso dire qualcosa, ed io usero' ogni occasione che avro' di rivolgermi al pubblico in relazione al crimine che si sta attuando contro il mio paese, e questo non lo faccio a causa della procedura, perche' la procedura non mi interessa, ma per rispondere all'attacco che si sta attuando contro il mio paese, il mio popolo, ed al crimine che ancora perdura. Voglio che il pubblico sappia che dopo la aggressione..

    Claude Jorda:
    Aspetti signor Milosevic. Lei ha capito bene che ha tutto il tempo a disposizione, ma che avra' ancora piu' tempo quando iniziera' il processo. Naturalmente questo non e' l'oggetto del nostro dibattimento odierno. Lei ha il diritto di continuare a parlare di cio' di cui sta parlando. Ma lei adesso in verita' si rivolge alla gente al di fuori del Tribunale. Signor Milosevic, io devo ripetere che lei avra' il diritto di rivolgersi al pubblico.
    La comunita' internazionale ha istituito questo processo ed io certamente desidero che tutto quanto si svolge qui, e le regole di procedura che valgono per lei e per la accusa, ed anche per la civilta', siano rispettate come si deve. Il dibattito di oggi riguarda come il processo dovrebbe avvenire presso un'altra corte. Io non ho intenzione di interromperla e faro' recuperare il tempo che le ho sottratto con le interruzioni. Adesso puo' continuare a parlare.

    Slobodan Milosevic:
    Voglio sottolineare che il crimine contro il mio paese perdura tuttora. L'ultimo serbo ucciso in Kosovo del quale ho notizia e' stato ucciso a Natale [prob. ortodosso] di quest'anno. Circa 350mila sono i profughi dal Kosovo, scacciati sotto la copertura delle Nazioni Unite, mentre le attivita' dei terroristi albanesi sono avvenute con la copertura delle Nazioni Unite. Dall'arrivo delle cosiddette Forze di protezione delle Nazioni Unite, che in base alla Risoluzione 1244 dovevano garantire ad ogni cittadino del Kosovo la sicurezza personale e dei beni materiali, i terroristi albanesi hanno scacciato 350mila persone, hanno dato alle fiamme decine di migliaia di case.
    Talvolta 50, 60, qualche volta tutte le case serbe dei villaggi, il tutto sotto gli occhi di truppe che sono a tutti gli effetti truppe di occupazione e sono venute li' sotto la bandiera delle Nazioni Unite, solo per trasformarsi l'indomani in truppe di occupazione ed alleati dei terroristi, gli stessi terroristi che uccidevano, mutilavano e massacravano un sacco di gente, ed incendiavano. E continuano a farlo tuttora. E dicono che supponevano che cio' non sarebbe potuto avvenire.
    Puo' qualcuno credere che decine di migliaia di case vengano bruciate, e che le forze che si trovano li' non vedano che cosa sta succedendo ? Puo' qualcuno danneggiare e distruggere... Da quando le truppe delle Nazioni Unite sono arrivate, 107 chiese serbe sono state distrutte. Puo' qualcuno distruggere una chiesa intera e darle fuoco senza che le truppe ONU ne vengano a conoscenza?
    Questa e' una "impresa criminale congiunta" - delle forze che hanno commesso crimini contro la Jugoslavia insieme alla narcomafia ed ai terroristi albanesi in Kosovo e Metohija, per crimini diretti non soltanto contro i serbi ma contro tutti i non albanesi, e persino contro gli albanesi cattolici, persino contro gli albanesi che in qualche modo - ad esempio andando a riscuotere gli assegni della loro pensione - hanno dimostrato fedelta' alla Repubblica di Serbia come loro Stato.
    Con cio' che sta avvenendo li' si sta in pratica riabilitando la politica del periodo nazista, di Hitler e Mussolini. Questo grande parlare di "Grande Serbia", di questa presunta idea che non e' mai esistita, non serve altro che a mascherare la creazione di una "Grande Albania" - quella stessa che crearono Hitler e Mussolini durante la Seconda Guerra Mondiale. Guardate soltanto quello schema, e guardate che cosa si sta facendo adesso, quello che vogliono sottrarre alla Serbia, al Montenegro ed alla Macedonia - e un domani forse anche alla Grecia del Nord, quando le relazioni greco-turche saranno messe alla prova di nuovo per ordine del comune padrone, ed anche quella sara' per loro una questione da risolvere.
    E' evidente che e' in questione il crimine, ed e' evidente che il filo rosso e' il crimine contro la Jugoslavia. Ma io voglio far notare che falsificare i fatti storici non e' comunque semplice. Non e' semplice nemmeno se questi fatti sono noti solamente ad un ristretto gruppo di persone, ed e' impossibile falsificarli se l'intero popolo di un paese li conosce, cioe' milioni di persone. Senza offesa per nessuno, i giudici di questo processo, secondo i ruoli assegnati, sono quelli - non voi che indossate i mantelli - ma quelli che hanno deciso di ammazzare i bambini del mio paese, che hanno lanciato la aggressione della NATO e scaricato 25 milioni di tonnellate di bombe in 78 giorni, ed ucciso prevalentemente vecchi, bambini e donne. Essi vogliono partecipare alla distribuzione dei ruoli. Ma nemmeno loro riusciranno ad essere giudici.
    Qui giudice e' il popolo - non soltanto il popolo della Jugoslavia, ma i popoli di tutti i paesi ai quali sta a cuore la liberta' e l'eguaglianza. Non per niente si dice "giudizio del popolo, giudizio di Dio". Tutti noi siamo davanti a questo giudizio, non soltanto io, che qui vengo preso a responsabile per qualcosa, laddove mi dovrebbe invece essere riconosciuta, ma anche voi, ed i vostri datori di lavoro, in particolare quelli che hanno commesso crimini contro il mio paese.
    Siccome voi ritenere che io debba chiedere qualcosa a voi, allora vi chiedo di lasciarmi in liberta'. Perche' credo che a voi, ed a tutto il mondo, sia chiaro che io non mi sottrarro' da questa battaglia che si sta conducendo contro il mio paese ed il mio popolo. Non ho intenzione di scappare. Non fa onore a questa istituzione tenermi qui imprigionato, in condizioni svantaggiate, per privarmi di eque condizioni per esporre i miei argomenti - nemmeno se questa istituzione fosse legale, e voi sapete benissimo che non lo e'.
    Perche', se non aveste questo dubbio - non mi riferisco a voi personalmente, ma alla istituzione - allora accettereste la richiesta dei vostri "amici curiae" [sorta di avvocati d'ufficio], di chiedere un parere giudiziale alla Corte Internazionale di Giustizia sulla legalita' di questo Tribunale. Voi questo non lo fate, perche' chiunque potrebbe prevederne facilmente l'esito.
    In fondo, ritengo che questa attitudine, direi criminale, di cercare di far passare la vittima da colpevole, e si tratta del mio popolo e del mio paese oltreche' di me stesso, non sia stata storicamente ancora mai menzionata. Percio' ritengo logico ed anche giusto che mi lasciate subito in liberta', visto che io non scapperei e mi presenterei ad ogni dibattimento, in quanto questa e' una battaglia alla quale io non posso proprio sottrarmi


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    Processo alla Serbia

    Di Slobodan Milosevic, Stefano Vaj - Numero 54 del 01/10/2002
    [Introduzione di Stefano Vaj] La Jugoslavia, paese controverso - L'opposizione all'intervento americano - Il Tribunale Penale Internazionale e il "Processo Milosevic" - Giurisdizione universale ed immunità particolari - Serbia, trincea d'Europa - L'autodifesa introduttiva al processo dell'Aja
    Introduzione - di Stefano Vaj
    Non è che al di fuori dei circoli del "pensiero unico" occidentalista ed americanofilo la popolarità della Serbia e della Jugoslavia sia storicamente indiscussa ed universale, a partire da chi si rifà ad orientamenti identitari e regionalisti (e rimprovera alla Serbia inclinazioni centraliste ed egemoniche); passando da chi è musulmano o guarda con comprensione all'Islam, o dagli storici più attenti alle ragioni della Triplice Alleanza nella prima guerra mondiale, e nella seconda dell'Asse (cui per altro la Jugoslavia ha finito per contrapporsi solo a seguito e successivamente al colpo di Stato del 1941); per finire con i molti esponenti del nazionalismo europeo che guardano con diffidenza all'identità slava come ad un'identità "di confine", rispetto alla centralità etnoculturale e storica della sfera latino-celtico-germanica. Identità certo in qualche modo toccata dalla contiguità con i mondi asiatici e mediorientali con cui è sempre stata a contatto, per lo più subendo conflitti e dominazioni di cui non ha mancato di pagare il prezzo (per altro non diversamente dalle popolazioni di stirpe greca che continuano però a godere il credito della tradizione classica e bizantina).
    Ciò è ancora più vero per gli Slavi del sud, nei cui confronti la diffidenza o condiscendenza è spesso anche maggiore. È facile ad esempio notare come l'aristocrazia serba in realtà sia stata interamente ed irrevocabilmente sterminata nella battaglia del Campo dei Merli del 15 Giugno 1389, senza lasciare traccia di sé nella politica e nelle tradizioni della regione, ma è anche doveroso ricordare come tale sacrificio abbia bloccato per quasi un secolo la pressione turca nei Balcani.
    Anche a livello politico, la Jugoslavia è sempre stata guardata con limitato interesse o perplessità. La "sinistra" italiana o francese del secondo dopoguerra ha sempre limitato, per ovvie ragioni di ortodossia filosovietica, i propri flirt con il regime titoista, almeno da quando questo ebbe ad operare uno "strappo" molto più deciso ed anticipato di quello berlingueriano con la casa madre russa; mentre più tardi i movimenti di matrice sessantottina sono sempre stati molto più inclini, malgrado la posizione della Jugoslava come leader del movimento dei paesi non allineati, a trovare i propri modelli e referenti a Pechino, Hanoi o Pnom Pehn anziché nella "revisionista" Belgrado. La "destra", italiana a sua volta, quand'anche non fosse supinamente sdraiata sulle posizioni dei fiduciari locali del potere americano, aveva (del resto non a torto) qualche difficoltà a prescindere da Fiume, Trieste. le foibe ed il Trattato di Osimo ogniqualvolta si occupava dell'area in questione, salvo al massimo ad arruolare almirantianamente gli esperimenti del regime jugoslavo nei tentativi di "terza via" in cui venivano talora confusi corporativismo e cogestione socialdemocratica tedesca, socializzazione e cooperative titoiste.
    Potrebbe perciò piacevolmente sorprendere l'assoluta unanimità con cui praticamente tutte le forze al di fuori dalla più immediata area culturale occidentalista e mondialista - da Rifondazione Comunista al Front National, dalla Lega Nord a Sinergie Europee al GRECE alla Fiamma Tricolore - hanno mostrato di percepire immediatamente strumentalità e reale significato dell'attacco degli USA alla Serbia di Slobodan Milosevic. Per ogni opportuno approfondimento al riguardo, rimandiamo a tre brevi volumi pubblicati in italiano nel 1999 e nel 2000, e precisamente Serbia, trincea d'Europa di Dragos Kalajic (Edizioni all'Insegna del Veltro), e Good morning, Belgrado. Cronache di un'aggressione di Mauro Bottarelli (Società Editrice Barbarossa), con una prefazione di Massimo Fini e un'appendice di nuovo di Dragos Kalajic, ed infine Ditelo a Sparta. Serbia ed Europa, contro l'aggressione della NATO, a cura di Maurizio Cabona (Graphos Edizioni).
    Il primo consiste in particolare in una lunga intervista rilasciata dall'autore, senatore della Repubblica Serba e fondatore dell'Istituto di Studi Geopolitici di Belgrado, a Tiberio Graziani, mentre il secondo è costituito dalla raccolta degli articoli pubblicati da Bottarelli per La Padania dal gennaio 1999 al febbraio 2000, per tutta la durata della cosiddetta "crisi jugoslava", in cui il governo "progressista" che all'epoca dirigeva il nostro paese si è prontamente prestato come trampolino di lancio, non per il lancio di ramoscelli di... Ulivo, ma di aerei carichi bombe all'uranio impoverito di cui buona parte è finita nell'Adriatico e nel pesce servito sulle nostre tavole, quando non nei pori e nei polmoni dei "portatori d'acqua" delle nostre povere forze armate dislocati sul posto dalla NATO. Il terzo infine contiene interventi (tra gli altri) di Cabona stesso, Alain de Benoist, Luciano Canfora, Giulio Andreotti (!), Noan Chomsky, Massimo Fini, Claudio Risé, Giovanni Sartori, Tomaso Staiti di Cuddia e Aleksandr Zinoviev.
    Riteniamo di fare cosa utile nell'integrare la documentazione disponibile sull'argomento nella nostra lingua pubblicando qui la difesa introduttiva di Slobodan Milosevic al Tribunale dell'Aja, o almeno i pezzi che ne sono sopravvissuti per il pubblico e per i media malgrado fastidiosi quanto "provvidenziali" problemi "tecnici" all'amplificazione che ne hanno disturbato l'ascolto, di cui abbiamo ottenuto una versione francese attraverso Robert Steuckers [Vedi anche il testo in inglese della dichiarazione del 30/08/2001 sull'illegittimità del Tribunale dell'Aja, che all'imputato è stato impedito di leggere in aula, e in italiano la petizione contro l'imposizione della difesa d'ufficio a Slobodam Milosevic].
    Come noto, infatti, la Serbia è stato il primo laboratorio e territorio di caccia del cosidetto Tribunale Penale Internazionale, ultimo ritrovato del potere mondialista e della globalizzazione giuridica, che mira in questi anni a tirare un tratto di penna definitivo sui principi di non ingerenza, di sovranità nazionale, e di autonomia degli ordinamenti. L'implementazione di tale bizzarra istituzione sovrannazionale era del resto forse scritta nell'ordine naturale delle cose, e più in particolare, come spiega Giorgio Locchi, nell'evoluzione della tendenza egualitaria ed universalista dalla fase mitico-religiosa, a quella ideologica, ed infine a quella della teoria sintetica, "scientifica" e sincretista, a connotazione essenzialmente economico-giuridica. Più ancora che nella prime anticipazioni dei processi staliniani, è a Tokio e a Norimberga che dichiaratamente tale "tribunale" trova le sue radici, ed in particolare nell'idea di amministrare un diritto naturale (i "diritti dell'uomo") pre-esistente, sovraordinato ed indipendente dalla volontà di una specifica comunità popolare, anzi, in espresso contrasto con gli ordinamenti positivi, cui per lo più gli imputati sono appunto colpevoli di aver dato esecuzione, sia ciò avvenuto per senso del dovere o per timore di sanzioni [Cfr. Adriano Scianca, "Diritti umani?", Stefano Vaj, "Indagine sui diritti dell'uomo" e Eric Delcroix, "I diritti dell'uomo in azione"].
    Capita così che il "tiranno" Slobodan Milosevic, una volta ceduto il potere per aver perso... le elezioni (!), e dietro ricatto americano di sospendere in difetto gli "aiuti" promessi al nuovo regime, sia stato letteralmente ed illegalmente rapito e venduto dalle autorità locali serbe - contro la volontà del nuovo e legittimo presidente "filo-occidentale" della Federazione Yugoslava che pure intendeva dare attuazione al precetto costituzionale che vieta anche in tale federazione, come nella maggiorparte dei paesi, l'estradizione del cittadino - onde essere immolato sull'altare della globalizzazione mondialista e del Nuovo Ordine monopolare, di cui la signora Carla Del Ponte è stata nominata paladino ufficiale [Vedi i siti del Comitato internazionale per la liberazione di Slobodam Milosevic, e quello dell'Associazione Sloboda. Vedi anche il libro di Aldo Di Lello L'utopia con la toga, Sovera Multimedia, Milano 2002).
    Milosevic è un personaggio non certo privo di ombre, anche se la sua parallela e precedente incriminazione per corruzione in Jugoslavia potrebbe essere attribuita a vendette politiche, e dei poteri che oggi lo processano è stato in passato talora il beniamino (come lo stesso non omette di far presente in ogni occasione, non fosse che per imbarazzare i propri attuali accusatori ed avversari). Giova per altro leggere le parole con cui, rifiutando di riconoscere la corte che pretende di processarlo, e perciò omettendo di nominare un avvocato, ha formulato la propria dichiarazione introduttiva all'inizio del processo.
    Ciò in particolare nel presente momento. È da poco infatti che il processo, a lungo impantanato nelle difficoltà di dare un minimo spessore probatorio alle accuse, è ripreso più o meno in sordina, con giornalisti della BBC che si fanno beccare ad accreditare quali martiri della "pulizia etnica" caduti che sono stati in realtà vittime dei bombardamenti NATO.
    Contemporaneamente, gli americani, che non hanno aderito da parte loro alla nuova illuminata e globalizzata giustizia penale del suddetto Tribunale, stanno presentando all'incasso da tutta la stampa italiana la propria cambiale per la tolleranza elargita allo "strano" governo italiano, già sotto tutela di un ministro degli esteri di nomina Fiat, e con la colpa di essere espressione di imprenditori relativamente "fuori dal giro", ex-neofascisti, e difensori delle identità etnoculturali - e perciò costretto a presentarsi quotidianamente come "primo della classe" nella gara di servilismo delle cancellerie europee. Ci riferiamo in particolare alla pretesa un'immunità dalla giurisdizione "universale" del suddetto Tribunale dell'Aja (con connesso divieto di estradizione per i propri militari) che il governo americano intende ottenere, non solo a Timor Est, in Romania ed in Israele, ma tramite l'Italia e l'Inghilterra anche in tutta l'Unione Europea. E questo sulla base dell'"ovvio" principio che far saltare edifici civili a Manhattan con un Boeing di linea è un atroce atto di terrorismo, far saltare edifici civili, stazioni televisive ed ambasciate straniere a Belgrado con bombardieri B-3 è una "legittima pressione internazionale". Idea per la verità curiosamente non condivisa dai magistrati jugoslavi, che constatata l'obbiettiva inesistenza di uno stato di guerra tra la Federazione Jugoslava e gli Stati Uniti o il Regno Unito ai sensi del diritto internazionale, hanno puntualmente incriminato Bill Clinton e Tony Blair sulla base delle norme da sempre contenute nel codice penale jugoslavo, così che gli stessi sono stati processati, ovviamente in contumacia, e condannati a vent'anni di reclusione da giudici indipendenti e professionali. Mentre è quasi inutile rimarcare che tale sentenza ha davvero poche probabilità di essere eseguita, dato che gli imputati non saranno mai estradati e che difficilmente il governo attuale avrebbe il coraggio di porla in esecuzione secondo i suoi doveri costituzionali ove anche tali personaggi si presentassero come turisti, la stessa ha se non altro il merito di ridurre a parodia l'ipocrisia legalistica degli aggressori.
    La conclusione cui lo stesso Milosevic pare essere giunto, secondo quanto suggeriscono le dichiarazioni che seguono, è semplice. Tutta la vicenda jugoslava nasce dal piano americano della creazione di una "dorsale islamica", politicamente impotente e/o filoamericana, che a partire dalla Turchia (di cui l'entrata nell'Unione Europea insieme con Israele resta pesantemente sponsorizzata dalle solite forze) passando dalla Bosnia e dall'Albania giunga sino al cuore dell'Europa prestandosi come trampolino per l'immigrazione di popolazioni allogene e fortemente estranee nel nostro continente. Un immigrazione utile a rafforzare la globalizzazione e sterilizzazione politica dell'Europa, ed al tempo stesso a facilitare la politica antiaraba ed antimusulmana degli Stati Uniti attraverso lo sradicamento delle relative popolazioni e l'offerta di una comoda valvola di sfogo socio-politica e demografica ai propri traballanti satrapi regionali (intessante al riguardo anche l'autorevole accenno al ruolo ambiguo da sempre giocato da Al Qaeda e dal saudita Bin Laden...).
    Tutto ciò con il vantaggio supplementare di eliminare il "problema jugoslavo", ovvero pericoloso esempio di paese già estraneo al Patto di Varsavia e perciò rimasto relativamente indenne dalle conversioni occidentali automaticamente provocate dal crollo del regime sovietico in Polonia, Bulgaria, Ungheria e, con l'aiuto di un piccolo colpo di Stato accuratamente preparato dai media occidentali ("la strage di Timisoara"), in Romania. Non è nuovo del resto che i Balcani facciano le spese di scontri, esigenze e progetti altrui, che disgraziatamente trovano regolarmente facile esca nelle composite popolazioni locali.
    Questa pubblicazione potrebbe perciò essere idealmente dedicata ai kosovari di etnia albanese fuggiti a... Belgrado per scampare non alla pulizia etnica serba ma alle bombe della NATO e dei terroristi dell'UCK; così come a coloro che a Belgrado, o a... Bari, Milano o Napoli vedono rafforzarsi di giorno in giorno, a seguito della "crisi jugoslava", una presenza di disperati albanesi debitamente inquadrati da una mafia creata, armata e foraggiata dal potere mondialista.

    Le dichiarazioni di Slobodan Milosevic nelle fasi introduttive del processo dell'Aja

    [Dopo la lettura del capo di accusa sui fatti di Bosnia-Erzegovina]
    «Tengo a dire che questo testo miserabile che abbiamo appena ascolta è l'ultima delle assurdità. Ritengo di aver ben meritato dalla pace in Bosnia, e non dalla guerra. La responsabilità di questa guerra risiede in seno alle potenze che hanno voluto smembrare la Jugoslavia e presso i loro agenti locali. Essa non è imputabile alla Serbia, né al popolo serbo, né alla linea politica seguita dalla Serbia. Si tratta di un tentativo...» [a questo punto viene spento il microfono, che resterà inutilizzabile sino alla fine].
    [Nel corso del dibattito sulle "accuse raggruppate"]
    «Tutto ciò che abbiamo sentito oggi a proposito di pretese persecuzioni non conferma che una cosa, e cioè che chi ne parla si inganna totalmente sul loro bersaglio; ma al fine di evitare che si verifichino ulteriori "interruzioni" del funzionamento del microfono, mi atterrò soltanto agli argomenti che rispondono più direttamente alle domande che mi sono state poste.
    La ragione per cui si tiene a "raggruppare" le false accuse che mi vengono rivolte mi semnbra del tutto evidente, e sta in quanto accaduto l'11 Settembre. Si conta di distogliere l'attenzione dalle accuse di cui sono oggetto a proposito del Kossovo, per il fatto che queste accusesollevano inevitabilmente la questione della collaborazione dell'amministrazione Clinton con i terroristi musulmani del Kossovo, ivi compresa l'organizzazione di Bin Laden...
    Secondariamente, per ritornare a ciò che abbiamo ascoltato oggi, queste persone sono coscienti del fatto che se insistono sul Kossovo, non possono - e questo anche senza tenere conto dell'illegalità di questo giudizio e di questo tribunale - evitare di far comparire davanti a codesta corte i principali responsabili dei crimini commessi contro il mio paese e il mio popolo, a cominciare da Clinton, Albright e Clark per finire con tutti gli altri, così come non possono evitare l'apparizione qui di molti pacifisti le cui attività e cooperazione disinteressata alla ricerca di soluzioni ragionevoli refutano le accuse - o per meglio dire le accuse mostruose - di cui sono fatto oggetto qui.
    Così dunque, le loro ragioni per tentare di "unificare", di "raggruppare" queste accuse sono improntate al più triviale pragmatismo politico, e mirano a proteggere coloro che hanno commesso dei crimini contro il mio paese. e non mirano, così come viene preteso, a garantire un processo onesto ed efficace, giacché non si curano di sapere se vengo messo in grado di rispondervi dettagliatamente o meno. Ho già detto cosa penso al riguardo.
    Per ciò che concerne il loro principale argomento, l'accusa che pretende che noi fossimo animati dal progetto di creare una "Grande Serbia", tale teoria può essere facilmente smentita dai fatti e penso che nessuna persona ragionevole oserebbe ricorrervi a tale slogan, che è stato proposto come movente mitilogico di tutti i crimini ipotizzati. Nessuno dovrebbe più tentare in alcun modo, ormai, di usare ed abusare di questo argomento.
    Ecco al riguardo dei dati irrefutabili: il 28 Aprile 1992, la Repubblica Federale di Jugoslavia è stata costituita. Il 28 Aprile 1992, ovvero prima dell'inizio del conflitto, prima che scoppiasse la guerra civile, l'assemblea costituente esplicitava, nel suo documento ufficiale, la nostra posizione, ovvero che la Repubblica Federale di Jugoslavia non nutriva alcuna rivendicazione territoriale nei confronti di alcuna delle vecchi repubbliche jugoslave. È una prova che mi pare già sufficiente a smentire radicalmente le assurdità che cercano di imputarci.
    Vorrei anche ricordarvi che all'inizio di tutto, in Maggio 1993, con i nostri migliori sforzi, il piano Vance-Owen fu accettato, ed in seguito firmato ad Atene da tutti, rappresentati serbi compresi. L'accettazione di tale piano mostra chiaramente che noi consideravamo la pace come obbiettivo assolutamente prioritario, di valore inestimabile, per tutti i popoli della Jugoslavia, e confuta il mito di un revanscismo serbo.
    In fin dei conti, nel corso di questi dieci anni di storia jugoslava, la vita stessa quotidiana ha interamente smentito queste accuse di discriminazione nazionale o religiosa, poiché la Repubblica Federale di Jugoslavia è rimasta la sola parte della vecchia Jugoslavia a preservare il suo carattere multinazionale e a garantire tutti i propri cittadini contro ogni forma di discriminazione nazionale o religiosa. Tutto ciò che è successo in questi dieci anni lo conferma. Lo stesso vale per il Kossovo. Forse non ne siete al corrente, ma il governo della provincia autonoma del Kossovo e della Metohoija, nel 1998 e 1999 - cioè durante la guerra, e sino a che coloro che avevano posto in essere l'aggressione non hanno installato i loro mercenari al potere - era costituito da Serbi, Albanesi, Musulmani, Turchi, Gorani, Rom e Egiziani. I Serbi erano una minoranza in tale governo. Come può la nozione secondo cui esistevano discriminazioni nazionali conciliarsi con tali fatti?
    Similmente, la nostra delegazione a Rambouillet era composta da rappresentanti di tutte queste etnie differenti. Come si concilia ciò con l'imputazione di discriminazioni nei confronti di nostri cittadini? Sapete che nel 1998, dopo dieci anni di pace assoluta in Kossovo - dieci anni nel corso dei quali nessuno fu ucciso, dieci anni nel corso dei quali nessuno fu arrestato, durante i quali decine di giornali stampati in albanese potevano essere acquistati in qualsiasi angolo di strada, quando l'istruzione elementare e secondaria veniva impartita in albanese - quando, dopo dieci anni, il terrorismo esplose, organizzato dai servizi segreti stranieri un po' dappertutto in Europa tra gli esiliati della mafia albanese, noi costituimmo delle forze locali di polizia nei villaggi albanesi, i cui cittadini sceglievano i propri poliziotti, poliziotti armati, e tutti di etnia albanese.
    Nel 1998, i terroristi albanesi hanno ucciso più Albanesi che Serbi. Giova altresì rimarcare prima di tutt oche in tutte le strutture statali, così come in seno al partito socialista al governo, le proporzioni tra i membri di diverse etnie corrispondeva molto da vicino alle percentuali relative alla composizione etnica dei nostri cittadini [cosa che certo non si può dire per le amministrazioni pubbliche italiane o americane]- vi si contavano Serbi, Albanesi. Turchi, Ungheresi, Ruteni, Rumeni, Bulgari e anche tutti gli altri. Quale di questi gruppi avrebbe potuto essere in grado di presentare e perseguire un programma di discriminazione nazionale, religiosa o razziale, quale quello che ci viene qui rimproverato?
    Questi due "capi di accusa", concernenti la Croatia e la Bosnia, sono stati proposti con un solo fine, annegare le accuse concernenti il Kossovo, dato che il semplice fatto di parlare del Kossovo significherebbe affrontare apertamente tutta la questione del terrorismo - per non parlare del fatto che è assolutamente chiaro che in Croatia ed in Bosnia abbiamo operato in favore della pace, non della guerra. Abbiamo assistito i nostri oriundi e profughi per aiutarli a sopravvivere e devitare che diventassero vittime di un genocidio. Molte volte abbiamo dichiarato pubblicamente, e io stesso l'ho confermato, che noi chiedevamo soltanto la libertà e la pace per il nostro popolo in territori in cui viveva da secoli, senza che ciò dovesse avvenire a detrimento di qualsiasi altro popolo.
    L'esempio della Repubblica Federale di Jugoslavia e delle sue eccellenti relazioni inter-etniche durante tutto il periodo dei conflitti, prova tutto ciò in maniera eclatante. Nel corso del conflitto in Bosnia, nessun musulmano fu cacciato dalla Serbia. Nel corso del conflitto in Croatia, nessun Croato o cattolico fu cacciato dalla Serbia. Meglio ancora, nel corso della crisi bosniaca, - consultate se non ci credete i rapporti dell'UNHCR - più di 70.000 profughi musulmani hanno trovato rifugio in Serbia. Quale naziona, quali persone andrebbero a decine di migliaia a cercare rifugio presso coloro che li hanno aggrediti?
    Sapete che vi sono più musulmani in Serbia che in Bosnia-Erzegovina? I musulmani di Bosnia-Erzegovina sono stati spinti verso il disastro, di modo che queste forze esterne, potessero presentarsi come come sostenitrici dei musulmani, e mascherare la loro responsabilità nella morte di molte più persone - e si tratta qui di milioni di musulmani - in virtù dei loro interessi, che sono di globalizzare il pianeta ed instaurare un nuovo colonialismo.
    In particolare, non posso capire come qualcuno possa osare parlare implicitamente del Kossovo come se si trattasse di qualcosa che si situa al di fuori della Serbia. Il Kossovo è la Serbia, e il Kossovo resterà serbo, ma la terribile situazione che conoscono oggi il Kossov e la Metohija continuerà sino a che tali due regioni saranno sottoposte ad un'occupazione sanguinosa e illegale. Illegale perché è stata resa possibile dalle violazioni alla risoluzione 1244 dell'ONU e del Consiglio di Sicurezza. Questa risoluzione prevede la presenza di forze di pace delle Nazioni Unite. Tuttavia, le forze che occupano il Kossovo sono forze armate della NATO che hanno violato ogni delega e direttiva dell'ONU ivi compreso permettendo che proseguissero gli atti di barbarie noti a tutti perpetrati dai terroristi albanesi.
    Migliaia di Serbi e altri residenti non-albanesi del Kossovo sono stati rapiti ed uccisi, decine di migliaia di abitazioni serbe sono state incendiate, più di un centinaio di chiese sono state incendiate e distrutte, e tutto ciò sotto l'egida di forze internazionali che sarebbero venute a garantire la sicurezza di tutti.
    Ed oggi, dopo elezioni pilotate e manipolate, questi nuovi, decorativi parlamentari serbi del Kossovo vengono in aereo da Belgrado per fare il loro lavoro di deputati sotto scorta militare all'interno di questo preteso parlamento!
    Questa situazione durerà tanto a lungo quanto a lungo durerà l'occupazione. Una situazione delle stesso tipo, sotto l'occupazione turca, è durata cinquecento anni. Questa non durerà altrettanto, e, dall'istante in cui sarà cessata, il Kossovo ripasserà totalmente sotto il controllo serbo, e qui non parliamo solo del Kossovo, ma dell'intera Serbia, perché anche la Serbia non tarderà ad essere nuovamente governata da patrioti. Saranno parimenti dei patrioti che prenderanno la direzione di altri paesi, prendendo il posto di questi governi fantoccio portati al potere in vista dell'instaurazione di un nuovo colonialismo mondialista.
    Ritengo che tutto ciò che abbiamo sentito oggi, e che è in totale contraddizione con la verità, abbia mostrato a che punto tali "accuse" siano fallaci. Non posso concepirle che come una manifestazione di irritazione, ed una vendetta per il fiasco subito dalla NATO nel suo progetto di occupare militarmente la Jugoslavia. Posso dirvi che sono fiero di aver comandato le forze armate jugoslave che hanno tenuto fronte alla NATO, perché ciò ha mostrato che un paese, anche un piccolo paese, animato da una forte volontà di difendere la libertà delle nazioni e dei popoli, può ottenere risultati. Sono cui come capro espiatorio ed a titolo di punizione per esserci drizzati contro il pericolo della peggiore tirannia che abbia mai minacciato l'umanità.
    Ciò che in sostanza si può tirare dalle accuse che mi vengono mosse non è che la bile e il fiele di una guerra mediatica di dieci anni mirante a diabolizzare al tempo stesso la Serbia e il popolo serbo, così come il loro governo, me stesso e persino la mia famiglia. Di fatto la guerra mediatica ha preceduto la guerra combattuta, e, conformemente al suo obbiettivo, a convinto l'opinione pubblica del fatto che fossimo dei porci, senza neppure tenere conto che nessun elemento abbiamo mai fornito che potesse giustificare un tale trattamento.
    Avete tutti letto come, il 6 Aprile 1992, l'Unione Europea ha riconosciuto la Bosnia-Erzegovina, sotto l'influenza del ministro tedesco degli Esteri dell'epoca, Hans Dietrich Genscher e di altri politici europei... In tal modo questi uomini politici hanno scatenato una serie di eventi che hanno visto schierati contro di noi anche nazioni, come inglesi e francesi, a fianco dei quali abbiamo combattuto nel corso di due guerre mondiali.
    Ho già trattato della mia relazione con questo tribunale. Che importa che il giudice Robinson pretenda che le mie relazioni con questo tribunale non hanno alcuna conseguenza per voi? Di conseguenza, ciò che state per fare è ciò per cui siete pagati, e io non posso che dirvi che ogni argomento utilizzato al fine di vedere "raggruppare" le accuse è infondato, non sta in piedi, non è corretto e non può essere plausibilmente giustificato in alcun modo. Tale argomenti sono infondati quanto lo sono le accuse, e non dubito che voi farete come meglio vi piacerà, la cosa non mi riguarda.
    Ho sollevato vari argomenti contro l'idea sollevata dal pubblico ministero. Tutto ciò che vi si aggiunge, e ciò diventerà sempre più evidente mano mano che il processo andrà avanti, mostra che tutto questo affare si regge su piedi d'argilla e proviene unicamente dal fiele della guerra mediatica, e non da fatti reali, e soprattutto da fatti che possano avere una qualsiasi rilevanza legale. Il vocabolario e la struttora di tutti i loro argomenti è della stessa pasta di ciò che abbiamo visto o sentito nei volantini politici degli aggressori o nei media globalizzati, il che non prova che una cosa, ovvero che tutto ciò è farina dello stesso mulino, e non proviene da nessun altra parte.
    Se fossi in voi, personalmente, e quale che sia la vostra qualità, che io come ben sapete contesto radicalmente, lascerei perdere un tale programma. Vogliono mettere il Kossovo da parte unicamente perché apre questioni di collaborazione con il terrorismo internazionale, aspetti che mal si accordano con la politica ufficiale dell'attuale amministrazione americana. In questo momento, vengono falsificati fatti storici in nome delle esigenze propagandistiche di tale linea politica, ed è qualcosa che neppure questo tribunale illegale dovrebbe abbassarsi a permettere».
    [Sulla questione della difesa di Milosevic nel processo e sul mancato rispetto della sua privacy]
    «Sono stato informato, nell'intervallo, che, senza che ne fossi reso edotto, mi avete nominato alcuni difensori la cui assistenza non ho richiesto. Avreste in particolare interpretato il mio consenso a ricevere la visita di certe persone come una richiesta di nominare degli avvocati. Ho precisato a verbale che non auspico che chiunque mi faccia visita ed abbia una laurea in legge debba essere da me nominato difensore. E considero che sarebbe inammissibile soffrire restrizioni nelle visite delle persone che desiderano vedermi, secondo le regole che voi stessi avete stabilito, dato che altre persone nel medesimo vostro carcere hanno pure la facoltà di ricevere tali visite.
    La sola cosa che ho detto, è che auspico che le persone che desiderino rendermi visita abbiano la possibilità di farlo. Punto e basta.
    Secondariamente, ho appreso che avete installato una telecamera ad infrarossi nella mia cella. Le autorità carcerarie mi hanno informato che se hanno potuto spegnere la luce abituale nella mia cella, è perché è stata rimossa la telecamera precedentemente presente, ma sono stato informato che la telecamera ad infrarossi cui un vostro rappresentante ha fatto allusione in pubblico è tuttora presente. Chiedo che sia tolta».

  4. #4
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    Il Movimento Internazionale Eurasia esprime il suo profondo cordoglio per la morte di Slobodan Milosevic e considera l’accaduto un assassinio e un chiaro segno della natura illegale e criminale del nuovo ordine mondiale. Questo nuovo ordine è responsabile di aggressioni senza provocazione contro lo Stato sovrano di Jugoslavia, dell’ uccisione di Serbi innocenti e della carcerazione illegale dei legittimi capi serbi.
    Noi ci opponiamo a questo odioso sistema unipolare pseudolegale sotto il dominio degli USA ed accusiamo l’atlantismo e l’imperialismo americano di molteplici crimini contro l’umanità. Fra le eroiche vittime ha un posto di rilievo Slobodan Milosevic, martire per un mondo migliore, per una sovranità nazionale e per la dignità umana contro un nuovo tipo di perfida schiavitù imposta alle persone e ai paesi da un nuovo tipo di imperialismo senza pietà.
    Noi affermiamo che il tribunale de L’Aya non è una struttura di giustizia ma una organizzazione criminale che uccide la gente per le proprie convinzioni politiche e filosofiche, per il perseguimento della dignità umana e della sovranità nazionale. Noi chiediamo lo scioglimento di questa organizzazione e non le riconosciamo alcuna legalità.
    Siamo fermamente convinti che Slobodan Milosevic sia caduto combattendo per la giustizia e la pace contro le forze oscure dell’oppressione e del colonialismo. Il rifiuto al prigioniero del trattamento medico necessario in caso di urgente bisogno e la proibizione di farsi visitare a Mosca per questo fine è la manifestazione senza precedenti del vero laido volto dell’atlantismo.
    L’Europa occidentale è colpevole di un nuovo tipo di collaborazionismo con le forze di occupazione americane. E dovrebbe essere giudicata come tale. Contro il sistema ingiusto ed oppressivo di dominazione globale del “ricco Nord” noi opponiamo la solidarietà di tutti i popoli del mondo che vogliono la creazione di un sistema multipolare stabile e giusto basato sulla reale uguaglianza e sul rispetto della libertà di ciascun paese, popolo, fede o civiltà di seguire la propria strada.
    Slobodan Milosevic vive nei nostri cuori ! Noi non ti dimenticheremo, eroe caduto !
    Aleksandr Dugin e i membri della Commissione Eurasia del “Movimento Internazionale Eurasia”

  5. #5
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    Presidente Slobodan Milosevic , Ad Memoriam




    Slobodan Milosevic era nato il 20 agosto 1941 a Pozarevac, Serbia.

    Laureato in Legge all’università di Belgrado nel 1964.
    Fu prima militante e poi dirigente della Lega dei Comunisti della Jugoslavia e poi del Partito Socialista di Serbia, di cui fu tra i fondatori.
    A partire dagli anni ottanta era considerato uno dei migliori e più capaci amministratori e funzionario dello Stato della Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia.
    Nell’Aprile 1984 fu nominato Segretario della Federazione di Belgrado della Lega dei Comunisti; dal Maggio 1986 al Maggio 1989 fu presidente del Comitato Centrale della Lega dei Comunisti e al primo Congresso del Partito Socialista di Serbia nel Luglio 1990 venne eletto Presidente del Partito, che era nato dall’unificazione della Lega dei Comunisti e dall’Unione degli operai e dei socialisti della Serbia.

    Nel Maggio 1989 fu eletto Presidente della Repubblica di Serbia.
    Alle prime elezioni multipartitiche in Serbia, avvenute nel Dicembre 1990, Milosevic venne nuovamente eletto Presidente della Serbia.
    Dal 23 Luglio 1997 all’Ottobre 2000, egli fu il Presidente della Repubblica Federale di Jugoslavia e membro del Consiglio Supremo della Difesa della RFJ.
    Il suo impegno ed attività sono sempre stati indirizzati alla conservazione e difesa della Jugoslavia e dei suoi più importanti interessi nazionali e di stato, nell’interesse del suo popolo. Sotto la sua direzione, molte importanti riforme economiche e democratiche sono state approvate in Serbia e in Jugoslavia, cercando di difendere gli aspetti sociali legati ai lavoratori, al popolo, la libertà e l’indipendenza del paese.

    Il Presidente Milosevic ha sempre svolto un ruolo fondamentale di pilastro per la pace e stabilità della regione. Egli dette il più importante e cruciale contributo a tutti gli sforzi per il ristabilimento della pace e della stabilità nella nostra area, come dimostrato dagli Accordi di pace di Dayton e Parigi.
    Con il mandato del governo federale jugoslavo, egli fu a capo della delegazione jugoslava composta da tre membri provenienti dalla Jugoslavia e tre dalla Repubblica Serba di Bosnia, che andò alle trattative di pace di Dayton in USA nel Novembre 1995. In questa veste fu tra i protagonisti decisivi per intavolare le trattative per la cessazione della guerra in Bosnia e impostare gli accordi di pace, che furono poi firmati a Parigi in Francia, il 14 Dicembre 1995, che sancirono la fine delle ostilità e delle violenze in Bosnia Erzegovina.

    Il Presidente Milosevic ha fortemente lavorato nel cercare continuamente soluzioni di pace al problema del Kosovo Methoija. Ma nel 1999 il governo di unità nazionale da lui guidato non potè accettare l’occupazione della Repubblica Federale di Jugoslavia, come fu cercato di imporre attraverso i cosiddetti accordi di Rambouillet.

    Egli ha guidato la resistenza del popolo serbo e jugoslavo, contro l’aggressione della NATO che ha rappresentato una chiara violazione del Diritto Internazionale e un crimine contro la pace.
    Nel Marzo 2001 fu arrestato a Belgrado per una serie gravi di accuse, dall’abuso di ufficio, alla corruzione, a omicidi, stragi, concussioni…e altro ancora, il collegio difensivo in vista della scadenza della carcerazione preventiva di 90 giorni e avendo dimostrato l’assoluta mancanza di prove e di testimoni attendibili, chiese la domanda di scarcerazione del Presidente entro il 30 Giugno 2001, come previsto dai Codici giuridici e costituzionali.

    Il 28 Giugno in un escalation di pressioni e ricatti esterni verso il nuovo governo serbo, come comprovato da pubblici documenti, Slobodan Milosevic venne letteralmente rapito dal carcere di Belgrado e con un blitz di agenti speciali ancora oggi non identificati, con un atto di violazione e umiliazione arrogante sia della Costituzione della Jugoslavia e della Serbia, che delle loro leggi di stato e della sovranità di un paese indipendente.

    Venne trasferito prima in una Base militare USA in Bosnia e poi da lì immediatamente portato al Tribunale dell’Aja in Olanda.
    Egli fu rapito il giorno di San Vito (Vidovdan), giorno di festa più grande e importante del popolo serbo, in modo da causare una umiliazione nazionale che mai era successa nella storia della Jugoslavia e della Serbia e che mai sarà dimenticata.

    Da quel giorno per il Presidente è cominciata l’ultima sua battaglia, come disse in una dichiarazione in aula : “ …Non sono qui davanti ad un Tribunale illegittimo e illegale, che non riconosco, per difendere Slobodan Milosevic, ma solo per difendere la Jugoslavia e la dignità del popolo serbo, e con essi la verità e la giustizia dei popoli, contro l’arroganza e l’arbitrio dei potenti della terra, che hanno devastato e distrutto il mio paese, e umiliato il mio popolo…”.

    Una battaglia legale, storica e politica a difesa della dignità e delle ragioni del suo popolo e del suo paese durata incessantemente e instancabilmente per quasi cinque anni. Da quel momento egli ha dedicato tutte le sue forze, le sue competenze, le sue capacità in una sistematica e precisa demolizione di tutti gli impianti accusatori e delle falsità storiche a questi collaterali, che erano insiti nelle milioni di pagine accusatorie e centinaia di testimoni d’accusa, rivelatisi nella maggior parte dei casi inattendibili o addirittura falsi, come documentato nei materiali relativi alle udienze del processo.

    Nonostante pressanti appelli dei suoi avvocati e dei medici che lo seguivano, che richiedevano cure adeguate stante le sue pessime condizioni di salute, proprio l’arroganza e il disprezzo della vita umana di questo Tribunale inventato, finanziato e sostenuto dalla Nato e dai governi occidentali complici, hanno assassinatoSlobodan Milosevic, impedendogli un elementare diritto umano e civile, che è quello di essere curati per potersi difendere. Su questi nuovi barbari dei tempi moderni, resterà l’onta di una sconfitta totale, da un lato giuridica, visto che dopo quasi cinque anni non erano riusciti a dimostrare una sola accusa attendibile e provata; dall’altro un onta morale avendo dimostrato con i propri atti di essere solamente uno strumento coercitivo nelle mani di pochi paesi ricchi e potenti dell’occidente, che impongono, decretano e sentenziano sui dstini dwei quattro quinti dell’umanità.

    Il Presidente del Partito Socialista della Serbia, Slobodan Milosevic è morto nella notte dell’11 Marzo 2006, in una cella del carcere di Scheveningen, L’Aja in Olanda, per infarto conseguente all’impossibilità di ricevere cure adeguate; al momento ci sono dettagli da accertare, relativi ad una sua denuncia al governo russo, inviata il giorno prima del decesso, circa un tentativo di avvelenamento, attraverso farmaci, per le sue condizioni letali, medici serbi e periti inviati dal governo russo stanno in queste ore cercando di verificare anche questo.

    Lascia, dopo 48 anni vissuti fianco a fianco, la moglie Mira Markovic e due figli.
    Egli è morto lontano dalla sua terra, dal suo paese, dai suoi affetti più cari, dal suo popolo, che solo fino a poche ore prima, aveva ancora fermamente e orgogliosamente difeso dalle menzogne e falsità dei padroni del mondo.
    Egli resterà come un simbolo storico del suo popolo, un simbolo di difesa della libertà, della verità, della giustizia, del socialismo serbo e jugoslavo; di difesa dell’indipendenza e dignità nazionali, della resistenza dei popoli all’arroganza e al nuovo fascismo dell’imperialismo.

    Un simbolo di onore e dignità, di cui ogni serbo e ogni jugoslavo di oggi e delle future generazioni potrà sempre esserne fiero, potendo guardare chiunque negli occhi con orgoglio, e a testa alta di fronte al mondo ed alla storia.
    Cercavano e avrebbero voluto un uomo implorante, supino, arreso e vinto, avrebbero voluto un mercante pronto a barattare la propria vita e la propria storia per una manciata di dollari o euro, o un brandello di futuro. Ma si sono trovati davanti un gigante, un patriota e un combattente fiero e in piedi di fronte a loro, che li ha fronteggiati senza tregua e timori, …e hanno perso, loro.


    Addio Presidente Slobodan Milosevic, ti rendiamo onore e ti ricorderemo sempre.


    Nessuno dimentica, Nulla sarà dimenticato.
    Smrt Fazismu, Sloboda Narodu. Morte al fascismo, Libertà al popolo.


    A cura di Enrico Vigna, portavoce del Forum di Belgrado, Italia. Marzo 2006

  6. #6
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    La lettera di Slobodan Milosevic al Ministero degli affari esteri russo


    Il testo della lettera di Slobodan Miloscevic, dell'8 Marzo 2006, scritta a mano e diretta al Ministero degli affari esteri russo per chiedere un interventoin suo aiuto, è stato tradotto in inglese dal suo avvocato Zdenko Tomanovic ( Testo inglese )

    Al Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa.

    Cari Signori e Signore ,

    è con il mio riconoscimento per la solidarietà e la comprensione che mi avete mostrato nell’accettare di prestarmi le cure mediche a me necesarie, e nell’aver dato garanzie per me, che vorrei informarvi circa quanto segue.



    Penso che l’insistenza con cui mi è stato negato il trattamento in Russia, è motivata in primo luogo dalla paura che tramite analisi molto precise si sarebbe scoperto che stanno prendendo misure attive e ostinate per distruggere la mia salute, durante le cure che non possono essere nascoste agli esperti russi.


    Vi dimostrerò in ordine le mie documentazioni, presentando un semplice esempio che troverete in allegato. Questo documento, che ho ricevuto il 7 Marzo, mostra che il 12 gennaio (cioè due mesi fa ), e stata rilevata una sostanza estremamente forte nel mio sangue, che è usata, come essi stessi dicono, per il trattamento della tuberculosi e della lebbra, anche se io non ho mai usato nessun tipo di antibiotico durante questi 5 anni che sto nelle loro carceri.

    Durante questo lungo periodo, non ho avuto nessun tipo di malattia contagiosa (a parte l’influenza). Per cui il fatto che ai dottori sono serviti 2 mesi per analizzarmi, non può avere altra spiegazione che io stia subendo delle manipolazioni.
    Comunque, chi ha immesso nel mio corpo una sostanza contro la lebbra, sicuramente sta curando anche la mia malattia; e questi ha un interesse a farmi tacere per il fatto che ho difeso il mio paese in tempo di guerra.


    Cari Sirs,
    è risaputo che i medici Russi, sono rinomati come i migliori medici nel mondo, dunque giungo alla conclusione, nella mia mente, che un controllo delle cure per i miei problemi vascolari è inevitabile e urgente. Io so benissimo che questo è vero, proprio per il malore che sento.

    Vi indirizzo tale lettera in attesa che mi aiuterete, difendendo la mia salute dalle attività criminali di questa istituzione, che lavora sotto il segno delle N.U. , e che mi sarà permesso al più presto possibile avere un trattamento adeguato nei vostri ospedali, perché ho una completa fiducia nei vostri medici, e nella Russia.

    Sinceramente vostro.
    Slobodan Milosevic












    Cogliamo tale occasione per comunicarvi che la Etleboro sta traducendo tutto il processo e sarà pubblicato un rapporto speciale per dimostrare che l’avvocato di periferia Carla Del Ponte ha sempre protetto il crimine, da Pablo Escobar al sistema bancario. Milosevic aveva incastrato Carla del Ponte, e per tale motivo doveva morire prima di svelare gli scheletri nell’armadio del nostro caro procuratore. Nelle sue assurde requisitorie era persino giunta ad accusare il Vaticano senza poi mai trovare alcun capo d’accusa per condannare il Presidente. Chiediamo dunque che vengano fatte le visite psichiatriche del caso alla lavandaia Carla del Ponte.

  7. #7
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    Il primo funerale censurato

    L'ETNOCIDIO DELLA JUGOSLAVIA










    "State combattendo contro il terrorismo,

    bombardate i paesi, amazzate vecchi e bambini,
    io ho sempre difeso i mio popolo..."



  8. #8
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    " Io sono serbo e non servo!"


    "Sono venuto fino qui all'Aja,
    e non me ne vado,
    voglio vedere come va a finire questa sceneggiata."



    NON SONO STATI CAPACI DI FORMULARE UNA ACCUSA

  9. #9
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    NON SONO STATI CAPACI DI FORMULARE UNA ACCUSA


    CARLA DEL PONTE PROTEGGE I VERI CRIMINALI.
    INDAGATE SU DI LEI!




    FOMENTANO GUERRE DIRIGONO LE CONFERENZE DI PACE





  10. #10
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    Lettera di Slobodan Milosevic all’opinione pubblica

    Nel marzo 2001 sono stato accusato di crimini inimmaginabili, cosicché hanno potuto arrestarmi e consegnarmi all'Aia. Queste nuove accuse del 2003 hanno lo stesso scopo: L'Aia. Solo che stavolta il loro obiettivo è di cercare di impedire, o almeno di minimizzare, l'evidente fiasco di questo fittizio Tribunale, che serve come arma di guerra contro il nostro paese e contro la nostra gente. Stavolta, diversamente dal 2001, hanno anche incominciato a terrorizzare la mia famiglia, perseguitando vigliaccamente mia moglie e mio figlio. La campagna criminale contro mia moglie e mio figlio viene montata solamente a causa della mia lotta qui. È assurdo e vergognoso che si accaniscano contro una donna, moglie di chi è stato capo dello Stato a lungo, professoressa universitaria, autrice di dieci libri, tradotti in 30 lingue e stampati in tutto il mondo, per cui nessuno potrà distruggere o nascondere le sue settimanali testimonianze sulla crisi jugoslava. Il loro valore è stato dimostrato con il tempo, ad onore di Mira e con nostro orgoglio. Nessun altro intellettuale ha alzato la propria voce più di lei contro la guerra, la violenza, il primitivismo, lo sfruttamento, e la schiavitù ed in favore della pace, della libertà e della parità dei diritti. Si stanno accanendo contro un giovane che a cuore aperto e limpido ha deciso di fare il suo cammino nella vita in maniera indipendente, attraverso l'operosità, l'intelligenza e le abilità sue proprie, ed ha fatto di tutto per aiutare gli altri e rendere la sua città più bella e più umana. Stanno commettendo un crimine contro due persone che verso gli altri non hanno mai usato altro che la bontà e l'umanità. Il loro unico crimine è quello di essere la mia famiglia. La gente della Serbia e le persone amanti della libertà in tutto il mondo mi inviano messaggi di solidarietà e mi augurano la vittoria. Apparentemente, solo il regime di Belgrado è ben disposto verso il Tribunale dell'Aia, tanto da non disdegnare neppure di terrorizzare le donne ed i ragazzi. Alle due persone che sono venute per interrogarmi - cinque mesi dopo che lo avevo pubblicamente richiesto - ho detto che solo i codardi attaccano le donne ed i ragazzi, e che non esiste vergogna più grande. La campagna politica, mediatica e poliziesca contro di me e la mia famiglia è la più grande infamia per qualsiasi paese; una infamia che, con il tempo, surclasserà non solo i suoi responsabili, ma anche quelli che hanno assistito in silenzio.

    Legija ed i Berretti Rossi : per quanto riguarda le "ragioni" per cui il giudice ed il pubblico ministero sono venuti all'Aia, desidero chiarire che, né io né il mio entourage abbiamo mai avuto rapporti con alcun gruppo criminale. Non esisteva nessun "clan di Zemun" mentre io ero presidente. Esso è piuttosto la conseguenza diretta dei comportamenti dell'attuale governo, del ruolo avuto da alcuni gruppi ed individui nel golpe del 5 Ottobre 2000, e dei loro reciproci accordi. Né io né alcuno nel mio entourage abbiamo avuto contatti personali e frequentazioni con membri della Unità per le Operazioni Speciali, popolarmente nota come Berretti Rossi. Io credevo fosse una unità antiterroristica d'elite, tipica di ogni servizio di sicurezza. Credo tuttora che la maggiorparte dei componenti della unità fossero conformi a questa descrizione. Quelli con un passato o inclinazioni criminali sono certamente meglio noti al presente regime, visto che esso li ha utilizzati il 5 Ottobre. La mia visita alla caserma di Kula nel 1997 era parte del cerimoniale, un gesto di apprezzamento per il capo del servizio Jovica Stanisic, che rispettavo come professionista e come uomo che compieva il suo lavoro in pieno accordo con i suoi incarichi. Che quella visita fosse di cerimoniale, e che tutto quanto nella caserma per me fosse nuovo, dovrebbe essere ovvio a chiunque guardi l'intera registrazione in maniera attenta. L'ufficiale che mi riferiva sull'andamento della parata non mi era conosciuto. Adesso so che il suo nome era Lukovic "Legija". Quando costui arrivò per arrestarmi nel marzo 2001, lo scambiai per l'ufficiale che durante la mia visita aveva condotto Stanisic e me dal quartier generale alle palestre all'aperto, che pure volevano mostrarmi. Peraltro, ancora oggi non riesco a ricordare nessuno dei nomi degli ufficiali che mi riferivano in varie occasioni dinanzi ad una guardia d'onore. Questa vale persino per i comandanti delle unità della Guardia dell'Esercito Jugoslavo. La prima volta che ho parlato con Lukovic "Legija" è stato quando venne ad arrestarmi il 31 marzo 2001. Visto che non avevo mai avuto alcun contatto con lui prima, né tantomeno una conversazione, l'unica cosa che avrei potuto "ordinargli" sarebbe stato il mio arresto. Chiaramente, quelli che per il mio arresto hanno utilizzato membri dei Berretti Rossi (ed altri, che saltarono incappucciati all'interno della recinzione della mia residenza) li hanno usati anche prima e dopo. Io chiaramente non potevo. Le voci secondo cui questa unità lavorava anche per la mia sicurezza personale non sono vere. Pure menzogne. La mia sicurezza personale per tutto il tempo è stata l'unità di sicurezza pubblica (non la Sicurezza di Stato), comandata da Senta Milenkovic.

    Ivan Stambolic : sono stato amico di Ivan Stambolic per molti anni. Le nostre strade si sono divise all'Ottava Sessione del Comitato Centrale della Lega dei Comunisti della Serbia, nel 1987. Non abbiamo mai litigato personalmente. Dopo che fu sostituito, egli venne da me per chiedere quello che (a parere di entrambi) era uno dei posti migliori nella RFS di Jugoslavia: Presidente della Banca Jugoslava per le Relazioni Economiche Internazionali. E lo ebbe, rimanendo in quella posizione per 10 anni nonostante la consuetudine della rotazione delle cariche, fino al suo pensionamento - che avrebbe potuto ottenere ben prima, sia in forza dell'esperienza lavorativa che dell'età. Era stato completamente dimenticato come politico da molti anni. Perciò la storia secondo cui avrebbe potuto rappresentare un potenziale avversario nelle elezioni è una bugia palese, visto che non vi partecipò mai. Non fu mai nemmeno candidato. Peraltro, in quei dieci anni, forse che qualche altro candidato ha subito qualche attacco? È assurdo sostenere che mi sarei affrettato ad ucciderlo poiché rappresentava una minaccia, dopo che che gli avevo consentito di tenere un posto di suo gradimento per dieci anni, e dopo che era andato in pensione! Per me è particolarmente misterioso come la sua famiglia possa avere dato prontamente credito a questa palese bugia. Sembra che loro abbiano più interesse ad accusare me che non a scoprire la verità sulle sorti del loro padre e marito. Ivan Stambolic era un politico dimenticato, e, al momento della sua scomparsa, era anche un banchiere dimenticato. Nessuno nello Stato o nell'apparato politico lo aveva più menzionato da anni. Egli apparteneva all'epoca della ex RFS di Jugoslavia, e le cose dal 1990 purtroppo erano cambiate. Senza offesa, ma nessuno più si interessava di Ivan Stambolic. Non ci furono persecuzioni nei confronti di quelli che, all'Ottava Sessione, avevano sostenuto la sua linea. Desimir Jeftic, presidente del consiglio dei Ministri della Serbia, che pure era stato sostituito, fu per molti anni Ambasciatore in Romania. Il migliore amico e vicino di Ivan, Dragan Tomic, CEO amministratore delegato della ditta di mobili Simpo, rimase membro del partito e della leadership dello Stato. Io sono certo che egli confermerebbe che gli dissi, dopo la sostituzione di Ivan, che io lo avrei considerato molto male se egli avesse rinunciato alla sua amicizia, voltandogli le spalle. Dunque, la verità è proprio all'opposto rispetto alla storia che è stata fabbricata da qualche personaggio patetico. Io fui informato della sparizione di Ivan al telefono, dal ministro degli Interni Vlajko Stojiljkovic. Gli dissi di usare tutti i mezzi possibili per trovarlo. Mi disse che la moglie di Ivan ed il figlio avevano denunciato la scomparsa nel pomeriggio, benchè egli fosse andato a correre la mattina, il che avrebbe reso le indagini più complicate. Tutti i posti di frontiera furono allertati, e più tardi quella sera Vlajko Stojiljkovic mi disse che molte centinaia di poliziotti erano impegnati nella indagine. Io insistetti che tutte le risorse fossero utilizzate per trovarlo prima possibile. Certamente, la maggiorparte di questi ufficiali sono tuttora impiegati al Ministero dell'Interno, e possono testimoniare in proposito. Sulla base di quanto Stojiljkovic mi aveva riferito, tutto ciò che si sarebbe potuto fare fu fatto.

    Draskovic, Pavkovic e l'incidente di Budva : visto che gli inquirenti, durante le presentazioni, hanno menzionato un mio presunto collegamento con il "tentativo di assassinio di Draskovic", desidero dire qualche parola anche a riguardo. Non ho mai creduto che quanto avvenne a Budva fosse un vero tentativo di omicidio, poiché appare improbabile che qualcuno possa sparare tutti i colpi, in uno spazio ristretto come quello, mancando tutti i bersagli. Neanche Vuk Draskovic, con la sua inclinazione a drammatizzare, sarebbe stato in grado di trasformarsi in una mosca o in una zanzara. Credetti che o qualcuno aveva avuto intenzione di spaventarlo, oppure che egli aveva inscenato l'intero incidente per conquistarsi l'attenzione e promuovere il suo ruolo di "vittima del regime". Non è difficile vedere chi abbia beneficiato di un simile incidente, mentre è abbondantemente chiaro che esso non servi' al governo. Al contrario, in effetti, io non so se il Servizio di Sicurezza Serbo abbia avuto alcuna attività in Montenegro, a parte quella di raccogliere informazioni sul contrabbando di sigarette verso la Serbia. Rade Markovic mi fece persino vedere fotografie di ricognizione aerea di un'area nota come Mehov Krs, dalla parte serba del confine con il Montenegro, e spiegò che in base alle sue informazioni si trattava di un importante magazzino di stoccaggio delle sigarette di contrabbando. Egli si preparava ad un raid per prendere i contrabbandieri ed interrompere il traffico, al momento opportuno. Non so se le fotografie furono scattate da un aereoplano o da un elicottero, della polizia o dell'esercito, in quanto questi dettagli non mi interessavano. Non ho mai parlato con Pavkovic di alcun trasferimento di "assassini" o "agenti" dal Montenegro. Non è plausibile che il Comandante in Capo potesse essere coinvolto nel trasporto di presunti agenti segreti, tantomeno attraverso l'intera catena di comando che incominciava con il Capo del Comando Generale. La verità è che io insistetti sempre affinché i servizi cooperassero, abbandonando le loro rivalità, visto che non servivano me bensì lo Stato, e si presumeva che lavorassero per lo Stato, in accordo con la legge. Il generale Aleksandar Vasiljevic ha testimoniato su questo in questo tribunale illegale, nientemeno che come testimone per l'accusa. Rade Markovic ha testimoniato, sia qui sia di fronte a due commissioni parlamentari, di esser stato sottoposto a pressioni perché cercasse di incriminarmi. L'unico incidente di elicottero che ricordo riguarda un volo a bassa quota di un elicottero sopra alla Casa Bianca (che era illegale), quando un ufficiale dell'Esercito Jugoslavo incaricato della sicurezza della Casa Bianca mantenne la calma evitando che esso fosse tragicamente abbattuto. Più tardi quel giorno si venne a sapere che l'elicottero stava trasferendo una persona gravemente malata dalla Repubblica Serba [di Bosnia] alla Accademia Militare di Medicina [VMA]. Non vi vergognate? Ho chiesto ad entrambi, l'inquirente e la pubblica accusa, che il mio interrogatorio fosse pubblico, e che avrebbero potuto anche collegare una linea telefonica aperta, cosicché chiunque avrebbe potuto chiedermi quello che voleva. Mi hanno spiegato che questo non era consentito dalla legge, fintantoché era in corso l'inchiesta. Ne ho preso atto, ma ho chiesto che le registrazioni fossero rese pubbliche alla fine dell'inchiesta - visto che non ci sarebbe più stato alcun pericolo di potenziali interferenze, a quel punto. Hanno rifiutato anche questo, benché avessero la piena autorità legale per acconsentire. Né io, né loro, né i miei rappresentanti legali hanno sporto obiezioni. Il governo attuale usa la legge come pretesto per l'arbitrio e la tirannia. Niente di nuovo! Già nel 1742 Montesquieu scrisse: "Non c'è tirannia più crudele di quella perpetrata sotto lo scudo della legge ed in nome della giustizia." In tutta questa sporca operazione, con cui cercano di salvare questa illegittima corte dell'Aia dal fallimento, l'elemento più vergognoso è sicuramente la persecuzione di mia moglie e mio figlio. Ho detto al giudice inquirente che la sua indagine dovrebbe includere anche il fantasma dei lingotti d'oro, delle riserve di valuta straniera, delle ville in Svizzera e chi più ne ha più ne metta, visto che tutto questo è stato menzionato in varie dichiarazioni ed ampi reportage sui giornali, solo per essere poi "dimenticato". Gli ho chiesto: "Non si vergogna?" Non mi ha risposto. A mia moglie Mira ed a mio figlio Marko, che sono stati separati da me in questa maniera vigliacca, desidero dire: "La vita è troppo corta per ringraziarvi della vostra bontà."

    L'Aia, 17 agosto 2003, Slobodan Milosevic

    Da ICDSM – Traduzione del CNJ

    -- crj-mailinglist@yahoogroups.com, "Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia"

    -- La lista JUGOINFO è curata da componenti del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia (CNJ).

 

 
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